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La struttura dell'occhio
Nella parte anteriore l'occhio è formato esternamente dalla cornea
nel cui centro sono visibili:
• L'iride, il cui colore varia da
individuo ad individuo
• La pupilla che si dilata o si restringe
a seconda dell'intensità degli stimoli luminosi.
La parte posteriore è formata dalla sclera,
di colore biancastro da cui emerge il nervo ottico.
L'occhio è avvolto da tre tuniche:
• La più esterna, fibrosa, è costituita
dalla sclera e dalla cornea
• Quella media è suddivisa in coroide,
corpo ciliare ed iride
• Quella interna è formata dalla retina
Il nucleo dell'occhio è formato:
• Due camere comunicanti
• Dal cristallino
• Dal corpo o umor vitro
Nell'occhio normale l'umor vitreo drena attraverso il trasecolato e il
canale di Schlemm, mentre nell'occhio glaucomatoso il deflusso è
ostacolato, con accumulo di liquido nell'occhio.

Brevi consigli
Avete perso tutto o parte del campo visivo di uno o di entrambi
gli occhi, questo può indicare l'occlusione di uno dei principali vasi
che porta sangue al cervello o agli occhi; è consigliabile il ricovero
in ospedale, in alcuni casi infatti può essere necessario un intervento
chirurgico.
Se vi capita di avere un costante offuscamento della vista associato
anche a dolore agli occhi, è meglio consultare il medico perché il glaucoma
acuto è la causa più probabile soprattutto se avete più di 40
anni.
Questa malattia provoca l'ostruzione dei normali meccanismi di drenaggio
con conseguente accumulo di liquidi ed aumento della pressione
all'interno dell'occhio.
Consultare un oculista per la cura che di solito consiste
nell'assunzione di farmaci che diminuiscono la pressione interna
dell'occhio e alleviano il dolore ed un collirio per favorire
l'eliminazione del liquido in eccesso; nei casi più seri potrà
rendersi necessario un intervento chirurgico.
Per i diabetici il rischio maggiore è
la così detta retinopatia diabetica,
malattia che provoca danni ai minuscoli vasi sanguigni che irrorano
l'occhio con conseguenti emorragie retiniche.
L'oculista conferma la diagnosi oltre ad una restrizione dietetica ed un
controllo della terapia ipoglicemizzante, si può intervenire sui vasi
danneggiati utilizzando apparecchiature laser.
Se si è offuscata la vista ed avete più di 50 anni, è probabile
che il disturbo sia da ricercare nella cataratta,
cioè l'opacizzazione del cristallino oppure nella degenerazione
della macula, una porzione della retina.
La cura dipende dallo stadio, se si
tratta di una forma iniziale, potrà essere sufficiente portare speciali
lenti, mentre nei casi più seri sarà necessario ricorrere ad un
intervento chirurgico per rimuovere il cristallino danneggiato ed
inserirne uno artificiale.
Nel caso della degenerazione della macula si ricorre all'utilizzo di
raggi laser.
Qual'ora dovreste vedere gli oggetti doppi, la causa più comune è
lo strabismo, questo disturbo è dovuto
alla mancanza di coordinazione tra i muscoli che controllano i movimenti
dei due occhi, se invece tale patologia non è presente ma avete notato
che gli occhi appaiono sporgenti e sbarrati, allora il motivo è creato
da un esoftalmo cioè una sporgenza anomala
del bulbo oculare.
Per scoprire la causa dello
strabismo si consigliano esami del sangue e delle urine, controllo della
pressione arteriosa, una radiografia del cranio e una TAC cerebrale.
Anche per la cura del esoftalmo vanno eseguiti esami clinici soprattutto
per stabilire la presenza di ipertiroidismo, in questo caso la terapia
può essere farmacologica oppure chirurgica per rimuovere parte della
tiroide.
Se avete visto improvvisi lampi di luce e/o macchie scure oppure
soffrite di frequenti disturbi della vista, potreste soffrire di
distacco della retina ossia la porzione che riveste il fondo dell'occhio
e dove ci sono le cellule specializzate per fissare le immagini.In una
fase precoce della malattia, la possibilità di guarigione è buona,
vengono utilizzati raggi laser oppure un intervento chirurgico; c'è la
possibilità che anche l'altro occhio possa essere colpito, pertanto si
rendono necessari esami preventivi.
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La cornea
Rappresenta la parte anteriore della tonaca fibrosa della quale
costituisce circa 1/6; ha un raggio di curvatura più piccolo di quello
della sclera, cosicché sporge in avanti rispetto a questa come un vetro
di orologio.
E' una lamina trasparente, incolore e sprovvista di vasi arteriosi e
venosi.
La faccia anteriore è convessa,
libera , bagnata costantemente dalle lacrime, a contatto con il mondo
esterno quando le palpebre sono aperte, mentre a palpebre chiuse è in
rapporto con la congiuntiva palpebrale.
Ha una forma ellittica a grande asse orizzontale, misura infatti 12 mm
contro gli 11mm di quello verticale; presenta un raggio di curvatura
maggiore di quello della superficie interna.
La faccia posteriore è concava, è
a contatto con l'umore acqueo e delimita in avanti la camera anteriore;
è più estesa ed incurvata della superficie anteriore. Lo
spessore della cornea è variabile,massimo all'orlo
sclero-corneale dove è più spessa della vicina sclera e misura circa
1,1 mm, minimo verso il centro nel cui punto di massima sporgenza è di
circa 0,8 mm.
La larghezza è caratterizzata da un asse
trasversale più lungo di 1 mm (12 mm) di quello longitudinale (11 mm),
dando alla cornea la forma di un'ellissi.
Il raggio di curvatura sulla superficie anteriore è di circa 7,75 mm,
sulla superficie posteriore è di circa 6,8 mm.
L'indice di rifrazione è 1,37.
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L'iride
Costituisce la parte anteriore della tonaca vascolare , ha forma di
disco circolare perforato al centro dal foro pupillare in cui è
alloggiata la pupilla che non è esattamente centrata nel disco irideo,
infatti in genere è spostata leggermente in alto e nasalmente; è posta
dietro e a distanza dalla cornea, davanti e pressoché a contatto con il
cristallino che è interposto come un divisorio tra camera anteriore e
camera posteriore.
Ha un diametro trasversale di 10-12 mm ed uno spessore medio di 0,3 mm,
spessore che si accentua vicino al margine pupillare; il tessuto irideo
è scarsamente consistente, spugnoso, facilmente lacerabile.
Nell'iride si possono distinguere una faccia anteriore, una posteriore e
due margini:
• la faccia
anteriore è convessa e anteriormente e presenta in superficie
delle fini pieghettature a decorso radiale
• la faccia
posteriore è più liscia, di colorito nerastro per la presenza
di pigmento ed è a contatto con il cristallino in prossimità del
margine pupillare
• il margine
pupillare si presenta dentellato e di colore più scuro della
faccia anteriore dell'iride
• il margine
ciliare rappresenta la linea ideale lungo la quale il tessuto
connettivo dell'iride si continua con quello del corpo ciliare.
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Il colore dell'iride
La colorazione può presentare infinite sfumature, dette variazioni sono
imputabili alla diversa quantità di pigmento presente nel foglietto
posteriore dell'iride e nello stroma irideo.
La colorazione dell'iride si spiega in questo modo:
la luce attraversa lo stroma irideo e raggiunge il foglietto posteriore
dell'iride da cui viene in parte assorbita e in parte riflessa; se la
quantità di pigmento dello stroma è scarsa, il colore dell'iride
apparirà variabile fra il celeste chiaro e l'ardesia, al contrario se
il pigmento dello stroma irideo è abbondante, si formano delle
mescolanze cromatiche che danno origine ad una gamma di colori.
Considerando poi che nello strato superficiale la densità del pigmento
non è costante, è facile capire l'origine delle chiazze o macchie di
colore che spesso si notano sulla superficie dell'iride.
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La retina
E' la più interna delle 3 membrane che formano la parete del globo
oculare, si estende dal nervo ottico fino al margine pupillare
dell'iride; rappresenta la parte più differenziata dell'occhio e tutti
gli altri tessuti sono posti al servizio di questa membrana capace di
percepire la luce.
Si presenta come una sottile pellicola trasparente il cui spessore è di
0,5 mm al polo posteriore, di 0,2 - 0,3 mm all'equatore e di 0,1 - 0,2 a
livello dell'ora serrata.
Considerata nel suo insieme, la retina può essere suddivisa in due zone
principali:
• Parte ottica:
è la parte che serve alla funzione visiva e si estende dal punto di
emergenza del nervo ottico all'ora serrata ( rappresenta il limite
anteriore della parte ottica e si interpone in avanti alle pieghe
orbicolari )
• Parte cieca: non serve alla
funzione visiva, si estende dall'ora serrata al margine pupillare,
risulta a sua volta formata dalla parte ciliare e dalla parte iridea,
che partecipano alla formazione di detti organi.
Strutturalmente la retina è formata da 2 strati:
1. lo strato pigmentario o foglietto
esterno
2. lo strato nervoso o foglietto
interno o retina propriamente detta
All'interno dello strato pigmentario è posto lo strato nervoso che
comprende una stratificazione cellulare in cui sono contenute le cellule
capaci di percepire la luce ( coni e bastoncelli ); schematicamente la
stratificazione cellulare è così composta:
• cellule fotorecettrici dette coni e
bastoncelli
• cellule bipolari
• cellule gangliari i cui prolungamenti
nervosi vanno a formare il nervo ottico
Con questa organizzazione uno stimolo luminoso percepito dai
fotorecettori, viene inviato alle cellule bipolari, di qui alle
gangliari e poi attraverso il nervo ottico, alla corteccia cerebrale.
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Il cristallino
E' un organo trasparente a forma di lente biconvessa e fa parte del
sistema diottrico dell'occhio; presenta una faccia anteriore con raggio
di curvatura superiore a quello posteriore, in pratica la faccia
posteriore è più convessa.
Il raggio di curvatura delle due facce soprattutto della anteriore,
varia a seconda delle condizioni di visione dando origine al fenomeno
dell'accomodazione.
In età giovanile il cristallino è del tutto incolore e di consistenza
molle, verso i 20 anni inizia un lento indurimento della parte centrale
che progredisce con l'età estendendosi verso la periferia provocando
con il tempo la scomparsa dell'elasticità dell'organo; allo stesso
tempo compare un riflesso giallastro.
Il cristallino pesa da 20 ai 25 centigrammi, il suo spessore da un polo
all'altro è di 3,6 mm in condizioni di riposo e di 4 mm durante
l'accomodazione; il cristallino manca di nervi, di vasi sanguigni e
linfatici pertanto alla sua nutrizione provvede l'umore acqueo.
