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la diagnostica virtuale

 

 Per diagnostica virtuale (DV) si intende l’utilizzo di tecniche di ricostruzione tridimensionale, a partire da dati ottenuti con vari sistemi medicali (TC, RM, US ..) che permettono con metodi non invasivi di ottenere immagini degli organi interni di persone viventi.
Alla base della DV vi è l’evoluzione tecnologica a cui si è assistito negli ultimi 20 anni, nella acquisizione e nella elaborazione delle immagini e soprattutto il miglioramento delle capacità della TC e della RM nell’acquisire dati volumetrici in tempi molto brevi.
 Dopo aver ottenuto questi dati con la metodica scelta si procede alla filtrazione, classificazione e alla loro ricostruzione e visualizzazione in 3 dimensioni, trasferendoli a workstation dedicate. La rappresentazione finale dipenderà dalla risorsa dell’hardware e del software della workstation a disposizione; sarà così possibile visualizzare il modello ed avere interazione con esso con programmi che permettono di cambiare il punto di vista, le dimensioni dell’oggetto ed eventualmente tagliare o modificarne l’apparenza. E’ possibile inoltre “immergersi” nei dati ottenendo l’effetto della “realtà virtuale”.
   
 

Quali sono le principali applicazioni della diagnostica virtuale?

Nella pratica clinica sono rappresentate principalmente ricostruzione 3D dei principali vasi sanguigni (simulazione di esami angiografici che con minima invasività permette la diagnosi di numerose patologie vascolari) dei tessuti molli, dei tessuti osteoarticolari.
È inoltre possibile applicare tali forme di ricostruzione per la simulazione di interventi chirurgici complessi come quelli di neurochirurgia e chirurgia ricostruttiva.
Una interessante applicazione della diagnostica virtuale è l’endoscopia virtuale, termine con cui si descrive l’impiego di procedure endoscopiche simulate al computer e originate da immagini TC e RM ad alta risoluzione dell’anatomia del paziente: è così possibile “navigare” nel lume di qualsiasi organo cavo come se l’occhio dell’osservatore fosse in volo all’interno di esso; presupposto fondamentale è la possibilità di avere una netta differenza di contrasto tra ”il contenuto” ed la parete e a tal scopo è necessario a volte adottare degli artifizi (somministrazione di mdc positivi o negativi) e/o distendere i visceri.

   
 

Come si esegue un esame virtuale? Occorre una preparazione particolare da parte del paziente? È vero che un esame virtuale non è doloroso, né invasivo?

La molteplicità di applicazioni e la scelta della procedura dipendono dalla patologia sospettata e come si può immaginare, vi è una notevole variabilità tra gli esami scelti.
Nel caso di esami eseguiti mediante tomografia computerizzata la metodologia di esecuzione non si discosta molto da un’esame TC convenzionale e se il quesito clinico riguarderà la ricostruzione di vasi (aorta, carotidi) o organi parenchimatosi (es fegato) l’esame sarà eseguito mediante l’utilizzo nel mezzo di contrasto che viene iniettato per via endovenosa; in caso di ricostruzioni che riguardano le strutture ossee (es valutazione di fratture) quest’ultimo può essere risparmiato. Nel caso di ricostruzioni per l’endoscopia virtuale, è necessario per l’esecuzione dell’esame un buon contrasto tra il contenente e la parete e, come si può immaginare, per alcuni organi tale contrasto è naturale (es vie aeree) in altri deve essere somministrato (un esame di colonscopia virtuale prevede ad esempio la somministrazione di aria dal retto mediante una piccola sonda previa adeguata pulizia intestinale).
La RM, utilizzata soprattutto per ricostruzioni che riguardano il sistema nervoso centrale, non necessita di particolari preparazioni, e presenta esclusivamente le comuni controindicazioni legate alla eventuale claustrofobia del paziente e alla presenza di pace maker.
In generale si può affermare che il fine ultimo della diagnostica virtuale è proprio quello di sostituire indagini normalmente più invasive o giungere a visualizzare organi che con le metodiche tradizionali potevano essere solo immaginati.

   
 

Che differenze ci sono tra la diagnostica tradizionale e quella virtuale? I costi sono inferiori o superiori?

Nel caso della diagnostica radiologica il sistema tradizionale è analogico ossia vi è la rappresentazione bidimensionale su pellicola dell’immagine latente ottenuta dal passaggio di raggi x attraverso la parte del corpo da analizzare; nel caso delle endoscopie è rappresentato dalla visualizzazione diretta mediante videocamere con sistemi a fibre ottiche dei visceri cavi. Il passaggio alla diagnostica virtuale è possibile con la digitalizzazione dei dati che diventano così trasportabili, archiviabili ed elaborabili.
Per ciò che riguarda i costi la valutazione dev’essere fatta esame per esame, e non sempre e possibile.
Nel caso della colonscopia virtuale, di cui abbiamo una esperienza personale, i costi economici sono sovrapponibili alla colonscopia convenzionale. In generale i costi sono elevati soprattutto nella fase iniziale di acquisto delle apparecchiature.

Quanto sono attendibili e sufficienti per una buona diagnosi i risultati di un esame virtuale?

la diagnosi di polipi con diametro superiore a 1cm, (clinicamente rilevabili) ha una sensibilità vicina al 95%. Tuttavia molti sono ancora i limiti rappresentati soprattutto dalla impossibilità di non evidenziare lesioni piane e sebbene i risultati anche di casistiche mondiali siano incoraggianti Le attuali indicazioni sono limitate a coloro che rifiutano l’esame tradizionale o eseguono una colonscopia incompleta.
Nel caso della diagnostica vascolare, si sta assistendo alla pressocchè completa sostituzione di esami di angiografia convenzionale, con ricostruzioni 3D ottenuti da TC e RM. La angiografia convenzionale viene riservata ai casi in cui è necessario un intervento terapeutico diretto (interventistica vascolare).
Per alcuni distretti tuttavia, le ricostruzioni 3D hanno a tutt’oggi puro scopo ludico.

 

Questa pagina e' stata aggiornata l'ultima volta il : 18/02/2014

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Ultimo aggiornamento in data : 18 febbraio 2014