ENTEROBACTERIACEE

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POLMONITI DA ENTEROBACTERIACEAE

Attualmente le polmoniti da bacilli Gram-negativi sono tra le più frequenti sia nell'ambito della comunità sia in ambiente nosocomiale; dal 9 al 37% delle forme acquisite in comunità sono sostenute da bacilli Gram-negativi soprattutto negli anziani, mentre ben il 60% delle polmoniti nosocomiali riconoscono questa stessa eziologia.

Klebsiella pneumoniae è il più frequente agente eziologico di questo tipo di polmonite in comunità e il secondo per le forme nosocomiali. L'infezione consegue all'inalazione di secrezioni orofaringee contaminate da questa specie (tab.10x).   È noto infatti come i pazienti ospedalizzati vengono rapidamente colonizzati da questo e da altri microrganismi Gram-negativi a livello dell'orofaringe. Questa forma di polmonite si manifesta più frequentemente nei pazienti debilitati, negli etilisti, nei diabetici, nei portatori di cardiopatie, nefropatie e neoplasie. L'esordio è caratterizzato da febbre, compromissione generale, dispnea, tosse ed emoftoe; l'escreato ha un caratteristico aspetto gelatinoso. La polmonite da Klebsiella tipicamente si manifesta con interessamento lobare, prevalentemente a carico dei lobi superiori. Nei pazienti neutropenici si manifestano invece infiltrati sfumati multipli diffusi. Vi è tendenza alla necrosi ed all'ascessualizzazione delle lesioni, che esitano spesso in fibrosi con ispessimento pleurico diffuso. L'esame microscopico dell'espettorato rivela spesso la presenza di numerosissimi bacilli Gram-negativi capsulati. Molto importante è l'isolamento di questa specie per l'esecuzione dell'antibiogramma. La polmonite da Enterobacter è molto rara in comunità, più frequente in ospedale (15% circa), soprattutto fra i pazienti ustionati. Causa in genere focolai multipli diffusi; la sintomatologia è molto simile a quella della polmonite da Klebsiella pn. Caratteristiche analoghe ha la polmonite da Serratiache pure colpisce più frequentemente i pazienti ospedalizzati, ed ha un esordio acuto; è spesso presente emoftoe o pseudoemoftoe, dovuto al fatto che i ceppi sono pigmentati. Il quadro radiografico evidenzia focolai sfumati, che non evolvono verso l'ascessualizzazione. La polmonite da E. coli è al secondo posto in ordine di frequenza fra le polmoniti della comunità da bacilli Gram-negativi (12-45%), molto meno frequente invece tra le forme nosocomiali (9-15%). A differenza delle altre polmoniti da bacilli Gram-negativi, l'infezione polmonare da E. colisia nella comunità sia nosocomiale può essere conseguente alla diffusione batteriemica a partire dal tratto genitourinario o gastrointestinale. Può comunque conseguire anche all'aspirazione di secrezioni orofaringee contaminate. I pazienti più predisposti alla polmonite da E. coli sono gli anziani con patologie croniche debilitanti, i diabetici, i cardiopatici, ibroncopneumopatici, i cirrotici ed i pazienti con infezioni urinarie. Vengono preferibilmente interessati i lobi inferiori ed è frequente la presenza di versamento pleurico.   È piuttosto facile isolare il patogeno dalle urine, dal sangue, dall'espettorato e dal liquido pleurico. La polmonite da Proteus è molto più frequente in ambiente nosocomiale e consegue all'aspirazione di secrezioni orofaringee. Predilige in genere i segmenti posteriori del lobo superiore destro ed i segmenti superiori del lobo inferiore destro; l'interessamento è lobare ed è molto frequente la tendenza alla formazione di ascessi multipli nel suo contesto. Le polmoniti nosocomiali da bacilli Gram-negativi non sono sempre diagnosticabili agevolmente, perché si tratta in genere di soggetti già notevolmente compromessi a causa della malattia di base che ne causa l'ospedalizzazione. Particolare attenzione deve essere rivolta all'osservazione delle eventuali modificazioni delle caratteristiche delle secrezioni bronchiali e delle funzioni respiratorie. Si è già ricordato come l'incidenza delle polmoniti nosocomiali vari a seconda dei criteri dagnostici adottati.   È sicuramente molto più elevata nel paziente ventilato meccanicamente: la diagnosi di certezza deve essere basata sull'esecuzione di un broncoaspirato con catetere protetto, mentre l'osservazione del quadro clinico e del quadro radiografico può risultare fuorviante se non è accompagnata da accurate indagini microbiologiche. Nelle polmoniti da Enterobacteriaceae è più che mai necessaria l'esecuzione dell'antibiogramma data l'estrema variabilità della sensibilità agli antibiotici di queste specie. Fra gli antibiotici di scelta comunque si possono includere le acilureidopenicilline, le cefalosporine di 2a e 3a generazione, imipenem, aztreonam, gli aminoglucosidici ed i fluorochinoloni. A tale proposito si possono fare alcune considerazioni riguardo al trattamento empirico delle polmoniti nosocomiali in genere, sostenute nella maggior parte dei casi da Enterobacteriaceae, Pseudomonas aeruginosa, Staph. aureus ed altre specie Gram-negative considerate "difficili". In assenza di diagnosi batteriologica la scelta più "tradizionale" è rappresentata dall'associazione beta-lattamico + aminoglucosidico; oggi, disponendo di antibiotici a spettro molto ampio, si può sostituire a questa associazione una monoterapia condotta ad esempio con imipenem, oppure ceftazidime, oppure ciprofloxacina ecc. In questo caso vi è però il pericolo della selezione piuttosto rapida di mutanti resistenti. Nel caso in cui si sospetti come forma alternativa la polmonite da Legionella, si associa eritromicina ad una delle due soluzioni sopra prospettate; nel caso invece del sospetto di una forma da Staph. aureus è bene associare vancomicina o teicoplanina.

     Questa pagina è stata aggiornata in data: 04/03/2011

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