Tomografia ad emissione di positroni (PET)
E’ passato più di un secolo da quando Henry Bequerel, nel 1896, scoprì la
radioattività naturale; da allora nel campo della diagnostica abbiamo assistito
al passaggio dalle prime radiografie alla tac, alle scintigrafie planari e
topografiche (Spet) alla risonanza magnetica fino alla Pet.
La Pet è una tecnica di imaging diagnostico capace di fornire immagini ad
elevatissima definizione non soltanto dei singoli organi ma anche delle funzioni
e del metabolismo corporeo. E’ un’indagine diagnostica ad elevato contenuto
tecnologico in rapida espansione non soltanto perché consente lo studio del
metabolismo cellulare ma anche perché possiede un’accuratezza diagnostica
elevata e perché può sostituire molte indagini con un solo esame (fornisce
immagini di tutti gli organi).La Pet, presente nei laboratori di ricerca da più di 20 anni, viene
principalmente utilizzata in cardiologia (metabolismo e vitalità miocardia), in
neurologia e in psichiatria (epilessia, patologie degenerative, morbo di
Parkinson, schizofrenia). La più importante area di sfruttamento della Pet
resta comunque l’oncologia, soprattutto per la diagnosi e il monitoraggio
delle neoplasie, il controllo della terapia e la valutazione prognostica dei
tumori.
Le immagini ottenute con questa tecnica documentano le aree di aumentato
metabolismo da parte delle cellule tumorali rispetto a quelle normali,
evidenziando quindi la sede della neoplasia e delle eventuali metastasi. Il Pet,
inoltre, consente di evitare ulteriori esami diagnostici e inutili trattamenti
sia medici che chirurgici.
Ancora piuttosto limitata è la diffusione del Pet sul nostro territorio: in
Italia sono in funzione sei centri Pet (contro i 60 attivi in Germania), di cui
uno a Castelfranco Veneto, uno a Firenze, uno a Pisa e tre a Milano. Tale
carenza è dovuta soprattutto all’elevato costo della strumentazione (dieci
miliardi circa per l’acquisto di Pet e ciclotrone) e dei costi strutturali,
dovuti principalmente alle norme attive in materia di radioprotezione del
personale e dei pazienti.
Per effettuare studi Pet è necessario avere un tomografo, mentre per
l’approvvigionamento dei radioisotopi positrone emittenti (tutti a brevissima
emivita che va da 1,3 fino a 110 minuti) occorre utilizzare un ciclotrone (dal
costo di 4-5 miliardi compreso il laboratorio di radiochimica), un acceleratore
di particelle cariche negativamente.
Quando le particelle raggiungono un’energia predeterminata vengono direzionate
fuori dal ciclotrone verso un bersaglio dove viene prodotto l’isotopo
positrone radioemittente.Dopo la produzione dell’isotopo (carbonio, ossigeno, azoto o fluoro) viene
trasformato in radiofarmaco per mezzo di un’unità di sintesi all’interno
del laboratorio di radiochimica. Dopo aver superato accurati controlli di qualità,
il tracciante è pronto per essere iniettato; quando il liquido si è
distribuito in tutto il corpo (ci vuole circa un’ora), il paziente viene fatto
passare attraverso uno scanner Pet, strutturalmente molto simile a quello della
Tac.
Il medico potrà così misurare la funzionalità dell’organo preso in esame,
dal flusso sanguigno alla velocità di sintesi proteica ai livelli degli altri
processi biologici, cosa di fondamentale importanza in quanto i cambiamenti
fisiologici possono spesso annunciare le modificazioni strutturali tipiche delle
malattie.