CALCOLOSI URINARIA
La calcolosi urinaria è una condizione patologica determinata dalla
precipitazione di sostanze poco solubili delle urine nelle vie urinarie, con la
formazione di strutture cristalline di dimensioni variabili, che sono in grado
di danneggiare la mucosa e che possono costituire un ostacolo al normale
deflusso dell’urina lungo le vie escretrici.
La calcolosi ha una notevole tendenza a recidivare in uno stesso soggetto, è
stato calcolato infatti che in circa il 70% dei pazienti che hanno espulso
spontaneamente un calcolo, entro 10 anni presentano una recidiva; ci sono
soggetti che hanno una predisposizione a formare calcoli e che presentano
episodi colici con frequenza annuale
I costituenti cristallini più comunemente presente nei calcoli urinari sono:
• Ossalato di calcio
• Calcio apatite
• Fosfato calcico monobasico
• Fosfato ammonio-magnesiaco
• Acido urico
• Cistina
• Forme miste
I calcoli urinari si formano con maggior frequenza quando l’urina contiene
concentrazioni relativamente elevate di sostanze poco solubili e quando nelle
vie urinarie si creano condizioni favorevoli la loro precipitazione come ad
esempio nella stasi urinaria complicata da infezione.
Fattori favorenti la calcolosi urinaria
1. aumentata escrezione urinaria di calcio
• ipercalciuria idiopatica:è una condizione che
si suppone ereditaria, è due volte più frequente negli uomini che nelle donne
ed è caratterizzata da una eccessiva escrezione di calcio con le urine, pur
avendo un apporto dietetico normale. Si pensa che esistano due meccanismi
patogenetici: il primo è che alcuni soggetti presentano un assorbimento
intestinale di calcio eccessivo così dopo il pasto si avrebbe ipercalcemia con
conseguente inibizione di un ormone (ormone paratiroideo) che serve a fare
riassorbire il calcio a livello renale di modo che ne venga eliminata la giusta
quantità con le urine; inibendolo buona parte del calcio finisce nelle urine.
Il secondo si manifesta in alcuni soggetti che hanno un difetto a livello dei
tubuli renali che assorbono meno calcio,questo produce uno stimolo a produrre più
ormone paratiroideo e stimola il rene a produrre vitamina D attivata che, a sua
volta, stimola l’assorbimento intestinale di calcio creando un ciclo vizioso e
pericoloso.
• Acidosi tubulare di tipo distale:provoca
ipercalciuria con il meccanismo visto precedentemente.
• Iperparatiroidismo
• Ipervitaminosi D: si verifica in seguito
all’utilizzo poco controllato di preparati polivitaminici autoprescritti
• Ipercalciuria per fattori dietetici: si
verifica soprattutto in soggetti affetti da ulcera gastrica che assumono elevate
quantità di latte in associazione con antiacidi, ciò produce un elevato
assorbimento intestinale di calcio.
• Ipercalciuria nella immobilità protratta: è
dovuta alla mobilizzazione di calcio dalle ossa in assenza di sollecitazioni
meccaniche
• Sarcoidosi: malattia in cui esiste una
aumentata sensibilità alla vitamina D.
2. Aumentata escrezione di acidoossalico
3. aumentata escrezione di acido urico
4. ostruzione cronica urinaria
5. infezioni urinarie
Dobbiamo ricordare che il PH delle urine è molto importante e pertanto dei
rimanere nei limiti della normalità (PH 5.5).
Un aumento del ph urinario favorisce la formazione di calcoli di calcio apatite,
di fosfato calcico monobasico (brushite) e di fosfato ammonio magnesiaco (struvite),
mentre una diminuzione provoca la formazione di calcoli di acido urico.
