Piede Piatto
E' una delle deformità più comuni del piede e si intende lo
spianamento delle volte naturali del piede.
Si può avere un appiattimento della volta longitudinale ( piede piatto
o piano), oppure un appiattimento dell'appoggio metatarsale ( piede
traverso piano ) oppure di entrambi.
Vi sono piedi piatti congeniti e piedi piatti acquisiti, questi ultimi
si dividono in:
• Traumatici, generalmente secondari a
frattura delle ossa del tarso in particolare del calcagno che per una
viziosa consolidazione, portano ad una alterazione morfologica delle
ossa costitutive della volta plantare
• Paralitici, dovuti a lesioni
paralitiche dei muscoli attivatori del piede, per lo più da
poliomielite
•Statici, è la forma più frequente;
alla sua base vi è una rottura dell'equilibrio dei muscoli attivatori
del piede ed in particolar modo una ipovalidità del muscolo muscolo
plantare breve.
La causa della rottura dell'equilibrio muscolare può
essere varia:
1. accrescimento (piede piatto
dell'adolescenza)
2. rachitismo
3. alterazioni endocrine
4. eccessivo aumento dello sviluppo
corporeo
5. eccessivo stare in piedi senza un
adeguato esercizio muscolare (piede piatto professionale)
Lo spianamento delle volte plantari nel piede piatto, si
dimostra facilmente con l'impronta plantare che può essere presa
facendo appoggiare i piedi sotto carico sopra un cuscinetto imbevuto
d'inchiostro e poi su un foglio di carta, oppure in modo più
sofisticato con il "podogramma" o con metodi radiologici con
cui si misura dell'altezza longitudinale durante un appoggio sotto
carico.


Sintomatologia
Piede piatto
•leggera stanchezza ai piedi fino ad
una vera e propria insufficienza statica, con stanchezza e dolori
muscolari anche alla gamba
• contrattura di tutto il piede con
appoggio fortemente doloroso ( piede piatto contratto)
• il prolungarsi della contrattura porta
ad alterazioni artrosiche tra le varie componenti del piede con ridotta
mobilità delle singole articolazioni (piede piatto artrosico)
Piede trasverso piano
E' dominata dall'errato appoggio metatarsale che si concentra sul 2°
e 3° dito e che determina un estesa callosità plantare in quella zona
con comparsa di dolore anche intenso durante l'appoggio.
Terapia
Piede piatto
•terapia attiva costituita da esercizi
mirati dei muscoli stivatori del piede e in particolare del plantare
quadrato
• terapia passiva tramite l'uso di
calzature che abbiano un sostegno nella volta longitudinale interna in
modo da sostenerla
• terapia chirurgica con la quale si
interviene direttamente sulle ossa del piede
Piede trasverso piano
•terapia passiva consiste in un
sostegno nella calzatura in corrispondenza dell'appoggio metatarsale
•terapia chirurgica può basarsi
sull'asportazione delle teste metatarsali dolorose, ma più
razionalmente si ricorre alla correzione del piede piatto che sta alla
base della nascita di un piede trasverso piano

Metatarsalgie
Sono dolori dell'appoggio metatarsale, frequentemente la causa è un
piede trasverso piano iniziale, ma qualche volta sono dovute
all'irritazione dei nervi interdigitali più frequentemente tra il 2° e
il 3° dito dove il nervo ha un percorso obbligato ed è in vicinanza
delle guaine tendinee.
Pertanto uno allargamento della volta trasversale che iperdistenda le
formazioni legamentose, una irritazione della guaina dei tendini oppure
un neurinoma del nervo interdigitale, possono dar luogo a questa
sintomatologia dolorosa (metatarsalgia di Morton).
Piede cavo
E' la deformità contraria del piede piatto in cui la volta
longitudinale viene ad essere aumentata a dismisura e l'appoggio del
piede si attua solamente sul calcagno e sull'avampiede.
Vi sono alcuni tipi di piedi cavi
•congenito ( piede torto congenito)
•acquisito:
1. traumatico
2. paralitico
3. neurogeno : è dovuto a squilibri
muscolari determinati da una sofferenza delle radici nervose provocate
da alterazioni dell'ultima vertebra lombare e delle prime sacrali
Sintomatologia
Consiste in dolori all'appoggio metatarsale e in alcuni casi
successivamente a tutto il piede perché le formazioni legamentose
possono cedere trasformare il piede originariamente cavo, in un piede
piatto (piede piatto secondario).
