
POLMONITE DA STAFILOCOCCO
La
polmonite stafilococcica si presenta con maggior frequenza nei pazienti
immunodepressi e nei soggetti ospedalizzati (tab.08x):
si calcola che lo Staph. aurens sia responsabile di polmonite nella comunità
circa nel 2-5% dei casi e di polmonite nosocomiale nel 13% dei casi. Questa
specie colonizza il vestibolo nasale con frequenza molto elevata nell'infanzia
(40-90%), mentre gli adulti risultano colonizzati allo stesso livello nel 15-30%
dei casi.
Dal
punto di vista del quadro clinico la polmonite stafilococcica è simile alle
altre forme sostenute da cocchi Gram-positivi.
In
questo caso è molto frequente la tendenza alla necrosi ed all'ascessualizzazione
(25% dei casi) nell'adulto, mentre nel bambino è caratteristica la formazione
di pneumatoceli, in assenza però di necrosi tissutale.
La
polmonite stafilococcica che consegue alla diffusione per via ematogena di
emboli settici a partire da un'endocardite localizzata nella porzione destra del
cuore o da una tromboflebite settica porta all'instaurarsi di un quadro
radiografico molto caratteristico, con lesioni nummulari multiple che si
ingrandiscono e vanno incontro a cavitazione nel giro di pochi giorni.
L'esame
colturale dell'espettorato porta più facilmente che-non nelle altre polmoniti
da cocchi Gram-positivi all'isolamento dello Staph. aurcus.
Il
quadro radiografico è caratterizzato da focolai multipli, ad interessamento
segmentario con tendenza alla cavitazione.
La
polmonite stafilococcica può porre problemi relativamente al trattamento, non
tanto nel paziente immunocompetente, quanto nel paziente immunodepresso. Infatti
se il 90% dei ceppi di stafilococco deve essere considerato penicillinasi
produttore, e quindi resistente alla penicillina e derivati, un problema a sé
stante è rappresentato dai ceppi meticillino resistenti, vale a dire resistenti
alla meticillina ed alle isoxazolilpenicilline, considerate farmaci
antistafilococcici: la resistenza a questo gruppo di antibiotici è dovuta alla
presenza in tali ceppi di una Penicillin Binding Protein diversa, la PBP 3a: i
ceppi meticillino resistenti hanno fortunatamente una diffusione ancora molto
limitata, e sono appannaggio soprattutto del paziente immunocompromesso.
Da
ciò la necessità, quando si isoli un ceppo di Staph. aureus, di eseguire
sempre l'antibiogramma, per poter stabilire se si tratti o meno di un ceppo
meticillinoresistente.
È necessario comunque impiegare una penicillina penicillinasi-resistente
(meticillina e isoxazolilpenicilline), dal momento che lo Staph. aureus è
produttore di penicillinasi nel 90% dei casi. Nel caso si trattasse di un ceppo
meticillino-resistente potranno essere impiegate la vancomicina o la
teicoplanina introdotta recentemente, che risulta molto meno tossica e più
maneggevole della vancomicina. Alcuni ceppi meticillino-resistenti possono
risultare sensibili, almeno in vitro, ad aminoglucosidici ed a fluorochinoloni.
Per
i ceppi meticillino-sensibili potranno essere impiegate, in alternativa alle
isoxazolilpenicilline, cefalosporine di 1a e 2a generazione, lincomicina,
clindamicina, macrolidi, fluorochinoloni e, tra gli aminoglucosidici,
gentamicina e netilmicina.
Questa
pagina è stata aggiornata in data:
04/03/2011