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Terapia, riabilitazione, prevenzione nel broncopneumapatico cronico

Le BPCO traducono, nel loro complesso, uno stato di persistente cronicità, tra i più prolungati che la pratica medica possa registrare, estrinsecandosi, per molti anni e decenni, con manifestazioni cliniche e clinico-funzionali variamente eclatanti, e con alterne fasi di quiescenza, di esacerbazione, di ingravescenza, sullo sfondo di una condizione di invalidità, relativa o assoluta, che può incidere anche profondamente sulla psicologia del malato e sulle sue qualità di vita. Molto opportunamente, nei tempi attuali, è stata rivolta una consapevole attenzione alle qualità di vita dei soggetti colpiti da stati morbosi altamente invalidanti (broncopatici, cardiopatici, portatori di tare neurologiche o di forme neoplastiche), aprendo al riguardo un suggestivo capitolo dal quale sono stati eliminati i significati empirici del passato, per dare ad esso più moderni contenuti. Gli attuali intendimenti, pertanto, sono volti a dare configurazione, in termini analizzabili e confrontabili scientificamente, all'assetto fisico, psicologico, sociale del singolo individuo (o di determinate categorie di individui) in rapporto ad un prefissato stato morboso ed ai trattamenti terapeutici e prevenzionali adottati per esso. Ed è proprio per il carattere estremamente cronico ed invalidante, insito nelle BPCO, e per le sollecitazioni che in senso medico e umano provengono dai soggetti che ne sono affetti, che i compiti-invero complessi-della terapia, della riabilitazione, della prevenzione, tra loro strettamente concatenati, si proiettano nell'immediato e nel più lontano futuro, con la implicita istanza di migliorare le qualità di vita dell'individuo portatore di BPCO. La terapia medicamentosa è fondata sulle varie categorie di farmaci destinati a dominare, più o meno elettivamente, i vari fenomeni clinici. Esse pertanto vengono a comprendere: mucolitici e mucoregolatori; chemioterapici; broncodilatatori, antireattivi e antiinfiammatori, con impiego che può essere effettuato tanto per via generale, quanto per via locale (inalatoria). Comunque effettuati, questi interventi terapeutici presumono - quasi pregiudizialmente - la completa abolizione del più importante fattore di rischio e di nocività quale è il fumo di sigaretta. I farmaci ad azione macolitica e mucoregolatrice trovano precisa indicazione nelle forme a netta impronta secretiva e nelle fasi ricorrenti, spesso stagionali, di ripresa ipersecretiva. Sono ritenuti farmaci ad azione mucolitica diretta quelli capaci di svolgere una diretta azione di frammentazione, di lisi, di fluidificazione delle mucoproteine bronchiali già formate ed emesse nel lume bronchiale, con riduzione della loro viscosità. Il più noto ed impiegato, nell'ambito di questa categoria, è la acetil-cisteina, somministrabile per via orale, parenterale, aerosolica, svolgendo, a livello respiratorio, anche altre importanti azioni sussidiarie, cui si farà successivamente cenno. Più estesa è la serie dei farmaci ad azione mucolitica indiretta, comprendente medicamenti che esplicano la loro azione a livello dell'apparato muco-secernente, modificandone la produzione sia in senso quantitativo che qualitativo. Tali sono: composti jodati organici (jodo-propiliden-glicerolo, domiodolo); carbossimetilcisteina; sobrerolo; bromexina; ambroxol; letosteina; stepronina; tiopronina, e altri. I chemio-antibiotici sono indispensabili per dominare le riacutizzazioni infettive, febbrili o afebbrili, talora rilevate solo dal viraggio dell'espettorato verso aspetti muco-purulenti. In genere, all'inizio dell'episodio di riacutizzazione, tutte le categorie di chemioterapici attualmente disponibili (penicilline; cefalosporine; aminoglucosidi: macrolidi; chinolonici ecc.) possono essere adoperati senza alcun pregiudizio e per il tempo strettamente necessario alla copertura terapeutica. In caso di infezioni frequentemente ricorrenti è necessario effettuare le dovute indagini microbiologiche sulle secrezioni bronchiali, correttamente prelevate, per la individuazione della flora batterica responsabile e per l'accertamento della sensibilità ai medicamenti, onde dare carattere più mirato alla chemioterapia. Molti chemioterapici dell'epoca attuale sono anche validamente utilizzabili per via