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Fisiopatologia

 

I meccanismi patogenetici dell'asma bronchiale possono essere di ordine immunologico e di ordine non immunologico.

Per quanto riguarda i fattori etiologici (fattori scatenanti), si possono distinguere, secondo Cockroft (1987):

-fattori principali (flogogeni), quali gli allergeni, le infezioni virali e le sostanze chimiche a basso peso molecolare, in grado di produrre iperreattività bronchiale e flogosi;

-fattori secondari (sintomatici), di ordine fisico, chimico o psichico, che provocano soltanto broncospasmo, ma non iperreattività bronchiale o flogosi.

 

 

MECCANISMI IMMUNOLOGICI

 

Particolare rilievo rivestono i meccanismi immunologici, che sono stati di recente ampiamente studiati, con nuove acquisizioni di grandissimo rilievo.

I meccanismi immunologici che intervengono nell'asma bronchiale sono immunoreazioni di tipo I (IgE-mediate), dovute all'incontro dell'allergene con anticorpi IgE specifici fissati ai mastociti.

 

Gli allergeni più frequentemente responsabili di asma bronchiale sono i pollini ed altri allergeni da inalazione, più raramente alimenti o farmaci.

Come è noto, i pollini rappresentano gli agenti etiologici del 30 % circa dei casi di asma bronchiale allergico, che in tale evenienza si manifesta con una tipica sintomatologia periodica stagionale; la sindrome asmatica può costituire la prima manifestazione clinica della pollinosi, ma più spesso interviene, a varia distanza di tempo, come successione morbosa di un'oculo-rinite allergica stagionale. I pollini più frequentemente in causa, nel nostro Paese, sono quelli delle Graminacee e della Parietaria, meno spesso delle Composite, delle Oleacee e di alcune piante arboree.

Tra gli altri allergeni da inalazione, si ricorda che le sindromi asmatiche sono prodotte molto spesso dai Dermatofagoidi, acari presenti nella polvere ed in vari ambienti domestici, più raramente da spore fungine (in particolare, da Aspergilli) o da forfore e derivati animali.

Gli allergeni alimentari sono raramente in causa; comunque, soprattutto nell'età pediatrica, alcuni casi di asma bronchiale sono dovuti ad ipersensibilità al latte vaccino o ad altri alimenti.

L'asma bronchiale può anche rientrare nel quadro clinico dell'ipersensibilità a farmaci; va tenuto presente, però, che l'"asma da aspirina" ( o " asma da analgesici" ) è da considerare una reazione pseudo-allergica (PAR), dovuta a meccanismi extra-immunologici.

Una sindrome asmatica, ancora, può manifestarsi, seppur raramente, come effetto collaterale indesiderato in corso di immunoterapia specifica.

Anche numerose sostanze presenti negli ambienti di lavoro possono dar luogo ad asma bronchiale professionale, che in una parte dei casi è ad etiopatogenesi allergica. Tra gli agenti responsabili figurano al primo posto gli isocianati; seguono enzimi proteolitici, varie sostanze chimiche, polveri di legno, farine, tinture, cosmetici, fibre tessili ecc.

 

L'interazione tra l'allergene e le IgE specifiche fissate ai mastociti provoca attivazione mastocitaria e, successivamente, degranulazione mastocitaria e liberazione di istamina e di altri mediatori.

Il momento iniziale dell'attivazione mastocitaria risulta costituito dal legame di allergeni (almeno bivalenti) con due molocole contigue di IgE (Jegame a ponte o fenomeno del "bridging"), fissate con il frammento Fc ai recettori mastocitari ("cross-linking" recettoriale). L'interazione allergene-IgE specifiche induce aggregazione dei recettori mastocitari per le IgE (Fcc RI) e modificazioni allosteriche sulla molecola delle IgE, con esposizione di una struttura effettrice" localizzabile nel "domain" Ce4, che rappresenta uno stimolo idoneo a produrre la degranulazione mastocitaria.

Le principali tappe dell'attivazione mastocitaria IgE mediata sono schematicamente riportate nella fig.01x.