Terapia
Nei casi lievi o iniziali, la cura è passiva con un sostegno a volte
molto accentuato della volta longitudinale interna e della volta
metatarsale; nei casi più gravi la terapia è chirurgica direttamente
sulla ossa del piede.
L'alluce valgo
E' la conseguenza dell'allargamento dell'avampiede.
Nel piede normale l'asse dell'alluce forma con quello del 1° metatarso
un angolo aperto all'esterno di 10 - 15 gradi, oltre questa misura si
parla di alluce valgo che nei casi più gravi può avere un angolo di 90
gradi.
In questo caso l'alluce è deviato notevolmente all'esterno, può
disporsi al di sopra o al di sotto del 2° e 3° dito che
successivamente vengono deviati a martello.
La causa dell'alluce valgo è generalmente dovuta ad una predisposizione
congenita e spesso ereditaria ad un allargamento dell'avampiede, a ciò
dobbiamo aggiungere l'utilizzo, soprattutto delle donne, di calzature
con tacco alto e punta stretta che spostano tutto il carico del corpo
sull'avampiede costringendo le dita in poco spazio.
Sintomatologia
Inizialmente può essere asintomatico, ma ben presto diviene
doloroso anche perché l'articolazione viene a sporgere medialmente e ad
urtare contro la calzatura dando origine ad una borsite
Terapia
La profilassi può essere ottenuta con l'uso di calzature ben
studiate con tacco largo, con altezza massima di 5 centimetri e con
pianta larga, ciò può impedire il progredire della patologia che
invece in una fase avanzata troverà beneficio solamente in una terapia
chirurgica.
Gli interventi più razionali consistono in ampie resezioni articolari,
seguiti da capsuloplastiche oppure l'asportazione della testa del primo
metatarso e il posizionamento di una protesi articolare in materiale
acrilico; naturalmente tali metodiche obbligano ad un periodo di
immobilizzazione in gesso.

Tumori ossei
L'osso può essere sede di tumori primitivi sia benigni che maligni e
di tumori metastatici
Vengono così classificati:
A) tumori originati dal tessuto
osseo ( osteogenici )
Benigni: osteoma, osteoma osteoide,
osteoblastoma
Maligni: osteosarcoma, osteosarcoma
iuxtacorticale
B) tumori originati dalla
cartilagine ( condrogenici )
Benigni: condroma, osteocondroma,
condroblastoma, fibroma condromixoide
Maligni: condrosarcoma, condrosarcoma
iuxtacorticale, condrosarcoma mesenchimale
C) tumori gigantocellulari ( osteoclastomi
)
D) tumori provenienti dal midollo
osseo
Maligni: sarcoma di Ewing, reticulosarcoma
osseo, linfosarcoma osseo, mielosa
E) tumori di origine vascolare
Benigni: angioma osseo, linfangioma, tumore
gnomico
Maligni: emangioendotelioma,
emangioperitelioma, angiosarcoma
F) tumori originati da altri
tessuti connettivali
Benigni: fibroma desmoplastico, lipoma
Maligni: fibrosarcoma, liposarcoma,
mesenchimoma maligno, sarcoma indifferenziato
G) tumori ossei metastatici
da tumori di natura epiteliale
da tumori di natura connettivale
OSTEOMA
E' frequente nei seni paranasali e nello scheletro della faccia,
è costituito generalmente da una crescita piccola di osso corticale,
denso, che sporge dalla superficie dell'osso come una nocciola.
La terapia è l'asportazione chirurgica.
OSTEOMA OSTEOIDE
Costituito da una zona centrale di osso immaturo con trabecole
non calcificate e da una parte periferica di osso compatto tipo
corticale fortemente addensato.
Predilige i soggetti giovani ed il sesso maschile, si localizza più
frequentemente nel femore e nella tibia.
La
sintomatologia è caratterizzata
da intenso dolore, tenace, vivo, persistente che si intensifica nelle
ore notturne, resiste ai comuni analgesici ma si arrende all'Aspirina.
La terapia è chirurgica
OSTEOBLASTOMA
E' costituito da osso immaturo ma è meno demarcato da tessuto
osseo compatto rispetto all'osteoma da cui si differenzia anche per
prediligere le ossa corte come vertebre, bacino, calcagno e per non
essere così dolente.
OSTEOSARCOMA
E' tra i più frequenti e il più grave per la prognosi molto
spesso mortale.
Colpisce soprattutto giovani fra i 10 e i 20 anni di sesso maschile; è
caratterizzato da un altissimo grado di malignità e da una tendenza
fortemente invasiva.
