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LO SHOCK CIRCOLATORIO

 

Il termine "shock" (in lingua inglese = urto, colpo, scossa) si è da molti anni affermato nella letteratura medica mondiale, anche se usato in modo non univoco, per esprimere situazioni cliniche talora assai differenti fra di loro.

Sembra che le prime citazioni della parola shock in senso medico siano da ricercare in alcuni trattati della fine del '700, di lingua inglese e francese, riguardanti le ferite da arma da fuoco; poi lo stesso termine fu abbinato a molteplici eventi ad insorgenza improvvisa e/o violenta (gravi traumatismi, fulminazione, operazioni chirurgiche). Col tempo il concetto di shock si è esteso alle alterazioni di indole nervosa o psichica (shock "psichico"), ed a moltissimi altri gravi quadri morbosi, di svariata origine, ma aventi in comune solo l'assenza di un fondamento anatomo-patologico dimostrabile.

Attualmente tuttavia questo concetto è stato costantemente abbinato ad una "disregolazione" circolatoria, che è diventata l'elemento unitario di quella sindrome che venne poi sinteticamente definita "shock circolatorio".

Una certa confusione continuò ad esistere fra il termine "shock", di cui vedremo appresso la definizione ed il termine "collasso", che la più parte degli Autori ritiene debba essere impiegata soltanto negli stati ipotensivi da "disregolazione circolatoria ortostatica". Altrettanta confusione nella classificazione ed interpretazione dei vari tipi e/o delle varie fasi dello shock derivò dalla constatazione che, accanto a momenti fisiopatogenetici comuni a tutte le forme, altri ne esistevano, caratteristici solo di singole situazioni. Da rilevare anche che sempre più frequentemente si constatò la presenza di combinazioni di varie forme (forme "miste").

In questi ultimi 25 anni, tuttavia, si sono fatti considerevoli progressi e lo studio di questa sindrome si è sviluppato in modo tumultuoso: accanto agli studi sulla macrocircolazione si sono approfonditi quelli sulla microcircolazione, sono stati indagati i danni metabolici e strutturali dei vari organi e delle singole cellule, sono stati identificati nuovi fattori che possono innescare lo shock od aggravarne l'evoluzione.

Questo corpus di informazioni ha portato non solo a diverse interpretazioni, ma anche a sostanziali modificazioni della terapia, con innegabili vantaggi rispetto al passato. Ciò nonostante lo shock circolatorio rappresenta una emergenza tuttora ad altissimo rischio, gravata di forte mortalità (più o meno elevata a seconda delle varie forme).

Diciamo subito che la difficoltà più grave consiste nel riconoscimento precoce causale e sintomatologico. Spesso la sindrome è sfumata o sottovalutata inizialmente, le cause sono occulte o riconosciute tardivamente e inoltre nelle prime fasi mancano indici di laboratorio o strumentali sicuri. Manca spesso una cultura ad hoc: lo shock rappresenta sempre una urgenza da ricoverare in un reparto di cure intensive.

Solo l'intervento precoce atto ad arrestare in tempo utile l'iter evolutivo della sindrome prima della fase di "irreversibilità" (sarebbe meglio definirla "refrattarietà terapeutica") può essere risolutivo.

I contenuti di quanto verrà descritto fanno riferimento a trattati e pubblicazioni recenti sull'argomento ed anche all'esperienza maturata in un Reparto di Medicina d'Urgenza. Seguiremo comunque per motivi di chiarezza un iter tradizionale di esposizione.

Definizione

Lo shock può essere definito come una sindrome caratterizzata da una grave e generalizzata riduzione della perfusione dei tessuti, che tende a produrre, se prolungata nel tempo, alterazioni diffuse ed irreversibili della funzione cellulare. Questa definizione è comune a tutti gli stati di shock (ipovolemico, settico, cardiogeno, anafilattico ecc.), sebbene i vari tipi differiscano fra di loro sia dal punto di vista fisiopatologico sia evolutivo.

Vogliamo sottolineare comunque che non si tratta di una sindrome da ipotensione arteriosa bensì da ipoperfusione di tutti gli organi, che il danno cellulare è secondario alla ipossia, che l'evoluzione ha bisogno di un certo tempo perché si instaurino i deficit anatomici e funzionali cellulari. Pertanto se, per esempio, un processo di riduzione della massa circolante è massivo e rapido (come nel caso di un'emorragia imponente ed inarrestabile), non vi è tempo che si instauri uno stato di shock ed il danno che porta a morte è di tipo "ischemico" acuto.

Lo shock è una sindrome polietiologica caratterizzata da ipoperfusione persistente dei tessuti con grave danno metabolico cellulare, tendente ad evolvere in tempi più o meno brevi verso l'irreversibilità.

    Questa pagina è stata modificata in data :28/02/2011

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