I calcoli contenenti calcio si formano di solito alla superficie delle papille
renali; l’accrescimento progressivo e la mancata mobilizzazione, può con il
tempo occupare tutto il bacinetto e i calici renali ciò è in grado
successivamente di provocare la completa perdita della funzionalità renale;
fortunatamente più spesso il materiale depositato è mobilizzato per cui non si
ha danno renale.
l’espulsione dei calcoli con le urine può avere delle conseguenze, la
più comune delle quali è il traumatismo delle vie urinarie con perdita di
sangue oppure l’occlusione delle vie urinarie causata da calcoli veri e propri
o da cristalli in grande quantità soprattutto quelli di acido urico (renella)
mentre quelli di ossalato e di fosfato di calcio non provocano mai ostruzione
anche quando sono così abbondanti da rendere le urine lattescenti.
Quando i calcoli raggiungono e bloccano l’orifizio ureterale o il passaggio
tra uretere e vescica, si manifesta la colica renale.
Il sintomo principale è il dolore che nell’episodio acuto insorge
improvvisamente scatenato da uno stress fisico o da un eccessivo carico idrico;
è un dolore molto intenso localizzato in regione lombare o irradiato lungo
tutto l’uretere fino la vescica e ai genitali omolaterali.
Il dolore può talvolta essere avvertito bilateralmente anche quando il calcolo
è presente da un solo lato. Il paziente è agitato e non riesce a trovare la
posizione che possa alleviare il dolore a ciò si aggiunge nausea, vomito,
meteorismo intestinale.
La durata dell’episodio è variabile e dipende se il calcolo viene eliminato
con le urine o se passa in vescica in questi casi il dolore passa
istantaneamente, al contrario la sintomatologia può placarsi temporaneamente
per ripresentarsi a intervalli di tempo variabili.
Qualora la presenza del calcolo provochi una stasi di urina nelle vie escretrici
e a livello renale, alla palpazione si può percepire una massa rappresentata da
rene idronefrotico, non rara è la presenza di febbre quando la calcolosi è
accompagnata dall’infezione delle vie urinarie.
Diagnosi
• Ecografia Renale: dà indicazioni generiche
sulla presenza di calcoli di qualunque natura essi siano purchè siano
sufficientemente grandi da poter essere percepiti dall’ecosonda.
• Radiografia diretta dell’addome: permette di
visualizzare i calcoli radiopachi cioè quelli contenenti sali di calcio.
• Urografia: è l’unico esame radiologico in
grado di svelare la presenza di calcoli radiotrasparenti, di confermare una
sospetta calcolosi radiopaca all’interno delle vie urinarie, di precisare
l’aspetto morfologico e funzionale del rene.
• Pielografia ascendente: consiste
nell’introduzione del mezzo di contrasto nelle vie urinarie mediante catetere
vescicole; è una pratica meno diffusa che in passato per il rischio di
contaminazione batterica delle alte vie urinarie
• TAC: peremette di valutare la dilatazione delle
vie escretrici e la collocazione dei calcoli.
Terapia
La terapia deve mirare non solo all’eliminazione della calcolosi, ma anche
alla prevenzione di essa nei soggetti predisposti per familiarità, per
condizioni dismetaboliche o per infezioni ricorrenti delle vie urinarie.
• Terapia dietetica
• Terapia idroponica: consiste nell’assumere
abbondanti liquidi ( 2-3 litri al giorno ) in modo da provocare un grosso
quantitativo di urina e favorire l’espulsione spontanea.
• Terapia farmacologica: prevede l’uso di
disinfettanti delle vie urinarie, di farmaci acidificanti o alcalinizzanti e
talora di diuretici.
• Trattamento chirurgico: consiste in manovre
atte a frantumare il calcolo (litotripsia) oppure ad asportare chirurgicamente
il calcolo.
• Litotripsia: tende a frantumare i calcoli
tramite una serie di brevi e violente onde d’urto trasmesse attraverso
l’acqua di una vasca nella quale è immerso il paziente; i calcoli frantumati
verranno poi eliminati con le urine.