FATTORI ESOGENI

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MECCANISMI EXTRA-IMMUNOLOGICI

 

Negli ultimi anni, sulla base di numerose indagini cliniche e sperimentali, ha assunto sempre maggior consistenza l'orientamento, secondo il quale i meccanismi immunologici non possono essere considerati in ogni caso elementi patogenetici fondamentali dell'asma bronchiale.

  È stato, infatti, dimostrato che vari fattori, costituzionali od acquisiti, soprattutto flogistici, sono in grado di determinare, senza il concorso di anticorpi, una abnorme capacità di reazione dei tessuti bronchiali. Tale particolare situazione, denominata broncoreattività aspecifica, già molti anni or sono era stata considerata da Tiffeneau (1959) il substrato patologico fondamentale dell'asma bronchiale.

Soltanto da pochi anni, peraltro, si è reso possibile un approfondimento sulla natura della broncoreattività aspecifica, che può essere sostenuta da fattori diversi, che vengono schematicamente esposti nella tab.03x.

Per quanto concerne lo squilibrio della regolazione nervosa della broncomotilità, è nota da tempo l'esistenza negli asmatici di un'iperattività vagale. Negli ultimi anni è stato dimostrato che, nella sezione afferente vagale, si riscontra una riduzione della soglia dei recettori di irritazione; nelle vie vagali efferenti, invece, si registra un'esaltata risposta dei recettori muscarinici M1, dovuta ad un aumento del loro numero e/o della loro sensibilità, mentre si ipotizza un difetto dei recettori muscarinici M2 che inibiscono la liberazione di acetilcolina, quindi, la broncocostrizione vagale riflessa.

In merito al deficit dei recettori beta2adrenergici, trasmesso geneticamente o prodotto da fattori esogeni, soprattutto di natura infettiva virale, deve essere ricordato che in alcuni casi di asma bronchiale è stata dimostrata la presenza di autoanticorpi anti-beta2 recettori.

Sulla base di alcune indagini sperimentali è stata inoltre prospettata l'esistenza di alterazioni del sistema non-adrenergico/non-colinergico (NANC), con sbilanciamento dei rapporti tra neuropepudi ad azione broncodilatatrice (VIP, peptide istidina-isoleucina) e neuropeptidi ad azione broncocostrittrice (sostanza P e tachichinine). Deve essere considerato, in proposito, che nell'apparato respiratorio giungono numerosi peptidi circolanti (chinine, encefaline, angiotensina I, polipoptide atriale natriuretico ecc.), prodotti anche in sedi lontane, che potrebbero dar luogo ad una disregolazione del sistema.

Negli asmatici può sussistere anche uno squilibrio della regolazione chimica del tono broncomotore, soprattutto per uno sbilanciamento dei derivati dell'acido arachidonico, ad attività broncocostrittrice (PGF2a, PGD2, trombossani, LTC4, LTD4 e LTE4) e broncodilatatrice (PGE1, PGE2, PGI).

Uno sbilanciamento del sistema degli eicosanoidi si verifica, ad esempio, nel cosiddetto "asma da aspirina" (od asma da analgesici), che insorge nel 15-20% dei pazienti asmatici dopo ingestione di acido acetilsalicilico o di vari antiflogistici non steroidei. Questi farmaci hanno in comune la capacità di inibire la cicloossigenasi, provocando uno "shifting" del sistema verso la via della lipossigenasi, con maggior produzione di composti intermedi e di leucotrieni, a spiccata azione broncocostrittrice.

Risulta poi indubbio che una instabilità mastocitana, con facilitata liberazione di mediatori, costituisca uno dei principali fattori della broncoreattività aspecifica. Deve essere segnalato che un'attivazione mastocitaria, oltre ad essere IgE-mediata, può essere prodotta con vari altri meccanismi immunologici, oltre che con meccanismi extra-immunologici (tab.04x).

Altri fattori patogenetici della broncoreattività aspecifica sono rappresentati dalle alterazioni delle strutture epiteliali, mucose e sottomucose bronchiali, sempre presenti negli asmatici, indipendentemente dagli stimoli diversi (allergici, infettivi ecc.) che le hanno prodotte.

