POLMONITI DA CHLAMYDIA
Al
genere Chlamydia appartengono tre specie: C. trachomatis, causa di infezioni a
trasmissione sessuale, C. psittaci, agente eziologico della psittacosi e la C.
TWAR o C. pneumoniae che è stata identificata piuttosto recentemente ed è in
grado di causare infezioni respiratorie. Dopo l'identificazione di questa nuova
specie di Chlamydia se ne stanno riconoscendo le caratteristiche: può sostenere
infezioni a carico delle alte vie respiratorie (faringiti, sinusiti) e delle vie
aeree inferiori, soprattutto tracheobronchiti e polmoniti.Si ritiene che molte
forme sostenute da C. pneumoniae vengano erroneamente attribuite al Mycoplasma
pneumoniae: il quadro clinico dei due tipi di polmonite è infatti molto simile.
Si ritiene che circa il 10% delle polmoniti nella comunità possa essere
attribuito a C pneumoniae, ed anzi giungono dagli Stati Uniti segnalazioni
relative a casi di polmonite piuttosto gravi in pazienti anziani ospedalizzati
sostenuti da questa stessa specie.
Si
tratta di un'infezione a contagio esclusivamente interumano: vengono colpiti
soggetti di qualsiasi età, soprattutto giovani adulti, mentre è rara
l'infezione nei bambini di età inferiore ai 5 anni. Non vi è un'incidenza
stagionale per la polmonite e le infezioni respiratorie in genere da C.
pneumoniae. La prevalenza anticorpale è piuttosto elevata nella popolazione
adulta, pari a circa il 40%.
Nel
soggetto adulto le manifestazioni cliniche possono corrispondere ad una prima
infezione oppure ad una reinfezione, mentre nel soggetto anziano si tratta in
genere di reinfezioni, ad andamento cronico, soprattutto nei pazienti con
patologie croniche di base, quali le broncopneumopatie croniche ostruttive.
Molto
spesso l'insorgenza della polmonite è preceduta da faringite con intensa
faringodinia, che recede per poi dar luogo alla forma broncopneumonica
(andamento "bifasico" della malattia).
Il
quadro radiografico si presenta con un interessamento in genere subsegmentario
monolaterale, mentre nel paziente ospedalizzato possono verificarsi focolai
bilaterali con reazione pleurica.
La
diagnosi di polmonite da C. pneumoniae può essere formulata in base
all'isolamento del microrganismo o con metodi sierologici. L'isolamento
dall'espettorato è molto difficile, anche perché il microrganismo viene
inattivato rapidamente a temperatura ambiente. L'isolamento può essere reso più
agevole dall'impiego di un anticorpo monoclonale anti-C. pneumoniae coniugato
con fluoresceina.
Piuttosto
attendibile sembra essere anche il test di immunofluorescenza diretta da
eseguirsi su campioni di espettorato, in alternativa alla coltura. I metodi
comunque più comunemente adottati sono quelli sierologici. I seguenti reperti
sono indicativi di infezione recente: 1) aumento di 4 volte del titolo
anticorpale nel siero convalescente rispetto a quello della fase acuta; 2)
titolo delle IgM specifiche: 1:32; 3) titolo delle IgG specifiche: 1:512.
Non
è comunque agevole, come risulta da quanto sopra esposto, formulare una
diagnosi rapida di infezione da C. pneumoniae: in genere viene posta solo a
posteriori, per cui molto spesso si è nell'impossibilità di differenziare
questa forma dalla polmonite da mycoplasma.
La
terapia si basa sull'impiego protratto di macrolidi o tetracicline a dosaggi
piuttosto elevati, sia nelle forme da C. pneumoniae sia nelle forme, più rare,
da C. psittaci.
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aggiornata in data:
04/03/2011