ANGINA

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Angina pectoris

E’ una sindrome clinica causata da un’ischemia miocardia transitoria pertanto senza danno permanente al cuore.


Si parla di angina primaria e angina secondaria:


La primaria è caratterizzata da una riduzione del flusso di sangue verso il cuore per lo spasmo di un grosso vaso epicardio oppure, in condizioni meno drammatiche ma più frequenti, per la variazione dell’elasticità coronarica nei punti in cui sono presenti placche aterosclerotiche, per la presenza di microembolizzazioni dei vasi più piccoli in fine per la variazione delle dimensioni dei vasi epicardici legate a trombosi transitorie sovrapposte a placche aterosclerotiche ulcerate.
La secondaria è causata da un’aumentata richiesta di sangue da parte del cuore che è superiore alla possibilità di un aumento del flusso coronario, limitato dalla presenza di importanti occlusioni.
In questa classificazione si possono inserire anche quelle forme ischemiche legate all’incapacità di vasodilatazione dei piccoli vasi intramiocardici che riducono la quantità di sangue che le coronarie destinano al cuore, ciò sta alla base della sindrome X in cui i pazienti presentano caratteristiche cliniche e strumentali propri dell’ischemia con coronarie angiograficamente normali.
Spesso però in uno stesso paziente si può osservare un’angina le cui cause sono sia di tipo primario che secondario, pertanto si giunge ad una classificazione più dettagliata:


1. angina spontanea: è un angina primaria pura in cui gli episodi anginosi compaiono a riposo o comunque ad insorgenza imprevedibile
2. angina mista: è il quadro più comune in cui sono presenti episodi a riposo ed episodi da sforzo; il pazienti “nei giorni buoni” è in grado di fare sforzi di discreta entità senza che si manifestino sintomi mentre “nei giorni cattivi” è fortemente limitato e l’angina compare per la salita di due rampe di scale ciò succede perché i molteplici e variabili meccanismi che alterano il flusso coronario (componente primaria), modificano costantemente la soglia di ischemia.
3. angina da sforzo: è un angina secondaria pura in cui la sintomatologia è evocata sempre dallo stesso livello di attività fisica.


Quindi l’alterazione anatomopatologica fondamentale rimane la placca aterosclerotica che provoca l’occlusione coronarica, a questo punto si può verificare un’ulcerazione della placca con possibile formazioni di trombi che possono dare una trombosi profonda e quindi infarto oppure insorge una aggregazione piastinica con microembolizzazioni coronariche ed ischemia, oppure nella maggior parte dei casi si ha una riparazione dell’ulcerazione ma con un ispessimento della placca aterosclerotica e quindi con una soglia ischemica più bassa.

Sintomi


Il sintomo tipico è un dolore oppressivo o costrittivo retrosternale, profondo,con inizio e termine in modo graduale, non è influenzato dagli atti respiratori o dalla posizione del corpo e può essere accompagnato da un senso di bruciore e di affanno, il paziente spesso lo indica ponendo la mano aperta sulla regione sternale.
Abitualmente il dolore retrosternale è irradiato alla mandibola, al collo, alle spalle, alla superficie ulnare del braccio sinistro (anche al destro), ha una durata compresa tra 1-2 minuti a 20 minuti; naturalmente quanto più prolungato è il dolore tanto più grave è la situazione.
Importante è sapere se ci sono stati fattori scatenanti quali esercizio fisico, temperatura rigida, dopo un pasto, una emozione e se il paziente ha gia avuto episodi simili e pertanto se assume già trinitrina.
Quindi il soggetto anginoso può essere classificato di :
• prima classe: l’angina è provocata solo da sforzi fisici; tutte le attivitàordinarie possono essere svolte senza problemi
• seconda classe: è presente una modesta limitazione dell’attività fisica, il soggetto ha angina se deve fare due rampe di scale soprattutto dopo un pasto o in una giornata fredda.
• Terza classe: il paziente è decisamente limitato nella sua attività fisica e presenta sintomi per sforzi lievi
• Quarta classe: qualunque tipo di sforzo provoca angina che può essere presente anche a riposo.


