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PROGRESSO STORICO della riduzione di volume
polmonare
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Costocondrectomia |
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Toracoplastiche |
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Frenicectomia |
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Glomectomia carotidea |
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Denervazione polmonare |
Sono tecniche chirurgiche utilizzate in passato.
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Nel 1924, Reich, a Vienna, osservò
l’effetto del pneumoperitoneo sulla ventilazione nei pazienti con enfisema
polmonare. Egli vide che questa metodica incrementava nei pazienti la forza
della tosse e riduceva la sensazione di dispnea. |
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Successivamente, nel 1950, Gaensler quantificò in maniera più
sistematica questo giovamento e dimostrò che la capacità vitale media saliva
da 2000 a 2350 ml, mentre il volume residuo si riduceva da 2,6 a 2,0 l. |
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Quasi 40 anni fa, Otto C. Brantigan a
Baltimore,
sviluppò un concetto completamente differente di trattamento chirurgico
dell’enfisema polmonare. Egli ipotizzò che nel polmone enfisematoso
l’ostruzione al flusso aereo durante l’espirazione fosse dovuta alla perdita
del ritorno elastico parenchimale e conseguentemente della trazione centrifuga
circonferenziale a livello bronchiloare. Il paziente enfisematoso è pertanto in
costante atteggiamento inspiratorio forzato perchè soltanto in questo modo
riesce ad evitare il completo collasso dinamico bronchiolare. La soluzione che
scelse per risolvere questa condizione fu quella di resecare, attraverso una
toracotomia, alcune aree di parenchima polmonare più enfisematose allo scopo di
ridurre il volume polmonare al livello del volume dello spazio pleurico in
massima espirazione. Era così possibile, secondo Brantigan, recuperare in parte
il meccanismo di ritorno elastico polmonare e quindi la spinta centrifuga
circonferenziale a livello bronchiolare, riducendo in tal modo la sindrome
ostruttiva. In aggiunta egli praticò la denervazione polmonare con lo scopo di
ridurre la produzione di tenaci secrezioni bronchiali. Ottenne significativi
miglioramenti clinici in circa il 75% dei pazienti, ed in alcuni di questi i
risultati si mantennero per oltre 5 anni. Nonostante ciò, a causa dei pochi
dati obiettivi riportati e della elevata mortalità perioperatoria, la procedura
di Brantigan non ottenne il consenso sperato e per oltre 35 anni fu abbandonata. |
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Negli ultimi anni ’80 Joel D. Cooper e
colleghi,
della Washington University School of Medicine in St Louis, svilupparono il
trapianto singolo di polmone per enfisema. Essi erano inizialmente preoccupati
dalle dimensioni del polmone del donatore, spesso più piccolo della cavità
toracica del ricevente. Questo problema, però, si dimostrò ben presto
inesistente. La configurazione della parete toracica, infatti, rapidamente si
adattava al nuovo ridotto volume polmonare. Inoltre, essi osservarono che, nella
maggior parte dei casi, era possibile condurre a termine l’intervento
ventilando un solo polmone anche in pazienti con enfisema severo, senza
ricorrere al by-pass cardio-polmonare. A causa della crescente lista di pazienti
in attesa di trapianto polmonare, e sulla base delle osservazioni appena
esposte, essi, nel 1993, riconsiderarono l’idea di Brantigan valutandola
applicabile e di beneficio in pazienti selezionati. Svilupparono un rigido
protocollo di selezione e portarono avanti un programma chirurgico che li portò
a pubblicare nel 1995 i loro risultati preliminari sui primi 20 pazienti.
Convinsero la platea mondiale dei chirurghi toracici e dei pneumologi sulla
validità del concetto di Brantigan, e da allora sono oramai numerosi i centri
di chirurgia toracica che, in Europa e nell’America settentrionale, hanno
intrapreso un programma di riduzione volumetrica polmonare. |
Questa pagina è stata aggiornata in data:
04/03/2011
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