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SQUILIBRI IDROELETTROLITICI
Introduzione
Il
corpo umano è essenzialmente costituito da una soluzione acquosa (60% del peso
corporeo) in cui un vasto complesso di soluti si trovano distribuiti in
compartimenti, in comunicazione fra loro e divisi da membrane lipidiche. Con
poche eccezioni le barriere sono altamente permeabili all'acqua la cui
distribuzione è determinata dalla concentrazione di soluti di ciascun
distretto. La
pressione colloido-osmotica, dovuta alla concentrazione di soluti poco o non
permeabili attraverso le pareti capillari (per lo più proteine), favorisce i
movimenti dell'acqua dal liquido interstiziale, che possiede una relativamente
bassa concentrazione di proteine, entro lo spazio intravascolare ed
intracellulare (ricchi di proteine). Le
forze di Starling, rappresentate dalla pressione idrostatica nel capillare (Pc),
pressione idrostatica nello spazio interstiziale (Pis), pressione
colloido-osmotica nel capillare (P greco c), pressione colloidoosmotica nello
spazio interstiziale (P greco ic), regolano tali movimenti. Pc
e P greco ic muovono l'acqua dal capillare all'interstizio. Quando (Pc + P greco
is) > (Pis + P greco c), condizione che si verifica nel capillare arterioso,
il liquido fuoriesce dal capillare. La maggior parte rientra nel distretto
venoso quando l'aumento in P greco c e la caduta del Pc determinano una
condizione tipo (Pc + P grecois) < (Pis + p greco c) la rimanente parte viene
drenata nel circolo attraverso i linfatici. Fondamentalmente
quindi le forze responsabili per il flusso dell'acqua (JV) sono costituite da
gradienti di pressione idraulica ed osmotica. I
primi vengono generati dalla contrazione del cuore e sono importanti nel
determinare il flusso nel glomerulo ed in genere fra gli spazi intra ed
extravascolari. Di
contro i movimenti fra spazi interstiziali e interno delle cellule sono dovuti
alle forze osmotiche. Approssimativamente
un terzo dell'acqua totale è contenuta nel liquido extracellulare il cui volume
è direttamente dipendente dalla quantità di sodio totale corporeo. Questa
relazione ricorre dal momento che i sali di sodio sono virtualmente ristretti al
volume extracellulare (VEC) e costituiscono il principale componente
osmoticamente attivo del compartimento. Perciò possiamo scrivere: PNa 2 = Posm.
Un aumento dell'osmolalità anche di sole poche mosmoli costituisce sia un
potente stimolo sul centro della sete con conseguente introduzione di H2O, sia
uno stimolo al rilascio dell'ADH che causa ritenzione renale dell'acqua
ingerita.
È ovvio pertanto che il mantenimento di un normale livello di sodio è
essenziale per il mantenimento di un normale VEC. Nei
mammiferi la responsabilità dell'omeostasi è affidata al rene che la regola
attraverso il meccanismo di escrezione o di ritenzione del sale. Un
brusco aumento nell'introduzione di Na con la dieta determina nell'arco di 3-5
giorni un bilancio positivo di Na e conseguente aumento ponderale L'escrezione
urinaria eguaglierà l'introduzione con stabilizzazione del peso. Viceversa,
quando il sodio viene ridotto, si assisterà ad un bilancio negativo con
riduzione del peso corporeo. Dopo
3-5 giorni si instaurerà una nuova condizione di equilibrio.
È evidente che in qualche modo lo stato di espansione o di riduzione del
VEC viene percepito ed il rene risponde di conseguenza riaggiustando
l'escrezione del Na. |
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