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AGENTI INFETTANTI
MICOBATTERICI
Lo
spettro microbiologico dei micobatteri etiologicamente responsabili di infezione
tubercolare è attualmente più ampio e complesso di quanto non fosse in
passato.
Mycobacterium
tubercolosis (comunemente detto bacillo di Koch, dal nome del suo scopritore) è
alla base dell'80-90% dei casi di malattia. Elemento batterico a forma di
piccolo bastoncello ad estremità arrotondate, è lungo 2-3 micron, gram
positivo, alcol-acido resistente: dotato di peculiari esigenze culturali è
naturalmente sensibile ai farmaci antitubercolari.
Successivamente
all'impiego terapeutico dei chemioantibiotici, è emerso il rischio di contagio
da parte di cariche micobatteriche resistenti ad uno o più di tali madicamenti.
Queste provengono da malati cronici, portatori di lesioni polmonari rimaste
bacillifere per effetto di trattamenti non correttamente condotti.
L'affioramento
di nuovi casi di TB con resistenza primaria costituisce un problema di non
trascurabile rilievo, ai tempi attuali, soprattutto perchè tale tipo di
infezione e di malattia presenta non poche difficoltà nei confronti della
terapia, che rischia di diventare inefficace in quanto le quote micobatteriche
di base non sono sensibili a uno o più medicamenti somministrati.
Siffatta
eventualità si sta ormai rivelando in evidente incremento, veicolata, per lo più,
da individui (immigrati) provenienti da Paesi ad alta endemicità tubercolare,
poco disponibili a sottoporsi a una corretta terapia e al dovuto controllo.
Negli
USA, ove la resistenza primaria verso isoniazide e/o rifampicina era, negli anni
scorsi, del 6-10%, si è osservato, di recente un rapporto del 14-23%.
Al
riguardo vi è una larga disparità negli andamenti segnalati dai vari Paesi,
con cifre che vanno dal 5-8% (Giappone) all'8,2% (Grecia), sino al 26,6%
(Turchia).
In
Italia, alcuni campionamenti (Montesano, Matera) hanno dato una cifra attorno
all'11%; mentre Mantellini, a Milano, ha registrato il 24% di resistenza
primaria in immigrati, mai trattati in precedenza, ammalarsi, per la prima
volta, appena dopo l'arrivo in Italia.
Mycobacterium
africanum è una varietà di micobatteri tubercolari individuata - da qualche
decennio - in alcune forme di TB polmonare (ed extrapolmonare) verificatesi in
Paesi africani (Sudan, Kenia, Nigeria, Ghana, Sierra Leone). Segnalazioni sono
provenute anche dalla Francia, ove le caratteristiche microbiologiche del ceppo
sono state studiate presso l'Istituto Pasteur.
Trattasi
di una specie microbica a lento accrescimento, con caratteristiche metaboliche e
culturali intermedie tra il micobatterio umano e quello bovino. In Italia non
risultano segnalazioni in proposito.
Mycobacterium
bovis: una recente accurata analisi epidemiologica (1995), condotta su scala
mondiale da Reilly e Daborn, riconosce alla TB umana da micobatteri bovini una
frequenza dello 0,6-0,2%. Le più alte percentuali concernono Paesi ad alta
concentrazione di allevamenti di bestiame (Inghilterra, Olanda, Argentina,
Australia). In Svizzera le norme di bonifica adottate sugli animali infetti
hanno ridotto considerevolmente il rischio che, in passato, era molto elevato.
In realtà un esatto accertamento è di difficile attuazione poichè, la
similarità delle manifestazioni cliniche, non sempre sollecita indagini
discriminative tra la varietà umana e quella bovina. Peraltro esistono numerose
osservazioni su forme polmonari ed extra polmonari (adenopatie, meningiti)
dovute a micobatteri bovini attraverso contagi interumani o, più spesso,
attraverso prodotti contaminati (latte, latticini freschi) provenienti da
bestiame infetto.
Possibile
dipendenza da infezioni da mic. bovino sono, non di rado, alcuni complessi
primari del cavo orale (con adenopatia satellite latero cervicale) e alcuni
complessi primari del tratto ileo-cecale.
Micobatteri
atipici o non tubercolari (MOTT. myc. other than tuberc.): costituiscono una
categoria molto estesa di micobatteri il cui carattere ubiquitario ne comporta
la possibile presenza nell'aria ambiente,nel terreno, nelle acque, in alcuni
animali (domestici e non) ove si mantengono allo stato saprofitico.
Ne
è segnalata anche la presenza sulle pareti delle piscine, negli acquari
domestici, nei condizionatori d'aria.
Il
contatto può pertanto avvenire per via aerogena, per via digestiva (alimenti
inquinati), per diretto contatto sulla cute. E'inoltre possibile la trasmissione
interumana da individuo portatore o malato a individuo sano.
Sono
più di 50 le specie "atipiche" sinora individuate e non è agevole
stabilirne la collocazione tassonomica; tuttavia solo alcune (tra cui
avium/intracellulare, kansasii, xenopi, scrofulaceum) possono determinare
malattia (polmonare o extrapolmonare) nell'uomo.
Agli
eventuali stati morbosi da MOTT si dà il nome di micobatteriosi e di essi si
farà cenno in un successivo paragrafo (pag.150.A.).
La
loro incidenza non è di facile
quantificazione (in Italia rappresentano il 2-7% di tutte le forme
micobatteriche); essa è, d'altronde, variabile nelle diverse aree geografiche
del mondo. In
questi ultimi anni, le vicende insorte con il complesso HIV/AIDS hanno
notevolmente incrementato l'incidenza della micobatteriosi, rendendo più ardui
i problemi di loro pertinenza.
Questa pagina è stata
aggiornata in data:
04/03/2011 | |

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