ANATOMIA PATOLOGICA

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Anatomia patologica della B.P.C.O.

Le alterazioni anatomiche in corso di BPCO si iscrivono con variabile profilo lungo le vie aeree prossimali e distali e nel polmone profondo, in rapporto anche alle vicende che, nel tempo, vengono ad improntare il quadro morboso. La fibrobroncoscopia, attraverso la visione endoscopica del lume bronchiale, sino alle diramazioni di ordine segmentario, è in grado di apprezzarne alcuni aspetti macroscopici, espressi, in genere, da una mucosa turgida, edematosa, più o meno marcatamente arrossata, ricoperta, a tratti, da veli di materiale secretivo, di non sempre agevole rimozione. Particolare turgore è dato talora rilevare a livello degli orifizi di diramazione bronchiale intralobari che possono risultare ristretti. Nelle forme più marcatamente secretive ed infettate il secreto, oltre che abbondante, si presenta di colorito gialloverdognolo, espressione di carattere muco-purulento. Le alterazioni istologiche più semplici sono quelle della bronchite cronica a carattere secretivo.In essa sono interessate le grandi vie aeree (trachea, bronchi extra ed intrapolmonari) con i consueti fenomeni della flogosi: iperemia, vasodilatazione, edema della mucosa, cui peculiarmente si aggiunge ipertrofia e iperplasia dell'apparato mucosecernente. La partecipazione cellulare può assumere varie modulazioni quantitative e qualitative in ragione dello stimolo flogistico esogeno e della sua persistenza: fitta accorsa di macrofagi e mastcellule in rapporto al fumo di sigaretta; reclutamento di abbondanti quote di neutrofili negli episodi di riacutizzazione; di eosinofili, specie in rapporto a stimoli allergizzanti; di basofili e linfociti. La ipertrofia e iperplasia dell'apparato muco-secernente interessa tanto le cellule caliciformi di superficie, quanto gli epiteli delle ghiandole tubulo-acinose della sottomucosa. Le cellule caliciformi tendono ad aumentare di numero sino ad indurre estesi fenomeni di metaplasia mucigena, rimpiazzando anche le cellule ciliate, danneggiate dalla flogosi e sfaldate nel lume bronchiale. La ipertrofia e iperplasia delle formazioni tubulo-acinose comporta un aumento più o meno significativo nello spessore della parete bronchiale, alterando, a vantaggio della componente ghiandolare (che nel soggetto normale occupa solo un quarto dello spessore della parete) i valori dell'indice di Reid. La iperproduzione di mucine bronchiali (sialo- sulfoe fucoso mucine) modifica, come già ricordato, le proprietà reologiche del tappeto mucoso che viene a distendersi (con la fase "gel" soprastante e la sottostante fase "sol") in superficie, determinando conglutinazione delle ciglia, formazione di megaciglia, deterioramento del battito ciliare. La infezione batterica accentua drasticamente tutti gli anzidetti fenomeni, tanto per quanto riguarda i movimenti cellulari, tanto per quanto concerne gli atteggiamenti secretivi, conferendo al quadro anatomo-istologico gli aspetti della bronchite mucopurulenta. A livello distale, bronchiolare, prendono maggiore evidenza i segni morfopatologici della broncopatia ostruttiva: i movimenti cellulari (leucocitari, linfocitari, macrofagici) dimostrano  fitto dispiegamento, dilagando anche in un ampio alone peri-bronchiolare, mentre, all'interno, il lume viene a restringersi o a rimanere obliterato ad opera di zaffi muco-epiteliali. Nelle forme da più tempo cronicizzate si associa una evidente iperplasia della muscolatura liscia della parete bronchiolare. È stato già in precedenza fatto cenno al significato che, nella storia naturale delle BPCO, assume il binomio "ipersecrezione-infezione" e le interferenze con i veri e propri meccanismi bronco-ostruttivi e con il determinismo del broncospasmo, trasferendo più distalmente i fenomeni flogistici e imprimendo alle complessive vicende dello stato morboso più rapidi perfezionamenti. La broncopatia cronica ostruttiva presume l'impegno delle vie bronchiali più distali e delle diramazioni bronchiolari, presentandosi, a volte, come prima espressione di malattia, non preceduta da interessamenti bronchopatici a carattere ipersecretivo; a volte come il successivo viraggio di una forma inizialmente secretiva. Il contrassegno clinico più significativo delle broncopatie ostruttive è dato da "tosse e dispnea", così come "tosse ed espettorato" contrassegnano le forme di tipo secretivo. La tosse, peraltro, manifesta modalità alquanto differenti da quella delle forme secretive, assumendo quasi sempre il carattere della tosse secca, insistente, spesso anche notturna, suscitata o incrementata dalle profonde inspirazioni, scarsamente seguita da espettorazione. Il suo determinismo è difatti diverso da quello delle broncopatie secretive, nelle quali la tosse è suscitata dalle stesse secrezioni e finalizzata alla loro mobilizzazione ed emissione all'esterno: nelle forme ostruttive, invece, la tosse è indotta dalla flogosi irritativa, esprimendo, quasi, un vano tentativo di superare l'ostacolo ostruttivo, talora rappresentato da secrezioni tenacemente adese alla parete bronchiolare. La dispnea, di netto tipo espiratorio, suole assumere all'inizio, scarsa evidenza, rilevabile solo dopo uno sforzo o una prestazione fisica, per assumere poi marcata evidenza nelle fasi più avanzate della malattia. Essa