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Processi infiammatori
delle palpebre
Le palpebre sono pieghe cutanee con associate formazioni muscolari e
ghiandolari; la loro funzione è protettiva.
Risultano costituite da 4 strati: dall'esterno all'interno abbiamo:
• strato cutaneo: la cute è sottile,
mobile, a volte pigmentata
• strato muscolare: è formato dal
muscolo orbicolare della palpebra e, nella palpebra inferiore, dal
muscolo elevatore
• strato tarsale: è formato da 2 lamine
di connettivo denso e fibre elastiche; ne esiste uno superiore ed uno
inferiore. Nei tarsi sono contenute le ghiandole di Meibomio che
producono il sebo palpebrale
• strato congiuntivele
BLEFARITE
E' un processo infiammatorio che interessa il margine palpebrale
a livello dell'impianto delle ciglia: è molto frequente, tende a
cronicizzarsi e dare recidive.
La possiamo trovare sotto 3 forme che, a volte, risultano tre fasi di
uno stesso processo: forma iperemia, squamosa, ulcerativa.
I sintomi sono costituiti da irritazione, bruciore e prurito dei bordi
palpebrali.
Forma iperemica: i bordi palpebrali sono
arrossati, lievemente gonfi, gli occhi sono praticamente cerchiati di
rosso.
Forma squamosa: oltre all'arrossamento
precedentemente detto, si riscontrano nella zona di impianto delle
ciglia delle pellicole sottili che possono essere asportate facilmente
ma che altrettanto facilmente si riformano; le ciglia spesso sono
appiccicate tra loro.
Forma ulcerativa: è dovuta ad un
battere, precisamente allo Stafilococco ed è caratterizzata dalla
formazione di piccoli ascessi a livello dei follicoli piliferi; tali
ascessi finiscono per aprirsi e formare delle croste.
Naturalmente si trovano forme miste.
Il decorso è cronico e l'esito può portare verso un ispessimento del
bordo palpebrale, ad un'irregolare disposizione delle ciglia o
addirittura, nella forma ulcerativa, alla caduta totale o parziale delle
ciglia.
Le cause sono molteplici:
• cause di ordine generale: malattie
linfatiche, anemie, stati uricemici
• cause di ordine locale: infiammazioni
croniche della congiuntiva e delle ghiandole lacrimali
• cause rifrattive: l'associazione
astigmatismo-blefarite è tipica ed estremamente frequente
• cause alimentari: disturbi epatici e
digestivi da alimentazione sbagliata
• cause varie: uso di cosmetici, pomate
antibiotiche ecc.
Terapia
Inizialmente si cerca di eliminare le cause generali, locali o
ambientali in genere che si suppone ne abbiano determinato l'insorgenza,
si passerà successivamente ad un trattamento locale per mantenere
pulito il margine palpebrale e le ciglia ed infine l'uso di pomate a
base di ossido di zinco o di antibiotico secondo la prescrizione medica.
ORZAIOLO
E' un ascesso localizzato a livello del margine palpebrale dovuto
alla suppurazione di una ghiandola di Zeiss o di una ghiandola di
Meibonio, il cui agente eziologico è nella più parte dei casi lo
Stafilococco.
Quando è interessata una ghiandola di Meibomio, il processo suppurativo
è esteso, profondo ed è noto come orzaiolo interno, quando invece è
interessata una ghiandola di Zeiss, l'orzaiolo è più piccolo e
superficiale ed è noto come orzaiolo esterno.
L'ascesso in ogni caso è sempre centrato su un bulbo pilifero.
Sintomi
Sono dati da irritazione e senso di peso a cui segue il dolore che
dipende dal grado di tumefazione palpebrale.
Un orzaiolo esterno si estrinseca sempre dalla parte cutanea delle
palpebre, mentre quello interno può evidenziarsi sia dal lato
congiuntivale che da quello palpebrale.
In alcuni casi si hanno recidive continue: si tratta spesso di soggetti
con patologie del sistema linfatico con blefarite cronica, soggetti
diabetici o affetti da disturbi digestivi.
Terapia
Inizia con l'applicazione di impacchi caldi, se l'ascesso non passa nei
primi 2-3 giorni si procede all'incisione dell'orzaiolo parallelamente
al bordo palpebrale ed al suo drenaggio; è utile l'applicazione
contemporanea nel sacco congiuntivele di pomate o colliri antibiotici.
Un orzaiolo non trattato può sfociare in una cellulite palpebrale.
CALAZIO
E' un'infiammazione cronica granulomatosa di una ghiandola del
Meibomio che determina una tumefazione indolore della palpebra superiore
o inferiore.
Si differenzia dall'orzaiolo in quanto è un processo cronico ( ci
vogliono diverse settimane perché si sviluppi ), non procura dolore e
non è centrato su un bulbo pilifero.
Le sue dimensioni variano da un grano di miglio ad un pisello, può
essere singolo o multiplo, estrinsecarsi verso la cute o verso la
congiuntiva.
A seconda della sua localizzazione si distinguono:
• calazio
esterno: fuoriesce verso la cute palpebrale con un
sollevamento della stessa; rovesciando la palpebra si apprezza una zona
di colore grigiastro
• calazio
interno: si estrinseca verso la congiuntiva palpebrale;
rovesciando la palpebra si evidenzia un'area di colorito rossastro
lievemente dolente.
• calazio del
margine palpebrale: si presenta come una propaggine appuntita
del bordo palpebrale.
Meccanicamente può ridurre l'acuità visiva provocando astigmatismo per
la pressione esercitata sulla cornea.
Terapia
La regressione spontanea è rara, qualche risultato si è riscontrato
usando pomate a base di ittiolo e zinco. Nella maggior parte dei casi la
terapia è chirurgica spesso tramite laser per asportare la sostanza
granulomatosa e la capsula.
NEVI MALIGNI DELLE PALPEBRE
Sono piuttosto rari, nella gran parte sono dovuti alla
degenerazione di un nevo benigno.
Tale degenerazione inizia con un aumento delle dimensioni,
successivamente il nevo diventa pruriginoso e si circonda di un alone
rossastro, infine si ulcera e presenta un adenopatia satellite.
La terapia è chirurgica con una
asportazione più ampia delle dimensioni del nevo.
EPITELIOMI
Sono i più frequenti tumori delle palpebre e della faccia in
genere, compaiono intorno ai 60 anni e si localizzano di solito
all'angolo interno delle palpebre nella porzione inferiore.
All'inizio appaiono come piccoli rilievi vescicolari della grandezza di
un grano di miglio, di consistenza dura e con una piccola depressione
centrale che con il tempo si ulcera dando luogo a piccole emorragie.
Aumentando di volume si estendono in profondità portando ad una vasta
distruzione palpebrale; hanno la caratteristica di non essere dolorosi.
Si distinguono 3 tipi:
• Epitelioma basocellulare:
• Epitelioma spinocellulare
• Epitelioma delle ghiandole di Meibomio
La terapia è l'asportazione
chirurgica ampia con successiva blefaroplastica; nel caso delle forme
basocellulari si preferisce utilizzare anche la radioterapia.
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Congiuntiviti
La congiuntiva è una membrana mucosa, trasparente che ricopre la
faccia profonda delle palpebre e buona pare della porzione anteriore del
bulbo oculare.
Mentre la congiuntiva che ricopre il bulbo non è perfettamente aderente
e risulta facilmente spostabile anche da raccolte di liquido, quella che
riveste le palpebre invece aderisce perfettamente e al tatto risulta più
vellutata.
Le congiuntiviti sono una delle affezioni più comuni dell'occhio e
possono avere la seguente origine:
1. infettiva
2. allergica
3. da agenti fisici e chimici
4. forme muco-sinechianti
A loro volta le forme infettive possono essere suddivise in forme
causate da:
• batteri
• virus
• miceti
• parassiti
Le congiuntiviti possono essere classificate anche in base alle
caratteristiche della secrezione prodotta nel corso del processo
flogistico; avremo pertanto:
• forme sierose:
caratterizzate da un'intensa iperemia congiuntivale ed edema diffuso
della congiuntiva bulbare con scarsa secrezione; sono per lo più di
origine virale
• forme catarrali:
sono le più frequenti, la secrezione congiuntivale è mucopurulenta e
tende a regredire spontaneamente, il rossore congiuntivele è accentuato
soprattutto nelle forme acute.
• forma purulenta:
la secrezione è abbondante e francamente purulenta, il rossore
congiuntivale è intenso e si associa ad un edema palpebrale accentuato.
L'interessamento corneale secondario è piuttosto frequente; questa
forma è generalmente causata da batteri gram-positivi.
• Congiuntivite
pseudomembranosa: presenta un essudato ricco di fibrina, l'agente
eziologico più comune è il C.diphterie, ma ne sono causa anche altri
batteri e alcuni virus. Le membrane si staccano con difficoltà
dall'epitelio a cui sono fissate e la loro asportazione provoca un
sanguinamento.
• Congiuntivite
follicolare: sono così definite perché oltre al rossore
congiuntivale, sono presenti follicoli o noduli linfatici, questi ultimi
sono formazioni sferiche, pallide traslucide, disseminate e sporgenti
sulla congiuntiva.
CONGIUNTIVITI BATTERICHE
Forme acute
I microrganismi responsabili delle forme acute, appartengono sia al
gruppo dei gram-negativi sia a quello dei gram-positivi, questi ultimi
danno più spesso forme purulente, mentre i batteri gram-negativi sono
spesso causa di forme catarrali acute e subacute che tra l'altro sono le
forme più comuni.
Tutte le forme non purulente hanno un elevato grado di contagiosità e
la trasmissione avviene sia per contatto diretto, sia per mezzo di
vettori in particolare le mosche.
Dopo un breve periodo di incubazione di 2 o 3 giorni, il malato accusa
una sensazione di sabbia negli occhi, formicolii e bruciore, si sfrega
spesso gli occhi e tale gesto può essere causa di propagazione da un
occhio all'altro.
La fotofobia è sovente intensa anche in
assenza di lesioni corneali; la funzione visiva non è mai compromessa e
le palpebre sono più o meno edematose.
La secrezione è inizialmente acquosa, poi mucosa e filante, infine
mucopurulenta e giallastra: se eliminata si riproduce rapidamente.
L'abbondante secrezione fa sì che le ciglia si mostrino appiccicate al
risveglio con accumulo ai bordi palpebrali.
La congiuntiva bulbare è iperemica in modo
diffuso, cosicché l'occhio può asuumere una colorazione rosea.
