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FATTORI DI RISCHIO TUBERCOLARI
Un
ampia serie di fattori è in grado di aprire e di incrementare, nei soggetti
indenni, il rischio di infezione e di malattia tubercolare, o di rinnovarlo in
quelli già infetti.
Trattandosi
di infezione prevalentemente basata su contagio interumano, l'effettivo rischio
è rappresentato da individui con forme bacillifere polmonari.
Secondo
un recente avvertimento OMS/UICTMR un malato non trattato, con espettorato
positivo, può infettare altri 10-20 individui, nello spazio di due anni.
Il
rischio di contagio occasionale assume reale concretezza allorchè si verifica
con cariche micobatteriche sovra minimali, suscettibili di effettivo
attecchimento; più elevate possibilità sono legate a contagi ripetuti e
riavvicinati, apportati da fonti bacillifere persistenti, in ambienti ristretti
e/o superaffollati, come può verificarsi nella convivenza con individui malati
in ambito familiare o domiciliare, scolastico, nosocomiale carcerario. Queste
ripetute occorrenze contagianti che vengono inevitabilmente ad esaurire le
naturali difese immunitarie del soggetto colpito, hanno più ampie possibilità
di tradursi in diretto fattore di infezione e/o di malattia in individui
maggiormente suscettibili a subirne gli effetti: soggetti di età infantile;
portatori o reduci di stati morbosi invalidanti (morbillo, scarlattina,
pertosse); soggetti con gravi compromissioni organiche e dell'assetto
immunitario.Sono
altresì note alcune condizioni morbose che agevolano l'affioramento di un
quadro tubercolare polmonare o (più raramente) extrapolmonare: diabete; emopatie maligne; insufficienza renale cronica; gastro-resezione; silicosi
(attualmente di minor nocività grazie all'efficiente opera di protezione
adottata in ambiente lavorativo); trattamenti prolungati con farmaci
immunodepressivi.
Accanto
a questi elementi, tradizionalmente sempre inseriti nei paradigmi
etiopatogenetici della TB, si
sono venuti ad aggiungere - come già accennato - nuovi fattori di rischio che
hanno rapidamente assunto piena responsabilità negli attuali andamenti della TB
nel mondo e nelle previsioni dell'immediato futuro.
I
movimenti migratori. Circa 120 milioni di persone (emigrati, rifugiati), nel
1990 - secondo un calcolo delle Nazioni Unite - hanno lasciato i Paesi di
origine per riversarsi in Paesi con più accettabili condizioni di vita e di
lavoro: USA, Canada, Europa, Giappone, Australia.
Questi
movimenti migratori, sempre più fitti e spesso non adeguatamente controllati,
rappresentano un evidente pericolo per la diffusione della infezione
tubercolare.
Il
problema è stato più volte affrontato nell'ambito dell'International
Organization for Immigration (IOM) e nelle Conferenze di Ginevra (1990),
Bruxelles (1992), Mosca (1993). In tali sedi, come pure nei controlli OMS, è
stato accertato che nei Paesi industrializzati e a bassa endemicità
tubercolare, i flussi migratori provenienti da Paesi a basso sviluppo
socio-economico e ad alta prevalenza tubercolare, comportano nella popolazione
locale un inopinato innalzamento degli indici di infezione e di malattia da 10 a
50 volte superiori a quelli registrati in precedenza.
Significative
informazioni, al riguardo, emergono dagli efficienti sistemi di controllo
apprestati negli USA, Francia, Svizzera, Inghilterra, Canada.
Negli
USA, secondo rilevazioni effettuate nel 1994, l'incidenza della TB nei foreign
born è stata di 31 per 100.000 abitanti in confronto a 9,4 per 100.000 della
popolazione locale; i più elevati tassi hanno riguardato i gruppi etnici di
provenienza asiatica (82,5), africana (62,8), sud americana (34,2). In Svizzera
nel 1994, l'incidenza di nuove forme di TB è risultata di 7,8 per 100.000 per
gli abitanti di nazionalità elvetica e di 24,7 per 100.000 per gli stranieri.
In Italia mancano rilevazioni globali, e, d'altra parte, non vi è predisposto
alcun filtro sanitario. Nelle indagini di Mantellini (1992), su 556 soggetti
passati per il presidio antitubercolare di Milano, di provenienza
extracomunitaria, sono stati estratti 87 casi con TB in fase attiva e 51 con
esiti di pregressa malattia tubercolare.
L'infezione
da HIV. L'infezione HIV e la correlata sindrome da immuno deficienza acquisita
(AIDS) hanno di recente inserito un altro fattore di rischio per la TB.
Le
interazioni TB/HIV portano, in primo luogo, a prospettare:
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nei soggetti infettati da HIV (sieropositivi) e già tubercolino positivi è
molto frequente la insorgenza di malattia tubercolare;
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nei soggetti con TB in atto è accelerata la evoluzione della infezione HIV
verso la malattia conclamata (AIDS).
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Nel
Workshop tenuto a Ginevra nel maggio 1995, nell'ambito degli impegni OMS e del
Global TB Programme, è stato previsto che la percentule di nuovi casi di TB in
soggetti HIV sieropositivi salirà nel mondo, nei prossimi anni, dal 4 al 14%,
con maggiori spinte in Africa e Sud-Est asiatico, ove si ritiene che, sino al
2000, si verificheranno 500.000 nuovi casi di TB, favoriti da coinfezioni HIV.
Il
rischio di malattia tubercolare, nei soggetti con HIV/AIDS, appare tanto più
elevato quanto più è marcata la caduta del patrimonio linfocitario (CD4 in
specie).
A
rendere più complessa la co-prevalenza TB/HIV sta il fatto che nei soggetti HIV
positivi, o con AIDS conclamata, la Tb è spesso sostenuta da ceppi
micobatterici mono o poliresistenti ai medicamenti antitubercolari, o anche da
micobatteri atipici (MOTT), frequentemente appartenenti al gruppo avium/intracellulare, responsabili di forme gravi e disseminate di TB polmonare,
insorgenti non di rado terminalmente, come evento conclusivo della complessiva
vicenda morbosa. Inoltre, ogni quadro morboso tubercolare, insorgente in
soggetti HIV positivi o con AIDS in atto, risulta sempre di più difficile
gestione terapeutica e poco sensibile agli ordinari schemi di terapia.
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aggiornata in data:
04/03/2011 | |

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