L'aspetto radiografico è molto caratteristico: vi è un'area
osteolitica a limiti indistinti che colpisce un tratto di osso fino a
distruggerlo, erodendo la corticale.
Però all'interno di questa massa vi sono zone irregolari leggermente
radiopache, costituite da tentativi di ossificazione del tumore;
caratteristica è la reazione periostale che è sempre notevole e molto
intensa con formazione di osso.
Il tumore può colpire tutte le ossa, ma predilige le ossa lunghe e dà
metastasi a livello polmonare con estrema rapidità; la morte può
sopraggiungere in tempi brevi.

Si è notato nel corso degli anni che le amputazioni non miglioravano la
prognosi, pertanto ora si attua una terapia radiante con dosi piuttosto
elevate e copertura antimitotica specifica; se dopo un anno non ci sono
metastasi, allora si può procedere all'asportazione del tumore.
OSTEOSARCOMA PARAOSTALE
E' simile al precedente ma meno aggressivo; anche la tendenza a
dare metastasi è più blanda.
CONDROMA
E' uno dei tumori ossei benigni più frequenti, può colpire
tutte le ossa, ma è più caratteristico nelle ossa brevi delle mani e
dei piedi.
Colpisce i soggetti adulti senza prevalenza per i due sessi,
radiologicamente si osserva un rigonfiamento dell'osso ad aspetto
multicistico; la lesione è molto distruttiva e perciò le fratture
patologiche sono frequenti.
La
terapia è chirurgica con
asportazione del tumore.
CONDROSARCOMA
Colpisce soggetti di età compresa fra i 30 e i 60 anni, attaccando sia
le ossa lunghe che quelle brevi; può essere primitivo o secondario ad
una trasformazione maligna di un condroma.
L'aspetto radiografico è caratterizzato da aree di disgregazione ossea
all'interno delle quali si possono notare piccole calcificazioni.
L'evoluzione del tumore è lenta anche di anni e la tendenza a dare
metastasi polmonari è tardiva; il tumore è poco sensibile alla terapia
radiante e agli antimitotici, per cui la terapia consiste
nell'asportazione chirurgica che se eseguita precocemente, può anche
portare a completa guarigione
TUMORE GIGANTO CELLULARE
E' considerato uno dei tumori più caratteristici dell'osso ed è
caratterizzato da un'invasione dell'osso da parte di tessuto tumorale di
tipo connettivale.
Si ritiene che questo tumore sia una forma potenzialmente maligna che
possa virare in una forma altamente maligna con metastasi polmonari.
Sono neoplasie relativamente frequenti in soggetti tra i 20 e i 40 anni,
colpiscono entrambi i sessi e sono prevalentemente localizzati nella
parte del femore vicino alla tibia, sulla parte prossimale della tibia
stessa, sulla parte distale del radio.
L'aspetto radiografico mostra un rigonfiamento dell'osso come se fosse
soffiato.
La terapia è l'asportazione
chirurgica fino ad arrivare all'osso sano, mentre scarso effetto ha la
terapia radiante.
SARCOMA DI EWING
Colpisce i bambini nel primo decennio di vita ed è fra i tumori ossei
più aggressivi e maligni.
Aggredisce generalmente la parte centrale delle ossa lunghe e spesso
sono colpite più ossa contemporaneamente; l'invasione metastatica ai
polmoni è precocissima e molto intensa.
Radiograficamente si apprezzano numerose aree osteolitiche diffuse con
una reazione periostale a strati sovrapposti come le foglie di una
cipolla.
Il decorso del tumore è rapido, accompagnato da febbre e da dolore
osseo intenso, però esiste un vantaggio nella terapia: è estremamente
sensibile alla terapia radiante e a quella con antimitotici per cui se
prese in tempo alcune forme guariscono.
MIELOMA MULTIPLO
E' uno dei più caratteristici e diffusi tumori primitivi dell'osso ed
è anche quello che elusivamente colpisce i soggetti tra i 50 e i 70
anni.
Le ossa più colpite sono quelle brevi e corte ricche di sostanza
spongiosa come quelle del cranio, del bacino, dei corpi vertebrali.
L'immagine radiografica mostra un'intensa osteoporosi con aree
osteolitiche spesso confluenti tra loro, si hanno pertanto
frequentissime fratture patologiche specie nei corpi vertebrali e nelle
costole, in queste ultime anche per semplici colpi di tosse.