La complicanza più grave è quella che coinvolge la cornea e si
manifesta con infiltrati puntiformi che possono evolvere fino alla
formazioni di ulcere marginali; ciò si verifica nei casi non trattati o
nelle grandi epidemie.
Terapia
Si basa sull'uso di colliri e pomate antibiotiche a base di tetracicline
o contenenti gentamicina o neomicina; di regola si fanno 3 applicazioni
al giorno utilizzando i colliri di giorno e le pomate la sera prima di
coricarsi, questa scelta è dettata dal fatto che le pomate hanno la
capacità di rimanere più a lungo a contatto con la congiuntiva ma
subito dopo l'applicazione, possono infastidire la visione.
E' importante prolungare il trattamento alcuni giorni dopo la guarigione
per evitare le recidive e di non coprire l'occhio o gli occhi colpiti in
quanto il bendaggio oculare, aumentando la temperatura all'interno delle
palpebre, favorisce l'incubazione e la moltiplicazione dei
microrganismi,inoltre impedendo l'ammiccamento, ostacola la rimozione
dell'essudato ricco di germi e tossine.
Le congiuntiviti purulente sono provocate
soprattutto dal gonococco e in minima parte da streptococco e
stafilococco.
Tutte quante possono colpire adulti e bambini, quelle da gonococco
addirittura i neonati al momento del parto se la madre è infetta e gli
adulti quando vengono a contatto con biancheria o oggetti contaminati.
La sintomatologia mostra un'evidente
tumefazione delle palpebre, iperemia congiuntivale diffusa, abbondante
secrezione purulenta di colore giallo verdastro.
Il paziente riferisce vivo dolore e fotofobia intensa, nei casi più
gravi si può arrivare all'ulcera corneale.
Terapia
Il trattamento è prevalentemente locale con instillazioni di colliri
antibiotici almeno 6 volte al giorno.
Se non è stato possibile effettuare una ricerca in laboratorio
dell'agente infettante, è meglio usare antibiotici a largo spettro
d'azione come le tetracicline; consultare il medico.
CONGIUNTIVITI VIRALI
I virus invadono non solo l'epitelio congiuntivele ma sovente
interessano anche l'epitelio corneale; per questo la lesione viene
definita "cheratocongiuntivite".
Dal punto di vista anatomo-patologico possono svilupparsi diversi tipi
di reazione congiuntivele: si può partire da una forma sierosa con
minima secrezione e lieve iperemia congiuntivele, a forme decisamente più
gravi con formazione di ulcere e membrane.
Congiuntiviti da Adenovirus
Gli Adenovirus sono spesso responsabili di malattie delle prime vie
respiratorie; la forma congiuntivele più spesso provocata da tali virus
è la Cheratocongiuntivite Epidemica.
Colpisce tutte le età, si trasmette per contatto diretto e il periodo
di incubazione varia da 5 a 10 giorni.
La congiuntivite può essere preceduta da una faringotonsillite,
l'esordio è improvviso con comparsa di un quadro di congiuntivite
follicolare acuta inizialmente unilaterale ma che può diventare
bilaterale nella seconda settimana.
All'esame obiettivo le palpebre appaiono lievemente edematose, la mucosa
congiuntivale iperemica accompagnate da intensa lacrimazione e
secrezione congiuntivale siero-mucosa; può comparire dolore per
l'interessamento corneale e adenopatia dolente in regione pre-auricolare.
La cheratite compare verso il 10° giorno, assumendo l'aspetto di
piccoli infiltrati superficiali variabili nel numero e nelle dimensioni
che se occupano l'area centrale della cornea, possono provocare
fotofobia e un calo della capacità visiva per la presenza di opacità
proprio sulla zona ottica della cornea.
Di solito si ha guarigione dopo 2 settimane anche se si sono registrate
guarigioni in tempi compresi in alcuni mesi; si possono verificare
recidive.
Terapia
E' a base di colliri cortisonici che si dimostrano estremamente
efficaci.
Congiuntiviti da Herpes
L'agente scatenante è l'Herpes Simplex,
il contagio può avvenire alla nascita qual'ora la madre abbia
un'infezione alle vie genitali, oppure nei primi 6 mesi di vita
accompagnata da una gengivostomatite, oppure si può contrarre nella
gioventù per via diretta a tramite oggetti contaminati.
La lesione primitiva è di solito a carico delle palpebre o dei loro
bordi associata spesso a vescicole labiali e nei due terzi dei casi è
interessata anche la cornea inizialmente con una cheratite superficiale
che può anche risolversi spontaneamente oppure evolvere in forme
decisamente più gravi; la congiuntivite dura in genere 2 o 3 settimane,
mentre la cheratite può persistere per alcuni mesi.
Una volta superata la prima infezione, il malato non può ritenersi
definitivamente guarito perché il virus rimane in forma latente
all'interno del nucleo delle cellule e può ripresentarsi con l'aiuto di
fattori scatenanti come il freddo, il caldo, i raggi UV o per stati di
ipersensibilità immunitaria.
Queste recidive compaiono spesso con incidenza stagionale ed interessano
quasi sempre solo la cornea risparmiando la congiuntiva.
Anche l'Herpes Zoster può dare
congiuntivite, la frequenza è minore ma le lesioni corneali sono più
gravi.
Terapia
E' basata sull'uso di colliri antibiotici non tanto per colpire
direttamente il virus, ma per evitare una sovrainfezione batterica; a
tale cura si associano farmaci antivirali sempre ad uso locale.
Sono assolutamente controindicati farmaci
cortisonici.
CONGIUNTIVITI ALLERGICHE
Una delle forme più comuni è la congiuntivite
atopica causata da diversi allergeni tra i quali i più comuni
sono i pollini infatti questa forma di congiuntivite è un segno tipico
della febbre da fieno o pollinosi; altri allergeni sono rappresentati da
sostanze vegetali, pelo degli animali e polveri professionali.
La forma acuta è una reazione infiammatoria improvvisa che si verifica
alcuni minuti dopo l'esposizione, all'esame obiettivo la mucosa
congiuntivele appare iperemica, la secrezione è prevalentemente
acquosa, vi è abbondante lacrimazione con prurito, bruciore e
fotofobia.
Terapia
Quella ottimale dovrebbe prefiggersi l'eliminazione dell'antigene però
spesso ciò non è possibile per cui si ricorre ad una terapia
sintomatica locale con vasocostrittori, antistaminici e cortisonici.
L'altra forma comune è la dermato-congiuntivite
da contatto sostenuta dal contatto ripetuto con sostanze chimiche
che agiscono come allergeni.
Il primo contatto può avvenire con la cute delle palpebre nel caso di
cosmetici oppure a livello della congiuntiva per l'applicazione di
farmaci ad uso locale determinando in entrambi i casi una dermatite
allergica di tipo eczematoso.
La reazione è di tipo ritardato e regredisce nel giro di una settimana
dopo l'eliminazione dell'allergene.
L'esame obiettivo evidenzia una infiammazione della mucosa
congiuntivele, spesso accompagnata da secrezione purulenta.
Terapia
Bisogna eliminare l'allergene ed utilizzare colliri decongestionanti.
Congiuntivite primaverile
Si tratta di una cheratocongiuntivite bilaterale e
recidivante, colpisce soprattutto i bambini, ma non risparmia giovani e
adulti; il sesso maschile sembra il più colpito.
Ha un'incidenza stagionale: si manifesta nei periodi più caldi
dell'anno mentre si attenua nella stagione autunnale.
La vera causa è sconosciuta ma numerosi fattori sembrano indicare
un'eziologia allergica soprattutto per la negatività dell'esame
batteriologico e l'assenza di particelle virali nel prelievo
congiuntivale.
I pneumallergeni ( pollini e muffe ) sono i maggiori indiziati, ma è
stata proposta anche la possibilità di un'esagerata ipersensibilità,
magari su base costituzionale, verso la luce, il calore o l'umidità.
L'esordio della malattia è di solito rapido, la fotofobia è costante,
il prurito è molto intenso e sovente associato a sensazione di corpo
estraneo, la lacrimazione è abbondante.
Si distinguono 2 forme: palpebrale e quella bulbare- limbare.
Forma palpebrale: interessa
soprattutto la congiuntiva della palpebra superiore, negli stadi
iniziali la congiuntiva si presenta arrossata e la secrezione è scarsa;
alcune forme dette abortive si arrestano a questo stadio.
Più comunemente la patologia prosegue verso la formazione di papille
riccamente vascolarizzate, piatte, dure, isolate o diffuse a tutta la
congiuntiva palpebrale; la secrezione è scarsa, viscosa, biancastra,
tanto che la congiuntiva pare coperta da un velo lattescente.
Terapia
Il trattamento è locale, si fa uso di colliri decongestionanti e
astringenti; gli antistaminici sono parzialmente utili.
La terapia cortisonica è spesso assai efficace portando evidenti
miglioramenti.
CONGIUNTIVITI DA AGENTI FISICI
Molti agenti fisici hanno la caratteristica di essere irritanti
per la congiuntiva, uno di questi è la luce
solare specialmente in alta montagna dove la quantità di raggi
ultravioletti è maggiore, inoltre la neve, quando è presente, si
comporta da superficie riflettente aumentando la porzione di raggi
ultravioletti ed infrarossi che giungono all'occhio; si parla in questo
caso di congiuntivite da neve.
Un'infiammazione congiuntivele può anche verificarsi in lavoratori
esposti all'abbagliamento da parte di un cortocircuito elettrico oppure
esposti per lunghi periodi a sorgenti luminose particolarmente forti
come ad esempio proiettori, fotocopiatrici e monitor di computer.
Le radiazioni X e Gamma danno la classica congiuntivite da raggi la cui
entità dipende dalla dose assorbita
Sintomatologia
Non compare subito ma 6 - 8 ore dopo l'esposizione iniziando con una
sensazione di formicolio e di corpo estraneo, poi compaiono fotofobia,
lacrimazione e spasmo a livello delle palpebre.
All'esame obiettivo la mucosa congiuntivale appare arrossata con a volte
la comparsa di teleangectasie.
Terapia
Si farà uso di lenti protettive e di colliri protettivi specifici; la
prevenzione rimane comunque fondamentale.
CONGIUNTIVITI DA AGENTI CHIMICI
Una delle forme più importanti è l'argirosi; si verifica in
soggetti che hanno abusato per lungo tempo di colliri a base d'argento.
La congiuntiva assume in questi casi una colorazione bruno-nerastra, ma
è soprattutto intensa a livello del fornice inferiore e della porzione
corrispondente della congiuntiva bulbare. Tale pigmentazione
difficilmente regredisce e se ciò si verifica, avviene solo dopo un
lungo periodo di tempo.
