Il pediatra si occupa di bambini e ragazzini
fino ai 14 anni. Visita il bambino a scopo preventivo, lo cura in caso
di malattia. Ma il grosso del suo lavoro dovrebbe essere ascoltare la
mamma, aiutarla ad non avere ansie, a essere se se stessa. Se la donna
arriva ad avere una certa sicurezza nella relazione con il bambino, il
più è fatto. Non sarà una mamma "perfetta" ma sicuramente
darà il massimo di quanto può dare. Ogni mamma ha il suo carattere e
ogni bambino anche: i due devono trovare il migliore modo per convivere,
essere a loro agio, stare bene tutt'è due. Non ci sono regole. Il
pediatra non da norme, può solo rassicurare le mamme. E loro non devono
aver timore di chiedere molte informazioni all'inizio: così sarenno
presto in grado di cavarsela da sole. Con il loro bambino.
E' vero che solo le mamme ansiose si rivolgno
spesso al pediatra?
No. Ritengo che qualsiasi mamma, soprattutto se è al primo figlio,
dovrebbe rivolgersi spesso al pediatra, nei primissimi mesi di vita del
piccolo. Più chiede all'inizio, meno chiederà in seguito. Il
principale compito del pediatra è rendere una madre il più possibile
autonoma, sicura di sè nel mettersi in relazione col bambino. Tra
l'altro, oggi, è spesso l'unica figura a svolgere questo compito, visto
che le famiglie sono ridotte a una coppia se non a una singola donna con
un figlio, senza presenze femminili rassicuranti, che danno consigli.
Oggi le donne hanno figli anche tardi, quando i nonni sono scomparsi o
troppo vecchi per aiutarle.
Come si crea un buon rapporto madre-figlio?
Ogni caso è unico. Ogni madre ha il suo carattere e ogni bambino anche
. Negli anni '50 si credeva che gli esseri umani nascessero "tabula
rasa" e che venissero completamente determinati dagli atteggiamenti
dei genitori. Oggi, invece, si sa (ed è provato sperimentalmente) che
ogni bambino è geneticamente determinato. Una donna deve imparare a
"convivere" con il proprio figlio nel miglior modo possibile.
In sostanza tutte e due devono essere a loro agio nel rapporto. Ci sono
madri che assecondano troppo i figli, altre che esigono i loro spazi
ignorando il figlio. Bisogna trovare un equilibrio una mediazione tra le
necessità e le esigenze del genitore, e quelle del bambino, senza che
non diventi schiavo dell'altro.
In questo senso in che cosa il pediatra può
aiutare la madre?
Le mamme hanno sostanzialmente bisogno di rassicurazione, di essere
confortate, trovare una certa sicurezza. Il primo compito del pedriata
dovrebbe essere quello di aiutare la donna ad eliminare le ansie, che
tra l'altro fanno malissimo al bambino. Le mamme si chiedono cose come:
"Faccio bene? Posso fare altro? Sono adeguata? So far crescere mio
figlio? " Ecco, il pediatra dovrebbe aiutarle a trovare una
risposta in loro stesse. Non perchè diventino "mamme
perfette": basta che siano "quasi perfette".
In questo, il pediatra può dare consigli...
No, non da né nozioni né regole. Sostanziamente ascolta e cerca di
aiutare la madre a essere se stessa. Quando una donna trova in sè una
carica sufficiente di sicurezza nel rapporto col figlio, tanto basta.
Non interessa che una madre sappia fare certe cose, ma che abbia
sufficiente "empatia", intesa, sintonia, comprensione, per
essere serena con il suo bambino sano o malato che sia.
Come capire che si è trovato un equilibrio con
il figlio?
Il benessere della mamma è segno che sta bene con il bambino. Se ci
sono "difetti" nel rapporto con il figlio, una madre lo sente:
non è a suo agio.
Quali sono gli altri compiti del pediatra?
Visita il bambino quando è malato o lo vede a scopo prevenivo. Su cento
casi che mi capitano novanta bambini non hanno niente, otto hanno
piccole patologie e due problemi più gravi, ma sono gia segiuti nella
maggiorparte di casi dall'ospedale.
Ci sono problemi tipici dei bambini a seconda
dell'età?
Noi seguiamo i bambini fino al quattordicesimo anno di vita, ma in
pratica li vediamo soltanto nei primissimi anni. Nel primo anno
l'assistenza è importante da tutti i punti di vista, nel secondo si
tratta perlopiù di problemi comportamentali, di pianti o sonno
alterato; nel terzo i bambini si ammalano spesso perchè iniziano a
frequentare l'asilo. Poi li vedi sempre meno. Tornano all'età dello
sviluppo, con i tipici problemi dell'adolescenza, per esempio di
crescita o di sovrappeso.
Ma in certi casi è meglio andare direttamente
da uno specialista?
No, il pediatra è giusto che "sintetizzi" tutti i problemi di
salute del bambino. Poi semmai lo indirizzerà da uno specialista. Perchè
il pediatra conosce da sempre la famiglia l'ambiente, la madre e il
bambino.
Il tampone faringeo
Il tampone faringeo viene prescritto ogni volta che una
faringo-tonsillite non si risolve utilizzando gli antibiotici più
comuni e pertanto il mal di gola tende a ripresentarsi nuovamente a
distanza di poco tempo oppure il bambino non presenta un vero e proprio
dolore ma un fastidio alla gola e l'osservazione di questa mostra una
lieve irritazione del cavo faringeo.
Tale situazione non esclude la presenza dello Streptococco
beta-emolitico di tipo A che ha la capacità di insediarsi a livello
delle prime vie aeree dando spesso una sintomatologia molto dolorosa.
Quando non riesce ad essere debellato, può dare problemi più seri per
la salute e provocare, anche a distanza di mesi o di anni dall'ultima
tonsillite, il cosiddetto "reumatismo articolare acuto"; si
tratta di un'infiammazione che colpisce le articolazioni del corpo e, in
modo particolare, quelle più grandi, come per esempio le ginocchia o i
gomiti, rendendole rosse e dolenti .
Dal legame tra lo Streptococco e le difese immunitarie dell'organismo
inoltre, si creano alcuni immunocomplessi ovvero sostanze che possono
avere come bersaglio organi molto delicati come i reni e il cuore che
vengono attaccati come se fossero veri e propri nemici.
Infatti a distanza di parecchio tempo dall'infezione della gola, i reni
possono manifestare una glomerulonefrite, un processo infiammatorio che
può sfociare in un'insufficienza renale, malattia che riduce il
funzionamento renale.
Per quanto riguarda il cuore, l'aggressione ha come bersaglio le valvole
che possono essere danneggiate a tal punto da compromettere il
funzionamento dell'organo.
Se il test identifica la Streptococco, è necessario verificare se
risulta sensibile o meno all'azione dei maggiori antibiotici
potenzialmente in grado di combatterlo, esistono infatti molte famiglie
di streptococchi ed alcune di esse sono diventate ormai insensibili alle
normali cure.
Fino a qualche anno fa, infatti, la Penicillina G benzatina era la cura
vincente nei confronti di questo tipo di germe, ma con il passare del
tempo, lo Streptococco ha generato alcuni ceppi resistenti pertanto si
è passati a combatterlo con penicilline protette, ma attualmente si è
riscontrato in alcune zone d'Italia una resistenza anche a queste, in
questi casi ci si avvale di antibiotici della famiglia delle
cefalosporine di 2° e 3° generazione e dei macrolidi.
Come si esegue il tampone
Il tampone faringeo consiste nel prelevare, mediante un semplice
bastoncino, una certa quantità di muco presente in fondo alla gola
toccando anche le tonsille; è importante non toccare le guance o altre
parti della bocca perché in questo caso potrebbe contaminarsi e dare
falsi risultati.
Tale operazione è completamente indolore e dura pochi secondi.
Il tampone di solito viene ripetuto circa due settimane dopo aver
terminato la cura antibiotica, tale procedura permette di avere la
certezza che il germe sia stato effettivamente sgominato dal farmaco
scelto.
Come si legge il referto
Accanto alla voce "crescita batterica", viene indicato:
• il termine "presente"
se sono stati rilevati germi nel campione prelevato
• il termine "assente"
se non è stato individuato alcun germe
Accanto alla voce "carica batterica" di solito non viene
scritto niente perché lo streptococco beta emolitico di tipo A è
sempre a rischio qualunque sia la sua carica batterica.
