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Terapie del carcinoma polmonare a
piccole cellule (CPPC)
La terapia del CPPC non è molto dissimile da quella del CPNPC inoperabile,
basandosi essenzialmente sulla chemioterapia, rafforzata o meno dalla
radioterapia. Anche i risultati del trattamento sono simili e, globalmente,
insoddisfacenti. In generale, si può dire che il CPPC tende a manifestare una
risposta obiettiva di breve durata (6-18 mesi), che è mediamente più
soddisfacente di quella del CPNPC, ma che lascia presto il posto a una ripresa
evolutiva, la quale, inesorabilmente, porta a morte entro i primi 2-3 anni dalla
diagnosi. Pochi settori dell'oncologia hanno visto, al pari di questo, così
rapidi progressi iniziali (nei primi anni 70 si riteneva di essere alle soglie
della definitiva risoluzione del problema) seguiti da una stasi che, pur con
periodiche riprese di entusiasmo, perdura fino ai nostri giorni.
Opzioni terapeutiche A causa della frequente presenza di micrometastasi, che sono clinicamente
occulte al momento della stadiazione iniziale nella malattia limitata ed
evidenti in quella estesa, la chemioterapia è da sempre considerata la pietra
miliare del trattamento del CPPC. La radioterapia ha un ruolo importante nella malattia limitata e una serie di
altri ruoli ancillari, prevalentemente relativi al controllo dei sintomi. La modulazione immunologica è stata recentemente riproposta nei pazienti in
remissione completa dopo chemioterapia con dubbi benefici.
Terapia del CPPC, malattia limitata
CHEMIOTERAPIA Le combinazioni chemioterapiche a 2 o più farmaci sono necessarie per avere
il massimo effetto terapeutico. La polichemioterapia, infatti, determina
risultati che sono chiaramente superiori alla monochemioterapia, e dosi
moderatamente elevate dei farmaci sono superiori a dosi che producono solo una
lieve o minima tossicità ematologica. Gli studi randomizzati, invece, non hanno
evidenziato vantaggi di sopravvivenza per i pazienti trattati con dosi di
chemioterapia più elevate rispetto a quelle convenzionali. Persino la
chemioterapia ad alte dosi seguita da trapianto di midollo non ha dimostrato
chiari benefici. Sono stati anche tentati trattamenti chemioterapici contenenti
più dei 2/4 farmaci convenzionali, sia mediante l'utilizzo a rotazione
settimanale di 6/9 farmaci, sia mediante la rotazione di schemi a 2/4 farmaci.
Anche questa via, non pare essere superiore alla terapia convenzionale. Gli attuali schemi di chemioterapia danno globalmente una percentuale di
risposte obiettive che varia dal 65% al 90%, con risposte obiettive complete
nella metà circa dei "responders" (45-75%).
CHEMIO-RADIOTERAPIA I risultati ormai maturi di diversi studi clinici prospettivi sembrano
suggerire che la terapia combinata (radio + chemioterapia) produce un modesto ma
significativo miglioramento di sopravvivenza se confrontata alla chemioterapia
da sola. Due meta-analisi hanno mostrato un miglioramento delle percentuali di
sopravvivenza a 3 anni del 5% per i pazienti che ricevevano il trattamento
radio-chemioterapico rispetto ai controlli trattati con sola chemioterapia. La
maggior parte dei benefici sono però riservati a pazienti di età inferiore ai
65 anni. Ciò si verifica anche perché il trattamento combinato determina un
aumento della tossicità, sia polmonare che ematologica, e richiede una stretta
collaborazione fra chemio- e radioterapista. In generale, gli studi che hanno
dimostrato il maggiore vantaggio terapeutico del trattamento di combinazione lo
hanno fatto somministrando insieme le due modalità di trattamento ("concurrent
irradiation"), e anticipando l'erogazione della radioterapia ai primi cicli
della chemioterapia.La radioterapia del CPPC si differenzia da quella del CPNPC per il fatto che
nel primo la dose necessaria sembra essere nettamente inferiore: gli studi
effettuati, infatti, permettono di concludere che, per il CPPC, dosi nell'ordine
di 40-45 Gy e un frazionamento standard (una volta al giorno) sono più che
sufficienti.La combinazione dell'etoposide (VP16) e cisplatino, con contemporanea
radioterapia toracica (effettuata durante il primo o secondo ciclo di
chemioterapia), è attualmente utilizzata in molte singole istituzioni ed in
molti gruppi cooperativi come trattamento standard. Questa terapia produce,
consistentemente, sopravvivenze mediane di 18-24 mesi, 40-50% di sopravvivenza a
due anni, e meno del 3% di mortalità iatrogena.L'efficacia di altri schemi chemioterapici a 2/5 farmaci e di differenti
approcci radioterapici appare sostanzialmente simile.La più adeguata durata della chemioterapia non è stata chiaramente
definita, ma non sembra vi siano miglioramenti di sopravvivenza proseguendo il
trattamento oltre i primi 6 mesi. I pazienti che si presentato con sindrome
cavale possono essere, come gli altri, trattati con chemio-radioterapia. La
malattia di solito risponde bene e la sindrome cavale si risolve. Se la
situazione clinica è acuta, un effetto risolutivo immediato si ottiene con
l'applicazione di stents endocavali, effettuato in ambiente di radiologia
interventistica, seguito ovviamente dal trattamento definitivo.Una piccola minoranza di pazienti in malattia limitata, e con tumore
assolutamente confinato al polmone, possono giovarsi della resezione chirurgica,
seguita da chemioterapia adjuvante. La terapia chirurgica di lesioni primarie in
stadio I, più spesso dimostrate accidentalmente nel corso di una toracotomia
diagnostico-terapeutica, è legittima, ma deve essere seguita da chemioterapia o
radiochemioterapia.
