TERAPIA

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Terapia della tosse

La terapia della tosse prevede la rimozione della causa che la determina, per esempio l'eliminazione dello scolo retrofaringeo, del reflusso gastroesofageo, l'eliminazione del vizio del fumo, la sospensione di un ACE-inibitore, ecc. Quando tuttavia non è possibile guarire la malattia responsabile della tosse (per esempio un tumore polmonare inoperabile) ovvero la tosse è stizzosa e non svolge alcun ruolo protettivo, quando causa di complicanze, si potrà far ricorso ai farmaci antitussigeni. I rimedi per la tosse diversi dalla terapia eziologica sono rappresentati dalla terapia antitussiva con farmaci ad azione centrale e periferica, dalla terapia soppressiva con l'inibizione delle vie effettrici, dalla terapia mucolitica, antinfiammatoria, ed infine dalla terapia protussiva. I farmaci antitosse possono esplicare la loro azione a livello bulbopontino e si dividono in oppiodi e non oppiodi. Gli oppiodi danno dipendenza, depressione del respiro, quelli non oppiodi non hanno questi effetti pur mantenendo alcuni effetti collaterali centrali tipo nausea, sonnolenza, effetti atropino- e papaverinosimili. Altri farmaci possono esplicare la loro azione antitosse agendo alla periferia o sull'arco afferente nervoso.

Antitosse ad azione periferica


Questi farmaci agiscono o inibendo i recettori periferici della tosse o la via afferente. A questo gruppo fanno parte:
Anestetici locali: tetracaina, lidocaina, novocaina, benzocaina. Se somministrati localmente, in corso per esempio di broncoscopia, sono in grado di inibire riflesso della tosse. Possono essere usati per via aerosolica sino a concentrazioni del 10% per bloccare la tosse cronica; tuttavia dacché la loro azione anestetica locale impedisce la chiusura della glottide facilitando l'inalazione di saliva e cibo, vengono poco usati.
Altri farmaci dotati di azione antitosse periferica sono: la levodropropizina, benzonatato, oxalamina. Di più utilizzato è senz'altro la levodropropizina, tale sostanza sembra possedere un'azione inibitoria sulle fibre C. Dà una riduzione dose dipendente della tosse provocata dall'acido citrico, non dà accumulo, è ben tollerato, si è evidenziata anche un'attività antibroncospastica con aumento della soglia alla inalazione di nebbia ultrasonica dopo sette giorni di trattamento.

Farmaci ad azione centrale


• Antitussivi di tipo narcotico: sono derivati dall'oppio ed i più conosciuti sono: la codeina, la diidrocodeina e la noscapina.


CODEINA: il nome deriva dal greco Ko((t( che significa testa, in quanto viene estratta proprio dalla testa del papavero; può dare tossicodipendenza, tra gli effetti collaterali si annoverano: sonnolenza, vertigini, eccitamento psichico o euforia, anoressia, vomito, cefalea, stipsi, ecc. Non si conosce perfettamente il meccanismo d'azione, ma pare che agisca stimolando alcuni recettori centrali specifici di tipo (. Recentemente si è visto che, almeno negli animali, esistono dei recettori oppioidi sulle fibre efferenti vagali. La dose usata va dai 5 ai 30mg ogni 3-6 ore.


Antitussivi di tipo non narcotico:


DESTROMETORFANO: è l'isomero destrogiro del levorfano, non possiede azione stupefacente, ma mantiene una spiccata azione antitussiva, è ben tollerato, non inibisce la clearance mucociliare, si usa alla dose di 12-80mg al dì per bocca. Qualche volta può dare nausea, vertigini e sonnolenza, è uno degli antitosse più usati.
Altri farmaci non correlati agli oppioidi ma che posseggono un'azione antitussiva di tipo centrale sono il: CARAMIFENE (non dotato di attività atropinosimile), un suo analogo è la PENTOSSIVERINA; il PIPAZEPATO, la DROPROPIZINA, la DIFENIDRAMINA (antistaminico dotato di notevole effetto anticolinergico), la CLOPERASTINA (dotata di effetto antistaminico e papaverinosimile), la LEVOCLOPERASTINA (dotata di minori effetti collaterali del suo isomero), il CLOFEDANOLO (dotato di azione antistaminica), il CLOBUTINOLO, il BUTIRAMATO, il NEPINALONE (dotato anche di azione periferica), il VIMINOLO, il DIMEMORFANO (derivato della morfina, non dotato di azione stupefacente ed utilizzato finora solo in Giappone).

Farmaci attivi sull'arco efferente


IPRATROPIO BROMURO: agisce bloccando l'azione effettrice del vago a livello dei bronchi, determina pertanto broncodilatazione e riduzione della secrezione mucosa, il che comporta poi riduzione dell'attivazione dei recettori della tosse. Con dosaggi pari a 40mg ogni 6 ore riduce la tosse nei pazienti bronchitici cronici.
Farmaci bloccanti l'attività neuromuscolare sono il PANCURONIO ed il VENCURONIO: vengono solo usati in pazienti ventilati artificialmente per evitare gli spasmi tussigeni incontrollati.

Farmaci attivi sul sistema mucociliare


È possibile agire sul sistema mucociliare con farmaci che aumentano il volume del secreto (espettoranti), che ne diminuiscono la viscosità (mucolitici), che ne regolano la consistenza (mucoregolatori) o che agiscono attivando la clearance mucociliare agendo sulle ciglia.
Il GLICEROLO IODINATO (idropropilenglicerolo) alla dose di 60mg 4 volte al dì ha dimostrato di ridurre la tosse.
L'ESTERE GUAIACOLICO DELL'ACIDO ACETILSALICILICO: rende più fluido il muco aumentandone la componente sol. Si usa alla dose di 500mg tre volte al dì.
La GUAIFENESINA ha meccanismo analogo e si usa alla dose che va dai 100 ai 400mg 4 volte al dì.
I DERIVATI DELLA CISTEINA (METILCISTEINA, CARBOCISTEINA, ACETILCISTEINA, CARBOCISTEINA SALE DI LISINA MONOIDRATO) la BROMESSINA, 1'AMBROXOL, vengono da noi comunemente impiegati per modificare la reologia delle secrezioni.
Tuttavia i dati riguardanti l'efficacia antitosse di questi farmaci non sono conclusivi.

Farmaci antistaminici


L'efficacia degli antistaminici come farmaci antitosse non è chiaramente dimostrata almeno per quanto attiene gli antistaminici più recenti; probabilmente gli antistaminici più antichi pur dotati di notevole effetto sedativo erano anche dotati di effetto anticolinergico e quindi di una certa attività
antitosse

 

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