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 Metodi di studio della tosse

Lo studio della tosse viene normalmente condotto servendosi di modelli animali (cane, gatto, cavia, scimmia, ecc.). I modelli utilizzati considerano la tosse come un riflesso nervoso e vengono pertanto valutati gli stimoli che attivano l'arco afferente, l'entità della risposta qualitativa e quantitativa, le sostanze capaci di inibire la tosse e l'effetto della interruzione chirurgica delle vie nervose. I risultati di tali studi non sempre ovviamente sono trasferibili all'uomo. Gli stimoli usati possono essere di natura meccanica, quali l'introduzione nelle vie aeree di una cannula di polietilene, che mima la stimolazione che si ottiene con l'introduzione di un corpo estraneo. Quest'ultimo metodo ha il vantaggio di conoscere con precisione il punto di partenza dello stimolo, ma difficilmente si possono stimolare le regioni più profonde dell'apparato respiratorio. Un'altra metodica può essere la stimolazione elettrica o dei nervi o dei recettori posti sulla mucosa.

La metodica comunque più semplice e priva di invasività, applicabile anche all'uomo, è rappresentata dalla somministrazione di agenti tussigeni chimici per via aerosolica. Allorquando il soggetto respiri in maniera tranquilla, l'aerosol tende a distribuirsi uniformemente su tutto l'albero tracheobronchiale; quando invece il soggetto respira più profondamente e rapidamente l'aerosol si deposita nelle vie aeree centrali. Le sostanze chimiche usate possono essere le più disparate:
ammoniaca, acido solforico, lobelina, acetilcolina, polvere di sapone, acroleina, anidride solforosa, acido citrico. Gli agenti comunque più comunemente usati nell'uomo sono la capsaicina, la nebbia ultrasonica di acqua distillata e l'acido citrico. Spesso tali stimoli determinano anche broncocostrizione nei soggetti iperreattivi.

Utilizzando la nebbia ultrasonica di acqua distillata si è visto che l'azione tussigena e quella broncoostruttiva dipendono da due condizioni differenti: la mancanza dello ione cloro sarebbe responsabile dell'effetto tussigeno, la non isotonicità di quello broncoostruttivo.

La capsaicina stimolerebbe preferenzialmente le terminazioni sensoriali delle fibre C. Si è visto che allorquando la concentrazione di capsaicina somministrata per via endovenosa è più bassa (nell'ordine di 10(g/ml) si ottiene la stimolazione delle fibre C; viceversa allorquando la concentrazione più alta (20 (g/ml) vengono stimolati preferenzialmente i recettori di tipo irritativi, almeno nel gatto

 

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