Infatti, in tutte le forme di asma bronchiale, in misura maggiore o minore a seconda dei vari elementi etiopatogenetici, i reperti istologici (bioptici od autoptici) permettono di dimostrare:

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a)diminuzione del numero delle ciglia vibratili (fino al cosiddetto "epitelio calvo");

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b)diminuzione della "clearance" mucociliare e, quindi, della velocità di trasporto del muco;

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c)aumento della produzione di muco, per incremento delle cellule caliciformi e per iperplasia delle ghiandole sottomucose;

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d)variazioni delle proprietà visco-elastiche del muco, che diviene molto più vischioso per diminuzione del contenuto in acqua e per un legame più stabile dell'acqua con le glicoproteine;

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e)edema ed infiltrazione della mucosa, per azione di vari fattori chemiotattici.

  È stato poi ipotizzato che negli asmatici esista un'alterazione primitiva dei meccanismi di controllo della concentrazione del calcio, per cui stimoli diversi, immunologici od extra-immunologici, sarebbero in grado di indurre un'aumentata concentrazione di ioni calcio intracellulari, con conseguente facilitata contrazione della muscolatura liscia bronchiale.

Per quanto riguarda l'influenza sulla broncoreattività aspecifica di eventuali anomalie della muscolatura liscia bronchiale, è stata avanzata l'ipotesi che negli asmatici possa esservi uno "shifting" della muscolatura, dal tipo "multiunità" al tipo "unità singola", con conseguente aumentata attività contrattile spontanea ed una più elevata risposta ai segnali di controllo neuro-muscolare.

  È ormai, inoltre, dimostrato che la maggior parte dei fattori scatenanti l'asma bronchiale agisce inizialmente attraverso squilibri iono-osmolari, come nel caso dell'asma da esercizio fisico (aumento dell'osmolarità del liquido periciliare in seguito alla perdita di acqua con l'iperventilazione) o dell'asma da nebbia (diminuzione temporanea dell'osmolarità in corrispondenza del punto di impatto delle particelle aerosoliche); a questo squilibrio iono-osmolare farebbero poi seguito la stimolazione delle strutture sensoriali tracheo-bronchiali (recettori di irritazione, fibre C) ed il rilascio di mediatori dai mastociti intraluminali-intraepiteliali e dalle stesse cellule epiteliali.

Negli ultimi anni è risultata piuttosto sorprendente la dimostrazione che un farmaco ad azione natriuretica, la furosemide, somministrata per via inalatoria (ma non per via orale) è in grado di inibire o ridurre la broncocostrizione indotta da stimoli diversi, specifici (allergeni) od aspecifici (esercizio fisico, nebbia ultrasonica ecc.); viceversa, la furosemide per via inalatoria non esercita alcun effetto preventivo sulla broncocostrizione a riposo o sulla broncocostrizione indotta da metacolina (Bianco e Coll., 1988-1990).

Meno accertati sono tuttora i meccanismi attraverso cui la furosemide svolge il suo effetto protettivo. Il farmaco certamente inibisce il passaggio del cloro dall'esterno all'interno, attraverso il meccanismo di cotrasporto Na-Cl sito nella membrana baso-laterale delle cellule epiteliali, riducendo così la secrezione di cloro e di sodio nel lume delle vie aeree.

L'alterazione della composizione osmotica od ionica del liquido che bagna le cellule epiteliali potrebbe inibire o ridurre la liberazione di mediatori mastocitari; un'altra ipotesi è che la furosemide determini la liberazione di prostaglandine ad azione broncodilatatrice dall'epitelio delle vie respiratorie, analogamente a quanto è stato dimostrato per l'endotelio vascolare.

Uno dei problemi più discussi è se la reattività bronchiale aspecifica (RBA) sia geneticamente trasmessa ovvero acquisita.

