La principale misura profilattica per prevenire l’isorgenza
dell’enfisema polmonare e, successivamente, il rapido declino della funzione
respiratoria è l’eliminazione dell’esposizione agli iquinanti occupazionali
ed atmosferici, ma soprattutto l’interruzione del tabagismo.
Nei pazienti con BPCO ed enfisema l’obiettivo del
trattamento medico è quello di prevenire i sintomi e le riacutizzazioni, nonchè
di preservare un’ottimale funzione respiratoria. I risultati del trattamento,
però, non devono essere valutati soltanto in funzione dell’incremento della
capacità funzionale polmonare, ma deve essere posta altrettanta attenzione al
miglioramento della qualità di vita del paziente.
Diversi presidi farmacologici e l’ossigenoterapia
risultano utili in vari momenti della malattia, ed insieme a questi assume
spesso un ruolo incisivo la riabilitazione.
Antibiotici
Vengono somministrati nelle riacutizzazioni della
BPCO associate ad infezione da patogeni tra i quali i più frequentemente
chiamati in causa sono lo Streptococcus pneumoniae, l’Haemophilus influenzae,
la Moraxella catarrhalis ed alcuni virus. Quando l‘espettorato diventa
purulento un ciclo empirico di 7 –14 giorni di amoxicillina o derivati delle
tetracicline, risulta nella maggior parte dei casi sufficiente per una
remissione. In caso contrario la coltura e l’antibiogramma sull’espettorato
aiutano ad indirizzare la scelta dell’antibiotico più efficace, in
particolare nelle forme resistenti che sembrano sempre più frequenti .
Broncodilatatori
Questo gruppo di farmaci agisce determinando il
rilasciamento della muscolatura liscia delle vie aeree. Ci sono tre sottogruppi
di broncodilatatori: i ?2 agonisti, gli anticolinergici e le metilxantine. I ?2
agonisti sono per lo più somministrati per via inalatoria, mentre teofillina ed
aminofillina sono prevalentemente utilizzate nella terapia parenterale ed orale
rispettivamente. I farmaci anticolinergici sembrano avere un effetto equivalente
ai beta2 agonisti, se somministrati a dosaggi massimali, e la combinazione di
dosi submassimali dei due prodotti sembra produrre un effetto additivo. Non in
tutti i pazienti si osservano incrementi nelle prestazioni spirometriche, ma
anche in assenza di questi si manifestano solitamente miglioramenti della
sintomatologia dispnoica e della qualità di vita .
Corticosteroidi
Sono generalmente di beneficio nella terapia
dell’asma, ma il loro ruolo è ancora dibattuto nella BPCO. Posso essere
somministrati per via endovenosa, intramuscolare, orale od inalatoria.
Quest’ultima modalità è ancora sotto studio, ma recenti studi a breve
termine sembrano indicarne una scarsa o assente attività. La somministrazione
per via sistemica sembra agire particolarmente nelle riacutizzazioni, mentre
circa il 10% dei pazienti con BPCO stabile, sottoposto a terapia
corticosteroidea, mostra un incremento del VEMS .
Mucolitici
Non è stata dimostrata una loro utilità nelle
fasi acute della BPCO, mentre uno studio a 6 mesi sembra indicare che l’acetilcisteina
riduce la frequenza delle riacutizzazioni.
Ossigeno terapia
Nei pazienti con BPCO, enfisema e grave
isufficienza respiratoria, l’ossigeno terapia a lungo termine (LTOT) è
l’unico presidio terapeutico in grado di aumentarne la spettanza di vita.
Nelle riacutizzazioni, l’ossigeno viene solitamente somministrato attraverso
una maschera di Venturi, una cannula nasale o la ventilazione meccanica (in
regime ospedaliero). Nelle insufficienze respiratorie croniche il criterio di
scelta della LTOT è la mancata risposta a 3 – 4 settimane di terapia
farmacologica ottimale, con una PaO2 costantemente > a 55 mmHg. Un
flusso di 1,5 – 2,5 l/min attraverso una cannula nasale è generalmente
adeguato a mantenere la PaO2 > di 60 mmHg.
Riabilitazione
E’ costituita da un programma multidisciplinare
che comprende la fisioterapia, l’esercizio muscolare, un supporto
nutrizionale, la psicoterapia e l’educazione sanitaria. Il razionale del
trattamento riabilitativo consiste nel fatto che il paziente pneumopatico e
dispnoico diventa sedentario ed entra in un circolo vizioso basato sul
meccanismo fisiologico per il quale un individuo sedentario necessita, a parità
di attività fisica, di energie metaboliche e conseguenti risorse
cardio-respiratorie superiori al soggetto allenato. La riabilitazione
respiratoria è stata definita dal National Institute of Health come “una
continuità interdisciplinare di interventi nei confronti dei pazienti
pneumopatici e delle loro famiglie, al fine di ottenere e mantenere il massimo
livello possibile di indipendenza e di integrazione nella comunità di
appartenenza”. Recenti studi hanno dimostrato la capacità dei programmi
riabilitativi di incrementare la tolleranza all’esercizio fisico e la qualità
di vita dei pazienti con BPCO. Secondo Albert, invece, non vi sono ancora prove
sufficienti per affermare che la riabilitazione sia un trattamento efficace ed
economicamente conveniente.