L'attivazione dei recettori di membrana per le IgE produce non soltanto la liberazione di mediatori preformati, ma stimola anche l'attivazione di alcuni sistemi enzimatici di membrana, con conseguente produzione di altri mediatori.

Si possono così distinguere mediatori primari (granulo-associati, preformati, e membrano-derivati, neoformati) e mediatori secondari, rilasciati successivamente da diversi elementi cellulari o da vari sistemi biologici (tab.01x).

 

Tra i mediatori granulo-associati, l'istamina costituisce quello noto da più tempo e, pertanto, meglio studiato. Oltre ad essere responsabile dello spasmo della muscolatura liscia bronchiale, l'istamina esplica un pronunciato effetto di dilatazione dei piccoli vasi e determina un rapido aumento della permeabilità capillare, con fuoruscita di liquidi e di proteine plasmatiche. Deve essere ricordato che gli effetti dell'istamina sono di tipo immediato, in quanto intervengono entro pochi minuti e si esauriscono dopo poche decine di minuti.

Il fattore chemiotattico per gli eosinofili  (ECF-A) sembra invece costituito da diversi tetrapoptidi acidi, che attirano gli eosinofili in sede di reazione.

Il fattore chemiotattico per i neutrofili (NCF-A) possiede poi la caratteristica di persistere piuttosto a lungo, prolungando così gli effetti flogogeni della reazione immunitaria.

Tra gli enzimi granulo-associati, particolare importanza riveste la callicreina, strettamente correlata al sistema della coagulazione, che è in grado di dissociare il fattore XII (fattore Hageman) e di liberare bradichinina dal precursore, cioè dal chininogeno; la bradichinina svolge una spiccata azione sulla muscolatura liscia, sulla vasodilatazione e sulla permeabilità capillare. Inoltre, la callicreina converte il plasminogeno in plasmina, iniziando il processo di fibrinolisi. Tra gli altri enzimi, sono da ricordare la triptasi, le chimasi, l'arilsulfatasi A, la beta-glicuronidasi e l'esosaminidasi A.

I proteoglicani sono rappresentati essenzialmente dall'eparina, che svolge attività anticoagulante (inibendo la formazione della C3-convertasi), dal condroitinsolfato e dal dermatansolfato.

 

I mediatori membrano-derivati sono costituiti soprattutto da metaboliti dell'acido arachidonico (fig.02x).

Per quanto riguarda i composti della via ciclo-ossigenasica, si producono soprattutto PGD2, ad attività broncocostruttrice, mentre, per i composti della via lipossigenasica, il leucotriene B4 (LTB4) svolge una potente azione chemiotattica ed i leucotrieni C4, D4 ed E4 possiedono un effetto contratturante sulla muscolatura liscia bronchiale varie centinaia di volte superiore a quello dell'istamina. Attualmente, quella che un tempo veniva denominata "sostanza a reazione lenta" (SRS-A) viene identificata come una miscela di LTC4, LTD4 e LTE4. Nella patenogenesi dell'asma bronchiale questi sulfidopeptidoleucotrieni svolgono un ruolo di estrema importanza, tanto più che all'azione broncocostrittrice si associano altre azioni, quali l'aumento della permeabilità capillare, l'azione chemiotattica, l'azione ostacolante sulla "clearance" muco-ciliare e l'azione diretta sugli "irritant receptors" vagali. A differenza dell'istamina, che provoca delle reazioni di tipo immediato, i metaboliti dell'acido arachidonico producono reazioni tardive, che iniziano più lentamente e che persistono per un lungo periodo di tempo.

Un altro mediatore membrano-derivato è il fattore attivante piastrinico (PAF), un fosfolipide attualmente anche denominato AGEPC (alchil-gliceril-eterfosforilcolina), che induce aggregazione piastrinica e successiva liberazione di amine piastriniche (soprattutto serotonina). Negli ultimi anni sono state accertate altre attività biologiche del PAF: di particolare rilievo sono, oltre al potente effetto contratturante sulla muscolatura liscia bronchiale, il reclutamento e l'attivazione di eosinofili e di neutrofili; il PAF, inoltre, stimola la secrezione di LTC4 e di perossidasi dagli eosinofili.