Il mielosa si accompagna ad uno stato notevole di anemia, ad un aumento
molto intenso della velocità di eritrosedimentazione (VES) e ad un
profondo scadimento delle condizioni generali.
Il decorso del tumore è lento ed è sensibile alla terapia con
antimitotici, pertanto con tali farmaci risulta possibile far diminuire
i dolori e prolungare anche di alcuni anni la vita di questi malati.
ANGIOMA OSSEO
E' un tumore benigno piuttosto frequente e consiste nella invasione
dell'osso da parte di vasi neoformati sia di tipo capillare che di tipo
cavernoso; i corpi vertebrali sono le ossa più colpite.
Molto spesso la neoplasia è asintomatica, a volte invece vi è un lieve
dolore in sede ossea, raramente si hanno delle fratture patologiche.
La terapia è quella radiante.
FIBROSARCOMA DELL'OSSO
E' un tumore maligno piuttosto raro producente fibre collagene, colpisce
generalmente gli adulti e la sede preferita sono le ossa lunghe,
generalmente la parte distale del femore e la prossimale della tibia
senza rigonfiamento dell'osso.
La prognosi del tumore benché infausta, è meno grave dell'osteosarcoma
e l'asportazione del tumore mediante ampie resezioni locali, permette di
ottenere delle guarigioni.
TUMORI OSSEI METASTATICI
Rappresentano da soli più della metà di tutti i tumori ossei.
Le metastasi ossee sono frequenti nel carcinoma mammario, prostatico e
tiroideo; l'invasione metastatica dell'osso avviene per via ematica e
l'embolo tumorale può soggiornare a lungo nell'osso prima di dare i
segni clinici.
Nel carcinoma mammario le lesioni sono generalmente osteolitiche co
distruzioni ossee più o meno generalizzate e le sedi maggiormente
colpite sono i corpi vertebrali, specie lombari, il bacino e il collo
femorale; le fratture sono frequentissime.
Il carcinoma prostatico dà spesso
metastasi ossee di tipo addensante, le fratture patologiche sono perciò
rare.
La malattia colpisce tutte le ossa, ma le localizzazioni più frequenti
sono il cranio, il bacino, la colonna, i femori e le tibie.
Il carcinoma tiroideo di solito dà
metastasi ossea solitaria, può colpire tutte le ossa ed anche a livello
osseo fissa selettivamente lo iodio radioattivo, ciò può essere usato
sia a scopo diagnostico che curativo.
POLIOMIELITE
Un tempo malattia assai frequente, ma grazie alla vaccinazione,
ora è praticamente scomparsa.
La causa è un virus che attacca specificatamente le cellule delle corna
anteriori del midollo spinale che rappresentano il neurone motore da cui
partono le fibre che vanno alle placche motrici dei muscoli.
Ne risulta pertanto una paralisi flaccida e la lesione è stabile poiché
non è possibile la rigenerazione delle cellule nervose distrutte; la
lesione può colpire tutte le cellule nervose delle corna anteriori, ma
più spesso la lesione è parziale.
Si distinguono varie forme:
• una forma grave, bulbare, generalmente
mortale, in cui sono colpiti i centri vitali del bulbo
• una forma in cui sono colpiti
prevalentemente gli arti superiori
• una forma in cui è colpito
prevalentemente il tronco
•una forma in cui sono colpiti
prevalentemente gli arti inferiori.
Se le lesioni sono totali, l'arto rimane
privo della sua muscolatura assumendo una posizione ciondolante; per la
forza di gravità e per la mancanza di tono, si possono avere delle
lussazioni articolari.
Se la lesione è parziale si può avere l'azione prevalente di una parte
della muscolatura con la comparsa di atteggiamenti viziati che nel corso
degli anni possono dare origine a deformità ossee.
Lesione agli arti superiori
Nelle forme totali, l'arto è ciondolante accostato al tronco e non può
essere sollevato; nelle forme parziali il polso può trovarsi in
posizione di supinazione o pronazione
Lesione al tronco
Si avranno delle scoliosi gravissime se la lesione è bilaterale,meno
gravi in caso di unilateralità, per cui le curve si creano non in
funzione del carico che schiaccia la colonna, ma per l'azione prevalente
della muscolatura del lato sano non controbilanciata dal lato paralitico
Displasia dell'anca
E' una patologia che predilige il sesso femminile e in circa il 50%
dei casi è bilaterale.
La razza più colpita è quella bianca ed è più frequente nella
Repubblica Ceca, Austria, nel sud della Germania e in Italia dove le
zone più colpite sono la pianura Padana e specialmente nella Brianza,
nel Ferrarese e in Emilia.