Per sapere se è positivo o negativo, si deve osservare la scritta
"si isola" accanto alla quale possono essere riportate le
frasi:
• flora non
patogena se non ci sono germi patogeni
• Streptococco
beta-emolitico del gruppo A se invece è stato isolato lo
streptococco, in questo caso il test è positivo
Dolori addominali
Se il bambino ha dolore al basso addome e
presenta due o più dei seguenti sintomi:
temperatura superiore a 38° C
enuresi (da tempo non bagnava il letto di notte)
minzione dolorosa
minzione frequente
urine maleodoranti
probabilmente può esserci un‚infezione delle vie urinarie soprattutto
se si tratta di una bambina.
Se invece non presenta nessuno di questi sintomi ma ha il raffreddore e
la gola irritata, è probabile che la causa sia l'infezione delle vie
aeree superiori che spesso nei bambini sono accompagnate da dolore
addominale.
Se il bambino si è lamentato spesso anche nei mesi precedenti di dolori
addominali senza altra sintomatologia, possiamo inizialmente pensare che
siano presenti dolori addominali ricorrenti tipici in circa il 10% dei
bambini e la cui causa è spesso dovuta a tensione emotiva o insicurezza
o il più delle volte sono inspiegabili.
Tuttavia non bisogna sottovalutare i sintomi; il fatto che il dolore
possa anche non essere di natura fisica, non vuol dire che il bambino
non lo avverta e ne sia infastidito.
Fatelo sdraiare sul letto e tenetelo al caldo, non bisogna costringerlo
a mangiare ma insistere che beva in abbondanza.
Va comunque sottolineato che i dolori addominali ricorrenti non
escludono la possibilità di disturbi più seri come ad esempio
l'appendicite i cui sintomi possono variare da bambino a bambino: il
dolore quasi sempre parte dall'ombelico per poi scendere verso la parte
destra dell'addome controllare che non compaiano i sintomi: febbre,
facile affaticabilità, difficoltà ad urinare.
Nel caso si verifichi un'appendicite, si dovrà ricorrere alla sua
asportazione chirurgica.
L'appendice ha una forma allungata e sporge dall'intestino crasso nel
punto in cui esso si congiunge all'intestino tenue.
Se la sintomatologia lascia supporre la possibilità di un'infiammazione
dell'appendice (appendicite), occorre intervenire subito per evitare che
l'appendice infiammata provochi un'infezione generalizzata dell'addome
ossia una "peritonite".
L'appendicectomia viene eseguita in anestesia generale praticando una
piccola incisione nell'addome; la guarigione è rapida e senza
complicanze.
Schema dietetico per
lattanti
1. REGOLE GENERALI • Non somministrare mai più
di un nuovo alimento per volta.
• Non dare alimenti nuovi quando il
bambino non sta bene.
• Se un alimento nuovo viene rifiutato
con decisione, aspettare 10-15 gg prima di riproporlo.
• Dolcificare cibi e bevande solo se
necessario e usando prodotti dietetici. per l’infanzia (Nidex-Dulceril).
• Utilizzare lo zucchero dopo il 6-7
mese.
• Utilizzare il miele dopo i 12 mesi.
• Utilizzare il sale dopo i 12 mesi.
2. ALIMENTI DA
INTRODURRE DOPO IL 4 MESE • Frutta : mela, pera
omogenizzata o fresca grattuggiata iniziando con pochi cucchiaini tra un
pasto e l’altro, quindi raggiungere dopo pochi giorni la dose di un
frutto o di un vasetto al giorno.
• Latte di proseguimento : sotituire
progressivamente un pasto ogni giorno con Mellin2. Nidina2. Transilat.
Nutrilac2.
3. ALIMENTI DA INTRODURRE DOPO IL QUINTO MESE • Pappa di verdura (da
sostituire al secondo pasto di latte e da dare col cucchiaino)
• Far cuocere in un litro d’acqua una
patata e una carota.
• In 200 grammi di brodo aggiungere 2-4
cucchiai di crema di riso precotta o di crema di mais o tapioca (quanto
basta per raggiungere la densità di una purea abbastanza liquida), un
cucchiaino di olio di mais o di oliva e un cucchiaino di parmigiano
grattuggiato.
• Attenzione: somministrare inizialmente
solo qualche cuchiaino di pappa, integrando il pasto con il latte, per
abituare gradualmente il bambino alla nuova alimentazione.
• Dopo 2-4 giorni aggiungere anche mezzo
liofilizzato di carne (manzo – pollo – vitello – agnello),
raggiungendo la dose intera dopo 2-3 giorni
• Dopo una settimana aggiungere al brodo
di verdura 2-3 cucchiaini di passato di verdura.
• Dopo un’altra settimana aggiungere al
brodo di verdura una nuova verdura per volta (lattuga – erbete -
finocchio – zucchine – cipolla) e poi aggiungerle nel passsato di
verdura.
• Dopo 15 giorni dll’introduzione della
prima pappa completa, darela stessa papppa anche la sera sotituendo alla
crna il formaggio fresco (30-40 grammi di crescenza – ricotta –
mozzarella – caprino) oppure 2 cucchiaini di parmigiano oppure un
vasetto di formaggio.
4. ALIMENTI DA
INTRODURRE DOPO IL 6 MESE • Carne: omogenizzato o carne
fresca cotta a vapore 50 grammi, cavallo o coniglio.
• Prosciutto cotto senza conservanti e
tritato, 30 grammi.
• Verdure spinaci cucchiaini di passato
di verdura.
• Fruttta: Kiwi, banana, albicocca,
ananas.
• Yogurt magro con aggiunta di frutta
fresca.
• Glutine: pastina, semolino, crema di
cereali, biscotti, fette biscottate.
5. ALIMENTI DA
INTRODURRE DOPO L'8 MESE • Brodo di carne sgrasssato e
senza sale
• Pesce bollito o alla griglia : nasello,
sogliola, merluzzo, palombo. 50-80 grammi.
• Uovo: solo il tuorlo da aggiungere alla
pappa a crudo, iniziare con un paio di cucchiaini per volta, fino ad
arrivare alla dose di uno o due tuorli alla settimana
• Verdure: legumi, fagioli, piselli,
fagiolini, lenticchie da aggiungere al brodo di verdura.
6. ALIMENTI DA
INTRODURRE DOPO IL 12 MESE • Uovo intero alla coque
• Carne: fegato e cervella, non
indispensabili
• Frutta: fragole, pesche, cigliege,
frutti di bosco, agrumi
• Verdure: pomodoro sia come sughetto che
nel brodo di verdura
• Latte di mucca di centrale : meglio se
parzialmente scremato : non bollito e diluito con metà acqua,
aggiungwndo un cucchiaino di zucchero o altri dolcificanti, dopo circa
una settimana si aumenta gradualmente la quantità di latte più 50
grammi d’acqua. Dopo circa un mese il latte può esseredato intero.
• Insaccati: bresaola di amnzo o di
cavallo e prosciutto crudo.
Alimentazione del
neonato
Un bambino è maggiormente protetto dalla comparsa di allergie, se la
mamma durante la gravidanza e l’allattamento, mangia ciò che vuole
anche i cibi come latte, formaggio, uova, pesce che più facilmente
possono dare forme allergiche come la dermatite atopica, l’asma e la
congiuntivite allergica.
Il latte materno è un alimento ideale per la crescita; quello
artificiale è simile ma non uguale.
Il bimbo deve essere attaccato al seno subito dopo la nascita massimo
entro tre quarti d’ora dal parto; per i primi 10 giorni può succedere
che il neonato mangi poco ciò non vuol dire che alla mamma manchi il
latte ma è il bambino che si deve adattare al nuovo mondo.
Come curare omeopaticamente
i più diffusi malesseri nei piccoli da 0 a 3 anni
L'ACETONE
E’ una patologia che si riscontra spesso nei bambini tra i 2 e i 4
anni quando mangiano poco o digiunano in conseguenza a febbre e a
vomito.
In questa situazione in mancanza di zuccheri per scarso apporto di
carboidrati (pane, pasta, riso) vengono utilizzati i grassi come unica
fonte di energia, ciò porta ad una aumentata produzione di corpi che
tonici tra cui l’acetone che provocano vomito, sonnolenza e spesso
febbre.
E’ quindi evidente che la prima cosa da fare e rifornire l’organismo
di zuccheri anche attraverso bibite come la coca-cola sgasata che spesso
rappresentano l’unico modo per fare assumere zuccheri ed acqua al
bambino, tali bevande risultano infatti più efficaci di quelle calde
perché stimolano meno il riflesso del vomito inoltre l’assunzione di
una piccola dose di caffeina, può rivelarsi utile per dare un po’ di
tono.