Recentemente si è pervenuti ad importanti acquisizioni sulle correlazioni tra singoli mediatori ed alterazioni fisiopatologiche riscontrabili nell'asma bronchiale (tab.02x). In particolare, è stato documentato che:

-il ruolo predominante nello spasmo della muscolatura liscia bronchiale è sostenuto dai leucotrieni, dal trombossano, dal PAF e dall'adenosina;

-che l'edema della mucosa bronchiale è determinato prevalentemente dall'istamina, dai leucotrieni, dalle prostaglandine e dalle chinine;

-che l'infiltrazione di cellule infiammatorie delle mucose e sottomucose è attribuibile in prevalenza ad alcuni fattori chemiotattici, come l'ECF, il NCF, l'LTB4, il PAF, oltre che ad alcune citochine;

-che l'ipersecrezione mucosa è indotta soprattutto dall'istamina, dai leucotrieni e da un fattore di derivazione macrofagica (MMS = fattore macrofagico stimolante la secrezione di muco);

-che la desquamazione epiteliale e l'ispessimento della membrana basale conseguono all'azione di enzimi proteolitici, di proteine ad azione tossica, di citochine e di radicali dell'ossigeno.

Dati clinici e sperimentali suggeriscono che le componenti cellulari ed i relativi mediatori che intervengono nei singoli casi di asma bronchiale siano estremamente variabili in rapporto con lo stadio e con la gravità della sindrome asmatica.

 

I mediatori liberati o prodotti nel corso di una reazione IgE-mediata possono indurre alterazioni di tipo francamente flogistico, anche protratte nel tempo, dovute all'infiltrazione di neutrofili, eosinofili e cellule mononucleate, per l'azione dei mediatori ad azione chemiotattica.

Gli eventi associati all'attivazione mastocitari posson essere, infatti, distinti secondo Kay (1983-1990), in tre fasi (fig.03x):

-fase immediata, determinata dall'istamina, dalla PGD2 e dai leucotrieni LTC4, LTD4 e LTE4;

-fase tardiva, che compare dopo ore e si risolve anche dopo giorni, dovuta all'infiltrazione neutrofila, per azione di vari fattori chemiotattici (LTB4, NCF);

-fase flogistica, subacuta o cronica, che compare dopo ore ed è dovuta essenzialmente ad un'infiltrazione da parte di eosinofili e monociti, richiamati dall'ECF e dal LTB4.

 

Le reazioni tardive (LPR = Late Phase Reactions) sono, quindi, responsabili della flogosi allergica, che in alcuni casi di asma bronchiale è particolarmente intensa.

Deve essere considerata, inoltre, l'azione dei mediatori secondari, di origine cellulare od extra-cellulare, per cui il processo conseguente ad uno stimolo primario si mantiene con meccanismo autonomo.

Infine, va tenuto presente il ruolo dei neuropepiidi, cioè di peptidi che fungono da neurotrasmettitori, in grado di inviare segnali non soltanto tra cellule nervose ma anche tra cellule nervose ed altri elementi cellulari, per cui si comportano come neuromediatori. Ad esempio, la sostanza P facilita la degranulazione mastocitaria, mentre il VIP (Vasoactive Intestinal Polypoptide) svolge un'azione di segno opposto.

Nella flogosi allergica dell'asma bronchiale un ruolo di notevole importanza è sostenuto dai linfociti T e dalle linfochine.

Per quanto riguarda i linfociti T, nell'asma acuto si ritrovano significativamente aumentati  i linfociti con recettori per il IL-2 e HLA-DR e si riscontra un aumento dell'attività chemiotattica per i neutrofili derivata dai linfociti (apparentemente distinta da IL-1, IL-2 ed IFN-g).

