Il
capitolo delle BPCO non può essere chiuso senza fare cenno alla prevenzione.
Le
dimensioni epidemiologiche e la complessità delle vicende che improntano la
storia naturale delle BPCO, conferiscono alla prevenzione decisivi compiti.A
monte della malattia e prima della sua possibile insorgenza si pone la
prevenzione primaria che è rivolta ad eliminare i vari fattori di rischio prima
che da essi possano provenire azioni nocive. Ad essa è legato - sul piano
epidemiologico - il contenimento e la riduzione degli indici di incidenza delle
BPCO. E, in questo senso, gli incitamenti sul singolo individuo e sulla
collettività a sradicare l'abitudine al fumo di tabacco rappresenta il mezzo più
valido di prevenzione primaria delle BPCO, cui vanno affiancati i provvedimenti,
anche legislativi, rivolti alla protezione dai diversi rischi di inquinamento:
ambientale, professionale, domestico e alla salvaguardia del fumatore passivo.
La
prevenzione secondaria, che si suole distinguere in precoce e tardiva, si
propone di arrestare il dinamismo evolutivo dello stato morboso prima che esso
giunga a ineluttabili conseguenze. Questa finalità svolge un ruolo essenziale
nel contenimento degli indici di prevalenza e delle cifre di invalidità e di
mortalità, coinvolgendo direttamente l'opera del medico e la attiva
collaborazione del malato. Per conseguire, in tal senso, un sicuro successo, la
prevenzione secondaria trova valido fondamento nella diagnosi precoce, con
interventi (ovviamente di tipo terapeutico) ai primissimi segni di malattia:
stati ipersecretivi anche modesti, tosse insistente, insorgenza di dispnea anche
dopo moderate prestazioni fisiche. O, ancor meglio, allorché, da qualche
periodico controllo clinico-funzionale, cui specialmente il fumatore dovrebbe
assoggettarsi, emergono segni ancora latenti di uno stato morboso non ancora
affiorato alla evidenza clinica. Forme non ancora palesi di ostruzione
bronchiale sono agevolmente riconoscibili attraverso un incipiente
deterioramento del flusso espiratorio (FEV1), rilevato spirometricamente.
La
precoce correzione medicamentosa della ipersecrezione, della broncoostruzione,
delle infezioni ricorrenti rappresenta non solo una necessaria misura
terapeutica, ma anche un implicito obbiettivo di prevenzione secondaria, valida
a interrompere il dinamismo potenziale dello stato morboso e la sua naturale
tendenza a spostarsi verso posizioni di irreversibilità.
Va,
in proposito, sottolineato che la soglia critica fra reversibilità e
irreversibilità nelle BPCO è rappresentata dalla bronco-ostruzione, alimentata
e incentivata, nelle sue conseguenzialità, dalla ipersecrezione e dalle
infezioni ricorrenti, fenomeni tutti di piena reversibilità. Superata la soglia
critica della reversibilità si entra nell'area irreversibile dell'enfisema.
Misure efficaci di prevenzione secondaria, come premessa alla stessa prevenzione
della bronco-ostruzione, sono quelle volte a dominare e cancellare il binomio
"ipersecrezione-infezione".
Sulla
scorta delle numerose indagini condotte in Italia e all'estero, meritano credito
e applicazione:
-i
trattamenti periodici con cicli settimanali o decadali di chemioantibiotici (ampicillina,
amoxicillina, tiamfenicolo in combinazione chimica con acetil , cisteina);
-i
trattamenti prolungati, stagionali, con farmaci ad azione mucolitica ed
antisecretiva (acetilcisteina, carbossimetilcisteina/sobrerolo, ambroxol);
-i
trattamenti con immunomodulanti di estrazione batterica (parete di Klebsiella) o
polibatterica, derivati timici.
Anche
i cicli di sulfoterapia inalatoria termale risultano pienamente efficaci per la
prevenzione delle riacutizzazioni, oltre che per il trattamento sussudiario di
alcune fasi di malattia.
Ma
- è doveroso conclusivamente rilevare, anche a titolo di consapevole
raccomandazione -qualunque azione terapeutica e prevenzionale rimane inefficace
e vanificata, se non vengono eliminati i fattori di rischio; soprattutto quello
che riassume la più sicura e diretta espressione di nocività respiratoria,
quale è il fumo di tabacco.