Se invece si desidera un rimedio omeopatico allora si possono sciogliere
10 granuli di Senna 30 CH in mezzo bicchiere di acqua e darne al bambino
1 cucchiaino ogni mezz’ora; se c’è vomito si può aggiungere alla
soluzione anche 10 granuli di Nux Vomica alla 5 CH.
Per sapere se il vostro bimbo ha l’acetone, si possono acquistare in
farmacia delle striscette di carta fabbricate appositamente che vanno
imbevute nell’urina o sul pannolino bagnato.
BRUCIATURE
Naturalmente vengono curate quelle di più lieve entità altrimenti
bisogna ricorrere al pronto soccorso.
Innanzi tutto si deve lavare con acqua fredda la zona interessata, poi
se la pelle è arrossata e dolente si può somministrare al bambino
Urtica Urens 5 CH 3 granuli ogni 10 minuti e fare impacchi con una
soluzione preparata con 10 gocce di tintura madre di Urtica (10 gocce in
mezzo bicchiere di acqua ghiacciata); se sono presenti invece le
vescicole allora somministrare Causticum 5 CH 3 granuli ogni 15 minuti
in alternativa ai granuli di Urtica Urens.
COLICHE GASSOSE
Disturbo frequentissimo della prima infanzia e dovuto alla formazione di
bolle d’aria nell’intestino che provocano dolore in quanto
distendono più del dovuto la parete intestinale.
Il rimedio omeopatico consiste nel sciogliere in 1 cucchiaino d’acqua
2 granuli di China Regia 5 CH e darli al bambino cinque minuti prima del
pasto, alternandoli con 2 granuli di Carbo vegetabilis 3 CH.
Se durante gli attacchi il bambino oltre a piangere piega le gambe, si
possono aggiungere 2 granuli di Colocynthis 5 CH, se invece le distende
allora bisogna aggiungere 2 granuli di Dioscorea 5 CH.
CROSTA LATTEA
Colpisce i neonati e i lattanti e si riconosce per la presenza di croste
più o meno estese sul cuoio capelluto; se il problema è di lieve entità,
spesso è sufficiente togliere le croste con il pettine dopo averle
ammorbidite con olio.
A questo punto si può somministrar al piccolo Viola Tricolor 30 CH 3
granuli 2 volte al giorno per quindici giorni.
DIARREA
E’ un problema abbastanza frequente nei più piccoli soprattutto
d’estate e in vacanza; se il disturbo si riduce a qualche episodio,
sono sufficienti dei fermenti lattici per 8-10 giorni, se invece gli
episodi sono più numerosi si può somministrare Podophyllum 5 CH 3
granuli dopo ogni scarica e Arsenicum Album 30 CH 4 granuli due volte al
giorno.
Se si osserva del muco nelle feci, allora bisogna aggiungere 3 granuli
di Mercurius Solibilis 5 CH; naturalmente è preferibile escludere il
latte dalla alimentazione che dovrà invece basarsi su riso, carote e
patate oltre ad un’adeguata idratazione.
ECZEMA
Le cause di questo disturbo non sono sempre facilmente individuabili,
comunque s’interviene localmente applicando creme a base di Calendula
oppure utilizzare i gemmoderivati di Cedrus libani 1 DH e Ribes nigrum 1
DH 10-30 gocce di ognuno due volte al giorno.
ERITEMA DA PANNOLINO
Il disturbo si localizza nell’area coperta dal pannolino, di solito è
l’ambiente umido e lievemente acido creato dall’urina la causa
scatenante.
Si manifesta con un arrossamento spesso intenso e molto fastidioso
pertanto il bambino è irrequieto
e facilmente irritabile-
La terapia è locale, bisogna lavare frequentemente la parte arrossata
ed applicare una crema alla Calendula o una pasta all’ossido di zinco
ad ogni cambio; come trattamento generale si può somministrare 3
granuli di Viola tricolor 5 CH tre volte al giorno.
FARINGITE
Il sintomo più comune è il mal di gola al quale si accompagna febbre,
a volte abbassamento della voce e un malessere generalizzato; più
spesso la causa è batterica e in questo caso serve un antibiotico, se
invece è una forma virale si possono utilizzare i trattamenti naturali
come le fiale di Rame 1 x 3 volte al giorno e la propoli 10-20 gocce 2
volte al giorno:
Se comunque la gola è molto rossa e dolente, si può aggiungere
Mercurius solubilis 5 CH
IPERECCITABILITA’
Per bambini molto attivi e sempre in movimento, è possibile ridurre
questa loro iperattività utilizzando una tisana a base di valeriana o
di biancospino affiancati dalla più conosciuta camomilla.
INSETTI
Per prevenire la puntura di insetti si possono usare repellenti a base
di citronella o di geranio, nel caso invece di puntura di zanzare,
possiamo somministrare Apis 5 CH in granuli e mettere sulla puntura
stessa una tintura di Apis TM, Ledum TM e Calendula TM.
Se sono vespe a pungere, bisogna utilizzare Apis 200 una dose subito ed
una dopo 15 minuti per poi proseguire con Apis 30 CH.
MAL D’ORECCHIO
Può essere l’anticamera per un’otite, di solito non porta febbre ma
rende il bambino piuttosto irritabile, le cause possono essere
molteplici da un semplice colpo d’aria a malattie del cavo orale.
Di solito si utilizza Hepar Sulfur 30 CH granuli e Belladonna granuli;
come prevenzione si può utilizzare pulsatilla 9 CH E ferrum
phosphoricum 9 CH.
RAFFREDDORE E CONGIUNTIVITE ALLERGICHE
Il trattamento andrebbe effettuato almeno un mese prima della comparsa
abituale dei sintomi;
si utilizza:
pollens 30 CH a sere alterne
euphrasia 9 CH a mattine alterne
allium cepa 9 CH nelle altre mattine
ribes nigrum gemme 1 DH tutti i giorni.
STIPSI
Nei bambini è una situazione che si verifica abbastanza spesso, sempre
efficace può essere la supposta di glicerina altrimenti possiamo
ricorrere ad alumina 5 CH.
Se l’aspetto delle feci è simile a delle palline, è più indicata
magnesia muriatica 30 CH.
VOMITO
Le cause potrebbero essere diverse dall’ acetone alle infezioni virali
dell’intestino ad indigestione alimentare, i migliori rimedi
omeopatici possono essere nux vomica 5 CH o ipeca 5 CH.
La febbre
La febbre è una risposta a diversi
agenti come i virus e i batteri patogeni dovuta ai pirogeni endogeni
liberati dai leucociti polimorfonucleati e dai fagociti facenti parte
del nostro sistema reticoloendoteliale quando vengono a contatto con gli
agenti patogeni.
L'osservazione del bambino con febbre è molto importante infatti più
alta è la febbre più importante potrebbe essere la causa che l'ha
scatenata; il bimbo risulta poco reattivo agli stimoli dell'ambiente,
non si lascia coinvolgere con pupazzi o dai suoni, in braccio o stesi
sul lettino non si muovono quasi per niente, piangono e sono
inconsolabili anche se stretti tra le braccia, lo sguardo è poco
reattivo anzi quasi vitreo.
Più evidenti sono questi segni più alta dovrebbe essere la febbre.
Misurare la temperatura
Il termometro a mercurio è ancora il più preciso. Per avere valori
reali, occorrerebbe misurarla
a livello rettale o orale. La misurazione sotto l'ascella è
accettabile, ma fornisce la temperatura
della pelle, più influenzata dalle condizioni ambientali e quindi
leggermente più bassa.
Infatti, si parla di febbre se la temperatura supera i 37,5 C a livello
rettale, o i 37 a livello
cutaneo, cioè all'ascella.
• Sotto l'anno di età indicata la
misurazione rettale: la punta del termometro, lubrificata
con vaselina, va inserita delicatamente nel retto per circa due
centimetri, tenendo
il termometro fermo con la mano per 1 o 2 minuti.
• Per quelli con qualche anno in più è
preferibile la misurazione orale: la punta va appoggiata
sulla lingua, bene in fondo, da un lato o dall'altro, e lasciata in
questa posizione, a bocca chiusa,
per almeno 3 minuti. Attenzione però a non dar loro, nella mezz'ora
precedente, bevande
calde o fredde.
