MECCANISMO

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 Meccanica della tosse

Dal punto di vista meccanico la tosse può essere suddivisa in tre fasi: una fase inspiratoria, una compressiva ed una espulsiva. Le tre fasi possono essere assimilate ad un'arma da fuoco: la fase inspiratoria corrisponderebbe al caricamento dell'arma, la fase compressiva alla deflagrazione della polvere da sparo, la fase espulsiva all'emissione del proiettile.

La fase inspiratoria raggiunge comunemente il 50% della capacità vitale nella tosse volontaria. L'efficacia della tosse è tanto maggiore quanto più alto è il volume inspirato. Ciò dipende dalla maggiore efficienza dei muscoli espiratori distesi, dalla maggiore pervietà delle vie aeree e dal miglior ritorno elastico del polmone dilatato. Finita la fase inspiratoria più o meno profonda, si ha la chiusura della glottide e la contrazione dei muscoli espiratori toracoaddominali, in cui prevale l'attività dell'obliquo esterno in minor parte del trasverso, per cui si raggiungono pressioni toraciche positive di 50 o addirittura 100 e più mm di Hg. L'aumento della pressione genera una compressione dell'aria contenuta nell'albero respiratorio con una sua riduzione di volume. Ovviamente a glottide chiusa si ottengono pressioni positive più elevate e quindi flussi espiratori più ottimali, tuttavia non è strettamente indispensabile perché flussi espiratori soddisfacenti si possono ottenere anche in soggetti tracheostomizzati. Nella terza fase (espulsiva) si apre la glottide e l'aria esce in maniera esplosiva a velocità elevate che raggiungono i 12 metri al secondo, generando il rumore caratteristico della tosse, legato al crearsi di un flusso turbolento ed alla vibrazione delle pareti delle vie aeree e delle corde vocali.

Per poter ottenere una buona detersione delle vie aeree allontanandone efficacemente i corpi estranei ed il materiale secretorio è necessario non solo che i flussi espiratori siano alti, ma principalmente che la velocità lineare delle molecole di gas all'interno dell'albero tracheobronchiale sia elevata. Sappiamo che la velocità del flusso espiratorio è direttamente proporzionale alla portata e inversamente proporzionale alla sezione delle vie aeree. Cosicché la condizione migliore perché si ottenga tosse efficace è rappresentata da un alto flusso espiratorio e da una ridotta sezione trasversale.

Orbene se un soggetto riempie del tutto i propri polmoni e ne registriamo l'evento con una spirografia (in cui in ascisse viene riportato il volume in litri ed in ordinate il flusso) avremo una curva negativa con concavità in alto che rappresenta il passaggio del volume polmonare dal volume residuo (RV) (che si ha quando il soggetto svuota al massimo possibile il proprio polmone) alla capacità polmonare totale (TLC); quando il soggetto inizia l'espirazione, si ha un incremento del flusso fino ad un picco (PEF), dopodiché il flusso decresce progressivamente fino allo svuotamento totale del polmone. All'inizio della fase espiratoria la pressione all'interno del cavo pleurico è positiva e vi sono prove sperimentali che dimostrano che la pressione esistente all'esterno dei bronchi (che tende a comprimerli) è pressoché uguale a quella pleurica. A livello bronchioloalveolare avremo una pressione che rappresenta la somma della pressione positiva pleurica, che agisce dall'esterno, più la pressione di ritorno elastico. Cosicché in ogni momento la pressione a livello bronchiolo-alveolare è superiore a quella pleurica e pertanto le vie aeree rimangono pervie e l'aria può fluire velocemente verso l'esterno.

Tuttavia dato che la sezione globale delle vie aeree va progressivamente riducendosi in direzione alveoli-bocca, comportando quindi un progressivo incremento delle resistenze al flusso, la pressione all'interno dell'albero tracheobronchiale si ridurrà sino a valori inferiori a quelli pleurici. Esiste pertanto un punto in cui la pressione pleurica sarà uguale a quella endobronchiale (PEP o punto di ugual pressione) la cui localizzazione dipende dal volume polmonare ed è indipendente dallo sforzo. Ad alti volumi polmonari si localizza a livello della carena; a più bassi volumi polmonari si sposta verso la periferia. Dato che i colpi di tosse non sono quasi mai i singoli, si avrà uno spostamento progressivo del punto di ugual pressione verso la regione alveolare ad ogni colpo successivo di tosse.

Quanto sopra detto comporta che nella primissima fase dell'inspirazione e cioè dal 100% fino al 75% circa della CV, il flusso può essere incrementato sempre incrementando lo sforzo, viceversa al di sotto di tali volumi polmonari il flusso non può essere modificato dallo sforzo: è cioè sforzo-indipendente, in quanto allorquando il soggetto aumenterà lo sforzo espiratorio aumenterà sia la pressione sulla regione alveolo-bronchiale, che comporta una maggiore spinta, ma proporzionalmente aumenterà la pressione attorno ai bronchi, che aumenta la resistenza al flusso e quindi il flusso non potrà subire incrementi. Avremo quindi la regione a monte del PEP pervia, mentre la regione a valle del PEP sarà collassata. In fondo tutto questo è positivo perché la riduzione del calibro dei bronchi comporta necessariamente un incremento della velocità del flusso e ciò permette al colpo di tosse di liberare più facilmente le vie aeree del materiale ad esse adeso o accidentalmente penetrato, in quanto la maggiore velocità delle molecole gassose comporta un maggiore loro potere abrasivo nei confronti dei bronchi.

Nei pazienti con abbondanti secrezioni tali da occludere quasi del tutto il lume bronchiale si innesca un meccanismo di interazione fra aria e muco per cui a basse velocità espiratorie nell'ordine di 60 centimetri al secondo, come avviene nella normale espirazione, l'aria attraversa il muco sotto forma di piccole bolle (bubble flow) e questo non costituisce un meccanismo efficace per poter espellere il muco; a più alte velocità, tipo 60-170 centimetri al secondo, l'aria confluisce in bolle di maggior diametro (slug flow) che non hanno ancora efficacia espulsiva. A velocità più alte, 1000-2500 centimetri al secondo, si realizzano le migliori condizioni per espellere il materiale endobronchiale, in questo caso l'aria attraversa il muco in maniera uniforme e compatta, imprimendovi un moto di tipo ondulatorio o anulare (anular flow) che consente un'efficace meccanismo espulsivo.

Allorquando lo sforzo è elevatissimo la velocità del flusso può anche superare i 2500 centimetri al secondo, il che provoca una microframmentazione della massa mucosa che viene espulsa sotto forma di aerosol con l'aria espirata (mist flow). Ovviamente l'interazione aria espirata-muco non dipende solo dalla velocità del flusso espiratorio, ma anche dalle caratteristiche reologiche del muco stesso (visco-elasticità, densità, stato di idratazione, ecc.).

 

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