Per displasia congenita dell'anca si intende una deformità che
colpisce uno o entrambi i costituenti dell'articolazione dell'anca:
acetabolo e testa femorale; essa predispone fortemente alla lussazione
dell'anca e, secondariamente, all'artrosi dell'anca.
A carico dell'acetabolo le alterazioni sono:
•Poco profondità della cavità
cotiloidea
•Sfuggenza del tetto cotiloideo
A carico della testa del femore le malformazioni sono:
•Eccessivo valgismo del collo femorale
• Antiversione del collo femorale
• Ritardo nella comparsa del nucleo di
ossificazione della testa femorale
La causa principale è la familiarità
anche se la trasmissione non è speculare da madre a figlia per
l'elevato numero di caratteri che definiscono la malformazione, a ciò
si aggiunge il fattore razziale e la dislocazione territoriale.
A seconda della maggiore o minore importanza di queste componenti della
deformità, si possono avere le diverse manifestazioni cliniche:
1. LUSSAZIONE CONGENITA DELL'ANCA che può
essere di tre tipi :Teratologica (in fase fetale viene colpito l'abbozzo
della formazione dell'anca e nei casi peggiore può verificarsi una
mancanza completa del cotile o della testa del femore), embrionale (il
feto nasce già con l'anca lussata), post-natale (alla nascita sono
presenti solo i segni della pre-lussazione e la vera lussazione si
verifica nei primi mesi di vita)
2. SUBLUSSAZIONE CONGENITA DELL'ANCA in cui
sono presenti ristrettezza, incontinenza e bordo sfuggente del cotile,
in questo caso la testa del femore non è completamente contenuta nel
cotile. Tale malformazione può non essere riconosciuta in tenera età
anche per la difficoltà del riscontro radiografico, ma da adulti sarà
causa di disturbi atrosici; la cura è solamente chirurgica e consiste
nel ridurre il valgismo del collo femorale.

3. DISPLASIA DELL'ANCA può sfuggire
nell'infanzia, i primi sintomi compaiono al termine dell'ossificazione e
da adulti darà origine alla coxartrosi
PRE-LUSSAZIONE
E' contraddistinta da un'eccessiva aniversione del collo femorale, da
una scarsa profondità del cotile, da un ritardo nella evoluzione della
testa femorale e da un'abnorme sfuggenza del tetto cotiloideo.
La lesione deve essere accertata il più presto possibile, possibilmente
alla nascita.
Dato che in tale periodo gran parte del bacino è ancora cartilagineo e
radiotrasparente, la diagnosi è di tipo clinico e si basa sulla:
• asimmetria delle pliche cutanee della
regione inguinale e delle cosce, quando la lesione è unilaterale
•segno dello scatto
di Ortolani; abducendo, flettendo e intraruotando l'anca, si
apprezza un piccolo scatto dovuto all'anca sublussata che rientra in
sede
• ipotrofia dell'arto, particolarmente
della natica, ed extrarotazione
Purtroppo tali segni non sono sempre presenti.
La diagnosi viene effettuata eseguendo una lastra delle anche sulla
quale si tracciano delle linee in moda da dividere ogni singola anca in
4 quadranti, in condizioni di normalità, l'ombra del femore si trova
prevalentemente nel quadrante inferiore-interno.

Una pre-lussazione tracurata o non riconosciuta, porterà entro il 2°
anno di vita ad una lussazione congenita dell'anca.
La sintomatologia clinica di questa
forma consiste essenzialmente:
• maggior sporgenza della regione
trocanterica ed in una accentuazione della lordosi lombare, specie nei
casi bilaterali
• ipotrofia della regione glutea
•un accorciamento dell'arto, dovuto alla
risalita della testa femorale
•facilità nello spostare in alto e in
basso il femore che non appoggia nel cavo articolare (segno dello
stantuffo)
•mancanza del riscontro palpatorio della
testa nell'anca
•se è già iniziata la deambulazione si
noterà la caratteristica andatura a caduta
Il trattamento della lussazione congenita dell'anca è molto complesso,
in genere si preferisce ottenere la riduzione mediante una trazione
continua sull'arto in leggera abduzione per circa 20-30 giorni,
successivamente si immobilizza l'arto con apparecchi gessato per 3-4
mesi poi si passa ad un tutore.
Con questa riduzione non si ottiene però la correzione della sfuggenza
o della assenza del tetto cotiloideo che impedisce una completa
continenza della testa femorale nell'acetabolo, quindi se con il
proseguo dello sviluppo scheletrico no si assiste alla correzione
spontanea di queste deformità, occorrerà farlo chirurgicamente.