Nella fase della flogosi allergica, inoltre, i linfociti T allergene-specifici possono andare incontro ad una riattivazione, con liberazione di interleuchine e di altre sostanze biologicamente attive, in grado di protrarre la flogosi tessutale e di scatenare una iperreattività tessutale aspecifica. Oltre all'azione diretta delle interleuchine, in precedenza ricordata, gli effetti della riattivazione dei linfociti T si esplicano con un'azione chemiotattica sugli eosinofili (ad opera di IL-5) e sui neutrofili (ad opera di IL-8), un'attivazione dei macrofagi alveolari (ad opera di IL-4, IFN-gamma e IFN-alfa), un potenziamento della liberazione di istamina (per azione di IL-3 e IL-4) e, infine, anche alterazioni epiteliali (basti ricordare che l'IFN-gamma provoca alterazioni delle "giunzioni strette" dell'epitelio bronchiale).

Nel complesso "network" delle reazioni immunitarie che intervengono nell'asma bronchiale un ruolo di primo piano spetta alle interleuchine (citochine), fattori solubili prodotti dalle cellule immunocompetenti, che agiscono come immunotrasmettitori, in quanto trasmettono segnali di crescita e di differenziazione ai diversi tipi cellulari. Basti pensare che l'interleuchina 4 (IL-4), secreta dai linfociti T attivati (ma anche da alcune linee di mastociti e di linfociti B) facilita la produzione di IgE, oltre ad agire come fattore di crescita e di differenziazione dei macrofagi e delle piastrine, insieme all'interluchina 6 (IL6). In merito alle altre citochine, l'intreluchina 3 (IL3) è soprattutto un fattore di crescita per mastociti e monociti, mentre l'interluchina 5 (IL5) facilita la proliferazione e l'attivazione degli eosinofili (fig.04x).

Il reclutamento, la proliferazione e l'attivazione ad opera delle interluchine T-derivate contribuiscono in maniera essenziale alla persistenza dell'immunoflogosi.

Tra l'altro, l'IL-3 può produrre una riattivazione mastocitaria, indotta anche dai mediatori liberati dalle cellule dell'infiltrato immunoflogistico.

Deve essere ancora ricordato che fattori liberatori di istamina (HRFs = Histamine Releasing Factors) vengono rilasciati, ad esempio, dai linfociti T e B, dai macrofagi, dalle piastrine, dai neutrofili e dagli eosinofili.

Sono poi da considerare i rapporti tra flogosi allergica e disregolazione neurovegetativa, per l'esistenza di numerosi neurotrasmettitori, alcuni dei quali possono indurre riattivazione mastocitaria e successiva nuova liberazione di mediatori, per cui viene a stabilirsi un complesso circolo vizioso. Tra i neuropeptidi che possono amplificare la flogosi allergica si ricordano, in particolare, le neurochinine A e B (NKA e NKB), il peptide correlato con il gene della calcitonina (CGRP) e la sostanza P (SP). Va altresì segnalato che nella flogosi allergica sussiste una diminuita produzione di encefalinasi, capace di scindere i neuropeptidi.

 

In merito all'attivazione di vari elementi cellulari che interviene delle sindromi asmatiche IgE-mediate, studi molto recenti hanno dimostrato la possibilità di un'attivazione degli eosinofili, dei macrofagi e delle piastrine, che possiedono recettori a bassa affinità per le IgE (Fce RII).

In particolare, è stata studiata l'attivazione degli eosinofili ed è stata anche dimostrata l'esistenza di una sottopopolazione di eosinofili ipodensi e parzialmente degranulati, cioè in stato di attivazione [si ricorda che nei granuli degli eosinofili sono contenute proteine dotate di notevole citotossicità, come la proteina basica maggiore (MBP) e la proteina cationica (ECP), oltre a diversi enzimi].

Nel liquido di lavaggio bronchiale (BAL) di pazienti asmatici l'aumento percentuale di eosinofili ipodensi e di mastociti degranulati costituisce il profilo citologico di più frequente riscontro; tra l'altro, la cellularità riscontrata nel BAL corrisponde quasi esattamente a quella osservabile nei prelievi bioptici.