• La misurazione ascellare è invece
consigliata per i bambini più grandi: la parte sensibile
del termometro va tenuta sotto l'ascella per almeno 5 minuti.
Non hanno particolari vantaggi i termometri auricolari, che pur precisi,
hanno un alto costo.
Le strisce reattive da applicare sulla fronte non sono invece precise e
forniscono valori
indicativi.
Esami di laboratorio
Di solito non sono necessari a meno che la febbre non persista da
giorni senza apparente motivo, in questo caso si esegue un prelievo di
sangue per valutare l'emocromo e la Ves.
Se il bambino oltre alla febbre dovesse presentare sintomi respiratori,
risulta utile un RX del torace, se invece presenta improvvisamente
scariche diarroiche, sarebbe opportuno un esame colturale delle feci. Terapia
Se la febbre raggiunge i 40° - 41°C bisogna ricorrere al
raffreddamento del corpo con acqua tiepida o leggermente fredda, non è
necessario che sia gelida infatti ciò che si vuole ottenere è
l'evaporazione dell'acqua posta sul corpo; con la formazione del vapore
acqueo si toglie calore e si abbassa leggermente la temperatura.
Si sconsiglia nella maniera più assoluta l'utilizzo di spugnature con
alcool in quanto tale prodotto potrebbe essere assorbito attraverso la
pelle ed entrare nel sangue.
Gli antipiretici sono i farmaci di prima scelta, primo fra tutti il
Paracetamolo (tachipirina) che interferisce con i pirogeni endogeni,
raggiunge il picco massimo nel sangue dopo 1-2 ore e termina il suo
effetto dopo 4-6 ore.
A differenza di altri antipiretici non è gastrolesivo e non agisce come
antiaggregante piastrinico, inoltre è ben assorbito dal tratto
gastroenterico.
Gli antibiotici devono essere utilizzati solo in caso di infezioni
batteriche accertate con esami diagnostici o in caso di patologie del
cavo orale facilmente identificabili anche con un esame obiettivo.
Otite media acuta
L’otite media acuta è una patologia assai frequente nei bambini che
manifestano un episodio prima dei 6 anni con maggior incidenza fra i 6
mesi e i 2 anni.
Cause predisponenti possono essere la disfunzione delle tube di
Eustachio sia di origine meccanica per una ipertrofia delle adenoidi sia
di origine infiammatoria ad esempio a carico delle cellule ciliate
durante un’infezione virale oppure malformazioni anatomiche come
grossi danni al palato (palatoschisi) o il palato ogivale in un bimbo
normale.
Si parla di solito di otite media acuta purulenta
caratterizzata da raccolta sierosa nell’orecchio medio e da segni di
malattia quali febbre, irritabilità, male e secrezione dall’orecchio
ai quali possono associarsi inappetenza, vomito e diarrea oppure di otite media non purulenta
caratterizzata da un processo infiammatorio con secrezione più ridotta
e non purulenta; nella maggior parte dei casi è stata preceduta da una
forma purulenta ma può anche verificarsi primitivamente in un bambino
allergico con infezione virale.
Gli agenti patogeni più comuni sono lo Steptococcus pneumonite e l’Hemophilus
influenzae, ai quali si affiancano, ma con percentuale più bassa,
alcuni virus compresi quelli influenzali. Terapia
La scelta deve cadere sulla somministrazione per via orale di un
antibiotico, i più efficaci sono:
amoxicillina 30-50 mg/kg ogni 8 ore
eritrocina 30-50 mg/kg/die
cefalosporine di ultima generazionein mono somministrazione o ogni 12
ore.
Faringite
E’ un problema pediatrico comune, la causa risiede in un’infezione
batterica soprattutto da Streptococco Beta Emolitico di tipo A oppure da
parte di un virus.
Di solito la distinzione viene fatta mediante un tampone faringeo
eseguito in un laboratorio analisi ed anche osservando il paziente,
infatti le forme virali sono spesso accompagnate da rinite, tosse e
congiuntivite, mentre le forme batteriche più facilmente manifestano
cefalea, vomito, dolore addominale, febbre elevata e costante oltre alla
presenza di petecchie sul palato, la presenza di essudato tonsillare e
la tumefazione dolente dei linfonodi laterocervicali anteriori.
Sintomo comune ad entrambe le forme è il dolore durante la deglutizione
ed il fastidio ad ingerire cibi caldi. Terapia
Nelle forme virali si può tener sotto controllo la febbre con i comuni
antipiretici ed alleviare il dolore con disinfettanti del cavo orale;
nelle forme batteriche invece si deve eseguire una profilassi
antibiotica.
Il trattamento di scelta è la penicillina, ma nei soggetti allergici si
ricorrerà all’eritromicina, alla claritromicina o alle cefalosporine
per un trattamento complessivo di 8-10 giorni.
Vomito
La dilatazione del tratto gastroenterico, soprattutto dello stomaco e
del piccolo intestino, attiva i recettori della tensione che a loro
volta mandano impulsi al centro del vomito.
Le cause di vomito ad originegastrointestinale sono sia
di natura infiammatoria che meccanica: nel neonato
il vomito a getto o biliare è comunemente dovuto ad anomalie congenite
come stenosi o diaframmi dell’esofago, del piccolo intestino o del
colon.
Nel piccolo lattante si dovrebbe
considerare la stenosi ipertrofica del piloro, sebbene la causa più
comune di vomito sia il reflusso gastroesofageo; nei bambini più grandicelli,
l’ostruzione meccanica è spesso dovuta alle malrotazioni o ad
invaginazioni mentre i processi infiammatori sono causati
dall’appendicite.
La causa principale di vomito ad ogni età è infettiva (virus o tossine
batteriche), fra i virus da ricordare i rotavirus, i virus Hawaii,
mentre i batteri più comunemente implicati sono lo Stafilococcus aureus,
il Clostridium Perfringes, il Bacillus Cereus.
Le cause di vomito ad origine sistemica
sono più complesse infatti molti fattori possono stimolare l’area dei
chemocettori che a loro volta mandano impulsi al centro del vomito.
Alcuni bambini sono particolarmente suscettibili da parte di cibi,
odori, malattie soprattutto quelle associate ad acidosi diabetica,
acidosi tubulare renale o ad acidosi organiche.
I farmaci che spesso danno vomito sono le teofilline, gli antibiotici,
gli antiblastici.
Poiché i neurotrasmettitori possono stimolare sia il centro del vomito
sia l’adiacente area chemorecettoriale eccitatoria, le malattie a
carico del sistema nervoso centrale come l’emicrania, le convulsioni o
l’aumentata pressione intracranica, sono speso accompagnate da vomito,
ciò potrebbe spiegare anche il cosiddetto vomito psicogeno.
Inoltre le malattie sistemiche possono agire direttamente sul tratto
gastroenterico causando irritazione, dilatazione e quindi stimolazione
diretta del centro del vomito. Valutazione
Il momento in cui il vomito si verifica, spesso ne suggerisce la causa.
Un vomito al mattino senza segni di
accompagnamento, può indicare un aumento della pressione intracranica;
in un piccolo lattante il vomito a getto dopo il
pasto può suggerire un restringimento ipertrofico del piloro,
mentre un rigurgito eccessivo può indicare rigurgito gastroesofageo,
mentre in un adolescente un vomito non spiegato
dopo i pasti fa pensare ad un disturbo dell’alimentazione.
Si deve valutare la presenza di sintomi associati come anoressia,
nausea, diarrea, tosse o febbre; una spiccata anoressia o nausea prima
del vomito sono associate comunemente a processi intraddominali, mentre
una diarrea di solito indica una gastroenterite infettiva con maggior
probabilità di una forma batterica se il vomito segue la diarrea.
E’ utile sapere se i bambini hanno tosse perché è comune il vomito
dopo la tosse, mentre la febbre suggerisce una causa infettiva.
Gli esami di laboratorio dovrebbero essere fatti a
seconda della gravità; se il bambino ha un vomito severo o prolungato,
si dovrebbe fare un prelievo di sangue per valutare il sodio, potassio,
bicarbonato ed azotemia, se il bicarbonato risultasse basso si potrebbe
pensare ad una riduzione del flusso ematico periferico con conseguente
acidosi lattica oppure ad una malattia associata ad acidosi metabolica.
Gli esami strumentali come l’ecografia addominale può essere utile
nella diagnosi di stenosi ipertrofica del piloro, di invaginazione o di
appendicite, mentre se si sospetta un rigurgito gastroesofageo sono
indicate una radiografia del digerente con pasto opaco. Terapia
I farmaci antivomito non hanno nessun ruolo nel bambino piccolo ed hanno
un ruolo limitato anche nel bambino più grandicello.