Altre forme da agenti chimici sono quelle da gas irritanti come quelli a
scopo bellico in grado di provocare forte arrossamento congiuntivale ,
fotofobia intensa, lacrimazione, dolore e spasmo delle palpebre.
Si ricorda, tra gli irritanti, il tabacco, i fertilizzanti, il sapone,
gli acidi e gli alcali, questi ultimi provocano un decorso clinico
articolato in 3 stadi:
•
Stadio acuto
con lacrimazione , fotofobia, blefarospasmo, secrezione mucopurulenta,
necrosi ischemica della congiuntiva, opacamento interstiziale e
disepitelizzazione della cornea.
• Stadio riparativo con
rigenerazione dell'epitelio e nuova vascolarizzazione.
• Stadio delle
complicanze: panno corneale, uveiti, cataratta, glaucoma.
Terapia
Nel caso di acidi e alcali, il primo intervento da compiere sarebbe
quello di irrigare l'occhio con abbondante soluzione fisiologica per
cercare di eliminare la sostanza, se non si ha la certezza di quale
sostanza chimica abbia prodotto l'irritazione, meglio contattare un
pronto soccorso oftalmico o un centro veleni come quello presso
l'Ospedale di Niguarda ( MI ), in quanto alcuni prodotti chimici possono
diventare estremamente pericolosi se a contatto con l'acqua.
Successivamente, dopo aver contattato un medico, si possono utilizzare
colliri a base di cortisone ed antibiotici affiancati da quelli
anticongestionanti.
TRACOMA
E' una infezione cronica e contagiosa della congiuntiva e
della cornea (cherato-congiuntivite), caratterizzata dalla formazione di
noduli e papille tali da rendere la superficie della mucosa
congiuntivale irregolare e granulosa.
Si tratta di una patologia antica, nei secoli scorsi il focolaio del
tracoma era l'Egitto e venne portato in Europa dalle truppe
napoleoniche.
L'agente infettivo è un batterio parassita facente parte della famiglia
delle Clamidie e che viene identificato come Clamidia Trachomatis;
colpisce solo il genere umano e il contagio avviene prevalentemente per
contatto. I più colpiti sono i soggetti giovani e in particolar modo di
sesso femminile, fra le razze non ce ne sono di immuni ma ne esistono
alcune più predisposte; in Africa ad esempio gli arabi sono più
colpiti dei neri. Del tracoma vengono individuati 4 stadi: stadio
iniziale, stadio conclamato, stadio pre-cicatriziale, stadio
cicatriziale
• Stadio
iniziale: può essere inavvertito ed ha una fase di
incubazione da 5 a 7 giorni. I primi sintomi interessano la congiuntiva.
la sua mucosa risulta leggermente ispessita e si notano degli abbozzi di
papille e follicoli.
Sintomo specifico del tracoma e segno precoce della malattia è il
"panno tracomatoso" che appare come una leggera nebulosità più
o meno estesa della cornea in successiva espansione.
• Stadio conclamato:
i sintomi
funzionali soggettivi sono identici a quelli del periodo iniziale con
senso di fastidio, fotofobia, iperemia congiuntivale; compare una
pseudoptosi palpebrale in quanto la rima palpebrale si presenta
ristretta e il bordo delle palpebre raggiunge il campo pupillare. Questa
empitosi spesso asimmetrica, dà al soggetto tracomatoso un aspetto
sonnolento. I follicoli sono numerosi e di varia grandezza, sono
localizzati sia in superficie che in profondità, sono opachi,
gelatinosi, tendono a confluire in ammassi più grandi e si localizzano
principalmente a livello della congiuntiva palpebrale e fornici
congiuntiveli; una lieve pressione con l'unghia può provocare lo
scoppio dei follicoli dando esito ad un piccolo ammasso corposo giallo
rosato. In questo stadio il panno tracomatoso è formato da un velo
pascolo-granuloso che invade a poco a poco gli strati superficiali della
cornea superiore, appare come un'infiltrazione diffusa, d'aspetto
lattescente con elementi rilevati grigiastri. Nello stadio conclamato si
osservano anche ulcere superficiali e cheratiti.
• Stadio pre-cicatriziale:
compaiono sia sulla congiuntiva che sulla cornea le prime linee
cicatrizziali che possono avere un aspetto a travate fibrose oppure una
forma stellare. Il panno tracomatoso in questo stadio raggiunge la
maggiore estensione e costituisce un danno per la visione.
• Stadio cicatriziale: indica lo
stadio in cui la malattia è terminata e dove si rilevano alterazioni
definitive della congiuntiva, del tarso e della cornea. Tutta la mucosa
è piuttosto opalescente e rosata, si può ancora trovare qualche
papilla ridotta di volume e circondata da tessuto cicatriziale, mentre
le ghiandole del Meibomio non sono più visibile se non sotto forma di
punti giallastri disseminati costituenti gli acidi ghiandolari
degenerati.
Complicanze
Si classificano in corneali e palpebrali
• Complicanze corneali: la più
importante è una neoformazione vascolare associata a fenomeni
infiltrativi che può estendersi a tutta la superficie corneale e che
prende il nome di "panno corneale"; vanno inoltre ricordate
anche le ulcere corneali dovute sia a piccole ulcerazioni superficiali
di piccole aree sia ad una azione meccanica che sfregano e pungono in
continuazione la superficie corneale. Si ricorda che la cicatrizzazione
corneale porta a cecità.
• Complicanze palpebrali:
sono dovute ad alterazioni di forma delle palpebre in seguito a processi
di cicatrizzazione congiuntivele; i tarsi si incurvano all'interno così
da dare origine ad un entropion ( incurvatura all'interno delle palpebre
con difettosa posizione delle ciglia che sono rivolte verso il bulbo
oculare ) che spesso può essere causa di ulcere corneali. Oltre all'entropion,
si può apprezzare un ispessimento del margine libera delle palpebre e
alterazioni delle ciglia che possono perdere la pigmentazione o
scomparire esse stesse.
Evoluzione
L'evoluzione del tracoma è estremamente lenta, certi malati possono
convivere per tutta la vita con un tracoma in evoluzione senza disturbi
vistosi; a volte il tracoma col passare del tempo può guarire da solo
se invece è diagnosticato e trattato precocemente, guarisce in pochi
mesi senza lasciare traccia.
Terapia
Essendo una malattia che si sviluppa in condizioni ambientali di miseria
e sporcizia, le misure di profilassi igienica, disinfezione ed
isolamento dei soggetti malati, sono estremamente utili e necessarie.
Quando la malattia si è instaurata e cronicizzata, il trattamento
principale è quello con antibiotici della famiglia delle tetracicline
instillate nel sacco lacrimale più volte al giorno per settimane e
anche mesi. Il trattamento delle complicanze è spesso chirurgico, nel
caso della cicatrizzazione corneale si deve ricorrere al trapianto.
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Malattie della cornea
CHERATITI
Sono processi infiammatori che interessano il tessuto corneale ed
hanno una causa infettiva o infiammatoria; qualsiasi ne sia l'origine, i
sintomi comuni sono:
1. iperemia congiuntivele ed
iniezione pericheratica
2. fotofobia
3. lacrimazione
4. frequente comparsa di dolore
Cheratite superficiale diffusa
Ha di solito una causa batterica, le forme acute sono spesso associate
ad una congiuntivite mentre quelle croniche possono avere una causa di
tipo allergico oltre che batterico anche se a volte l'eziologia è
sconosciuta.
Sintomatologia
Si evidenzia la comparsa di un'area grigiastra a margini sfumati a sede
superficiale, successivamente, per la caduta di lembi più o meno ampi
di epitelio corneale, compaiono erosioni multiple.
L'edema può estendersi agli strati anteriori del parenchima corneale
favorendo la comparsa di una vera e propria ulcera corneale.
Cheratite puntata superficiale epidemica
La lesione è costituita da opacità puntiformi che compaiono negli
strati superficiali della cornea monolateralmente o bilateralmente, la
sua origine è legata a fatti infettivi di tipo virale, batterico,
tossico o allergico.
Sintomatologia
Sono caratterizzate da fini opacità di color grigio disseminate
nell'ambito dell'epitelio corneale e mentre in un primo tempo queste
lesioni interessano gli strati superficiali, successivamente tendono ad
estendersi in profondità.
Nella maggior parte dei casi ha un'origine virale ed un'evoluzione
benigna con la guarigione completa del tessuto corneale.
Terapia
E' di tipo antibiotico sia ad uso locale che per via sistemica
Cheratite disciforme
E' la cherato-endotelite profonda più frequente, ha di solito origine
virale anche se non sono rare forme batteriche, tossiche o allergiche;
ha localizzazione monolaterale.
Si rilevano in genere processi flogistici corneali a sede parenchimale,
associati costantemente ad un interessamento infiammatorio
dell'endotelio e ad una uveite anteriore.
Sintomatologia
Ha inizio con un'ampia area tondeggiante opalescente corrispondente ad
un edema corneale a sede centrale o paracentrale, in tale zona la cornea
raggiunge uno spessore che può essere il doppio di quello normale.
L'infiammazione dell'endotelio porta alla formazione di precipitati da
endotelite che si presentano come chiazze biancastre in prossimità
della parte centrale della zona di edema corneale.
La comparsa di sintomatologia dolorosa deve far sospettare ad una uveite
anteriore; la riduzione della vista è sempre considerevole.
E' una malattia a lenta evoluzione la cui durata può essere anche di
alcuni mesi; frequenti le recidive.
Terapia
E' di tipo antibiotico sia ad uso locale che per via sistemica.
Ascesso corneale centrale
Fa parte delle cheratiti profonde suppurate ossia processi flogistici
corneali che portano a morte i tessuti interessati e assai spesso alla
perdita dell'occhio.
L'ascesso inizia con un'infiltrazione a margini sfumati della parte
centrale della cornea a cui fa seguiti l'interessamento dell'uvea;
questa zona assume una colorazione giallastra.
La raccolta di materiale purulento sporge verso la camera anteriore in
cui può aprirsi determinando un'ulcera posteriore della cornea.
Se non si interviene con un energico trattamento a base di antibiotici e
atropinici, si può assistere alla perforazione della cornea e alla
perdita dell'occhio.
Ascesso anulare della cornea
Consegue per lo più ad una ferita perforante e l'agente infettante è
quasi sempre un battere (Pseudomonas Aeruginosa).
Dopo un intervallo di tempo che va da alcune ore a 10 - 11 giorni,
compaiono edema corneale e i segni di una uveite; ben presto sulla
cornea si disegna un anello giallastro, questo tessuto presto muore
dando origine ad una uveite.