aerosolica, in combinazione con mucolitici, broncodilatatori, cortisonici. I broncodilatatori rappresentano la più importante risorsa terapeutica delle sindromi ostruttive: i teofillinici (per via venosa o orale) trovano prevalente impiego nelle accessionalità ostruttive di una certa gravità e persistenza e quando esiste dispnea più o meno marcata; gli anticolinergici sono usabili in pratica solo per spray predosato (ipratropium bromuro), oppure per aerosolizzazione, con apparecchi tradizionali, o con nebulizzazioni a pressione positiva, in eventuale combinazione con beta 2 stimolanti, mucolitici, corticosteroidi. I beta 2 stimolanti annoverano una lunga serie di farmaci, continuamente rinnovata dalla introduzione di nuove entità, che, in fondo, rappresentano aggiustamenti chimici di principi già in uso, con l'intento di migliorarne il rendimento e di ridurre i fenomeni indesiderabili. Nella tab.09x ne è riportato un elenco. I corticosteroidi accanto ad una notevole attività antiinfiammatoria possiedono anche una rilevante azione broncospasmolitica, e, pertanto, nelle accessionalità di tipo asmatico delle broncopatie ostruttive, trovano piena utilizzazione,con somministrazioni - a seconda della immediatezza della richiesta - per via venosa, intramuscolare, orale, per trattamenti non molto prolungati nel tempo (2-3 settimane). La via aerosolica locale realizza effetti immediati e consente anche impieghi più prolungati, specie per alcune categorie di corticosteroidi particolarmente idonei a svolgere azione di superficie (beclometasone dipropionato, flunisolide, budesonide). In tempi recenti si sta anche affermando l'impiego di medicamenti antiinfiammatori non steroidei (nimesulide, acido tiaprofenico, flurbiprofen, morniflumato) che possono, in effetti, indurre un certo contenimento della flogosi e affiancare l'azione dei chemioterapici nelle ricorrenze infettive. L'ossigenoterapia domiciliare a lungo termine fa ormai parte integrante del trattamento delle forme avanzate di broncopatia ostruttiva e di enfisema. Dopo le esperienze effettuate in centri specializzati, si è realizzata anche in Italia una rete distributiva pienamente efficiente per la fornitura delle apparecchiature occorrenti e per il periodico rinnovo. Di più agevole impiego sono i contenitori ad ossigeno liquido, dotati di piccoli serbatoi sussidiari portatili. Le osservazioni da tempo promosse da Petty, ed i numerosi Centri sorti in Italia hanno convalidato il dato che una erogazione giornaliera superiore alle 15 ore, e a basso flusso (1,5-2 l/min) consente di dominare forme gravi di dispnea e di cianosi, conferendo all'utente una certa autonomia di movimento e migliorando la qualità di vita. Risultano anche notevolmente favorite le prospettive di sopravvivenza, con indici, accertati, superiori di 5-10 anni rispetto ai soggetti non trattati. Prospettive del tutto nuove, anche se non ancora convalidate da un adeguato tempo di impiego pratico, si stanno delineando per il trattamento medicamentoso dell'enfisema attraverso iarmaciadazione antidiselastasica. Negli Stati Uniti da circa 3 anni (1987) è stato introdotto un'"alfa 1 proteinase inhibitor" (prolastin) di estrazione dal plasma umano, usato per infusione venosa una volta per settimana in soggetti con deficit genetici di alfa 1 antitripsina: già dopo un mese di trattamento sono stati ottenuti livelli ematici (sino a 160 mg/dl) validi ad incrementare le capacità di protezione verso la elastasi neutrofila. Altre possibilità sono offerte da medicamenti idonei a stimolare la sintesi di alfa 1 antitripsina a livello epatico (danazolo). Una azione antiossidante diretta, con contemporanea agevolazione nella sintesi del glutatione è offerta dal prolungato uso (alle comuni dosi terapeutiche) di acetil cisteina, come pure dalla somministrazione - sempre in funzione anti ossidante - di vitamina A e di vitamina E. Vi è infine da accennare al trapianto del polmone, come proposta di trattamento di quadri avanzati di broncopatie ostruttive e di enfisema. Nell'ultimo quinquennio il problema ha palesato suggestivi sviluppi, soprattutto in alcuni centri canadesi e statunitensi (Cooper e Coll.) da cui sono provenute interessanti casistiche relative a soggetti in "end stage" di enfisema polmonare (ossigenodipendenti e con speranze di vita di 12-18 mesi) nei quali è stato effettuato:

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-o trapianto in blocco dei due polmoni con innesto sopra carenale (orientamento ormai abbandonato);

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-o trapiantobilaterale (sui rispettivi peduncoli bronchiali) dei due polmoni;

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-o trapianto di un solo polmone. Questo ultimo metodo è quello che sembra attualmente preferito.

Negli ultimi dati di trapianto polmonare resi noti da Cooper e Low per il periodo 1°luglio 1989-30 giugno 1990 (36 trapianti complessivamente effettuati) compaiono 20 casi di enfisema (11 su base bronco-ostruttiva e 9 con deficit primitivo di alfa 1 antitripsina) nei quali è stato attuato 8 volte trapianto bilaterale e 12 volte trapianto di un solo polmone. Gli Autori ritengono che le compromissioni funzionali del polmone rimasto in situ, nel ricevente, vengano in certo modo ad essere smorzate o compensate dal polmone sano trapiantato. Un marcato miglioramento dei valori FEV1 è stato costantemente comprovato nei soggetti trapiantati. Non vi è dubbio che su questi nuovissimi orientamenti si aprano promettenti speranze, soprattutto nella prospettiva di poter associare al trapianto in soggetti enfisematosi, con deficit relativo o primitivo di alfa 1 antitripsina, un trattamento medicamentoso antidiselastasico. La terapia medicamentosa trova, nei soggetti con BPCO, valida integrazione nei trattamenti fisiokinesiterapici, con i quali è possibile agevolare il drenaggio all'esterno delle secrezioni bronchiali (allorché è in atto una sindrome ipersecretiva) e attivare idoneamente la cinetica respiratoria costo-diaframmatica, correggendo gli atteggiamenti inspiratori che il torace viene ad assumere in rapporto alla persistente iperdistensione bronchiolo-alveolare e allo stato enfisematoso. Considerata nel suo complesso e nei suoi possibili rendimenti, la fisiokinesiterapia respiratoria può integrare l'impiego dei medicamenti e ridurne il carico; può prevenire o ridurre il grado di incombente invalidità connessa allo stato morboso; può, infine, realizzare una vera e propria riabilitazione, contribuendo a migliorare le qualità di vita del broncopneumopatico cronico. Analoghi compiti integrativi e riabilitativi, con il beneficio di poter sfruttare, per via inalatoria, alcune azioni terpeutiche, vanno riconosciuti alla sulfoterapia inalatoria termale, effettuata periodicamente, con cicli annuali o biennali, presso qualificati istituti termali (Sirmione, Tabiano, Telese, Acquasanta ecc.). Per una più completa trattazione della riabilitazione nelle BPCO si rimanda al Capitolo incluso in quest'Opera, dal titolo "La riabilitazione funzionale del bronco-pneumopatico cronico", vol.7-cap.1.

Questa pagina è stata aggiornata in data: 01/03/2011  

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