Il pericolo maggiore soprattutto nei più piccoli è la disidratazione
che può essere evitata se, quando è ancora presente il vomito, si
somministrano piccole quantità 5-10 ml alla volta di liquidi.
Nel bambino con rigurgito i provvedimenti più comuni sono pasti
addensati e una giusta posizione dopo il pasto (bambino prono con il
lettino alzato dal lato della testa). Che cosa fare quando il bambino vomita
Tenergli la fronte mentre vomita può essere molto rassicurante per lui
. Succesivamente un pò d'acqua e una rinfrescata la viso gli daranno
sollievo.
Diarrea
Per diarrea si intende la presenza di feci abnormemente liquide e
frequenti; una classificazione la distingue in :
Secretiva: è causata da un’enterotossina prodotta da agenti
infettivi la quale provoca un aumento della funzione secretoria dell’enterocita
bloccando contemporaneamente la funzione assorbitivi, si ricordano il
Vibrio Cholerae e gli Escherichia Coli responsabili della diarrea del
viaggiatore, mentre nei paesi industrializzati è più facile l’azione
combinata con una forma dissenterica da Shigella o Salmonella; presenta
abbondanti feci acquose.
Citotossica: le cellule della mucosa
sono distrutte, i villi intestinali appiattiti e vi è un aumento
relativo della secrezione rispetto all’assorbimento; è causata per lo
più da agenti infettivi, più spesso da rotavirus, tuttavia in soggetti
immunodepressi o negli asili nido, il Cryptosporidium è un patogeno
emergente
Dissenterica: è dovuta soprattutto da
agenti batterici che invadono il colon e l’ileo terminale, è
caratterizzata dall’infiammazione della mucosa e della sottomucosa che
porta edema, alterazione del processo di riassorbimento ed aumentata
motilità intestinale. I patogeni più comuni sono il Campylobacter
fetus, Shigella e Salmonella
Osmotica: è prodotta dalla presenza di
grassi, proteine e carboidrati non digeriti all’interno
dell’intestino, ciò crea un abbondante richiamo di acqua nel lume
intestinale. Si ricorda che intolleranze o allergie alimentari oppure un
eccessivo uso di liquidi ad alto contenuto di carboidrati (succhi di
frutta) o di sorbitolo, possono causare ricorrenti episodi diarroici.
Un discorso a parte va fatto per la diarrea cronica del bambino piccolo
caratterizzata da episodi ricorrenti di feci liquide probabilmente
dovute sia a cause osmotiche che a disturbi della motilità e che di
solito non è associata ad alcun processo morboso, infatti il bambino è
sano e cresce bene.
Valutazione
La presenza di vomito accelera la disidratazione.
Se il vomito precede la diarrea, è più probabile che ci sia
un’origine virale così come la comparsa di rash cutanei.
Spesso le infezioni delle vie urinarie sono associate a diarrea mentre
le infezioni delle vie aeree superiori e l’otite media frequentemente
accompagnano una gastroenterite virale.
La valutazione dovrebbe tener presente anche di un’assunzione recente
di latte non pastorizzato, di acqua non potabile, di cibi preparati o
conservati in modo non adeguato, in particolare pollame ed in fine di
contatti recenti con bambini o adulti affetti da diarrea.
Un’attenta e paziente valutazione alimentare, può chiarire se vi è
un’associazione tra la diarrea e l’assunzione di cibi come il latte
i suoi derivati o alcune bevande come il succo di mela.
Una storia familiare di intolleranza alimentare, di fibrosi cistica o di
colon irritabile, suggerisce nel bambino la medesima causa di diarrea
Gli esami di laboratorio si basano sull’esame delle feci per la
ricerca di leucociti e sangue infatti la loro presenza indica
un’origine batterica; altra ricerca viene fatta per determinare la
presenza di parassiti o di loro uova. Terapia
Bisogna attuare rapidamente la correzione della disidratazione; le
diarree batteriche sono di solito autolimitanti oppure vengono trattate
con antibiotici come l’eritromicina, per quelle virali e da Salmonella
non si attua terapia.
I farmaci antidiarroici andrebbero utilizzati con molta cautela
Rachitismo
E’ una malattia dell’infanzia causata da deficit di vitamina D e
mancanza di luce solare.
Provoca un danno nella calcificazione scheletrica che è molto evidente
nelle zone a rapido accrescimento ad esempio le metafisi (porzione
centrale) delle ossa lunghe.
Nei bambini piccoli prima che inizino a camminare, le manifestazioni
cliniche sono scarse ad eccezione di un lieve gonfiore delle estremità
ossee e delle costole; il rammollimento osseo può condurre a deformità
del cranio.
Quando il bambino comincia a camminare, la progressiva deformità ossea
diviene più evidente con la tibia inarcata e ruotata; poiché la
vitamina D influenza anche la funzione muscolare, può verificarsi una
patologia a carico dei muscoli, molto invalidante.
Le indagini diagnostiche mirano a controllare i livelli di calcio e
fosfato nel sangue che risultano ridotti mentre la fosfatasi alcalina è
elevata inoltre le radiografie mostrano le metafisi allargate e
deformate a coppa.
Terapia
Consiste nel somministrare vitamina D e nel evidenziare con precisione
l’alterazione nel metabolismo della vitamina D stessa oltre ad esporre
in giusta misura il bambino al sole.
Nei paesi poveri il danno può essere dovuto solo alla malnutrizione.
Infezione delle vie
urinarie
Dopo i primi mesi di vita, le infezioni delle vie urinarie sono molto più
frequenti nelle femmine che nei maschi e sono provocate da microrganismi
fecali che risalgono l’uretra.
Tra i fattori che possono contribuire all’aumentata suscettibilità
delle femmine all’ infezione vi sono la relativa minor lunghezza
dell’uretra e la ricca colonizzazione del perineo, della vulva e
dell’uretra da parte di microrganismi patogeni, favoriti probabilmente
da un PH vaginale troppo alto o da bassi livelli di anticorpi
cervico-vaginali.
Nel neonato l’infezione delle vie
urinarie può essere associata ad sintomi che indicano un’infezione,
ittero, vomito, diarrea o ritardo di crescita, nei lattanti
e nei bambini della
prima infanzia la presentazione più frequente è con febbre
inspiegata, dolore addominale, ritardo nella crescita, diarrea ed
irritabilità; solo nel bambino grandicello il quadro clinico assomiglia
a quello dell’adulto con sintomi quali l’aumentata quantità di
urina, dolore addominale e più stimoli ad urinare durante la notte.
Diagnosi
Il miglior metodo di laboratorio è l’urinocoltura
con cui siamo in grado di stabilire che tipo di agente patogeno sia la
causa dell’infezione ma soprattutto grazie ad un antibiogramma,
possiamo sapere quale antibiotico è più adatto per la cura Terapia
Una infezione delle basse vie urinarie di solito è causata da
Escherichia Coli, Klebsiella, Enterobacter, Proteus e Staphylococcus
epidermidis; i farmaci usati sono gli antibiotici e la scelta viene
fatta dopo un’urinocoltura più antibiogramma e la durata della
terapia è di 10 giorni.
E’ importante ripetere l’urinocoltura 7 giorni dopo il termine della
cura per accertarsi che l’infezione sia stata curata.
Tic
I Tic sono il tipo più comune di movimento involontario
dell’infanzia; essi consistono in movimenti rapidi, afinalistici e
casuali, possono essere semplici come gli ammiccamenti oppure più
complessi.
Il paziente spesso ha l’impressione che il tic sia preceduto dalla
sensazione di dover fare quel movimento e tipicamente peggiorano sotto
stress e possono aumentare quando il bambino è solo e rilassato.
Si distinguono due tipi di tic:
1. tic transitori: si verificano in diversi
bambini con un picco d’età compreso tra i 5 e i 9 anni; in ordine di
frequenza le parti del corpo più interessate sono gli occhi, il volto,
il collo, le spalle e le braccia.
Sebbene i sintomi sembrino aumentare sotto stress, la causa non sembra
di origine psicogena e non è necessaria la psicoterapia infatti i
sintomi si estinguono nel giro di 3 mesi e raramente durano più di un
anno.
