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TRAPIANTO
POLMONI
TRAPIANTO DI POLMONE E CUORE-POLMONI
Il trapianto di polmone presenta problemi
particolari, a causa del rischio di infezioni devastanti in un organo
trapiantato esposto continuamente all'aria ambientale non sterile e a
causa del meccanismo della tosse, che viene abolito dall'intervento.
L'attuale sopravvivenza a un anno dei riceventi di trapianto di
polmone è circa del 70%, in una popolazione di pazienti che non ha
praticamente alcuna possibilità di sopravvivere se non viene
sottoposta al trapianto. Il tasso di sopravvivenza a lungo termine
dopo trapianto di polmone non è stato del tutto stabilito, ma
l'incidenza di perdita tardiva dell'organo dopo l'intervento sembra
essere inferiore rispetto a quella di altri allotrapianti. La
riabilitazione funzionale è buona; la maggior parte dei riceventi
riprende le attività quotidiane. La capacità di esercizio fisico è
leggermente limitata a causa della risposta iperventilatoria.
Le possibilità per il
trapianto di polmone sono il trapianto di un singolo polmone, quello
di entrambi i polmoni o il trapianto combinato cuore-polmoni.
Quest'ultimo è stato il tipo di intervento eseguito più di frequente.
I vantaggi del trapianto di entrambi i polmoni e di quello
cuore-polmoni sono la rimozione dal torace di tutti i tessuti
potenzialmente malati e, per il trapianto cuore-polmoni, una
cicatrizzazione più affidabile dell'anastomosi tracheale favorita
dalla presenza nel blocco cuore-polmoni dei vasi collaterali
bronco-coronarici. Gli svantaggi sono la natura più estesa
degli interventi, con il trapianto cuore-polmoni che richiede la
circolazione extracorporea, la stretta corrispondenza necessaria tra
le dimensioni toraciche del donatore e quelle del ricevente,
l'utilizzo di due o tre organi per un solo ricevente e, in alcuni
casi, la sostituzione di un cuore normale con uno che può andare
incontro a disfunzione post-trapianto. Le indicazioni al
trapianto cuore-polmoni sono le malattie vascolari polmonari o le
pneumopatie parenchimali diffuse nelle quali è indicata la rimozione
di tutto il tessuto polmonare (p. es. alcuni casi di fibrosi cistica).
Quando non esistono patologie cardiache primitive o secondarie, il
cuore naturale del ricevente di un trapianto cuore-polmoni può essere
utilizzato come organo da impiantare in un intervento di trapianto
cardiaco.
Un trapianto di polmone
singolo è più chiaramente indicato per i pazienti con pneumopatia
restrittiva. I vantaggi sono costituiti dalla relativa semplicità
della procedura chirurgica, che evita l'uso dell'anticoagulazione
sistemica e della circolazione extracorporea; dal più ampio range di
accettabilità tra le dimensioni corporee del donatore e quelle del
ricevente; e dall'impiego ottimale degli organi del donatore, giacché
il cuore (e il polmone controlaterale) divengono disponibili per altri
riceventi. Gli svantaggi comprendono la possibilità di una
disomogeneità del rapporto ventilazione/perfusione tra il polmone
naturale e il polmone trapiantato e la cicatrizzazione poco efficiente
dell'anastomosi bronchiale. L'avvolgimento dell'anastomosi bronchiale
con l'omento ha migliorato quest'ultimo problema, senza tuttavia
risolverlo del tutto.
Un trapianto di entrambi i
polmoni consente la rimozione di tutto il tessuto polmonare malato
ed è teoricamente eseguibile in tutti i pazienti che non presentano
patologie cardiache irreversibili. Tuttavia, la sezione delle arterie
bronchiali e delle collaterali bronco-coronariche del donatore rende
problematica la cicatrizzazione tracheale.
Selezione dei donatori e
conservazione: I cadaveri dai quali vengono prelevati i polmoni
devono appartenere a individui non fumatori con meno di 40 anni di
età. Alla radiografia del torace devono essere presenti solo segni
minimi di addensamento e l'ossigenazione mediante ventilazione
assistita deve essere normale. I metodi di conservazione del polmone
non sono ancora ben sviluppati; un trapianto di polmone deve essere
eseguito rapidamente. Per lo più, prima dell'espianto viene infusa
nell'arteria polmonare del donatore una soluzione refrigerata
cristalloide contenente prostaciclina. In alternativa, il polmone del
donatore può essere raffreddato per via sistemica grazie alla
circolazione extracorporea, evitando l'introduzione di cristalloidi
nell'albero vascolare polmonare.
Procedura del trapianto:
per il trapianto di polmone singolo, nel ricevente si esegue una
toracotomia laterale. Per confezionare le anastomosi si adoperano i
manicotti dell'arteria polmonare, della vena polmonare e del bronco.
Se il clampaggio dell'arteria polmonare non viene tollerato, è
necessaria la circolazione extracorporea. Un trapianto cuore-polmoni
viene eseguito in circolazione extracorporea mediante una sternotomia
mediana con anastomosi aortica e atriale destra. L'anastomosi
tracheale è eseguita in un punto immediatamente al di sopra della
biforcazione. I trapianti di entrambi i polmoni richiedono una più
elaborata ricostruzione chirurgica dei vasi e delle vie aeree, ma
recentemente sono andati incontro a crescenti possibilità di successo
nei pazienti il cui cuore è normale.
Trattamento del rigetto:
la terapia si avvale dei corticosteroidi somministrati rapidamente EV
ad alte dosi, della ATG o dell'OKT3. Spesso durante le prime due
settimane dopo l'intervento vengono anche somministrati ALG od OKT3 a
scopo profilattico. Il rigetto acuto si verifica in più dell'80% dei
pazienti, ma può essere trattato con successo in una percentuale molto
alta di casi. Il rigetto polmonare si verifica più spesso del rigetto
cardiaco nei riceventi di trapianto combinato cuore-polmoni, cosicché
le biopsie endomiocardiche non sono sempre utili. Il rigetto è
caratterizzato da febbre, dispnea e diminuzione della SaO2
e del volume espiratorio forzato in un secondo (Forced Expiratory
Volume in 1 second, FEV1). L'infiltrato interstiziale
visibile alla rx del torace è difficile da distinguere da quello di
un'infezione. Per stabilire la diagnosi viene spesso utilizzata la
broncoscopia con lavaggio broncoalveolare e la biopsia transbronchiale.
Complicanze: le
complicanze precoci più preoccupanti sono correlate alla scarsa
cicatrizzazione dell'anastomosi bronchiale o tracheale. Fino al 20%
dei riceventi di trapianto di polmone singolo sviluppano stenosi
bronchiale, che spesso può essere trattata con la dilatazione o con il
posizionamento di endoprotesi. Per evitare interferenze con il
processo di cicatrizzazione dell'anastomosi bronchiale, i
corticosteroidi vengono omessi dal regime immunosoppressivo nel primo
periodo postoperatorio. Vengono impiegate dosi relativamente elevate
di ciclosporina (da 10 a 14 mg/kg/die PO) e di azatioprina (da 1,5 a
2,5 mg/kg/die PO o EV).
Una complicanza tardiva del
trapianto di polmone è la bronchiolite obliterante, che provoca
ostruzione lentamente progressiva delle vie aeree. Essa può essere una
manifestazione del rigetto cronico. Si osserva una diminuzione del FEV1
senza evidenza di alcun processo patologico polmonare.
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