L'artrosi dell'anca o coxartrosi
Ne distinguiamo una forma giovanile che
insorge prima dei 30 anni secondaria a forme displastiche ed una forma senile
che sorge in età avanzata su base quasi sempre degenerativa metabolica
o circolatoria.
Le cause più comuni sfociano in un'artrosi dell'anca sono:
• lussazione congenita dell'anca
• sublussazioni dovute alla displasia
congenita dell'anca
•malattie che portano a deformazioni
della testa del femore o ad alterazioni del suo carico
•lesioni traumatiche che di solito
provocano una lesione grave dei vasi che nutrono la testa femorale
• problematiche vascolari generalmente a
carattere arteriosclerotico che riducono l'apporto di sangue alla testa
femorale oppure turbe metaboliche primitive della cartilagine articolare
o del liquido sinoviale
•necrosi idiomatica della testa femorale
che colpisce giovani tra i 35 - 40 anni in cui si verificano
problematiche circolatorie a livello della testa del femore.
Sintomatologia
Indipendentemente dalla causa, la sintomatologia è molto simile.
•Dolore da carico e presente all'inizio
dei movimenti
•Limitazione funzionale che riduce
soprattutto i movimenti di abduzione e rotazione interna (difficoltà ad
infilarsi le calze)
Per il dolore il soggetto tende a non caricare sull'arto e poggiarsi
maggiormente sull'arto contro-laterale; ne consegue, a lungo andare, un
sovraccarico dell'anca sana che può incorrere in un processo artrosico.
Terapia
La terapia medica e la fisio-kinesiterapia possono agire solo nelle fasi
iniziali, ben presto le possibilità terapeutiche sono solo chirurgiche
e precisamente le osteotomie e artroprotesi.
OSTEOTOMIE
Si praticano a livello del collo femorale e si distinguono:
• Osteotomie di centramento quando
servono a centrare stabilmente l'anca nel cotile
• Osteotomie di piazzamento quando la
testa è già fissa; si opera una sezione del collo e si sposta la parte
lunga del femore medialmente in modo da variare l'asse di carico

• Osteotomie direzionali quando
l'articolazione è già fissata in posizione non funzionale, pertanto si
pratica un'osteotomia del collo per variare la posizione della dialisi
femorale
ARTROPROTESI
Si asporta la testa e parte del collo artrosico e il cotile e si
provvede alla loro sostituzione con strutture artificiali in leghe
artificiali diverse.

L'artrosi del ginocchio
o gonartrosi
Anche il ginocchio è sede assai frequente di processi artrosici: se
ne distinguono più forme:
• Da alterato carico dovuto ad un
valgismo o varismo del ginocchio
• Da lesioni a carico dei legamenti
interni del ginocchio in seguito a lesioni meniscali o a lesioni dei
legamenti collaterali
•Da alterazioni morfologiche che alterano
profondamente la normale forma articolare come ad esempio le fratture
dei piatti tibiali
• Da malattie che hanno portato ad una
alterazione della nutrizione articolare come artriti settiche,artrite
reumatoide
La sintomatologia è dominata dal
dolore e dalla tumefazione del ginocchio dovuta all'aumentata produzione
di liquido sinoviale, all'aumentato spessore dei tessuti sinoviali ed
infine alla presenza di osteofiti marginali che deformano i capi
articolari.
Radiograficamente nei casi iniziali i segni sono molto scarsi e talora
consistono solo nella presenza di bordi articolari appuntiti dovuti agli
osteofiti: negli stadi avanzati compariranno i segni dell'artrosi.
Spesso nel cavo articolare si osservano dei corpi liberi ossia immagini
radiografiche rotondeggianti attribuibili a piccoli osteofiti
distaccatisi oppure di formazioni osteocartilaginee prodotto dal tessuto
sinoviale alterato.
Per quanto concerne la terapia,
dobbiamo sottolineare che quella medica e quella fisica hanno notevoli
limitazioni mentre un più vasto campo di applicazione trova quella
chirurgica che verte su tre interventi:
1. artrodesi cioè la resezione delle superfici articolari e la
fissazione dei capi articolari in modo da ottenere il ginocchio rigido,
situazione molto invalidante riservata ai casi estremi
2. osteotomie in sede tibiale ad azione valgizzante o varizzante quando
radiograficamente si nota che la causa è un valgismo o un varismo del
ginocchio con una ripartizione ineguale del carico; i risultati sono
molto buoni soprattutto nei casi non molto avanzati.