2. tic cronici: durano più di un anno e
possono essere accompagnati da nuovi tic, l’età di insorgenza è
compresa tra i 5 e i 9 anni con un picco d’incidenza attorno ai 7
anni; imaschi ne sono affetti con frequenza 3 volte maggiore rispetto
alle femmine e una storia familiare di tic può essere presente nel
50-80% dei casi.
Alcuni pazienti sviluppano complessi movimenti come saltellamenti o
sussulti oppure atti come quello di toccare in modo compulsivo il
proprio corpo o quello altrui oppure gli oggetti.
I tic vocali variano da semplici suoni come il tossire, lo schiarire la
voce, il fiutare, a rumori più complessi come strilli ed emissioni di
versi animali.
Nella maggior parte dei pazienti tale affezione diviene stazionaria nel
periodo preadolescenziale.
La terapia è di tipo farmacologico
grazie alla quale si ha un buon miglioramento senza ottenere una
completa scomparsa di tutti i tic.
I bambini affetti da tic cronici di solito presentano deficit di
attenzione e disturbi nell’apprendimento; ai famigliari bisognerebbe
spiegare che i tic non indicano nessuna seria malattia neurologica e che
non sono associati a demenza né ad altre gravi malattie psichiatriche.
Purtroppo non siamo ancora in grado di fare una diagnosi prenatale.
I problemi del sonno
I problemi del sonno più comuni sono costituiti dai risvegli
notturni; il bambino va a letto e, dopo 2 o 3 ore si sveglia, può
continuare a piangere rimanendo in uno stato di veglia parziale o
chiamare espressamente la mamma a volte formulando qualche desiderio
specifico e comunque rifiutandosi di prendere sonno.
Questa situazione è diffusa e riguarda 1 bambino ogni 4 entro i 3 anni
di vita ed almeno tutti i bambini per almeno una volta.
Molto meno frequenti sono le crisi di pavor nocturnus che iniziano dopo
un'ora, un'ora e mezza di sonno e sono tipiche dei bambini tra i 3 e i 9
anni; in questo caso il bambino si sveglia improvvisamente, si mette
seduto, urla, appare molto spaventato ma non si lascia tranquillizzare.
Poco frequente risulta essere anche il sonnambulismo che colpisce 1
bambino su 20 in età scolare; in questo caso il soggetto si sveglia e
gira per la casa in stato di semincoscienza anche se può essere capace
di rispondere a domande elementari.
Quelli elencati sono problemi diversi ma tutti caratterizzati dalla
scomparsa nel tempo e privi di correlazione di problemi del sonno in età
adulta.
Interpretazione
Il risveglio notturno frequente sembra correlato con una bassa soglia
sensoriale, ciò troverebbe conferma nel fatto che spesso si tratta di
bambini con sonno leggero; a volte è possibile riconoscere la causa in
una recente malattia del bambino oppure in una prolungata permanenza
della culla vicino al letto dei genitori il cui allontanamento viene
vissuto come disagio.
Per il sonnambulismo e il pavor nocturnus, si tratta di problemi
transitori e con una sicura componente costituzionale e nei quali solo
occasionalmente gioca un ruolo significativo la relazione
interfamiliare.
L'ENURESI (minzione a letto)
A 4 anni quasi il 30% dei bambini bagna ancora il letto di notte, a 5
anni ancora il 15% e a 6 anni ancora il 10% ; dai 6 anni in poi un altro
15% smette di bagnare il letto ogni anno man mano che cresce, per cui
una piccola percentuale (1%) continua a farlo in età pubere.
Parliamo in questo caso di enuresi primaria.
Il problema è ben diverso se un bambino che avendo imparato a
controllare la minzione notturna, riprende a bagnare il letto dopo un
intervallo più o meno lungo (enuresi secondaria).
Interpretazione
L'acquisizione del controllo notturno sull'emissione delle urine è un
fatto tipicamente maturativo che avviene con la crescita del bambino per
cui i recettori vescicali e il controllo neurologico diventano sempre più
precisi e attivi.
Il problema ha un'alta incidenza familiare mentre i conflitti
relazionali giocano un ruolo secondario, quindi proprio per la presenza
di familiarità, si tende a sdrammatizzare il problema che con il tempo
tende a risolversi spontaneamente.
Per l'enuresi secondaria è invece necessario risalire alla causa che può
riguardare una patologia dell'apparato urinario oppure un distacco
vissuto come carenza d'affetto come nel caso della nascita di un
fratello, di una partenza di uno dei due genitori o di un ricovero
oppure per fobia della scuola.
Terapia
Stabilito che non esiste patologia a livello dell'apparato urinario,
bisogna chiarire con il bambino che non lo consideriamo un bugiardo ma
che ognuno di noi ha un modo " fisico " di esprimere un
problema emotivo e che i vari organi, in modo diverso, possono essere
chiamati a parteciparvi.
Il bambino va inoltre rassicurato sul suo eccessivo timore ad esempio
per la nascita di un fratello oppure nei confronti della scuola, ma
soprattutto bisogna evitare che a causa dei suoi sintomi, lui ottenga
privilegi o esenzioni.
Nel caso della scuola, la frequenza deve essere ripresa immediatamente,
prolungarne l'assenza sarebbe dannoso perché creerebbe ulteriori motivi
per non andarci tipo la preoccupazione per le prestazioni scolastiche
dopo una lunga assenza, l'imbarazzo nei confronti degli insegnanti e dei
compagni.
Spesso il colloquio protratto nel tempo dà buoni risultati, nei casi più
critici si può ricorrere alla cura farmacologica con benzodiazepine, ciò
implica uno stretto contatto fra specialista e famiglia.
Itteri neonatali
L'ittero o colorazione gialla della cute è una manifestazione molto
comune in epoca neonatale ed è la conseguenza di un accumulo di
bilirubina nel tessuto sottocutaneo e a livello della sclera oculare; si
ritiene essere presente nel 50% circa dei neonati a termine e nell'80%
circa dei neonati pretermine.
L'intensità dell'ittero è quanto mai variabile e la sua gravità è in
funzione dei valori dell'iperbilirubinemia, infatti se la concentrazione
della bilirubina è tale da superare la capacità dell'albumina di
legarla tutta, la bilirubina libera sarà in grado di attraversare la
barriera ematoencefalica accumulandosi in alcuni distretti
dell'encefalo, esercitando la sua azione tossica alcune volte anche
mortale; tale situazione dipende anche dal peso, dall'età gestazionale
del neonato e da un'eventuale patologia associata.
Nella maggioranza dei casi tuttavia l'iperbilirubinemia non è tale da
determinare effetti patologici e l'ittero è clinicamente irrilevante se
non per la colorazione gialla della cute e delle sclere; in questi casi
si parla di ittero fisiologico i cui parametri sono:
• Ittero a bilirubina indiretta
• Comparsa dopo 24 - 48 ore
• Scomparsa o netta attenuazione dopo 4
-5 giorni nel neonato a termine e 7 - 9 giorni nel pretermine
• Valore massimo di bilirubina inferiore
o uguale a 13mg /100 ml a 3-4 giorni nel neonato a termine e inferiore o
uguale a 15mg / 100 ml a 5-8 giorni nel pretermine
• Velocità di accumulo della bilirubina
inferiore a 5mg / 100 ml al giorno
Normalmente comunque la bilirubina derivane dalla distruzione dei
globuli rossi fetali, viene allontanata attraverso la placenta nel
circolo materno ed è per questo che il bimbo può non manifestare
l'ittero.
Ittero Patologico
I criteri che inducono a considerare patologico un ittero neonatale sono
di ordine quantitativo, temporale e clinico; l'ittero deve essere
indagato quando:
• Compare nelle prime 24 ore
• L'incremento dei livelli di bilirubina
sono superiori a 5mg /100 ml al giorno
• Bilirubina superiore a 13 mg /100 ml
nel neonato a termine e a 15 mg / 100 ml nel pretermine
• Persistenza di valori elevati di
bilirubina oltre la prima settimana
• Presenza di meccanismi che accentuano
l'iperbilirubinemia come un'aumentata distruzione dei globuli rossi,
riduzione della captazione di bilirubina, aumento della circolazione
enteroepatica
Encefalopatia bilirubinica
E' la patologia più pericolosa che può produrre un ittero
patologico; la mancanza di legame con l'albumina plasmatica, permette
alla bilirubina libera di penetrare nei tessuti in special modo in
quelli ricchi di lipidi come il tessuto cerebrale.
Certe aree dell'encefalo sono più sensibili di altre all'azione tossica
della bilirubina: gangli della base, cervelletto, midollo allungato,
ippocampo.
