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Epidemiologia ed eziologia nelle
polmoniti
È consuetudine suddividere le polmoniti in:
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forme acquisite in comunità
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forme nosocomiali;
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tale distinzione ha importanza da un punto di vista
epidemiologico, e soprattutto nella prospettiva di una impostazione empirica del
trattamento. Infatti, in assenza di una diagnosi eziologica di certezza, la
conoscenza dell'epidemiologia delle infezioni respiratorie può aiutare, insieme
naturalmente ai dati clinici, a riconoscere quale potrebbe essere l'agente
eziologico più probabile, ed a scegliere quindi il trattamento più opportuno.
L'eziologia
delle polmoniti può essere molto varia: l'incidenza delle varie specie è
strettamente correlata con l'ambiente considerato (comunità, ospedale), con
l'età del soggetto, con le condizioni del sistema immunitario ecc. Il prevalere
delle varie specie si è modificato nel corso degli anni, proprio in
considerazione dei motivi più sopra ricordati. In particolare le specie
definite "emergenti" assumono oggi particolare rilievo nei pazienti
immunocompromessi, anche se si può parlare di patogeni "emergenti"
anche per la popolazione immunocompetente o comunque non vistosamente
immunodepressa.
Basti
pensare, a tale proposito, al concetto di polmonite cosiddetta
"atipica": questa rappresenta circa il 30-80% delle polmoniti della
comunità. Dalla fine degli anni '30 fino agli inizi degli anni '60 si definiva
polmonite atipica quella non sostenuta dal pneumococco; nel 1961 è stato
isolato e riconosciuto per la prima volta il Mycoplasma pneumoniae, e quindi si
sono attribuite a questo microrganismo le forme di polmonite cosiddetta atipica.
Successivamente si è potuto osservare che molti microrganismi potevano esserne
responsabili, e ciò è avvenuto grazie alle più affinate metodiche
diagnostiche di cui ci si è andati avvalendo nel corso degli anni. Anche se non
esiste a tutt'oggi una definizione ufficiale di polmonite atipica, tuttavia si
fa comunemente riferimento con questo termine alle infezioni sostenute da
microrganismi non facilmente isolabili dalla coltura dell'espettorato eseguita
con i metodi convenzionali. L'elenco di tali microrganismi si è ampliato nel
tempo:
oggi riteniamo possibili agenti eziologici della polmonite atipica legionelle,
anaerobi, actinomiceti, clamidie ecc. L'agente eziologico ancor oggi più
frequente per le polmoniti acquisite in comunità è lo Strept. pneumoniae.
È piuttosto difficile valutare la reale incidenza della polmonite
pneumococcica, dal momento che in questi casi la diagnosi si basa quasi
esclusivamente su criteri clinici e non tanto su indagini microbiologiche sulle
secrezioni bronchiali. In tale senso i dati riportati dalla letteratura sono
piuttosto discordanti.
Si possono avere dati più attendibili se si fa riferimento a statistiche
relative a pazienti che hanno richiesto il ricovero. Prima del riconoscimento
delle forme da Legionella, la polmonite pneumococcica rappresentava dal 2 al 95%
delle polmoniti batteriche,mentre le forme virali, da micoplasma e da clamidia
erano molto meno frequenti (5-6%). Dopo la scoperta della legionellosi
l'incidenza della polmonite pneumococcica è rimasta pressoché invariata,
mentre la percentuale delle forme attribuite alla Legionella varia dallo O al
60%. In realtà, dal momento che queste statistiche sono state condotte su
pazienti con forme acquisite in comunità che hanno però richiesto il ricovero,
è molto probabile che fra questi fossero compresi soggetti con patologie
predisponenti ad un determinato tipo di infezione.
Infatti
molti Autori ritengono più verosimile che almeno il 50% dei casi di polmonite
in pazienti ambulatoriali siano sostenute da virus o micoplasma; i soggetti che
hanno avuto un recente episodio influenzale sono maggiormente predisposti ad
infezione da H. influenzae, Staph. aureus, Strept. pneumoniae, mentre negli
etilisti sono frequentemente agenti eziologici della polmonite Klebsiella
pneumoniae, Staph. aureus, H. influenzae e Bacieroides spp.
Fra
gli agenti eziologici per così dire "nuovi" delle polmoniti in
comunità vi sono, oltre alla Legionella pneumophila, anche altre specie Gram-
negative e Gram -positive.
Negli
anziani che vivono in case di ricovero spesso la polmonite è sostenuta da
Enterobacteriaceae o da H. influenzae, mentre tra i soggetti giovani che vivono
in comunità (collegi, caserme ecc.) sono più frequenti le forme sostenute da
M. pneumoniae o da Chlamydia pneumoniae, una nuova specie di Chlamydia,
inizialmente considerata un ceppo di C. psittaci, la cui reale incidenza nel
nostro Paese deve ancora essere definita. Sempre fra i patogeni
"emergenti" per le polmoniti in comunità consideriamo la Moraxella
catarrhalis (già nota come Branhamella catarrbalis o come Neisseria catarrbalis),
specie con nuove caratteristiche epidemiologiche: infatti, da semplice
commensale del cavo orofaringeo, assume con frequenza crescente un ruolo
patogeno soprattutto negli anziani, ed in particolare nei broncopneumopatici
cronici.
Le
polmoniti nosocomiali sono tra le più frequenti infezioni acquisite in ambiente
ospedaliero, con un'incidenza che raggiunge il 20% nei reparti di terapia
intensiva. Anche in questo caso è difficile stabilire l'esatta incidenza della
polmonite: questa è certamente più elevata nel paziente ventilato, compresa
tra il 7 e il 41% circa.
La
grande variabilità dell'incidenza in questo caso è imputabile ai metodi
diagnostici adottati: è molto elevata se si considera solo il dato
clinico-radiologico, ma si attesta sul 10% circa se la diagnosi viene formulata
con criteri più selettivi, utilizzando indagini microbiologiche sul
broncoaspirato eseguito con catetere protetto.
Gli
agenti eziologici più frequenti sono i bacilli Gram-negativi: sono in aumento
le forme sostenute da Ps. aeruginosa, da Serratia sp. e da Acinetobacter
calcoaceticus, come pure quelle da Klebsiella ed Enterobacter, mentre sembrano
ridotte le forme da E. coli e Protens sp. Tra i Grampositivi, la specie più
comunemente responsabile di polmoniti nosocomiali è lo Staph. aureus la cui
incidenza si è mantenuta pressoché costante nel corso degli anni (tab.05x).
Si
è osservato recentemente che Legionella pneumophila può rendersi responsabile
di epidemie anche in ambiente nosocomiale e non soltanto nella comunità: alcuni
Autori riportano un'incidenza delle polmoniti nosocomiali da Legionella pari al
30%.
Questa pagina è stata
aggiornata in data:
04/03/2011 | |

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