OSTEOPOROSI

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Osteoporosi

E’ un termine generico che significa aumentata porosità dell’osso ed è caratterizzata dalla riduzione della massa ossea per unità di volume.
La forma più comune è quella senile e post-menopausale che coprono circa l’ 80% dei casi il rimanente è secondaria a diverse patologie come:
• Deficit nutrizionali (malnutrizione,malassorbimento,deficit di calcio)
• Malattie ereditarie
• Malattie endocrine (ipogonadismo,danni alla tiroide,diabete mellito)
• Patologie croniche (artrite reumatoide,tumori maligni,epilessia,alcolismo)
• Cause iatrogene (immobilizzazione)
Dagli studi effettuati è noto che la massa ossea raggiunge il massimo tra i 20 e i 35 anni per poi decrescere progressivamente; si calcola che tale calo possa raggiungere il 50% a livello dei corpi vertebrali e il 25-30 % a livello delle ossa lunghe in un’età compresa tra i 60 e i 70 anni.
Le ipotesi sulle cause della malattia si dirigono in alcune direzioni:


• Deficit di azione dell’ormone calcitonina
• Riduzione della concentrazione degli ormoni estrogeni (la terapia con tali ormoni tende ad inibire il riassorbimento osseo e ciò si è visto soprattutto in quelle donne che sono entrate precocemente in menopausa per interventi chirurgici o radio-terapia)
• Immobilizzazione e vita sedentaria
• Dieta troppo acida perché eccessivamente ricca di proteine (l’organismo demineralizza l’osso nel tentativo di tamponare l’acidità)

Nella forma più comune se ne distinguono di 2 tipi:
Osteoporosi di tipo I colpisce donne in un’età compresa trai 50 e i 65 anni ed ha come segno distintivo una grossa perdita di osso trasecolare. I disturbi più comuni sono i crolli vertebrali e le fratture dell’avambraccio; è presente un quadro di ipoparatiroidismo forse come compenso all’aumentato riassorbimento osseo.
Osteoporosi di tipo II colpisce soprattutto soggetti di età superiore ai 75 anni di entrambi i sessi; si ha perdita sia di osso trasecolare che corticale pertanto si hanno fratture del collo del femore,dell’omero, della tibia e della pelvi. Sembra che alla base della malattia ci sia o una riduzione della deposizione ossea o un aumentato riassorbimento; nell’anziano si è notato che a costante accumulo osseo si verifichi un aumentato riassorbimento.

QUADRO CLINICO GENERALE
Il paziente caratteristico è una donna che ha superato da qualche anno la menopausa; il sintomo di presentazione più frequente è un dolore alla schiena con irradiazione alla parte del corpo che corrisponde alla radice nervosa sollecitata.
Tale dolore è di solito causato dal collasso di un corpo vertebrale soprattutto a livello dorsale basso o lombare; è caratteristicamente acuto e la sua comparsa di solito viene associata ad un movimento brusco o ad un trauma.
La sintomatologia scompare in genere entro una o due settimane, talora persiste come senso di compressione non ben localizzato ma comunque sempre nell’ambito della zona precedentemene interessata. Osservando la paziente si può rilevare una deformità della colonna, una dolorabilità dei processi spinosi vertebrali e anche delle coste del territorio colpito. Gli esami di laboratorio sono poco significativi in quanto calcemia e fosforemia sono normali.


Esami strumentali
La radiografia ha un aspetto significativo solo dopo un riassorbimento del 25%; caratteristicamente le vertebre mostrano una striatura verticale successivamente possono apparire biconcave e successivamente al collasso vero e proprio, assumono un aspetto a cuneo trapezoidale. L’esame per eccellenza è sicuramente la MOC (densitometria ossea computerizzata).
Terapia
Una diagnosi precoce è importante soprattutto nelle forme secondarie a malattie endocrine come la sindrome di Cushing, l’insufficienza gonadica, le patologie della tiroide e il diabete in questi casi infatti si rivolge l’attenzione nel risolvere la malattia di fondo. Nelle forme acute senili e post menopausali.si consiglia riposo assoluto tenendo il più possibile la parte al caldo e alleviare il dolore con antidolorifici. La terapia farmacologica preventiva potrebbe essere effettuata con estrogeni; l’utilizzo del calcio può rallentare il decorso della malattia ma non curarla; la calcitonina non sembra avere grande efficacia. Vale la pena ricordare che una giusta attività fisica e un’alimentazione adeguata sono un supporto di notevole utilità.

 Questa pagina e' stata aggiornata l'ultima volta il : 18/02/2014

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Ultimo aggiornamento in data : 18 febbraio 2014