L'evoluzione è così grave che qualsiasi trattamento medico è privo di
risultato.
Ulcere corneali
Consistono in una perdita di sostanza dovuta per lo più a lesioni anche
minime dell'epitelio corneale, attraverso cui penetrano soprattutto
batteri.
Alla penetrazione dei germi nella cornea fa seguito un processo
infiltrativo e si parla di infiltrato corneale
che nei casi più semplici si riassorbe, ma di solito si ha caduta per
necrosi dell'epitelio corneale con la formazione dell'ulcera
corneale la quale può andare incontro a guarigione dando luogo
all'ulcera detersa con la ricomparsa della
trasparenza normale.
Nel contempo le cellule fisse del parenchima corneale iniziano a
proliferare contribuendo alla riparazione della perdita di sostanza con
fibrille connettivali che non hanno la trasparenza del tessuto corneale
ma l'opacità di un tessuto cicatriziale.
In questo modo ha origine il leucoma corneale
che a seconda della sua sede, dimensioni e densità, potrà incidere in
modo più o meno notevole sulla riduzione della capacità visiva.
In altri casi l'ulcera corneale infiltrata può progredire verso un
processo infiammatorio più serio con abbondante distruzione del tessuto
corneale. L'ulcera però ha tendenza a spingersi in profondità e la
distruzione del parenchima raggiunge la Descemet, a questo punto tale
membrana, dotata di notevole elasticità, viene spinta verso l'esterno
dando origine al descemetocele. In una fase successiva anche la Descemet
può cedere determinando la perforazione
dell'ulcera e la fuoriuscita di acqueo; questa eventualità è
accompagnata spesso da dolore e
dalla sensazione di colata di liquido sulla guancia.
Se la perforazione avvenuta nella parte centrale della cornea è di
piccole dimensioni e se si instaura una terapia adeguata con bendaggio
dell'occhio, si può ottenere la cicatrizzazione della breccia con la
formazione di leucoma corneale aderente.
Se invece la fessura è ampia si può avere la fuoriuscita di una
porzione di iride tale da dare origine ad un
leucoma
aderente pigmentato; questo tessuto di riparazione per la
notevole partecipazione iridea risulta poco consistente e con il tempo
può cedere
originando uno stafiloma corneale.
A volte la cicatrice può cedere anche senza la presenza in essa
dell'iride, in questo caso parliamo di cheratocono
secondario. In casi più rari la perforazione corneale stenta
a rimarginarsi e l'epitelio corneale prolifera formando una fistola
corneale. Questo esito non soltanto provoca una continua fuoriuscita di
acqueo, ma costituisce la porta d'ingresso di possibili infezioni
oculari; in questo caso la soluzione è il trapianto di cornea.
Cheratiti erpetiche
La cheratite erpetica è un processo morboso che si manifesta
prevalentemente in soggetti adulti di sesso maschile e di giovane età,
ha spesso carattere stagionale ( primaverile od autunnale ).
Solitamente insorge dopo malattie dell'apparato gastroenterico, a
malattir infettive e da raffreddamento o a traumatismi oculari, inoltre
sembra che i malati siano portatori abituali del virus nella mucosa
delle fosse nasali e questo fatto ne faciliterebbe la localizzazione
corneale.
La lesione consiste nella morte di una parte dell'epitelio corneale con
edema sottoepiteliale; il secondo occhio può essere colpito
successivamente con caratteristiche analoghe al primo.
La sintomatologia è caratterizzata da dolore associata ad una
ipersensibilità dolorosa del territorio della prima branca del
trigemino quella appunto perioculare.
Si ricorda tra le cheratiti erpetiche quella di Horner spesso associata
a localizzazioni erpetiche labiali e genitali, essa consiste in
formazione di minuscole vescicole corneali disposte a gruppi o a catena
che rompendosi danno origine ad erosioni corneali superficiali.
Il malato presenta fotofobia, lacrimazione e senso di corpo estraneo;
guariscono di solito senza lasciare traccia.
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Malattie del
Cristallino
Cenni di anatomia
Il cristallino è un organo lenticolare, trasparente, incolore ed
elastico, interposto fra iride e corpo vitreo e viene paragonato ad una
lente biconvessa.
E' tenuto in situ dalle fibre della zonula che sono tese tra il
cristallino stesso,
la corona e l'orbicolo ciliare.
Colore e trasparenza
Il cristallino dei giovani è incolore e completamente trasparente,
nell'età più avanzata assume un colorito giallognolo ed appare un
riflesso chiaro al confine tra la corticale assottigliata e il nucleo
ispessito. La sostanza colorante gialla è un prodotto aspecifico del
catabolismo proteico, quando è abbondante fa assumere al cristallino un
colore giallo intenso, dando origine alla cecità per il colore blu
caratteristica della vecchiaia avanzata.
LA CATARATTA
Consiste in un opacamente del cristallino che può essere parziale o
totale; la trasparenza di quest'organo è legata ai seguenti fattori:
1. integrità anatomica e funzionale
della sua capsula
2. composizione chimico-fisica
dell'acqueo
3. integrità dell'equilibrio
chimico-fisico delle proteine del cristallino
E' possibile effettuare una prima classificazione, distinguendo le
cataratte di origine congenita da quelle acquisite.
CATARATTA CONGENITA
Appartengono a questo gruppo le cataratte parziali o totali presenti sin
dalla nascita, la causa può essere fatta risalire a fattori ereditari,
dismetabolici o a vere e proprie malattie della madre o del feto che
abbiano inciso sullo sviluppo del cristallino.
Si ricordano in questo gruppo le cataratte propriamente dette la cui
origine può essere fatta risalire ad embriopatie da malattie infettive
materne di tipo virale come la rosolia, la parotite ecc, od infettive
non virali come la sifilide, oppure da patologie che colpiscono il feto
come la toxoplasmosi.
Occorre inoltre tener presente il fattore ereditarietà, infatti ha
un'incidenza non inferiore al 25% e la trasmissione è di tipo
dominante.
Cataratte acquisite
Appartengono a questo gruppo le cataratte senili che vengono
classificate in 3 gruppi:
1. cataratta corticale
2. cataratta nucleare
3. cataratta sottocapsulare
posteriore
Cataratta corticale
Ha origine con l'opacizzazione della corticale anteriore e posteriore
del cristallino e di solito compare dopo il 50° anno d'età.
Il paziente lamenta di solito una riduzione della vista, è frequente la
comparsa di una modesta miopia, per cui il paziente che era presbite,
riuscirà a leggere e a scrivere senza occhiali.
Ad un esame diretto si noterà che la pupilla non sarà più
perfettamente nera ma grigiastra.
L'evoluzione nei due occhi è per lo più contemporanea anche se
asimmetrica ed avviene attraverso gli stadi di cataratta intumescente,
cataratta matura ed ipermatura.
• Cataratta
intumescente: rappresenta lo stadio iniziale, caratterizzato
dall'aumento del contenuto idrico del cristallino a cui segue una
modesta miopia. In questa fase l'iride viene spinta in avanti dal
cristallino riducendo la profondità della camera anteriore con
possibili crisi ipertensive all'interno dell'occhio.
• Cataratta matura:
in questo stadio l'opacità è estesa alla quasi totalità del
cristallino per cui il campo pupillare appare bianco
• Cataratta
ipermatura: è caratterizzata da liquefazione per rammollimento
delle masse corticali mentre la capsula rimane indenne; anche il nucleo
del cristallino rimane allo stadio solido e, non più trattenuto dalle
lamine corticali, si sposta nella parte più declive del sacco capsulare.
Con il tempo anche la capsula diventa sempre meno resistente e può
rompersi lussando il nucleo in camera anteriore e determinando la
comparsa di un glaucoma secondario.
Cataratta nucleare
Meno frequente di quella corticale, compare in soggetti che hanno
superato il 60° anno di vita.
Il paziente lamenta una riduzione della vista specie in piena luce, ciò
è dovuto alla miosi ( rimpicciolimento della pupilla alla luce) che
riduce il campo pupillare ad una superficie ristretta corrispondente
alla zona opaca del cristallino.
L'evoluzione è progressiva, il cristallino assume un aspetto lievemente
fumoso che con il tempo si accentua assumendo una tinta rossastra,
mentre la colorazione brunastra o nera corrisponde ad uno stadio di
ipermaturità.
Cataratta sottocapsulare posteriore
Compare nel 10% dei casi di cataratta senile e il paziente lamenta
progressiva riduzione della vista.
Con la lampada a fessura è possibile osservare come l'opacità
uniforme, diffusa, paragonabile ad un vetro smerigliato, interessi
esclusivamente lo strato sottocapsulare posteriore ed è priva di
riflessi colorati.
Terapia della cataratta senile
Il trattamento è esclusivamente chirurgico, non è più necessario che
la cataratta sia completa per intervenire
Cataratte patologiche
Sono legate a malattie che investono tutto l'organismo, la più
frequente è quella diabetica.
Vengono di solito distinti 3 tipi:
• Cataratta
diabetica vera: compare in soggetti giovani di età inferiore ai
45 anni, presenta un'evoluzione rapida ed è bilaterale.
All'osservazione si notano opacità simili a fiocchi di neve sia a sede
centrale che periferica; la riduzione della vista è sempre notevole.
• Cataratta senile
in diabetico: non è possibile distinguerla dalla cataratta
senile comune, sia ha il sospetto quando ci si trova di fronte ad una
cataratta posta nella zona sottocapsulare posteriore o ad un
addensamento nucleare rossastro.
• Cataratta nel
diabete latente: si manifesta in soggetti di media età, in buone
condizioni generali, tendenzialmente obesi; è quasi sempre bilaterale.
La curva glicemica confermerà la diagnosi di diabete latente.
Cataratte traumatiche
Fanno parte di questo gruppo le Cataratte
contusive.
Una sollecitazione meccanica che interessi direttamente il cristallino
può determinare l'opacità attraverso un processo infiammatorio
sottocapsulare.
Trascorso qualche giorno o settimana dall'evento traumatico, compaiono a
livello degli strati posteriori del cristallino delle opacità stellari
o a rosetta che di solito evolvono dando origine a o a formazioni a
ghiacciolo di colore bianco-latteo o ad un'opacità totale.
Cataratta da rottura della capsula
Consegue sia a ferite perforanti, sia ad interventi di discissione.
Se la lesione interessa la sola capsula ne consegue una opacità
superficiale localizzata, se invece interessa anche le fibre
sottostanti, si ha una opacità più diffusa.