Sintomi precoci
Sono il vomito, l'apatia, l'ipotonia, il torpore ma anche l'ipertonia e
le convulsioni; la morte può sopraggiungere per un danno delle
strutture vitali dell'encefalo.
Esiti neuorologici a distanza
Paralisi cerebrali infantili, sordità, epilessia, oligofrenia
La capacità dell'albumina di legare la bilirubina è fondamentale,
infatti tali sintomi non si verificano in neonati nei quali la riserva
di capacità albumino-legante sia superiore al 50%, pertanto è
indispensabile evitare la riduzione di questa capacità soprattutto
quando si è costretti ad intervenire con terapie antibiotiche, in tal
caso la scelta del farmaco dovrà tenere in considerazione il suo legame
con l'albumina.
Terapia degli itteri neonatali Il metodo più semplice per ridurre l'entità della
iperbilirubinemia è l'alimentazione precoce per prevenire l'ipoglicemia
e per instaurare la motilità intestinale con una più rapida
eliminazione del "meconio" e una riduzione del riassorbimento
della bilirubina attraverso il circolo enteroepatico.
Oltre a ciò l'alimentazione precoce favorisce una rapida colonizzazione
dell'intestino e la conseguente riduzione della bilirubina in urobilina.
In generale la terapia degli itteri neonatali si basa su tre punti:
• Allontanamento della bilirubina
attraverso vie alternative rispetto alla glicuroconiugazione, ciò si
ottiene fondamentalmente per azione della luce ossia al
"fototerapia"; la luce è in grado di provocare sia una
fotoossidazione distruggendo la molecola di bilirubina, sia una
fotoisomerizzazione con la quale la bilirubina viene deformata e resa più
idrosolubile di modo che possa essere facilmente escreta con la bile se
necessità di glicuroconiugazione
• Accelerazione del metabolismo della
bilirubina per opera di farmaci induttori dei sistemi enzimatici o
fornitori di elementi utili per la glicuroconiugazione
• Allontanamento della bilirubina tramite
exanguinotrasfusione con la quale viene sostituito circa l'85% del
sangue del neonato.
Patologia da ossiuri
E' dovuta all'Oxyuris Vermicularis, un verme piccolo bianco, molto
mobile efiliforme; il maschio è lungo 3-5 mm, la femmina 9-12 mm.
L'accoppiamento dei vermi sessualmente maturi avviene nella regione
ileo-cecale; la femmina fecondata, se non viene eliminata, in 5-12
settimane migra piena di uova fino a raggiungere la regione anale da
dove fuoriesce eliminando tutte le uova e morendo.
Le uova maturano nella regione anale e perineali in 4-6 ore provocando
prurito che è l'unico disturbo avvertito dal paziente. Tutto ciò
fornisce la possibilità di effettuare l'unico test diagnostico
possibile per questa malattia: lo scotch test.
Una linguetta di nastro adesivo viene applicata sull'orifizio anale alle
prime ore del mattino e lasciato per 15 minuti: le femmine e le loro
uova aderiscono allo scotch consentendo successivamente la diagnosi al
microscopio.
L'ossiuriasi è diffusissima nei bambini a tutte le età; la frequenza
nei lattanti può arrivare al 40-70%
La causa
Il bambino di solito si infesta e di solito si reinfesta per via orale
portando alla bocca le mani sporche di terra o dopo aver toccato oggetti
da toilette o giocattoli poco puliti; più rara l'infestazione da uova
cadute sulla frutta o ortaggi.
Sintomatologia
Il sintomo più caratteristico è il prurito al quale si possono
aggiungere:
1. manifestazioni allergiche ( orticaria,
eczemi, eritemi )
2. disturbi gastroenterici ( nausea,
vomito, dolori addominali, irregolarità dell'alvo )
Terapia
Si somministra uno sciroppo specifico una sola volta in un'unica dose,
ma vista la facile reinfezione, si consiglia di ripetere la
somministrazione 15 giorni dopo.\
Sangue nelle feci
Le condizioni che si accompagnano alla presenza di sangue nelle feci
sono molte; la possibilità di riconoscere le diverse cause, è legata
ad una serie di fattori concomitanti quali:
• L'età del paziente
• La quantità di sangue
• Le condizioni del paziente e la
presenza di altri sintomi associati come dolori addominali, diarrea,
vomito, febbre
• La presenza di sangue commisto con le
feci oppure all'esterno di esse
• Il colore del sangue: rosso vivo, rosso
scuro o color della pece
Neonato
La causa più frequente di passaggio di sangue nelle feci del neonato,
è dovuta ad ingestione di sangue materno, ciò si può verificare o
durante il parto o successivamente attraverso le ragadi formatesi sui
capezzoli.
Altro evento possibile è la malattia emorragica del neonato la cui
causa va ricercata nell'assunzione di farmaci da parte della madre nelle
ultime fasi della gravidanza, ciò provoca sia un allungamento del tempo
di protrombina sia una diminuzione delle piastrine.
Se l'enterorragia è accompagnata da distensione addominale, da uno
stato di shock e da vomito, bisogna presupporre la presenza di una
diarrea infettiva in genere batterica.
Non dobbiamo dimenticare anche se rare, la presenza di sangue nelle feci
per ulcera gastrica da stress o da gastrite emorragica o da colite
ulcerativa acuta.
Lattante
I motivi più comuni sono certamente le fessure e le ragadi anali; si
tratta di piccole quantità di sangue rosso vivo che assumono l'aspetto
di striature all'esterno delle feci o qualche volta come poche gocce di
sangue che seguono l'emissione delle feci.
Si tratta in genere di lattanti in buone condizioni generali con
tendenza alla stitichezza e all'emissione di feci molto dure.
Anche le diarree infettive sono causa frequente di enterorragia in
questa età; il sangue si trova mischiato con le feci che sono in genere
liquide e le condizioni del lattante sono spesso compromesse.
Altra causa può essere l'intolleranza alle proteine del latte di mucca;
in questo caso accanto alla diarrea è quasi sempre presente il vomito.
Età prescolare
Dopo le fissurazioni anali e le diarree infettive, la causa più
frequente è la presenza di polipi che possono essere evidenziati
mediante clisma opaco o una rettosigmoidoscopia.
Si tratta in genere di piccole quantità di sangue rosso vivo che può
verniciare all'esterno le feci o mischiarsi ad esse.
In caso di perdite abbondanti di sangue, da poter provocare addirittura
uno stato di shock, si deve sospettare un diverticolo di Meckel in
particolare se si tratta di bambini piccoli.
L'invaginazione intestinale è caratterizzata da emissioni di feci
frammiste a sangue e a muco come fosse una gelatina mentre più rara è
l'ulcera duodenale.
Età scolare
La comparsa in questa età di una diarrea mucosanguinolenta, deve far
sospettare una colite ulcerativa o una enterite regionale, in
quest'ultimo caso sono presenti dimagramento e dolori addominali.
Le feci possono avere il colore della pece e se sono accompagnate da
vomito, dolori epigastrici ed anemia, si deve sospettare un'ulcera
peptica.
L'esofagite peptica da ernia iatale rappresenta la causa più frequente
di melena (sangue scuro rigurgitato) nel bambino piccolo.
Bisogna ricordare che spesso in età pediatrica non sono rari i casi in
cui non si riesce ad identificare la causa di sangue nelle feci.
Malattia celiaca
La malattia celiaca rappresenta la causa principale delle diarree
croniche da danno strutturale della mucosa.
E' caratterizzata da un'intolleranza permanente al glutine di frumento,
orzo, segale ed avena con la comparsa di 3 fattori principali:
• Atrofia della mucosa con gradi diversi
di malassorbimento e malnutrizione
• Miglioramento clinico e istologico dopo
abolizione del glutine dalla dieta
• Recidiva istologica e clinica, dopo
reintroduzione del glutine
Il danno della mucosa intestinale è più marcato nel duodeno e nel
digiuno e diminuisce verso le ultime porzioni del tenue pertanto si
manifesta un difetto più o meno generalizzato della digestione e
assorbimento dei costituenti alimentari.
La malattia è tipica della razza bianca ed è più diffusa nelle
popolazioni che consumano glutine; i fattori genetici hanno un ruolo
importante anche se fattori ambientali non ben noti devono avere grossa
importanza se è vero che solo il 10% dei casi ha una chiara familiarità.
