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ETIOLOGIA B.P.C.O. Fattori di rischio
Le
entità morbose che fanno parte del gruppo delle BPCO (bronchite cronica e
varianti, enfisema polmonare cronico) sono etiologicamente accomunate da
identici fattori di rischio, essenzialmente di provenienza esogena che in realtà
configurano un rischio potenziale estrinseco, suscettibile di realizzare un
effettivo stato morboso in rapporto afattoriendogeni, di ordine generale e
locale, intrinsecamente legati al singolo individuo. Fattori esogeni
Il
fumo di sigaretta, con il suo carico di prodotti nocivi liberati dalla
combustione incompleta del tabacco, rappresenta, come ormai sancito in questi
ultimi decenni, l'elemento di più elevata responsabilità nella etiologia delle
BPCO. Ed indubbiamente, in tale responsabilità, il fumo di sigaretta incide in
misura molto più significativa rispetto al fumo di sigaro e/o di pipa.
Fondatamente
si ritiene che nel 75% dei casi di BPCO l'unico fattore esogeno di sicura
evidenza etiopatogenetica è rappresentato dal fumo di sigaretta, secondo un
diretto rapporto tra la quantità di sigarette fumate giornalmente (e
annualmente), il numero degli anni di consuetudine (e abuso) al fumo, la
precocità di inizio, con l'epoca di insorgenza, la persistenza, e la più o
meno rapida evolutività delle affezioni respiratorie di tipo ostruttivo.
Gli
effetti nocivi derivanti dai numerosissimi prodotti presenti nella fase gassosa
e nella fase corpuscolata del fumo vengono a corrispondere ad alcuni
paradigmatici aggruppamenti (Rosemberg):
-monossido
di carbonio, a diretta interferenza nel trasporto di ossigeno dalle correnti
ematiche ai tessuti;
-nicotina
e derivati, a prevalente bersaglio cardio-circolatorio e neurologico;
soprattutto responsabili della tabacco-dipendenza;
-ossidi
di azoto, formaldeide, acetaldeide, acroleina e derivati, chetoni, fenoli: in
parte responsabili di azione flogogena e di stimoli ipersecretivi sull'apparato
muco-secernente tracheobronchiale, in parte responsabili-quali radicali
ossidanti-di perturbamenti nella protezione antiproteasica e antiossidante del
polmone profondo;
-idrocarburi
aromatici policiclici (benzopirene, dibenzountracene ecc.) a comprovata azione
cancerogena;
-prodotti
additivi, impiegati nella manifatturazione delle sigarette (carta, aromi, ecc.)
ad azione irritante e tossica a vari livelli respiratori ed extra respiratori.
Di
recente, sia nei consessi scientifici, sia anche nei provvedimenti legislativi,
è stata portata l'attenzione anche sul fumatore passivo, innocente vittima del
fumo altrui, involontariamente esposto, negli ambienti domiciliari e lavorativi,
alle medesime nocività del fumatore attivo. Fattori endogeni
Più
che causa diretta di malattia, i fattori endogeni rappresentano - nella
etiologia del BPCO-particolari condizioni e atteggiamenti generali e
loco-respiratori del singolo individuo, capaci di dare concreta realizzazione al
rischio esogeno potenziale e di favorire l'avvento dello stato morboso,
modulandone, nel tempo, le caratteristiche cliniche ed il dinamismo evolutivo. Fra i fattori endogeni di ordine generale vanno richiamati:
Per
quanto riguarda l'età, anche se i primi segni clinici abitualmente affiorano
nel quarto-quinto decennio di vita, essa, con l'avanzare degli anni, può spesso
accelerare il ritmo e la intensità degli episodi di riacutizzazione e lo
spostamento verso posizioni sempre più avanzate ed invalidanti, specie se i
trattamenti terapeutici non sono correttamente applicati. Anche le eventuali
pregresse infezioni respiratorie (della infanzia, della giovinezza) possono
costituire un non trascurabile fattore, capace di intaccare i meccanismi di
difesa respiratoria ed il patrimonio immunitario locale, di ordine umorale (IgA
secretorie) e cellulare (linfomonocitario).
-perturbamenti
nel patrimonio enzimatico delle vie respiratorie e del polmone profondo,pertanto
per carenze primitive o secondarie dei principi deputati alla difesa
antimicrobica, allo smaltimento e degradazione di prodotti nocivi, alla
protezione antiproteasica (lisozima, transferrina, esterasi, idrolasi,
perossidasi, alfa 1 antipsina ecc.), quanto, anche, per eccesso o accumulo di
elementi idonei ad esaltare la reattività bronchiale e di agevolare l'avvento
del broncospasmo;
-compromissioni
immunitarie locali: il polmone - come è noto - custodisce una immunità locale,
umorale (produzione di IgA secretorie) e cellulare (linfociti, macrofagi
alveolari) altamente qualificata, la cui integrità e la cui efficienza possono
venire menomate da motivi genetici (che, peraltro, condizionano sin dai primi
anni di vita rischi bronco e pneumopatici), o da eventi acquisiti (nocività
respiratorie, infezioni ricorrenti), facilitando, in particolare, l'avvento di
infezioni batteriche o virali, di successiva immissione;
-iperreattività
bronchiale, intesa come individuale atteggiamento delle vie aeree (specie di
quelle più distali) a rispondere con una più o meno marcata costrizione nei
confronti di stimoli aerogeni e non aerogeni specifici per i soggetti a impronta
atopica) o - più correntemente - aspecifici, di per sé quantitativamente
incapaci, nei soggetti normoreattivi, a risvegliare effetti broncocostrittivi.
Le
più probabili cause di esaltazione (primitiva o secondaria) della reattività
della muscolatura liscia bronchiale sono ascrivibili ad alterazioni del sistema
nervoso autonomo di innervazione, sotto la mediazione di differenziati
neuropeptidi capaci di indurre:
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