Terapia chirurgica della cataratta
Estrazione intracapsulare
Consiste nell'asportazione completa del cristallino, fino a pochi anni
fa era l'intervento più diffuso.
Con l'avvento del microscopio operatorio e delle lenti intraoculari, è
passato in secondo piano anche se ancora utilizzato in alcuni casi.
Con un coltellino a lama sottile si pratica un ampio taglio corneale, in
tal modo si apre la camera anteriore e si procede all'asportazione
completa del cristallino; a questo punto si sutura la cornea con filo di
nylon o di seta.
Estrazione extracapsulare
Consiste nell'asportazione del cristallino lasciando in situ la capsula
posteriore; i principali vantaggi di questo intervento sono di non
alterare i piani anatomici dell'occhio e di consentire l'impianto del
cristallino artificiale.
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Meccanismo della visione
Cenni di anatomia
La tonaca nervosa dell'occhio è costituita dalla retina che, attraverso
il nervo ottico, è in connessione con il diencefalo.
Ricopre la faccia interna della tonaca vascolare e viene divisa dall'ora
serrata in 2 parti:
• Fino all'ora serrata è detta parte
ottica ed è un vero e proprio organo nervoso nel quale sono contenuti i
fotorecettori
• Oltre l'ora serrata è detta parte
cieca ed è connessa con la parte ciliare ed iridea della tonaca
vascolare

La retina è costituita da 2 foglietti:
Foglietto esterno
E' formato da un solo strato di cellule che hanno forme diverse e sono
fornite di sottili prolungamenti o frange che si interpongono ai cono e
ai bastoncelli; all'interno delle frange e dei corpi cellulari è
contenuto il pigmento.
Sotto l'azione stimolante della luce, tali cellule tendono ad
accorciarsi ed il pigmento si concentra all'interno della frangia.
L'epitelio pigmentato ha diverse funzioni:
• Barriera semipermeabile, elettiva per
le trasudazioni che vengono dalla coriocapillare
• Ha una funzione importante nella
visione dei colori
• Ha un ruolo di schermo protettivo,
particolarmente evidente negli albini
Foglietto interno
E' situato internamente all'epitelio pigmentato e circonda il corpo
vitreo in profondità; ha l'aspetto di una sottile membrana trasparente
e rosata.
Risulta essere una membrana complessa e dal punto di vista schematico e
funzionale la si può considerare formata da 3 neuroni sovrapposti:
1. coni e bastoncelli
2. cellule bipolari
3. cellule gangliari
Coni e bastoncelli
Sono gli elementi sensoriali della retina, l'estremità esterna
costituisce il fotorecettore, quella interna si articola con i
prolungamenti delle cellule bipolari.
I coni sono circa 3 milioni, è in media più corto del bastoncello
tranne che a livello foveolare dive raggiunge un'altezza di 80 micron;
strutturalmente ha la stessa conformazione del bastoncello.
Dal punto di vista geografico la massima concentrazione di coni è a
livello foveolare mentre sono estremamente scarsi alla periferia dove
predominano i bastoncelli.
 
Cellule bipolari
Presentano un prolungamento esterno che si mette in rapporto con il
prolungamento dei coni e dei bastoncelli ed un prolungamento interno che
si mette in contatto con il prolungamento delle cellule ganglionari.
Le cellule bipolari a seconda del tipo di contatto mono o poli-sinaptico
che hanno con le cellule fotorecettrici, vengono definite cellule
bipolari mono-sinaptiche o poli-sinaptiche.
Cellule gangliari
Sono vere e proprie cellule nervose, presentano delle espansioni
dendritiche che vengono a contatto con i prolungamenti interni delle
cellule bipolari e un prolungamento neuritico trasformandosi in una
fibra ottica.
Queste fibre decorrono parallelamente alla superficie interna della
retina, si raccolgono a livello della papilla ottica, quindi,
oltrepassando la lamina cribrosa, si rivestono di guaina mielinica e
costituiscono le fibre del nervo ottico.
Cenni di fisiologia della visione
La retina ha la funzione di ricevere gli stimoli luminosi e di
trasformarli in stimoli nervosi che vengono trasmessi, attraverso le
fibre del nervo ottico, ai centri corticali; sono i coni e i bastoncelli
che hanno il compito di produrre gli impulsi nervosi.
Questi impulsi passano poi alle cellule bipolari indi alle cellule
gangliari e di qui ai centri nervosi.
Oltre a questa via diretta si ha una via indiretta attraverso le cellule
orizzontali e amacrine interposte tra i coni e i bastoncelli, questa via
ha una funzione per così dire di associazione e di regolazione.
La luce, incapace di stimolare un nervo, eccita le terminazioni nervose
tramite la rottura delle sostanze fitochimiche quali la
rodopsina
contenuta nei bastoncelli e la iodopsina
contenuta nei coni, tale rottura libera dei gruppi sulfidrilici
responsabili in ultima analisi dell'origine degli impulsi a livello del
nervo ottico.
In particolare i coni entrano in azione quando abbiamo una buona fonte
luminosa, mentre i bastoncelli esplicano la loro funzione soprattutto
nella visione notturna; nelle condizioni intermedie abbiamo il
contemporaneo funzionamento di entrambi i fotorecettori.
La stimolazione delle terminazioni del nervo ottico determina a livello
del nervo stesso la formazione di treni di onde la cui velocità è di
10-20 metri al secondo e la cui frequenza dipende dall'intensità dello
stimolo.
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Retinopatia diabetica
Può rimanere a lungo silente sul piano sintomatologico ed essere
oggetto di diagnosi occasionale nel corso di un esame medico generale od
oculistico; la sua incidenza è in continuo aumento a causa di due
fattori principali:
1. la componente ereditaria della
malattia che a poco a poco ne accrescerebbe la diffusione
2. l'aumento medio della vita del
diabetico come conseguenza delle migliori possibilità terapeutiche che
oggi dispone
Poiché la malattia diabetica ricorre con maggior frequenza nelle donne,
anche la retinopatia diabetica predilige questo sesso.
Le probabilità di comparsa di questa affezione aumentano con la durata
della malattia di base per questo motivo si ritiene che a 10 - 15 anni
dall'insorgenza del diabete, la retinopatia compaia in oltre il 60% dei
casi.
Si distingue una retinopatia diabetica non proliferante ed una
proliferante.
Retinopatia non proliferante
E' caratterizzata negli stadi iniziali dalla comparsa di alterazioni
della permeabilità dei vasi retinici, mentre successivamente è
possibile osservare la presenza di microaneurismi e di emorragie
puntiformi.
I microaneurismi sono dilatazioni
sacciformi dei capillari ed hanno pareti molto sottili e fragili e sono
di solito il punto di partenza delle emorragie
puntiformi.
I microaneurismi sono evidenziabili con la fluorangiografia che ne
consente un esame molto dettagliato.
L'edema retinico è la diretta conseguenza
dell'alterata permeabilità capillare, quando interessa la regione
maculare determina una riduzione più o meno marcata della capacità
visiva centrale.
Retinopatia proliferante
E' caratterizzata dalla neovascolarizzazione legata all'aumento delle
aree di ischemia retinica, sembra infatti che i tessuti ischemici
possano liberare un fattore vasoproliferativo.
Questi neovasi sono sottilissimi ed estremamente fragili, pertanto sono
spesso causa di frequenti emorragie pre-retiniche che costituiscono uno
stimolo per la formazione di tessuto connettivo organizzato; tutto ciò
provoca una retrazione del vitreo che in questo modo si stacca dalla
retina concludendosi con un vero e proprio distacco
di retina che rappresenta una delle più gravi complicanze della
forma proliferante in associazone al glaucoma
emorragico o neovascolare.
Trattamento della retinopatia diabetica
Terapia medica
Consiste in trattamenti diretti a compensare l'iperglicemia e a
riportare alla normalità tutti i parametri che la malattia diabetica ha
alterato, per tale motivo si interverrà:
•sull'aggregazione piastrinica che
risulta essere aumentata, per cui si consigliano antiaggreganti
piastrinici ed eritrocitari
•sul potere fibrinolitico, ridotto nel
diabetico
•sulla resistenza capillare, notevolmente
diminuita nel diabetico
• sugli stati dislipidemici
Terapia parachirurgica e chirurgica
Si avvale essenzialmente sulla fotocoagulazione anche se questo
trattamento porti alla distruzione del tessuto retinico interessato da
microaneurismi e vasi neoformati.
Retinopatie ipertensive
Alla base vi è l'iperensione arteriosa.
La sintomatologia soggettiva può essere a lungo silente, a volte il
paziente lamenta annebbiamenti fugaci della vista, mentre una caduta
rapida della vista quando vi è un interessamento delle strutture
vascolari della testa del nervo ottico.
La sintomatologia oggettiva risiede nell'osservazione dell'occhio con l'oftalmoscopio
con il quale si evidenzia:
• alterazione delle arterie che hanno
calibro ridotto e a tratti irregolare con decorso spesso tortuoso
• alterazione delle vene che si
presentano dilatate e con tortuosità a cavaturaccioli, mentre in alcuni
punti appaiono schiacciate per opera delle arterie nei punti in cui le
incrociano.
• edema, solitamente di modesta entità
ed interessa la papilla e la regione maculare
• elevazione dei valori della pressione
minima dell'arteria oftalmica, indice di sovraccarico nel territorio
carotideo
• presenza di essudati sia in sede
maculare che nella rimanente parte del polo posteriore
• emorragie poco estese e multiple più
frequenti lungo il decorso dei vasi.
• chiazze degenerative di color
grigiastro esiti di emorragie
La retinopatia ipertensiva può presentarsi nelle seguenti forme
cliniche:
Retinopatia arteriosclerotica:
inizialmente non è accompagnata da ipertensione, mentre lo è nella
fase avanzata; il quadro oftalmoscopico è caratterizzato dalle
classiche alterazioni vasali con atrofia della papilla nelle forme
evolute.
Retinopatia angiospastica: viene
considerata come la fase finale di una ipertensione essenziale
complicata da insufficienza renale o come l'espressione di
un'ipertensione secondaria ad insufficienza renale; in ogni caso
l'azotemia è sempre elevata e la tossiemia uremica gioca un ruolo molto
importante nella sua comparsa.
L'insorgenza è legata ad uno spasmo delle arteriose precapillari con
conseguente alterazione della permeabilità della parete dei capillari.
La malattia colpisce individui di età media, è bilaterale ed ha una
prognosi sfavorevole infatti questi pazienti dimostrano una
sopravvivenza di circa 3 anni.
La sintomatologia soggettiva è
caratterizzata dalla riduzione della vista che si fa sempre più grave
negli stadi più avanzati.