3. artroprotesi : trovano indicazione nei casi di gravi alterazioni
articolari e ve ne sono di due tipi:
•quelle a scivolamento
in cui le protesi metalliche e acriliche rivestono le superfici
articolari assicurando no scorrimento tra loro ma utilizzando ancora i
capi articolari
• quelle a cerniera
in cui una protesi femorale ed una tibiale, fissate mediante un robusto
stele al femore e alla tibia, si articolano tra di loro a livello del
ginocchio ciò presuppone chiaramente alla resezione dei capi
articolari.
L'Artrosi della spalla
E' una patologia che provoca una limitazione della spalla anche
marcata specialmente nei movimenti di elevazione e di rotazione sia
interna che esterna.
La causa è generalmente dovuta a
traumi della testa omerale anche se semplicemente contusivi, a malattie
infiammatorie, a lunghi periodi di immobilizzazione o di inattività
articolare.
La sintomatologia è dominata dal
dolore e dalla contrattura.
Radiograficamente le alterazioni sono molto scarse, più frequentemente
si nota uno stato diffuso di osteoporosi.
Una forma particolare di artrosi della spalla è la periartrite
scapolo-omerale provocata da un'alterazione delle borse sierose
sottodeltoidee di natura reumatica, degenerativa o traumatica.
Ernie discali
Il disco intervertebrale viene a
costituire una interposizione tra due corpi vertebrali contigui, ed
essendo costituito da tessuto connettivale molle, permette dei movimenti
di scorrimento tra i corpi vertebrali stessi fungendo da ammortizzatore.
L'articolazione fra due corpi vertebrali si compie su tre punti ossia le
due articolazioni posteriori e il disco intervertebrale.
Con i fenomeni di invecchiamento delle strutture fibrose, si vengono a
produrre delle fessurazioni a livello del disco il cui nucleo polposo può
essere spinto verso l'esterno; queste fessurazioni però possono essere
accelerate quando si esercitano movimenti continui e forzati sul
rachide.
Le malattie del collagene, la pratica sportiva, la posizione seduta sui
veicoli in movimente sono tutti momenti stressanti sulle formazioni
discali e sono la ragione della patologia anche in età relativamente
giovane.
Quando le fibre non sono più in grado di trattenere il nucleo polposo
si possono verificare due ipotesi:
1. il nucleo polposo non può più assolvere alla sua funzione di
ammortizzatore, degenera, e lo spazio discale si riduce, questo farà in
modo che tutta la funzione articolare sarà vicariata dalle
articolazioni posteriori che andranno incontro a fatti artrosici (discopatia
degenerativa)
2. il nucleo polposo rimane integro ma sotto l'azione delle forze
pressorie, fuoriesce ( ernia discale)
In via ipotetica il nucleo polposo può erniarsi in tutte le
direzioni, ma mentre anteriormente vi sono le robuste fibre del
legamento longitudinale vertebrale anteriore, posteriormente ci sono le
più esili fibre del legamento longitudinale posteriore, perciò si
avranno più facilmente ernie discali posteriori
Superiormente ed inferiormente si oppongono all'erniazione del disco i
piatti del corpo vertebrale costituiti da osso anche se in casi di
osteoporosi o di turbe dell'ossificazione durante l'accrescimento, si
possono verificare condizioni di cedevolezza dei corpi vertebrali per
cui il nucleo polposo può insinuarsi e lasciare un'impronta
scodelliforme (ernia vertebrale intraspongiosa).
Una volta progredita posteriormente, l'ernia è trattenuta nel
protrudere nello spazio vertebrale, dal legamento longitudinale
posteriore che se degenera lascerà via libera al cammino dell'ernia.
Si parla pertanto di ernia immatura quando
il nucleo protrude sotto il legamento integro e di ernia
matura quando il legamento è rotto e il nucleo polposo penetra
nello spazio intervertebrale.
Poiché in tale spazio si trovano le formazioni nervose rappresentate
dal midollo spinale e radici nervose, l'ernia discale esercitando una
compressione su di loro,darà luogo ad una sintomatologia nervosa
diversa a seconda del diverso grado di compressione:
• fase irritativa in cui la radice è
solo irritata dalla sporgenza discale
• fase compressiva in cui la radice è
compressa e le fibre nervose entrano in sofferenza
• fase paralitica quando la compressione
dura da tempo e le fibre nervose, schiacciate, si atrofizzano.