A favore dell'esistenza di fattori genetici della RBA stanno i seguenti dati:

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a)una RBA si riscontra nel 50% circa dei genitori sani ed in una discreta percentuale dei familiari di primo grado di pazienti asmatici, mentre è dimostrabile soltanto nel 10-15% della popolazione generale;

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b)la concordanza per RBA appare significativamente più alta nei gemelli monozigoti rispetto ai dizigoti, anche se sono riportati in letteratura dati discordanti;

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c)in alcune specie animali esistono ceppi predisposti alla RBA.

Comunque, i dati a disposizione sembrano indicare che si eredita soltanto la tendenza allo sviluppo della RBA, per la cui estrinsecazione occorrono adeguati esogeni.

Invece, a favore dell'esistenza di fattori acquisiti nella genesi della RBA sono le osservazioni sull'insorgenza di una RBA in soggetti:

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a)con pregressa virosi acuta delle vie respiratorie;

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b)sottoposti a vaccinazioni con virus attenuati;

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c)esposti, soprattutto per motivi professionali, a gas, polveri o sostanze irritanti micromolecolari.

Numerosi dati, clinici e sperimentali, dimostrano l'esistenza di stretti rapporti tra reattività bronchiale specifica ed aspecifica:

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1)in modelli sperimentali di asma allergico la RBA aumenta parallelamente alla sensibilizzazione allergica;

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2)soggetti con asma bronchiale allergico presentano una RBA nettamente maggiore rispetto ai normali ed agli allergopatici con sola rinopatia;

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3)nell'asma allergico da pollini la RBA aumenta durante il periodo stagionale;

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4)i test di provocazione bronchiale specifici possono indurre un aumento della RBA, spesso protratto per più mesi;

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5)l'allontanamento del paziente dall'esposizione all'allergene determina, spesso, un netto miglioramento della RBA;

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6)un trattamento protratto con sodio cromoglicato può prevenire, nei pollinosici, l'aumento stagionale della RBA;

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7)l'immunoterapia specifica provoca spesso una diminuzione della RBA;

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8)le reazioni IgE-mediate possono potenziare la RBA attraverso la flogosi allergica.

Quanto ai meccanismi di interferenza, essi appaiono essenzialmente unidirezionali, in quanto è soprattutto la broncoreattività specifica che influenza quella aspecifica, per l'azione dei mediatori ad azione flogogena.

Come dimostrato anche nell'asma sperimentale (nell'uomo ed in varie specie animali), nella sindrome asmatica, in particolare in condizioni di flogosi, si verificano essenzialmente tre distinte alterazioni fisiopatologiche, lo spasmo bronchiolare, l'edema e l'ipersecrezione, che corrispondono ad altrettante alterazioni degli elementi tessutali normali dei bronchi (muscolatura liscia, vasi ed epitelio), ivi comprese le formazioni neurovegetative funzionalmente collegate ed i recettori cellulari dei mediatori degli stimoli del sistema autonomo.

Queste diverse alterazioni fisiopatologiche intervengono, a seconda dei soggetti, in diversa combinazione tra loro; nello stesso soggetto, inoltre, possono essere variamente operanti da una crisi all'altra.

Nelle forme ad inizio brusco, senza secrezione bronchiale, l'edema sembra assumere un'importanza preminente, in associazione al bronchiolospasmo. Nelle forme, invece, ad evoluzione più lenta, accompagnate sin dall'esordio da manifesti fenomeni catarrali, è da ritenere predominante l'ipersecrezione; l'ostruzione permanente, prodotta da zaffi di muco viscido, che talvolta occludono completamente la maggior parte dei bronchioli, rappresenta il più comune meccanismo patogenetico delle forme croniche di asma.

L'ostruzione bronchiolare produce un aumento delle resistenze delle vie aeree al flusso, dando luogo ad una insufficienza ventilatoria di tipo ostruttivo. Per vincere questo aumento delle resistenze non sono più sufficienti le forze elastiche del polmone e del torace, per cui entrano in funzione anche i muscoli respiratori, soprattutto quelli espiratori.

