POLMONITE DA HAEMOPHILUS INFLUENZAE
La
polmonite da H. influenzae è più frequente nei bambini di circa un anno di età,
mentre fra gli adulti risultano più colpiti i soggetti immunodepressi ed i
bronchitici cronici.
Non
è comunque nota la reale incidenza di questa forma, che è sempre comunque
espressione di una compromissione delle difese immunitarie. Il bambino è molto
più suscettibile dell'adulto all'infezione da H. influenzae verosimilmente
perché non possiede quasi del tutto anticorpi anticapsulari: solo i ceppi
capsulati infatti risultano patogeni. In realtà sembrano assumere con sempre
maggiore frequenza un ruolo patogeno anche i ceppi non capsulati non tipizzabili
soprattutto in alcune categorie di soggetti, rappresentate soprattutto dai
broncopneumopatici cronici. In effetti gli antibiotici molto attivi di cui oggi
si dispone portano ad una rapida eradicazione dell'infezione sostenuta da questi
ceppi in età pediatrica, per cui non vengono prodotti anticorpi. Questa
potrebbe essere una delle ragioni che spiegherebbero l'aumentata diffusione e
patogenicità di tali ceppi nell'adulto, dal momento che mancherebbe quindi di
una valida difesa anticorpale.
I
soggetti adulti con compromissione dell'immunità umorale (deficit di IgG) hanno
in genere una forma di polmonite molto simile a quella del bambino (15% del
totale): si tratta per lo più di soggetti di età < 40 anni, che presentano
sintomi a tipo raffreddore comune per qualche giorno e quindi 1'insorgenza
improvvisa di febbre, con dolore toracico, mialgie, tosse dapprima secca e poi
produttiva. Il quadro radiografico evidenzia un interessamento di tipo
segmentario.
Negli
adulti con immunità umorale intatta, ma con compromissione dei meccanismi di
difesa locali, come nel caso dei broncopneumopatici cronici, il quadro clinico
è simile in genere a quello di una comune riacutizzazione infettiva, con
tachipnea, febbricola, tosse produttiva. Questa seconda forma è di gran lunga
la più frequente.
Anche
nel caso della polmonite da H. influenzae l'isolamento del germe dalle
secrezioni bronchiali ed in particolare dall'espettorato, non è
inequivocabilmente diagnostico per un infezione in atto, soprattutto se si
tratta di pazienti bronchitici cronici.
È inoltre piuttosto difficile isolare questa specie dalle secrezioni
bronchiali, come pure è difficile isolarlo dall'emocoltura. Per quanto riguarda
il quadro radiografico il dato più caratteristico di queste forme è
rappresentato dalla precoce comparsa di un versamento pleurico, evidente nel 50%
dei casi circa. L'interessamento è di tipo segmentario nel 60%
H.
influenzae è sensibile all'ampicillina: dal momento però che oggi una certa
percentuale di ceppi, variabile da ambiente ad ambiente, sono produttori di
beta-lattamasi, soprattutto in ambiente nosocomiale, è opportuno utilizzare l'ampicillina
o l'amoxicillina in associazione con un inibitore delle beta-lattamasi, nel caso
in cui il trattamento debba essere impostato empiricamente senza poter
determinare se il ceppo è beta-lattamasi produttore o meno (tab.09x).
Altri
antibiotici attivi nei confronti dell'H. influenzae sono le cefalosporine di 2a
e 3a generazione, il cotrimoxazolo, l'aztreonam, l'imipenem, il cloramfenicolo e
i fluorochinoloni.
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aggiornata in data:
04/03/2011