Si parla invece di ernia espulsa quando
l'ernia cade nello spazio vertebrale, in questo caso può dare lesioni a
radici nervose in distretti diversi da dove è nata.
L'ernia generalmente è laterale e comprime solamente la radice nervosa
con cui entra in contatto, ma può anche essere mediale e allora
comprime le formazioni nervose esistenti al centro.
La localizzazione al rachide lombare è la
più frequente perché questi sono i segmenti più mobili del rachide;
si tratta di un'ernia laterale per la presenza di un legamento
longitudinale piuttosto forte nella parte centrale diversamente da
quello che si verifica a livello cervicale
dove abbiamo soprattutto ernie centrali.
La sintomatologia delle discopatie degenerative è generalmente rappresentata dal dolore a livello delle
articolazioni posteriori dei corpi vertebrali ma può verificarsi anche
a livello delle parti molli come le capsule e i legamenti.
La sintomatologia locale delle ernie discali
è caratterizzata dalla presenza di dolore e contrattura muscolare
dovuta alla sofferenza delle ricche terminazioni nervose libere
contenute nel disco intervertebrale e in parte per la compressione della
radice nervosa; a causa della contrattura si verifica di solito una
scoliosi antalgica.
La sintomatologia periferica varia a
seconda delle sedi:
• ernie discali cervicali: se l'ernia è
laterale si verifica una cervicobrachialgia ossia il dolore accompagnato
da formicolio e iposensibilità si irradia verso l'arto superiore lungo
il territorio di distribuzione delle varie radici; se l'ernia è
centrale, la compressione è esercitata sul midollo pertanto oltre a
disturbi brachialgici,avremo sofferenza anche agli arti inferiori.
• Ernie discali lombari: se sono alte si
verificherà una lombocruralgia con sintomatologia agli arti inferiori,
se sono basse, avremo una lombosciatalgia.
La terapia può essere farmacologica
con antinfiammatori, miorilassanti e con vitamine del gruppo B,
solamente nella fase irritativa dove si prevede una regressione
dell'ernia e una cicatrizzazione delle fibre del dico intervertebrale;
anche la fisioterapia, così come un corsetto gessato od ortopedico,
possono dare giovamento.
Nella fase compressiva la terapia è chirurgica e consiste
nell'asportazione dell'ernia discale e di tutto il tessuto discale
degenerato; al posto del materiale asportato si forma un tessuto fibroso
cicatriziale che riduce al minimo il danno funzionale.
Lombosciatalgia
E' una patologia provocata da un'ernia discale lombare bassa (L4-L5,
L5-S1) o nei casi più semplici da un processo infiammatorio per mal
postura o sovraffaticamento.
La sintomatologia è caratterizzata da:
• Dolore irradiato all'arto inferiore
esacerbato dai colpi di tosse e dagli starnuti perché viene ad
aumentare la pressione endorachidea; la pressione sui punti di emergenza
dello sciatico è dolorosa così come la flessione della coscia sul
bacino a paziente supino per l'iperdistensione dello sciatico
•Turbe della sensibilità consistenti in
parestesie e in ipoestesie sull'area cutanea corrispondente alla radice
interessata
•Alterazione dei riflessi tendinei e in
particolare del riflesso rotuleo per alterazione della radice L4 e del
riflesso achilleo per alterazioni a livello della radice S1
•Alterazioni motorie dei muscoli
prevalentemente innervati dalla radice interessata, ciò può essere
messo in evidenza anche con una elettromiografia.
In base alla localizzazione della sintomatologia, è possibile
diagnosticare la posizione dell'ernia:
1. sofferenza della radice L4 per ernia discale L3-L4; dolore alla
faccia antero laterale della coscia ed antero laterale della gamba,
assenza o ipovalidità del riflesso rotuleo
2. sofferenza della radice L5 per ernia discale L4-L5; dolore alla
faccia postero laterale della coscia e laterale della gamba con
irradiazione fino all'alluce, non ci sono turbe dei riflessi, deficit
degli estensori dorsali del piede
3. sofferenza della radice S1 per ernia discale L5-S1; dolore alla
faccia posteriore della coscia e della gamba sino alle dita, assenza del
riflesso achilleo e medio plantare, ipovalidità dei muscoli gemelli e
del soleo localizzati nella gamba.
La terapia può essere farmacologica in ernie in fase irritativa,
chirurgica in quelle in fase compressiva.
Nei casi dovuti ad una semplice infiammazione, è sufficiente una
terapia con antinfiammatori.