Nei primi stadi dell'asma bronchiale vi è un'iperventilazione compensatoria, che si associa generalmente ad una lieve ipossiemia, talora con lieve ipocapnia. Sembra paradossale che l'iperventilazione si associ ad ipossiemia, ma bisogna ricordare che nell'asma bronchiale vi è una ventilazione ineguale, in quanto la distribuzione dell'ostruzione bronchiolare è tutt'altro che uniforme, per cui l'aria introdotta nell'inspirazione prende a preferenza le vie bronchiali in cui incontra minore resistenza; ad esempio, i distretti polmonari inferiori sovradistesi sono molto frequentemente poco ventilati.

Le modificazioni compensatorie del circolo polmonare sono insufficienti, per cui si verifica una maldistribuzione del flusso sanguigno, con conseguenti alterazioni del rapporto ventilazione/perfusione, per cui la maggior parte degli alveoli risulta poco ventilata e normalmente perfusa, quindi con diminuzione del rapporto V/Q.

Si verifica anche un aumento dello "spazio morto" fisiologico, costituito dallo "spazio morto" anatomico e da quello alveolare: il primo rimane immodificato, mentre aumenta nettamente il secondo, in quanto molti alveoli non prendono parte agli scambi gassosi.

Altri distretti polmonari, invece, possono essere, nello stesso paziente asmatico, poco ventilati e poco perfusi, per cui il rapporto V/Q rimane quasi inalterato; all'estremo opposto, anche se più raramente, si possono trovare distretti polmonari discretamente ventilati e poco perfusi, quindi con aumentato rapporto V/Q.

In una evoluzione successiva, non più caratterizzata dall'iperventilazione, numerosi bronchioli divengono completamente ostruiti, per cui molti distretti alveolari non prendono parte agli scambi gassosi; si accresce il lavoro elastico della respirazione, diminuisce il volume corrente e diminuiscono anche, malgrado l'aumentata frequenza degli atti respiratori, la ventilazione/minuto e la ventilazione alveolare.

Infine, nello stato di male asmatico, in cui l'ostruzione delle vie aeree diviene ancora più serrata, subentra una relativa ipoventilazione, con grave ipossiemia e comparsa di ipercapnia. Poiché l'ipercapnia interviene spesso bruscamente, i meccanismi omeostatici non sono in grado di compensare l'alterazione dell'equilibrio acido-base, per cui si instaura una acidosi respiratoria scompensata.

Si viene in tal modo a creare un circolo vizioso, in quanto l'acidosi ipercapnica peggiora la funzionalità respiratoria, provocando un aumento del tono della muscolatura liscia bronchiale, un aumento delle secrezioni, una broncoplegia, una diminuzione della sensibilità allo stimolo broncodilatante dei farmaci beta2-agonisti.

La persistenza di uno stato ipercapnico riduce anche la sensibilità dei centri respiratori, che divengono meno eccitabili allo stimolo chimico rappresentato da un aumento della PaCO2; in caso di ipercapnia elevata, infatti, lo stimolo ipossiemico può divenire più importante dello stimolo ipercapnico nel mantenimento della ventilazione. Ciò riveste grande importanza pratica, in quanto una somministrazione inadeguata ed incontrollata di ossigeno sopprime lo stimolo ipossiemico, determinando un'ulteriore riduzione della ventilazione ed un ulteriore aumento della PaCO2.

L'acidosi ipercapnica, in associazione alla grave ipossia, provoca inoltre notevoli alterazioni dell'equilibrio idro-salino (ipoidratazione endocellulare, riduzione del potassio intracellalare ecc.) ed a carico di pressoché tutti gli organi ed apparati. Ad esempio, molteplici sono gli effetti sull'apparato cardio-circolatorio (ipertensione arteriosa, tachicardia, aumento delle resistenze del piccolo circolo ecc.); particolarmente importanti risultano anche gli effetti sul sistema nervoso, che possono giungere, in casi eccezionali, fino all'encefalopatia respiratoria.  

  Questa pagina è stata aggiornata in data: 01/03/2011

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