All'osservazione con l'oftalmoscopio, è
possibile notare un'alterazione dei vasi che inizialmente presentano una
modificazione del calibro per poi assumere un andamento tortuoso con
numerosi restringimenti, per dare da ultimo emorragie ed essudati in
sede maculare
Retinopatia gravidica: compare in donne
giovani, primipare più facilmente verso il 3° trimestre; la causa è
dovuta ad una alterazione endocrina.
La sintomatologia soggettiva mostra
annebbiamenti transitori della vista ed alterazione della percezione
visiva consistente nell'alterazione della forma degli oggetti.
Il reperto oftalmoscopico è costituito da uno stato spastico delle
arteriose retiniche con edema papillo-maculare, frequenti sono le
emorragie, mentre mancano gli essudati.
Occlusione dell'arteria centrale della retina
Insorge di solito improvvisamente ed in alcuni casi nel sonno, le cause
principali sono:
1. occlusione per angiospasmo
2. occlusione per embolie
3. occlusiobe per endoarterite
obliterante
I tre fattori intervengono insieme nel determinare la patologia che in
rarissimi casi è provocata solamente da uno di essi.
Sintomatologia
Consiste in un'improvvisa cecità per lo più in un solo occhio ed
essendo quasi sempre indolore, può non essere immediatamente avvertita
dal paziente, mentre è di vitale importanza intervenire con tempestività
per avere un ottimo recupero funzionale.
Sono sufficienti pochi minuti senza ossigeno per provocare danni
irrimediabili alle cellule nervose.
L'esame obiettivo mette in evidenza una dilatazione della pupilla
(midriasi), assenza di riflesso alla luce, integrità della trasparenza
dei mezzi ottici, ma sarà con l'oftalmoscopio che confermeremo la
diagnosi.
Durante questo esame la retina appare grigiastra, diffusamente
edematosa, la macula è molto rossa, le arterie e le vene hanno un
calibro molto ridotto.
Interrogando il paziente si potrà scoprire che si sono già verificati
episodi di perdita transitoria della vista a cui però non è mai stata
attribuita alcuna importanza.
Evoluzione
E'assai spesso sfavorevole anche quando si attua con tempestività una
terapia adeguata, abbiamo riduzione sia del campo viso che della capacità
visiva, le arterie si possono ricanalizzare ma rimangono di calibro
molto sottile.
I casi ad evoluzione favorevole sono molto rari e sono caratterizzati da
un rapido ristabilimento delle condizioni circolatorie iniziali, il
diametro delle arterie ritorna normale, l'edema retinico si riduce
rapidamente, la capacità visiva può ritornar a livelli accettabili.
Terapia
Consiste:
1. vasodilatatori
2. emodinamoci: sono sostanze che
aumentano la gittata sistolica del cuore senza modificare la pressione
3. antispastici
4. ipotonia del bulbo oculare
5. anticoagulanti
Retinoblastoma
E' il più frequente tumore oculare dell'infanzia e dell'età
infantile.
Sembra prendere origine da cellule appartenenti al neuroectodermica che
costituiscono i precursori dei fotorecettori retinici.
Il retinoblastoma è un tumore congenito cioè presente già alla
nascita, ma la diagnosi sicura avviene tra 1 e 3 anni.
Esistono forme unilaterali
che
rappresentano circa il 70% di tutti i casi e non hanno una preferenza di
occhio o di sesso; il 10-15 % dei casi unilaterali è ereditario.
Le forme bilaterali invece sono
forme quasi sempre ereditarie.
Sintomatologia
I tre segni classici sono:
1. leucoria: si intende il colore bianco
grigiastro della pupilla che può colpire anche una sola zona della
pupilla
2. strabismo: raro e si tratta di solito di
una forma convergente
3. glaucoma
L'esame con l'oftalmoscopio evidenzia sulla retina una massa
bianco-grigiastra con aspetto a cavolfiore, dotata di una rete vascolare
propria.
Terapia
E' prevalentemente chirurgica, consiste nell'asportazione della massa
avendo cura di prelevare un lungo tratto del nervo ottico in quanto è
per questa via che si ha la diffusione metastatica; il trattamento
chirurgico potrà essere completato dal trattamento radiante.
Se il tumore ha dimensioni inferiori a 4 mm, si può praticare un
trattamento fotocoagulativo con lo xenon; il retinoblastoma è molto
sensibile alla radioterapia.
In questi ultimi anni la prognosi è migliorata, la percentuale di
sopravvivenza a 5 anni è molto migliorata a condizione che l'intervento
chirurgico venga affiancato dalla chemioterapia e dalla radioterapia.
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Distacco della retina
Distacco di retina primitivo
Il distacco avviene lungo il piano di separazione dei due foglietti
costituenti la vescicola ottica primitiva, per questo motivo è soltanto
il foglietto nervoso della retina che si solleva
La causa del distacco non è del tutto chiara, alcuni autori ritengono
che esista una preesistente condizione patologico retino- vitreale,
altri invece pensano che l'elemento determinante sia un processo
essudativo a livello della coroide in grado poi di provocare una rottura
retinica.
Tra i fattori predisponesti, si devono considerare l'età, il sesso,
l'ereditarietà e la miopia di una certa entità; la malattia aumenta
con l'avanzare dell'età ed il sesso maschile è il più colpito, questo
fatto sembra essere in rapporto al fatto che l'uomo è più esposto a
piccoli traumi ripetiti.
Sintomatologia
Insorge improvvisamente preceduta spesso da sintomi specifici costituiti
dalla percezione nel campo visivo di formazioni mobili per lo più
puntiformi di varie dimensioni di colore grigio scuro o nero oppure
dalla presenza di lampi di luce a volte colorata.
Tale sintomatologia corrisponde alla fase iniziale di rottura retinica
ed è seguita rapidamente, con il sollevarsi della retina, dalla
comparsa di un'area di cecità che interessa un settore più o meno
ampio del campo visivo.
Il formulare la diagnosi di rottura prima che si verifichi il distacco
è di estrema importanza in quanto consente di bloccare immediatamente
la rottura con la fotocoagulazione ottenendo cosi oltre alla guarigione
clinica anche un buon recupero funzionale.
Un altro sintomo spesso accusato è la percezione deformata delle
immagini, questo fatto è dovuto all'irregolarità della superficie
retinica sollevata.
L'esame principe è quello effettuato con l'ftalmoscopio con il quale si
dovrà osservare scrupolosamente tutta la superficie della retina
infatti il farsi sfuggire una sola piccolissima rottura vorrebbe dire
incorrere in una sicura recidiva.
All'osservazione le rotture hanno un colore rosso vivo su uno sfondo
grigiastro e ne sono stati individuati 3 tipi:
1. rotture a
lembo: sono quelle più comuni, possono avere una forma a V, a
ferro di cavallo, a punta di lancia ecc. con il vertice spesso rivolto
verso la parte centrale del fondo oculare e con la base alla periferia.
2. fori
retinici: si tratta di rotture rotonde, a stampo, spesso multiple
e di grandezza variabile
3. disinserzioni
retiniche: più che di rotture retiniche vere e proprie, in
questi casi si tratta di un distacco della periferia retinica in toto o
in parte a livello dell'ora serrata.
Le rotture retiniche con maggior frequenza interessano il settore
temporale superiore e si trattano per lo più di rotture a lembo; subito
dopo in ordine di frequenza abbiamo le rotture laterali e per ultimo
quelle inferiori.
Evoluzione
Il distacco di retina con rottura se abbandonato a sé, conduce alla
cecità.
Distacco di retina secondario
Può essere causato da traumi contusivi sia diretti che indiretti come
una ferita perforante del bulbo o in seguito ad estrazione di cataratta
soprattutto se il cristallino presenta anomalie di forma o di sede.
Altra causa è un tumore sottostante a livello della coroide che solleva
la retina la quale è fissa, non si muove con i movimenti oculari e non
tende a riaccollarsi con l'immobilità a letto.
Si può ricordare da ultimo che il distacco di retina può essere
causato dalla trazione che bande fibrose vitreali esercitano sulla
retina stessa, tali bande si formano in seguito ad essudati
infiammatori, emorragie vitreali, neovascolarizzazione retinica con
formazione di tralci connettivali, retinopatia diabetica proliferante.
Terapia del distacco di retina
E' esclusivamente chirurgica, il paziente verrà posto a letto, in
riposo assoluto per qualche giorno onde permettere l'appianamento della
retina e facilitare l'intervento.
La chiusura viene di solito effettuata con la diatermocoagulazione,
tecnica che sfrutta la capacità di una corrente ad alta frequenza
concentrata su una piccola superficie; subito dopo si ha una reazione
infiammatoria con formazione di essudato fibroso.
Nel corso di un mese la retina e la coroide, nei punti diatermocoagulati,
saranno sostituite da tessuto cicatriziale fibrogliale.
In particolari condizioni cliniche quando le strutture retiniche sono a
diretto contatto con la superficie coroideale, si potrà ricorrere alla
fotocoagulazione, alla fototerapia laser o alla criocoagulazione.
Fotocoagulazione
Ci si comporta come per un esame oftalmoscopico con la differenza che
vengono utilizzate fonti di energia tali da produrre un calore
sufficiente per coagulare il punto di distacco lasciando indenne la
sclera.
Fototerapia laser
Il vantaggio è che la luce laser è monocromatica, è un fascio
collimato, preciso e di breve durata
Criocoagulazione
Si tratta di congelare la porzione che ci interessa, si utilizzano
temperature comprese tra i -20° e i -50°.
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Glaucoma
GLAUCOMA CRONICO SEMPLICE AD ANGOLO APERTO
E' una malattia dell'occhio che abbandonata a sé, conduce a cecità.
I tre principali sintomi sono.
1. ipertensione endoculare
2. alterazioni del campo visivo
3. alterazioni della papilla
La forma classica trisintomatica è spesso preceduta da una fase
monosintomatica puramente ipertensiva che può durare alcuni anni; la
malattia probabilmente è di tipo ereditario.
Sintomatologia
Una vera e propria sintomatologia soggettiva è assente nella maggior
parete dei casi, questo fatto rende più insidiosa la malattia in quanto
il paziente ricercherà nell'uso di occhiali un compenso ai disturbi
visivi; le forme di glaucoma cronico semplice che insorgono prima dei 40
anni, di solito evolvono più rapidamente.
Poiché durante la giornata si possono avere oscillazioni anche notevoli
del tono, il paziente lamenterà a volte episodi transitori di riduzione
della vista o vedrà degli aloni colorati intorno alle sorgenti
luminose.