Indagini strumentali


Elettrocardiogramma a riposo: dal 25 al 50% dei casi di pazienti dopo attacco anginoso, l’elettrocardiogramma risulta perfettamente normale, negli altri casi si hanno modificazioni del tratto QRS, del tratto ST o dell’onda T
Elettrocardiogramma da sforzo: l’esame viene effettuato facendo pedalare il paziente su una cyclette oppure su un tappeto rotante, in ambedue i casi si può progressivamente aumentare lo sforzo mantenendo un monitoraggio continuo dell’elettrocardiogramma e della pressione arteriosa, interrompendo il test quando si rilevino modificazioni significative nei parametri o per comparsa di dolore.
Elettrocardiogramma dinamico secondo Holter: si tratta di una registrazione continua dell’elettrocardiogramma per lunghi periodi 24-48 ore; l’apparecchiatura è costituita da un registratore portatile collegato a due elettrodi posti sul torace del paziente il quale può essere in ospedale oppure tranquillamente a casa in base alla gravità della situazione.
Mentre l’apparecchio funziona, il soggetto in esame dovrà solamente tenere un diario dei sintomi e delle attività svolte durante il giorno, al termine dell’esame il contenuto registrato viene analizzato.
Ventricolografia: si marcano i globuli rossi con Tc 99 questi circolando nel sangue e visualizzati con apposite telecamere, possono dare informazioni sul volume sistolico, diastolico e sulla gettata sistolica; il test può essere eseguito sia a riposo che sotto sforzo,
Scintigrafia miocardia: si utilizza il TI 201 che è un analogo radioattivo del potassio; iniettato in vena viene immediatamente captato dalle cellule miocardiche ciò ci dà informazioni sulla integrità di tali cellule e sul flusso coronario, quindi in presenza di una riduzione di flusso e di un’ischemia cellulare si evidenzierà una “zona fredda” ipocaptante rispetto alle circostanti zone con flusso normale e senza ischemia.
Ecocardiogramma: è una metodica di ultrasuoni che consente una valutazione accurata della morfologia, dimensioni e contrattilità delle camere cardiache
Cateterismo cardiaco e coronarografia: prevede l’introduzione di un catetere retrogrado nei grossi vasi e nelle cavità cardiache; lo studio viene eseguito in anestesia locale.
La metodica permette di:
• Misurare le pressioni delle sezioni destra e sinistra del cuore
• Visualizzare con mezzo di contrasto sia i grossi vasi che le cavità cardiache e valutarne la capacità contrattile
• Iniettare mezzo di contrasto nelle coronarie e visualizzarne cosi dettagliatamente l’anatomia e le eventuali lesioni aterosclerotiche

Terapia

La terapia si articola:
norme igieniche: abolizione del fumo, controllo dell’ipertensione arteriosa, controllo del peso corporeo, moderazione nell’attività fisica.
Profilassi farmacologica: i farmaci attualmente usati sono nitroderivati, calcioantagonisti e betabloccanti in base alla tipologia della malattia.
Terapia chirurgica: la rivascolarizzazione miocardia si basa sull’innesto di by-pass aorto-coronarici con vena safena autologa e sull’impianto a livello coronario delle arterie mammarie interne destra e sinistra.
Da tempo viene utilizzata anche l’angioplastica coronarica; la procedura consiste nella coronaria appositi cateteri muniti nella parte terminale di un palloncino dilatabile.
Una volta posizionato il palloncino nella sede della stenosi, si procede alla dilatazione del tratto stenotico; questa tecnica può essere affiancata all’intervento classico di by-pass.

 Questa pagina e' stata aggiornata l'ultima volta il : 18/02/2014

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Ultimo aggiornamento in data : 18 febbraio 2014