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Attuale situazione della tubercolosi IN ITALIA

Negli anni passati l'Italia era collocata tra i Paesi a più marcato impegno nella lotta contro la TB. Già, nel campo dei trattamenti, la proposta di C. Forlanini (1882) di curare le forme tisiogene di TB polmonare mediante pneumotorace, aveva trovato, nel corso degli anni '20 - '30 ad opera di E. Morelli e della Scuola Tisiologica Italiana (A.Omodei - Zorini, V. Monaldi, G. DAddi), sempre più larga e perfezionata applicazione, costituendo valido mezzo di cura, adottato anche in altri Paesi.  Nello stesso periodo venivano emanati innovativi provvedimenti legislativi (1927):

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- la istituzione dei Consorzi Provinciali Antitubercolari che, attraverso una fitta rete dispensariale, avevano il compito del riconoscimento precoce e del controllo epidemiologico della infezione (esecuzione dei test tubercolinici nelle collettività a rischio) e della malattia ed anche dei trattamenti ambulatoriali;

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- la istituzione della assicurazione contro la TB estesa a numerose categorie di lavoratori e l'affidamento della gestione all'Istituto nazionale di Previdenza Sociale che, in breve tempo, realizzò una efficiente rete di Ospedali Sanatoriali, specializzati per l’assistenza e la cura dei malati.

Per effetto di tali provvedimenti, il percorso storico della epidemia tubercolare , statisticamente apertosi nel 1887 (con la obbligatorietà di denuncia delle cause di morte) con la cifra di 62.614 morti per TB, polmonare ed extrapolmonare (210,7 per 100.000 abitanti), ed attestata ancora, nel 1927 sul totale di 54.267 morti (153,7 per 100.000 abitanti), venne a segnare, negli anni successivi, un graduale decremento che, nel 1940, poneva la mortalità su 33.250 unità (74,5 per 100.000 abitanti). Più spiccate cadute della mortalità si sono verificate dopo l'avvento della chemioterapia antitubercolare (1946) e dopo che le conseguenzialità socio - economiche del secondo conflitto mondiale si erano tradotte in una inevitabile impennata.. Questo effettivo crollo, indotto dai ritrovati chemioterapici e comune a tutti i Paesi industrializzati, ha tolto alle cifre di mortalità per TB gran parte della loro importanza epidemiologica, affidando più realistico significato alle cifre della mortalità, soprattutto a quelle riguardanti la neo morbosità, cioè la incidenza annuale dei nuovi casi. Anche gli indici di infezione (percentuale dei soggetti cuti positivi) mantengono piena validità epidemiologica, specie se correlati a determinate fasce di età e a determinate collettività e categorie lavorative. La rilevazione di questi elementi: indici di infezione, indici di morbosità, integrati dal conteggio dei soggetti con espettorato batteriologicamente  positivo, essenziali per stabilire le effettive dimensioni epidemiologiche della TB nel territorio, non riescono ancora ad avere, in Italia, una completa e sistematica definizione. La disattivazione e lo smantellamento delle strutture dispensariali, operati dalla legge istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale, hanno per larga parte cancellato il complessivo sistema di controllo e di sorveglianza epidemiologica e clinica della malattia. Nei Paesi del mondo occidentale, ove una gran parte della popolazione è tutelata dalle strutture della assistenza sanitaria, è stata resa obbligatoria la notificazione dei nuovi casi di TB attraverso moduli individuali, variamente circostanziali. Tale sistema informativo è vivamente raccomandato dai responsabili OMS che gestiscono il Global TB Programme, e sono stati già resi noti alcuni importanti dati relativi a Paesi europei ed extraeuropei. Questa procedura ha preso avvio anche in Italia e, da parte ministeriale, sono stati stabiliti dei flussi informativi che comportano la compilazione, da parte dei medici delle ASL, di schede individuali e il loro successivo inoltro ai Servizi di Igiene Pubblici e agli Osservatori Epidemiologici Regionali; e da qui, al Ministero della Sanità e all'ISTAT.. Il Ministero della Sanità, attraverso la Divisione di Profilassi delle Malattie Infettive, si è assunto, da alcuni anni, il diretto controllo e il monitoraggio dei flussi di notifica, valutandone anche la accuratezza informativa e la attendibilità. In rapporto ai dati pervenuti in questi ultimi anni, resta confermata (Squarcione), per l'Italia, la tendenza all'incremento della morbosità, tanto per le forme polmonari che per quelle extrapolmonari, con cifre che, a partire dal 1984, sono passate da 6 per 100.000 abitanti a 9,6 (1994). Peraltro questi valori, per il nostro Paese, sono certamente al di sotto della realtà, rappresentando solo la cima emergente di un iceberg che reca ancora larghe quote statisticamente sommerse. Essa, difatti è ben lontana dai valori che alcune stime OMS assegnano all'Italia, riconoscendovi circa 20.000 nuovi casi per anno, con un indice di 31 nuovi malati per 100.000 abitanti. Questa stima trova credito anche presso la Federazione Italiana contro la TB e le malattie Polmonari Sociali (Quaranta). Per quanto riguarda il comportamento degli indici di infezione (test tubercolinici), quale espressione della tubercolizzazione del territorio, i rilievi sono ugualmente alquanto frammentari, con sensibili differenziazioni nelle diverse Regioni. n ambito scolastico le indagini tubercoliniche, sistematicamente ed estensivamente condotte, avevano dato in passato alte percentuali di positività nelle cosiddette "età filtro" (6,10,14)e ancora negli anni "sessanta", al momento dell'ingresso nella scuola (6 anni)l'8-10% dei soggetti risultava positivo, avendo contratto, in ambiente familiare o domiciliare, la prima infezione tubercolare. Recenti campionamenti condotti in alcune Scuole di Napoli, hanno ottenuto i dati riportati nella tabella 4. I valori registrati in essa, pur risultando più bassi del 20 - 30% rispetto al passato, sono tuttavia ancora lontani da quella "soglia di contenimento" della TB, fissata (OMS) all'1% di positività all'età di 14 anni. Per quanto riguarda le successive classi di un età, una adeguata indicazione è fornita dal comportamento degli indici tubercolinici negli Studenti di Medicina all'atto della iscrizione alla Università (19 - 20 anni): a Napoli (Biscione) è stata rilevata, nel quinquennio 1978 - 82, una media di positività del 24,8%, ridottasi a 12,5 % negli anni '80, e risalita poi a 16,4% in quest'ultimo triennio (1993 - 95). Per i militari di leva (20 anni), agli inizi degli anni '80 era stata ottenuta a Bologna (Capecchi e Coll.) una positività tubercolare del 41% dei soggetti, con una flessione al 33,3 % alla fine del decennio.

   Questa pagina è stata aggiornata in data: 04/03/2011

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