Il glutine è presente nel frumento, segale, orzo ed avena, esso è una
miscela di 4 classi di proteine:
gliadine, glutenine, albumine e globuline; la frazione tossica per il
celiaco è quella contenuta nella gliadina. A tutt'oggi la causa più
accreditata si rifà ad una patogenesi immunitaria, ossia la gliadina in
soggetti predisposti, si comporta come un antigene che scatenerebbe
l'azione del sistema immunitario verso la mucosa intestinale.
Manifestazioni cliniche
La malattia compare nella sua totalità tra i 9 e i 18 mesi, ma ci sono
forme precoci anche intorno ai 3-4 mesi in rapporto alla precocità
d'introduzione dei cereali nella dieta.
I disturbi cominciano da 1 a 6 mesi dopo l'introduzione del glutine; il
bambino con morbo celiaco di solito ha capelli chiari, occhi bleu ed
aspetto sofferente, pallido, inoltre presenta le seguenti problematiche:
• Addome voluminoso
• Muscolatura ipotrofica, specialmente
evidente alle natiche e alle cosce
• Curve di sviluppo del peso e
dell'altezza discostanti dalla norma
• Inappetente, ipotonico, di umore
irritabile, non sorride, è riluttante a muoversi
• Alvo diarroico con feci poltacee,
abbondanti, chiare che provocano spesso disidratazione
Nelle forme tardive i sintomi possono essere attenuati e talora
l'unico sintomo evidente è il ritardo della crescita, che si evidenzia
all'età della scuola con un umore depresso e scarso rendimento
scolastico
Diagnosi
Di fronte ad una diarrea cronica, insorta dopo l'introduzione nella
dieta delle prime farine, i primi accertamenti d'obbligo sono:
• Controllo peso, altezza, età ossea
• Controllo emoglobina, globuli rossi
• Controllo proteine, colesterolo,
trigliceridi, ferro, calcio, fosforo, attività protrombinica,
immunoglobuline ( le IgA seriche di solito sono alte e diminuiscono con
dieta senza glutine)
• Determinazione dei grassi fecali
• Test di assorbimento rapido del
d-xilosio, dei trigliceridi e del ferro
Oltre a ciò è possibile eseguire una biopsia intestinale che
diventa obbligatoria nelle forme tardive con sintomatologia incerta che
confermerà l'atrofia della mucosa intestinale.
Di solito il protocollo prevede 3 biopsie: la prima nella fase iniziale,
la seconda dopo un anno circa di dieta senza glutine, la terza dopo 2-3
mese di provocazione con glutine a dose piena; si stabilisce che la
persistenza di normalità della mucosa dopo 2 anni di provocazione con
glutine, possa escludere la malattia celiaca.
Questo procedimento è necessario per escludere alcune forme di
intolleranza transitorie al glutine.
Terapia
La cura della malattia si basa sulla dieta priva di glutine che deve
durare per tutta la vita.
In famiglia si farà largo uso di riso e farina di riso, farina di mais
e di soya, fecola di patate, farina di castagne e di grano saraceno
oltre ad utilizzare prodotti privi di glutine acquistabili nelle
farmacie.
Intolleranza alle
proteine del latte vaccino
Ne sono colpiti dall'1 all'8 % dei lattanti che assumono latte
vaccino; la sensibilizzazione verso le proteine del latte può avvenire
già nella vita fetale da madri che assumono latte, ma più comunemente
avviene con l'alimentazione artificiale totale o parziale dei primi
giorni di vita o con l'inizio dello svezzamento.
Diagnosi
Non esistono tests sicuri e determinanti per la diagnosi che quindi si
avvale soprattutto sui sintomi, sull'esclusione di patologie che causano
sintomi simili e sul miglioramento ottenuto con l'eliminazione del latte
e la ricaduta con la sua reintroduzione.
Comunque tests di laboratorio validi sono:
• Prick tests con antigeni del latte
vaccino
• Titoli di precipitine antilattoproteine
nel siero
Sintomatologia
Forma acuta
Si verifica di regola nei primi 3 -6 mesi di vita in un bambino che
assume latte vaccino; i sintomi più comuni sono:
• Vomito
• Diarrea liquida, mucosa o muco-ematica
• Dolori addominali
• Grosso addome meteorico con presenza di
coliche
Essi possono comparire subito dopo le poppate o dopo 1 -2 ore.
Forma cronica
Abbiamo una forma colitica che si esprime con diarrea mucosa,
muco-ematica o semplicemente con anemia sideropenica dovuta alla
continua perdita ematica dal colon; la ricerca del sangue occulto nelle
feci è una buona guida alla diagnosi.
Nella forma di diarrea cronica con malassorbimento si hanno
caratteristiche simili alla malattia celiaca con appunto rallentamento
della crescita, diarrea cronica con steatorrea, atrofia della mucosa
intestinale ma meno grave rispetto alla malattia celiaca dalla quale si
differenzia anche per la comparsa nei primi 3-6 mesi.
Trattamento
Esso consiste nell'abolizione completa delle proteine del latte vaccino
e derivati come i latticini, i biscotti o gli alimenti addizionati di
latte o con le proteine del latte; a tal proposito si sottolinea che le
fette biscottate contengono latte, che alcune paste per bambini
contengono proteine del latte, che molti omogeneizzati contengono latte.
Si deve quindi assumere latte a base di soya o di ideosilati di
lattoproteine anche se poi un 10-15% di questi bambini finisce con il
manifestare intolleranza anche verso queste sostanze, pertanto si dovrà
ricorrere ad alimenti in cui la quota proteica sia costituita solamente
da aminoacidi.
Vi sono casi che rispondono bene alla bollitura del latte perché
sensibili solamente agli antigeni tremolabili, altri che tollerano il
formaggio grana stagionato perché in esso le lattoproteine sono
degradate a peptici.
Adenoidi e tonsille
Le adenoidi ( tonsilla palatina)
costituiscono una struttura linfatica poco organizzata e probabilmente
poco funzionale sotto il profilo immunologico infatti hanno una capacità
di produrre anticorpi di superficie minore rispetto alle tonsille
faringee.
Sono situate nello spazio retrocoanale e, se eccessivamente grosse, lo
possono ostruire rendendo difficile la respirazione, l'aerazione
tubarica e lo scarico dei seni nasali e paranasali con facile insorgenza
di otiti ricorrenti e sinusiti persistenti.
Le tonsillefaringee
sono formate da follicoli linfatici in comunicazione con le cripte che
appaiono come difetti parziali dell'epitelio di rivestimento, attraverso
le quali si ha un continuo "traffico" da fuori a dentro e
viceversa, di linfociti e agenti infettivi e ciò fa delle tonsille
organi dove il processo infiammatorio è quasi normale.
Sono posizionate nella faringe tra due pilastri che le spremono durante
la deglutizione; la loro funzione è quella di riconoscere gli agenti
infettanti al momento del loro arrivo nelle vie respiratorie e di
produrre anticorpi di superficie.
I problemi che derivano dalle tonsille
possono essere di spazio, infatti tonsille molto grosse creano disturbi
alla deglutizione, respirazione, fonazione, oppure problemi di infezione
e in questo caso ci sono tonsille che si infettano di più e tonsille
che si infettano di meno.
L'intervento chirurgico di asportazione delle tonsille che negli anni
'30 ha avuto il massimo della popolarità, è stato oggi molto
ridimensionato proprio per aver scoperto l'importanza nella produzione
degli anticorpi svolta dalle tonsille. Ad oggi gli interventi chirurgici
vengono eseguiti tenendo conto delle indicazioni
meccaniche e di quelle infettive.
Le indicazioni meccaniche riguardano
sia le adenoidi che le tonsille; come abbiamo già visto le adenoidi
possono essere così sviluppate da disturbare la respirazione in modo
persistente e in tutte le stagioni e creare otiti, anche se molte volte
ciò non è direttamente proporzionale.
Anche per le tonsille abbiamo indicazioni
simili oltre al fatto che esse possono provocare disturbi della
fonazione.
Per quel che riguarda le indicazioni infettive, esistono delle prove
certe che la tonsillectomia riduce la frequenza delle infezioni in
genere ma soprattutto quelle streptococciche.
Tenendo conto delle costatazioni fatte, si può dire che:
• Una frequenza molto elevata di
tonsilliti giustifica l'intervento
• La diagnosi di tonsillite
streptococcica va posta almeno dopo un tampone faringeo
• La tonsillectomia non rappresenta la
profilassi delle ricadute di reumatismo articolare acuto che deve essere
comunque curato con iniezioni di penicellina
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