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quadro radiologico di un
ascesso polmonare trasformatosi in empiema
LA STORIA
dello studio della malattia
La prima dettagliata
descrizione di empiema pleurico e le prime indicazioni al suo trattamento furono
date da Ippocrate nel III sec. a. C.. Sino all'inizio del XX secolo
ben poco fu aggiunto a quanto stabilito da Ippocrate oltre 2000 anni prima.
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Nei primi del '900 chirurghi e
clinici hanno affrontato il problema migliorando in maniera significativa le
conoscenze sulla fisiopatologia degli empiemi e sulle diverse possibilità di
trattamento. Durante il primo conflitto
mondiale in U.S.A. fu creata una commissione per il trattamento di questa
affezione. Evarts A. Graham, membro di questa commissione è a tutt'oggi
considerato uno dei padri della moderna terapia degli empiemi pleurici, enunciò
i principi considerati indispensabili per poter ottenere la guarigione di questa
patologia.
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E’ stato l'avvento degli antibiotici, però, che ha
profondamente modificato l'eziologia, la frequenza di insorgenza e la
prognosi di questa patologia che rappresenta peraltro ancora oggi un
serio problema clinico di non sempre facile soluzione. La molteplicità
dell'eziologia, lo sviluppo di microrganismi resistenti ai comuni antibiotici,
la non univocità di trattamento e la mancanza di adeguati studi prospettici randomizzati
che stabiliscano l'effettiva superiorità di un approccio terapeutico
rispetto ad un altro, sono tra i motivi che rendono ancora aperto il
dibattito attorno a questa patologia. |
Gli approcci agli empiemi pleurici una volta
diversificati in funzione dell'eziologia sono oggi sempre più correlati alla
fase evolutiva. Così l'empiema tubercolare per anni considerato un capitolo
a parte nell'ambito della patologia empiematosa, viene oggi sempre più
assimilato alle altre forme e trattato in funzione della fase clinica in cui si
presenta. Solo l'empiema pleurico post-pneumonectomia rappresenta ancora un
aspetto particolare della malattia empiematosa che richiede trattamenti
specifici che esulano da quelli adottati in tutte la altre forme. Sono quindi le
diverse fasi evolutive dell'empiema pleurico a determinarne il tipo di
trattamento. Per gli stadi più iniziali e
quelli inveterati le opzioni terapeutiche sono abbastanza limitate essendo
previsti trattamenti conservativi per le prime e chirurgici per le seconde.
Sono le forme intermedie, fibrino-purulente, quelle per le quali il trattamento
più idoneo risulta tuttora in discussione. La tendenza attuale sembra quella di
prediligere gli interventi conservativi ma molti sono ancora i sostenitori del
trattamento chirurgico sia tradizionale che, più recentemente, toracoscopico. L'empiema pleurico di
interesse chirurgico negli ultimi vent'anni ha inciso nei ricoveri in reparti di
Chirurgia Toracica con una percentuale dell'1-2%. Il trattamento antibiotico e
antimicobatterico razionalmente condotto ha infatti determinato una guarigione
quasi sistematica delle pleuriti in fase acuta o subacuta , ma non è riuscito ad
eradicare le forme croniche.
Le prevalenti ragioni del
parziale insuccesso sono da ricondurre a diversi fattori quali:
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la farmacoresistenza dei
germi per selezione microbiologica, soprattutto in forme nosocomiali dove vi è
prevalenza di Gram negativi ed anaerobi;
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i disordini immunitari
anche in fase pre- o sub-clinica;
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i disordini nutrizionali ed
igienici: incongruo apporto alimentare sia quantitativo che qualitativo,
alcolismo, tossicodipendenza, promiscuità, scarsa igiene;
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l'aumento degli empiemi
jatrogeni per manovre diagnostiche invasive e l' estensione degli interventi sul
torace e addome superiore ( chirurgia classica e miniinvasiva, biopsie,
agoaspirati);
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l'inadeguata gestione del
drenaggio pleurico nelle fome acute: rimozione precoce o tardiva, inosservanza
delle norme di asepsi.
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