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La tecnica chirurgica della riduzione di volume polmonare si basa sul principio che la rimozione delle zone polmonari più compromesse dalle lesioni distruttive enfisematose, in conseguenza delle quali vengono ad essere anatomicamente ipoperfuse od eccessivamente perfuse rispetto al ricambio alveolare dei gas, possa ridurre il contributo della perdita di ritorno elastico al determinismo dell’ostruzione. La tecnica chirurgica della moderna riduzione volumetrica polmonare, così come proposta da Cooper e coll., consiste nell’asportazione bilaterale di circa il 20-30% delle porzioni di parenchima più colpite da enfisema. L’accesso chirurgico scelto da Cooper è la sternotomia longitudinale mediana, con il preciso scopo di avere accesso ad entrambi i cavi pleurici e ridurre la morbidità relativa all’atto chirurgico. L’esclusione dalla ventilazione dei due polmoni alternativamente, grazie all’intubazione selettiva, permette di individuare le aree di parenchima più enfisematose che corrispondono a quelle che più a lungo restano insufflate di aria, e che sono, nella maggior parte dei casi, localizzate ai lobi superiori. Queste aree solitamente corrispondono a quelle riconosciute alla HRCT ed alle scintigrafie con radionuclidi. La resezione di tali porzioni di parenchima viene eseguita con l’ausilio di suturatrici meccaniche. Dopo le prime esperienze, Cooper osserva che, alla riespansione polmonare, intorno alle clips delle suture si verificavano numerose piccole fughe d’aria, che si traducevano in un decorso postoperatorio prolungato. Allo scopo di ridurre tali fughe d’aria dalle linee di sutura, egli introduce l’uso di strisce di pericardio bovino posizionate sulle due branche della suturatrice. Tra clips metalliche e parenchima polmonare si viene così ad interporre del tessuto aggiuntivo che, nel momento in cui, alla riventilazione polmonare, la linea di sutura viene messa in tensione è impedito l’allargamento dei fori intorno alle clips, alla base delle prolungate fughe d’aria. Inoltre Cooper sottolinea il concetto di come non sia importante soltanto ridurre il volume ma anche modellare un profilo del parenchima polmonare tale da permettere un miglIor riempimento dello spazio pleurico residuo.Al termine dell’intervento vengono posizionati due drenaggi per cavo pleurico. La riespansione parenchimale deve essere lenta e dosata per far adeguare omogeneamente i polmoni alla parete toracica, in modo da evitare il crearsi di spazi aerei nel cavo in fase postoperatoria. Al fine di evitare un eccessivo stress della superficie polmonare, è importante che la pressione di aspirazione attraverso i tubi di drenaggio, nelle prime ore del decorso postoperatorio, non ecceda il valore di 10 cm H2O.Più recentemente altri autori hanno proposto alcune varianti alla tecnica di Cooper, che riguardano in particolare l’accesso chirurgico e l’utilizzo del laser.Little e Naunheim eseguono la RVP da un solo lato per via toracoscopica. Il primo in particolare esegue quella che per primo ha chiamato una ‘pneumonoplastica riduttiva’, scarificando con un laser Nd:YAG tutta la superficie polmonare. Il secondo, invece, riduce il volume polmonare mediante resezioni di parenchima con suturatrici lineari endoscopiche.Sciruba pratica la RVP bilateralmente mediante sternotomia, ed unilateralmente in videochirurgia con l’ausilio sia di suturatrici meccaniche endoscopiche sia del laser Nd:YAG.Miller usa la sternotomia nei pazienti da trattare bilateralmente e la toracotomia posterolaterale per le RVP unilaterali.Teschler descrive l’utilizzo della strenotomia e della toracotomia, quest’ultima anche bilateralmente.Argenziano, dopo una prima esperienza con la sternotomia per le riduzioni bilaterali e la toracotomia per quelle unilaterali, ha scelto la sternotoracotomia bilaterale, detta anche incisione a conchiglia (‘clamshell’). Weder esegue la RVP bilateralmente solo in videochirurgia.Klepetko utilizza indistintamente sternotomia, toracotomia e videochirurgia.I risultati funzionali ottenuti da questi autori sono sostanzialmente sovrapponibili .
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