è la diretta espressione dell'ostacolo espiratorio, obbiettivato, all'ascoltazione del torace, dall'apprezzamento di sibili più o meno fini o finissimi, a seconda dei livelli medio-prossimali o distali dell'impegno ostruttivo. Nelle fasi iniziali o in quelle di relativa quiescenza, le prove spirometriche sono sempre in grado - anche in mancanza di apprezzabili segni clinici - di dare evidenza al fenomeno ostruttivo attraverso un aumento più o meno pronunciato della capacità funzionale residua (CER) e/o una diminuzione del volume espiratorio (VEMS). La broncopatia cronica ostruttiva, con accessionalità asmatiche (bronchite asmatica di alcune nomenclature) è una frequente variante delle forme puramente ostruttive. Clinicamente essa si esprime mediante crisi accessionali o variamente persistenti di broncospasmo, restando del tutto svincolata da fondamenti allergologici (estrinseci o intrinseci) che sono alla base delle forme genuine di asma bronchiale. In questa ultima eventualità - come è noto - la situazione clinico-funzionale si normalizza appena terminata la crisi, mentre nelle accessionalità broncospastiche della bronchite ostruttiva, la cessazione dell'attacco lascia in atto e pienamente obbiettivabili, in senso clinico e funzionale, i fenomeni ostruttivi di base. In rapporto al rilascio dei già menzionati mediatori nei siti della flogosi, la crisi broncospastica può esplodere inopinatamente o sotto l'azione di diverse occasionalità, espresse da eventi fisici, chimici, meteorologici, o da particolari atteggiamenti individuali (sforzi ed esercizi fisici, difficoltà digestive, stress ecc.). La presenza o la tendenza al broncospasmo può essere semeiologicamente apprezzata mediante la semplice ascoltazione, o anche attraverso la ascoltazione dei campi polmonari anteriori mentre si provoca una forzata espirazione esercitando una pressione manuale sui versanti superiori dell'addome, in modo da indurre un rapido innalzamento espiratorio del diaframma (Blasi). L'enfisema polmonare non possiede, in realtà, elementi di valutazione clinica di sicura significatività, ben scevrabili dai fenomeni che caratterizzano la broncopatia ostruttiva e che ne potrebbero indicare il viraggio. E, certamente, questa difficoltà di precisazione è uno dei principali motivi che ha indotto ad adottare la comune denominazione di BPCO nei soggetti con referenze anamnestiche di tipo broncopatico nei quali si profila il sospetto di una possibile condizione di enfisema. Questa riserva non vale per quelle forme di enfisema cronico primitivo che si origina e sviluppa anche in soggetti non fumatori - spesso prima dei 40 anni e senza alcun precedente broncopatico - quale espressione più o meno palese di un deficit genetico dei fattori enzimatici di protezione antiproteasica (alfa 1 antitripsina): in tali occorrenze- molto più rare delle forme post bronchitiche - i fenomeni clinici sono dominati dalla dispnea, sia nell'esordio che per tempi anche prolungati di malattia, prima di sfociare, come l'enfisema secondario, nella insufficienza respiratoria cronica. Nell'enfisema cronico secondario, post bronchitico, le evocazioni anamnestiche sono più significative: fumo di sigaretta in quantità eccessiva (oltre 10-15 sigarette al giorno) e da molti anni; fenomeni broncopatici (tosse, espettorazione) datanti da più o meno lungo tempo; frequenti ricorrenze infettive, con ritmi spesso molto riavvicinati; dispnea espiratoria, propria di ogni forma ostruttiva. Si dice che l'annuncio di una sopraggiunta condizione enfisematosa è dato, nel broncopatico cronico, dalla insorgenza di dispnea sbuffante, con espirazione a labbra socchiuse; ma si tratta di un fenomeno non costante e di non sempre agevole constatazione. Quando l'enfisema è ormai conclamato, la dispnea, insorgente al minimo sforzo o talora anche a riposo, rappresenta il dato più significativo, accompagnandosi ad una obbiettività semoiologica segnata da atteggiamento inspiratorio del torace (torace a botte); da marcata iperfonesi, con scomparsa dell'aia di ottusità cardiaca; da margini polmonari abnormemente abbassati (a livello diaframmatico) e scarsamente mobili; da murmure vescicolare attenuato, con espirazione prolungata. Le compromissioni della funzionalità respiratoria, nelle fasi più avanzate, in cui alle alterazioni della ventilazione si associano anche quelle a carico degli scambi gassosi, sono rivelate dalla presenza di cianosi, particolarmente marcata nei soggetti portatori di enfisema post bronchitico, definiti, tradizionalmente come blue blouters, a differenza dei soggetti con enfisema primitivo, designati come pink puffers. Oltre agli aspetti a suo tempo inseriti in essa, e tuttora pienamente validi, è stato osservato (Bonsignore) che i "blue blouters", solitamente ipercapnici e policitemici, sono esposti ad una marcata desaturazione durante il sonno, con il rischio di transitorie fasi di apnea (sleep apnea), rispetto ai "pink puffers" che hanno più stabili valori emogasometrici. Indipendentemente da questi andamenti, la insufficienza respiratoria cronica, ipossiemica, ipercapnica e la instaurazione di cuore polmonare  cronico, rappresentano, per l'enfisema polmonare e per le varie forme di BPCO, non tempestivamente trattate, la tappa più avanzata di malattia.

   

 

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