Dopo test di provocazione con l'allergene specifico si osserva nel BAL, dopo 48 ore, un notevole incremento percentuale di eosinofili, neutrofili e linfociti T; dopo 4 giorni la percentuale di eosinofili e linfociti persiste elevata, mentre l'infiltrazione neutrofila scompare. Queste osservazioni, insieme a numerose altre, fanno ritenere che il ruolo degli eosinofili nella patogenesi dell'asma bronchiale sia senz'altro di primo piano.

Analogamente, è stata dimostrata la possibilità di un'attivazione delle piastrine, dimostrabile "in vitro", in presenza dell'allergene specifico, mediante un aumento della chemiluminescenza. Per quanto riguarda i mediatori piastrinici, un ruolo di notevole importanza nell'asma bronchiale è svolto dai radicali liberi dell'ossigeno, dotati di notevole citotossicità.

Un'attivazione dei macroiagi è stata dimostrata, in particolare, sui macrofagi alveolari ottenuti con la tecnica del BAL. Dai macrofagi attivati vengono liberati, tra gli altri, enzimi, PAF, leucotrieni e prodotti intermedi della via lipossigenasica e radicali liberi dell'ossigeno.

 

 

Le lesioni epiteliali causate dall'immunoflogosi assumono un'importanza fondamentale nel mantenimento delle reazioni asmatiche tardive e nell'instaurarsi di una broncoreattività aspecifica.

Un'azione citolesiva diretta sulle cellule epitelialiviene svolta anche dai mediatori secondari prodotti dalle cellule dell'infiltrato immunoflogistico (neutrofili, eosinofili ecc.); tra questi mediatori, particolare importanza rivestono l'elastasi e la proteina basica maggiore eosinofiloderivata.

Le lesioni dell'epitelio bronchiale, in corrispondenza delle "tight junctions", provocano esposizione dei recettori neuro-sensoriali ed abbassamento della soglia di irritazione dei recettori stessi; inoltre, si osservano un aumento delle secrezioni ghiandolari, una diminuzione della "clearance" muco-ciliare ed una diminuzione del fattore epiteliale ad azione rilassante sulla muscolatura liscia bronchiale.

Infine, deve essere ricordato che i vari mediatori che danno luogo alla flogosi allergica sono in grado di stimolare anche la proliferazione fibroblastica e, successivamente, la secrezione di collageno, con conseguenti lesioni a lungo termine, che intervengono dopo ripetuti episodi di immunoflogosi.

 

In conclusione, bisogna sottolineare che, per quanto le reazioni tardive siano conosciute da tempo, soltanto negli ultimi anni si è giunti alla dimostrazione che esse sono reazioni IgE-dipendenti.

Numerose indagini hanno posto in evidenza che le reazioni tardive e la flogosi delle vie aeree sono in grado di aumentare la reattività bronchiale; soprattutto, è stato dimostrato che le reazioni di tipo tardivo, e non quelle di tipo immediato, sono quelle che corrispondono più strettamente alla sintomatologia che si osserva nell'asma bronchiale: ad esempio, le reazioni "late" provocate nell'asmatico dopo inalazione di allergene sono associate ad un incremento della risposta bronchiale all'istamina ed alla metacolina, mentre le reazioni di tipo immediato non conducono ad un analogo aumento della reattività aspecifica.

Infatti, le reazioni bronchiali di tipo immediato sono caratterizzate clinicamente da crisi acute di asma bronchiale, conseguenti all'esposizione all'allergene specifico; si risolvono spontaneamente e la loro reversibilità è pronta e completa. Le alterazioni fisiopatologiche comprendono l'edema della mucosa, lo spasmo della muscolatura liscia e l'ipersecrezione mucosa.

Le reazioni di tipo tardivo, correlate con la flogosi, insorgono, invece, dopo un discreto intervallo di tempo (4-8 ore) dall'esposizione allergenica e possono prolungarsi nel tempo, essendo caratterizzate da particolari alterazioni fisiopatologiche di tipo flogistico (ostruzione delle vie bronchiali ad opera di tappi di muco, presenza costante di infiltrati cellulari, desquamazione epiteliale ecc.).

La broncoreattività specifica può essere messa in evidenza, clinicamente, con i test di provocazione bronchiale con l'allergene cui il paziente è sensibile.

   

 

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