RADIOTERAPIA PROFILATTICA CEREBRALE I pazienti, che, a seguito di un corretto trattamento radio-chemioterapico,
raggiungono la remissione completa, possono essere considerati per la
radioterapia profilattica cerebrale. La probabilità, in questi casi, di
sviluppare metastasi cerebrali è del 60% entro i primi 2/3 anni dall'inizio del
trattamento e quasi tutti i pazienti che sviluppano, ad un certo punto della
loro storia clinica, metastasi cerebrali muoiono a causa di queste Il rischio di sviluppare metastasi cerebrali è ridotto del 50% con la
somministrazione profilattica di 24 Gy. Contrariamente a quanto i primi studi
retrospettivi facevano intuire, non vi sono significativi deterioramenti
cerebrali a lungo termine nei sopravvissuti di CPPC sottoposti a radioterapia
profilattica cerebrale.
AREE D'INVESTIGAZIONE CLINICA:
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Resezione chirurgica del tumore primitivo
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Regimi di chemioterapia di combinazione contenenti uno o più nuovi farmaci
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Variazione dei dosaggi dei farmaci già utilizzati nelle presenti
combinazioni attive
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Nuovi schemi radioterapici
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Nuove tecniche radioterapiche (es. radioterapia conformazionale)
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Nuove modalità e tempi di associazione di chemio- e radioterapia |
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Terapia del CPPC, malattia estesa Particolarmente in questa situazione clinica, dove la disseminazione
metastatica è già manifesta alla diagnosi, la chemioterapia rappresenta la
base del trattamento.
CHEMIOTERAPIA Come nella malattia limitata, la chemioterapia dovrebbe essere effettuata con
più farmaci (polichemioterapia) in dosi che provochino una tossicità almeno
moderata. Le dosi e gli schemi di combinazione attualmente in uso danno una
percentuale di risposta obiettiva del 70-85% con un 20-30% di remissioni
complete. Anche nella malattia estesa, la combinazione di due o più farmaci è
necessaria perché siano garantite le maggiori probabilità di successo. L'efficacia relativa delle diverse e potenzialmente numerosissime
combinazioni di 2/4 farmaci appare tutto sommato simile. Nella tabella 1 sono
elencati una serie di schemi chemioterapici che sono stati riscontrati efficaci
da almeno due gruppi di ricercatori indipendenti.
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Schemi
polichemioterapici attivi |
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Regime |
Farmaci |
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CAV |
Ciclofosfamide + adriamicina +
vincristina |
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CAE |
Ciclofosfamide + adriamicina +
etoposide |
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EP o EC |
Etoposide + cisplatino o
carboplatino |
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Schemi apparentemente
equivalenti ai primi |
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Regime |
Farmaci |
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CMC |
Ciclofosfamide + metotrexate +
CCNU |
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CMCV |
Ciclofosfamide + metotrexate +
CCNU + vincristina |
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CMEV |
Ciclofosfamide + metotrexate +
etoposide + vincristina |
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CEV |
Ciclofosfamide + etoposide +
vincristina |
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Etoposide, o Teniposide come
singoli agenti |
Anche questi regimi sono stati somministrati in schemi alternanti ma non vi
è alcuna prova che tale strategia sia superiore a quella standard. Anche in
questo caso la durata della terapia non è definita, ma la terapia di
mantenimento non serve, e la chemioterapia non dovrebbe essere proseguita oltre
i 6/8 mesi.
RADIOTERAPIA L'associazione della radioterapia toracica alla chemioterapia (programmi
combinati di radio-chemioterapia) non modifica, a differenza che nella malattia
limitata, le probabilità di sopravvivenza. Al contrario, la radioterapia può
avere un ruolo molto importante nella palliazione di sintomi, particolarmente a
livello di metastasi cerebrali ed ossee. Per la sindrome cavale superiore la
radioterapia viene spesso associata, anche se la chemioterapia da sola può
essere sufficiente e i mezzi meccanici di disostruzione (apposizione di protesi
venose) sono certamente più rapidamente risolutivi. La radioterapia
profilattica cerebrale trova indicazione, come nella malattia limitata, in quei
pazienti che raggiungono la remissione completa dopo un trattamento efficace.
TRATTAMENTO DEI PAZIENTI CON BASSO PERFORMANCE STATUS Molti pazienti in malattia estesa si presentano alla prima osservazione con
un performance status già molto compromesso. Per questi pazienti, che non
tollerano trattamenti aggressivi, sono stati messi a punto una serie di regimi
minimamente intensivi (es. monochemioterapia endovenosa, orale, o bisettimanale
a basse dosi). Tuttavia, bisogna ricordare che gli studi randomizzati hanno
dimostrato che i pazienti con basso performance status trattati con regimi
convenzionali vivono più a lungo dei pazienti trattati con monochemioterapia o
con regimi minimamente aggressivi.
AREE D'INVESTIGAZIONE CLINICA:
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Regimi contenenti nuovi farmaci (es. taxolo, e topotecan)
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Variazione del dosaggio dei farmaci inclusi in regimi convenzionali
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Nuove combinazioni di farmaci attivi
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Trapianto di midollo |
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Questa pagina è stata modificata in
data :04/03/2011
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