Evoluzione
E' lenta, se abbandonata a se stessa porta a cecità, non vi è un
rapporto stretto tra rapidità d'evoluzione ed ipertono.
Terapia
E' di tipo medico e consiste nel ridurre e mantenere la pressione
sanguigna e quindi endoculare nei range dei valori normali.
Si ricorda anche il glaucoma cronico semplice
senza ipertensione dove esistono le alterazioni campimetriche e
della papilla mentre manca l'elevazione di tono e il glaucoma
cronico semplice con esfoliazione uveale che presenta una
prognosi più grave e prevede una terapia chirurgica quale la
fistolizzazione contemporaneamente a quello di estrazione della
cataratta.
GLAUCOMA CRONICO AD ANGOLO CHIUSO
In questa forma di glaucoma, l'aumento del tono è legato ad un
ostacolo costituito dalla base dell'iride che si presenta aderente alle
strutture trabecolari; questa affezione costituisce il 10% dei casi di
glaucoma.
Il motivo per cui si realizza la chiusura dell'angolo irido-corneale, è
strettamente legato ad alcuni fattori predisponenti:
• il raggio di curvatura della cornea è
minore che non in occhi normali
• la profondità media della camera
anteriore è diminuita
• frequentemente sono occhi ipermetropi
in cui la spinta in avanti dell'iride e del cristallino, determina una
chiusura dell'angolo
La malattia raramente interessa i miopi poiché in questi soggetti la
profondità della camera anteriore è sempre notevole e l'angolo
irido-corneale ampio.
Sintomatologia
Solitamente i sintomi soggettivi non mancano e possono essere così
elencati:
• dolori localizzati all'occhio ma che si
irradiano nel territorio del trigemino cioè al fondo dell'orbita, alla
regione frontale e temporale
• alterazione della visione che può
andare da una riduzione oscilla te della capacità visiva fino ad una
vera e propria cecità per compressione dell'arteria centrale della
retina
• presenza a tratti di aloni luminosi
intorno alle sorgenti luminose, questo fenomeno è dovuto alla
rifrazione della luce operata dalle goccioline responsabili dell'edema
della cornea
Terapia
Il trattamento del glaucoma primitivo ad angolo chiuso è prettamente
chirurgico e consiste nell'asportazione dell'iride associata ad un
intervento fistolizzante.
GLAUCOMA ACUTO
Insorge quando si determina improvvisamente il blocco totale o
sub-totale dell'angolo irido-corneale.
Il paziente può non aver mai lamentato disturbi oculari, a volte può
aver lamentato, senza darvi peso eccessivo, disturbi transitori della
vista o aloni colorati intorno alle sorgenti luminose; il tono oculare
è molto elevato e se non si interviene rapidamente, l'occhio può
considerarsi gravemente compromesso o addirittura perso.
La causa scatenante può essere individuata
in uno stress emotivo, nell'uso di farmaci simpaticomimetici oppure in
quella fase di una malattia infettiva in cui aumenta il volume
plasmatico.
Sintomatologia soggettiva
E' clamorosa, si ha comparsa di dolori violenti irradiati al contorno e
al fondo dell'orbita, alla regione frontale, temporale e sono associati
a nausea e a vomito.
Sintomatologia obiettiva
All'esame ispettivo diretto si nota un'intensa iperemia congiuntivale,
l'edema corneale ostacola l'esplorazione delle altre parti del segmento
anteriore mentre la profondità della camera anteriore risulta
decisamente ridotta.
Anche l'iride risulta aderente al trasecolato ed il tono endoculare è
piuttosto elevato.
GLAUCOMA CONGENITO O IDROFTALMO
In questa forma di glaucoma lo stato ipertensivo è legato ad una
anomalia di sviluppo dell'angolo irido-corneale; i primi sintomi
compaiono nell'arco dei primi 6 mesi di vita e la diagnosi certa viene
formulata prima che sia compiuto il 1° anno di vita.
La malattia è ereditaria non molto frequente, vengono colpiti
maggiormente gli individui maschi e sono interessati entrambi gli occhi.
Sintomatologia
Si possono osservare:
1. lacrimazione
2. fotofobia
3. aumento dei diametri di uno o di
entrambi gli occhi
4. megalocornea
5. edema corneale
6. miopia dovuta ad una deformazione
subita dal bulbo oculare ad opera dell'ipertensione specie nel suo
segmento anteriore
7. profondità della camera
anteriore notevolmente aumentata.
Evoluzione
Abbandonata a sé la malattia porta ad un aumento progressivo ed
irregolare dei diametri dell'occhio, la cornea tende ad opacizzarsi e ad
ulcerarsi, in questi casi la fotofobia è sempre molto intensa e
accompagnata da vivo dolore per la presenza di ulcere.
Sono descritte emorragie vitreali a cui segue spesso distacco della
retina, l'occhio a questo punto è diventato cieco e pertanto bisognerà
intraprendere al più presto possibile una terapia chirurgica.
GLAUCOMI SECONDARI
Fanno parte di questo gruppo quelle malattie oculari in cui
l'ipertensione è conseguente ad un altro processo morboso; pertanto
vengono classificati:
Glaucoma facogeno: la sua insorgenza è
legata alla presenza di anomalie congenite proprie o di posizione del
cristallino il quale può essere piccolo, trasparente, di forma sferica
ed incastrato nel foro pupillare provocando un ostacolo al passaggio
dell'acqueo dalla camera posteriore a quella anteriore con conseguente
ipertensione; tutto ciò si verifica nelle forme dette "
microsferofachia "
Glaucomi secondari a cataratta: possono
essere causati da un'intumescenza della cataratta che spinge in avanti
l'iride riducendo la profondità della camera anteriore, oppure al
passaggio di attraverso la cristalloide di proteine del cristallino che
provocano una reazione infiammatorio con sintomatologia simile al
glaucoma acuto.
Glaucoma emorragico: è secondario ad
alterazioni circolatorie retiniche ed è caratterizzato da neoformazione
di vasi a livello dell'iride e del trasecolato.
Le alterazioni retiniche di tipo circolatorio che possono condurre alla
comparsa di questa malattia sono:
1. retinopatia diabetica
2. trombosi della vena centrale
della retina
3. occlusione dell'arteria centrale
della retina
4. legatura della coroide
5. occlusione primitiva della
coroide
Glaucoma secondario a traumi oculari quali
contusioni del bulbo e ferite perforanti corneali
Terapia dei glaucomi
Può essere di tipo medico o di tipo chirurgico.
Provvedimenti medici
Consistono nella somministrazione di farmaci ad uso locale come colliri
e pomate oppure ad uso generale per via orale, parenterale ecc.
Provvedimenti chirurgici
Iridectomia periferica consiste
nell'asportazione di una parte periferica del tessuto irideo in modo da
creare una comunicazione artificiale tra camera anteriore e posteriore
Estrazione della cataratta
Ialidotomia: consiste nell'allontanare la ialoide anteriore da quella
posteriore lacerando il vitreo, questo intervento si rende necessario
quando il vitreo è incarcerato nel foro pupillare
Iridoslerectomia: asportazione di una parte di iride e di sclera
Trabeculectomia: asportazione di una porzione profonda di limbus
sclero-corneale contenete il trasecolato ed il canale di Schlemn con
l'aggiunta di una iridectomia basale: è attualmente l'intervento
principe nel glaucoma cronico semplice e nel glaucoma ad angolo chiuso.
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Miopia
E' un vizio refrattivo in cui il rapporto fra la lunghezza del bulbo
oculare e il potere diottrico è alterato in maniera tale che il potere
diottrico è troppo grande rispetto alla lunghezza del bulbo, con il
risultato che i raggi paralleli che colpiscono la superficie corneale
vanno a fuoco davanti alla superficie retinica ,pertanto sulla retina si
formano dei cerchi di diffusione.
Nella miopia perché l'immagine di un oggetto vada a fuoco sulla
retina, è necessario che esso sia posto a distanza infinita, in modo
tale che i raggi che da esso provengono, incidano divergendo la
superficie corneale.
In base al grado, la miopia verrà distinta in :
• lieve: fino a 3 diottrie
• media: fino a 6 diottrie
• elevata: oltre le 6 diottrie
Cause
Possono essere diverse:
1. bulbo oculare più lungo della
norma (è la causa più frequente)
2. curvatura corneale superiore alla
norma
3. curvatura della superficie
anteriore del cristallino superiore alla norma
4. cristallino troppo vicino alla
cornea, cioè una camera anteriore più bassa del normale
5. indice di refrazione del nucleo
del cristallino superiore alla norma (come si può riscontrare negli
stadi iniziali della cataratta)
Nella maggioranza dei casi, la refrazione miopica è di tipo assile,
dovuta cioè ad un allungamento eccessivo del bulbo oculare; si ricorda
a tal proposito che il bulbo oculare è lungo 17 mm alla nascita, per
diventare 24 mm intorno ai 14-15 anni.
Diagnosi
Si basa su svariati dati:
• dati ispettivi:
gli occhi miopi di solito appaiono più grandi e sporgenti, simulando
uno strabismo convergente; il soggetto spesso strizza le palpebre nel
tentativo di rendere più nitida la visione
• dati
oftalmoscopici: ci danno immediatamente un valore approssimato
del numero di diottrie mancanti e se si tratta di una miopia semplice o
degenerativa in base alle eventuali alterazioni del fondo.
• dati schiascopici:
si preferisce usare uno specchio concavo tale ciò da consentirci di
usare un ombra diretta che risulta più facile da valutare; l'esame
schiascopico è quello che ci dà in genere i dati più precisi sul
vizio rifrattivo.
Terapia
Non esiste un trattamento medico veramente efficace, esso si basa sulla
somministrazione di vitamina A e farmaci vasoprotettori, quindi ci si
deve affidare all'uso di lenti correttrici..
Sarebbe opportuno prescrivere la correzione totale del vizio ma nel fare
ciò bisogna tener conto della capacità di adattamento del soggetto che
sarà maggiore nel bambino rispetto all'adulto; in tal senso si tende a
correggere totalmente solo i difetti di piccolo e medio grado, mentre
quelli di grado elevato vengono corretti totalmente solo nei bambini.
Le tecniche chirurgiche tendono a modificare il valore diottrico della
cornea.
MIOPIE CONGENITE
Sono quelle già presenti alla nascita e vengono accertate nei
primissimi anni di vita.
Hanno entità molto variabile, ma in genere sono di entità medio o
grave e si associano ad altre alterazioni oculari come quelle che
riguardano il fondo o la refrazione.
L'acutezza visiva una volta corretta, può anche raggiungere livelli di
normalità, ma in genere non superi i 5 -6 /10.
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