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POLMONITE DA PNEUMOCOCCO
Il
quadro clinico della polmonite pneumococcica si discosta oggi molto spesso da
quello considerato tradizionale per esordio, decorso e aspetto radiografico.
Questa
forma di polmonite ha un esordio tipicamente brusco, con febbre elevata (39-41°),
brividi, tachignea, cianosi, dolore puntorio toracico, tosse dapprima secca e
poi produttiva con espettorato mucopurulento o addirittura "rugginoso"
o "croceo". Se questo è il quadro classico che colpisce in genere i
soggetti maschi, adulti, nell'anziano, nell'etilista, nel broncopneumopatico
cronico e nel cardiopatico si osservano spesso quadri sfumati, ad esordio e
decorso più insidiosi.
Talvolta
di associa a questa infezione l'herpes labiale, che, sia pur considerato
classico sintomo di accompagnamento della polmonite pneumococcica, può essere
associato anche ad altre infezioni polmonari gravi. L'obiettività toracica
nelle fasi precoci della malattia può non dare informazioni significative.
Successivamente si possono apprezzare i seguenti reperti, anche se non
rappresentano aspetti costanti: ottusità alla percussione, aumento del FVT, ed
all'ascoltazione sfregamenti pleurici, rantoli crepitanti nella sede
dell'addensamento, eventualmente soffio bronchiale. Se è presente versamento
pleurico o empiema, si apprezzerà ottusità alla percussione, riduzione del FVT,
riduzione del murmure vescicolare.
Per
quanto riguarda l'aspetto radiografico oggi si osserva con sempre minor
frequenza il tipico interessamento lobare, dal momento che la somministrazione
tempestiva di antibiotici arresta l'evoluzione del processo infettivo.
È piuttosto frequente un quadro caratterizzato da addensamenti sfumati.
Dal
punto di vista delle indagini di laboratorio si osserva spesso leucocitosi,
neutrofilia (globuli bianchi 15.000-30.000/mm al cubo, PMN neutrofili 70-90%).
In
molti casi l'esame microscopico diretto di uno striscio di espettorato evidenzia
la presenza di diplococchi Grampositivi, molto suggestiva per la diagnosi.
Attualmente
si riconoscono 84 tipi di pneumococchi, differenziabili sulla base della diversa
composizione polisaccaridica della capsula. Circa il 40% della popolazione
normale ne è portatrice a livello del rinofaringe: l'infezione si verifica in
occasione di una caduta dei meccanismi di difesa del soggetto.
La
coltura dell'espettorato risulta frequentemente negativa, o per errori tecnici o
perché il paziente spesso ha già ricevuto qualche dose di antibiotico a
domicilio. Di fondamentale importanza è l'esecuzione di emocolture seriate.
Per
quanto riguarda il trattamento, il pneumococco ha mantenuto inalterata la
sensibilità alla penicillina G, che rimane dunque il farmaco di prima scelta.
Anche
l'ampicillina e derivati e le acilureidopenicilline risultano attive in vivo an
che se la sensibilità del pneumo-cocco in vitro a questi derivati risulta
inferiore a quella della penicillina G.
Sono
oggi in aumento ceppi di pneumococco tolleranti alla penicillina, vale a dire
moderatamente sensibili ad essa, per cui è bene attuare una sorveglianza in
questo senso.
Fortunatamente
non sono stati isolati ancora nel nostro Paese ceppi resistenti alla
penicillina, come si è invece verificato altrove. Negli Stati Uniti i ceppi
penicillino-resistenti sono causa di polmonite in pazienti affetti da AIDS.
In
casi di ipersensibilità alle penicilline si possono impiegare nella polmonite
pneumococcica cefalosporine (solo il 10 % dei pazienti allergici alle
penicilline lo sono anche alle cefalosporine), macrolidi (eritromicina o i
derivati più recenti), tetracicline, lincomicina, fluorochinoloni. Il 20-30%
dei ceppi di Strept. pneumoniae sono resistenti alle tetracicline.
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aggiornata in data:
04/03/2011 | |

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