LEGIONELLA

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POLMONITE DA LEGIONELLA PNEUMOPHIEA

Legionella pneumophila produce diverse esotossine ed un'endotossina che sembrano coinvolte nella patogenesi dell'infezione come pure nelle manifestazioni extra polmonari che caratterizzano questa forma di polmonite. Sono state isolate alcune di queste tossine che inibiscono le funzioni fagocitarie, ed in particolare una fosfolipasi che inibisce il metabolismo ossidativo ed il killing intralcucocitario, come pure un inibitore della chemotassi. Legionella pneamophila è un patogeno a localizzazione intracellulare: le cellule chiave nella difesa contro questo microrganismo sono i monociti ed i macrofagi alveolari. Negli ultimi anni si è potuto stabilire che è causa di epidemie non solo in comunità ma anche in ambiente nosocomiale. Si calcola che Legionella pneamophila e le altre specie di legionelle siano responsabili di infezioni respiratorie in diversa proporzione: per l'85% circa la prima e per il 10-20% le seconde. Spesso è sottostimata la reale incidenza delle polmoniti nosocomiali da L. pneumophila, che si calcola essere compresa fra l'1 ed il 30% circa, mentre l'incidenza delle polmoniti da L. pneumophila in comunità è compresa fra il 2 ed il 14% circa. Le altre specie dilegionelle causano infezioni respiratorie soprattutto nel paziente immunocompromesso. Recentemente si è aggiunta un'altra nuova specie alle 28 già note, vale a dire la L. tucsonensis, che è stata isolata per la prima volta dal liquido pleurico di un paziente trapiantato. Prendendo in considerazione la polmonite da L. pneumophila, il quadro clinico può essere molto vario: infatti, dopo un periodo che va da 2 a 10 giorni la maggior parte dei pazienti sviluppano polmonite, oppure l'infezione può avere svariate manifestazioni, alcune delle quali decorrono pressoché asintomatiche. L'esordio della polmonite è graduale, brusco nell'immunodepresso; i primi sintomi sono rappresentati da malessere, letargia, cefalea, confusione mentale, mialgie ed anoressia. La tosse non è produttiva nella maggior parte dei casi; nel 25% dei pazienti invece l'espettorato può risultare purulento o ematico. Sono presenti in genere diarrea, nausea e vomito. La febbre è elevata, spesso con brivido, nel 60% dei pazienti vi è bradicardia relativa. L'obiettività toracica è quella classica, di un addensamento flogistico. Fra i sintomi extrapolmonari, presenti in molti pazienti, possono esservi anomalie neurologiche, cefalea, letargia, pericardite, miocardite, insufficienza renale. Le forme di polmonite causate da altre specie di Legionella non sono distinguibili clinicamente da quella da L. pneumophila, con l'eccezione della polmonite da L. micdadeie L. bozemanii: la febbre è meno elevata; vengono colpiti quasi esclusivamente soggetti immunodepressi. L'aspetto radiografico è caratterizzato da un addensamento lobare, o segmentario, nodulare o sfumato, ed in genere è presente versamento pleurico. Nella polmonite da L. micdadei vi sono infiltrati nodulari che ricordano il quadro causato dalla localizzazione polmonare di emboli settici. La diagnosi di polmonite da Legionella si basa sull'isolamento dei microrganismi, sulla messa in evidenza del germe o dei suoi antigeni solubili nei liquidi organici, sull'impiego di sonde genetiche, o su indagini sierologiche (tab.11x). La specificità delle indagini sierologiche è attorno al 90%: è necessario dimostrare la sieroconversione (un aumento di 4 volte del titolo anticorpale) che si verifica da 4 a 6 o 8 settimane dopo l'esordio della malattia. L'immunofluorescenza diretta è il metodo più rapido attualmente per far diagnosi di polmonite da Legionella: può essere eseguita sull'espettorato, sull'aspirato transtracheale, su biopsia polmonare. L'isolamento della Legionella da campioni patologici deve essere effettuato utilizzando terreni particolari. La terapia della polmonite da L. pneumophila si avvale dell'impiego di eritromicina, eventualmente associata a rifampicina nei casi più gravi. Anche i fluorochinoloni che sono in grado di penetrare e raggiungere concentrazioni terapeutiche all'interno dei fagociti, si sono rivelati attivi in vitro nei confronti di questa specie e sembrano essere molto promettenti per questo tipo di impiego.

 Questa pagina è stata aggiornata in data: 04/03/2011

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