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La Riabilitazioe Respiratoria
Autore Dott.sa Picciolo Giovanna
Dirigente I livello - Divisione di Malattie Respiratorie
Azienda Ospedale Piemonte - Messina

E’ una branca della medicina che, attraverso trattamenti multidisciplinari personalizzati, mira a migliorare il danno secondario a svariate patologie respiratorie cercando di recuperare il paziente a uno stile di vita indipendente, produttivo, e di reintegrarlo, possibilmente, nel contesto socio-familiare e lavorativo.
Nata, inizialmente, come arte al servizio della chirurgia toracica (vedi tecniche di drenaggio posturale ecc.) e confusa con la FKT, identificata con le tecniche di rieducazione diaframmatica, drenaggio posturale, negli ultimi decenni la riabilitazione respiratoria ha acquisito la dignità di disciplina scientifica a se, formulando metodi di valutazione propri e approntando programmi terapeutici individuali. Ma nonostante i grandi progressi nel campo diagnostico e terapeutico, purtroppo tale approccio è spesso sottoutilizzato poiché viene considerato dai più un “trattamento finale” a cui ricorrere nel momento in cui la terapia farmacologia tradizionale ha esaurito ogni risorsa. Tale interpretazione risulta oltremodo riduttiva delle sue vere potenzialità .
La riabilitazione respiratoria è innanzitutto un metodo di prevenzione del danno funzionale. Gli aspetti del trattamento riabilitativo possono essere così riassunti:
1) Educazione del paziente;
2) Trattamento medico;
3) Compenso metabolico;
4) Psicoterapia;
5) FKT;
6) Riallenamento all’esercizio fisico;
7) Reinserimento professionale;
8) Supporti eventuali (ossigenoterapia a lungo termine, assistenza ventilatoria domiciliare).
L’educazione del paziente mira alla conoscenza approfondita della propria patologia, delle possibilità di recupero e dello stile di vita più opportuno (abolizione del fumo, bonifica dell’ambiente domestico, eventuale allontanamento di stimoli nocivi ).
Tutto ciò supportato da un programma psicoterapeutico adeguato.
Le tecniche di FKT mirano alla:
1) disostruzione delle vie aeree (drenaggio posturale, educazione alla tosse);
2) ripristino di una corretta dinamica ventilatoria (presa di coscienza, rieducazione diaframmatici, riespansione costale);
3) miglioramento della mobilità toracica;
4) potenziamento della muscolatura respiratoria principale ed accessoria.

Il Drenaggio posturale è la metodica principale e più conosciuta. Consiste in una serie di manovre atte a rimuovere le secrezioni bronchiali: ponendo il paziente in posizione tale da consentire la progressione delle secrezioni per gravità dai bronchi più piccoli a quelli di maggior calibro.
Le tecniche di assistenza al drenaggio sono:
1) Le percussioni: successione di colpi rapidi e leggeri con il palmo della mano atteggiato a coppa “clapping”;
2) Le vibrazioni: (movimenti vibratori impressi a mani sovrapposte) effettuate in direzione ortogonale all’asse longitudinale del torace;
3) Le succussioni violente impresse con ampi e lenti movimenti in direzione trasversale all’asse longitudinale toracico con le mani appoggiate in zone simmetriche del torace o forte con mani appoggiate nella stessa porzione toracica

Le secrezioni defluiscono, quindi verso i bronchi e vengono espulse mediante il riflesso fisiologico della tosse. Supporto al drenaggio posturale è l’educazione alla tosse mediante la tosse “guidata” qualora lo stimolo sia presente: un’opportuna educazione consente di evocarlo nei tempi e modi più idonei, la tosse “assistita” qualora il riflesso tussigeno fosse assente o inefficace.
La ventilazione guidata si propone di correggere i movimenti paradossi e le asinergie ventilatorie riducendo la frequenza respiratoria e incrementando il volume corrente.
La rieducazione diaframmatica si propone di migliorare l’escursione diaframmatica, di incrementare i flussi respiratori riducendo il lavoro respiratorio e migliorando la distribuzione ventilatoria e quindi conseguentemente gli scambi gassosi.

In termini pratici la tecnica si può così riassumere:
1) posizione del paziente supina con il capo sollevato di 15-20°;
2) inspirazione con il diaframma, controllando con la mano il movimento verso l’esterno dell’addome;
3) espirazione a labbra socchiuse al fine di evitare il collabimento dei piccoli bronchi.

Un altro aspetto fondamentale della FKT è legato alla fatica dei muscoli respiratori cioè all’incapacità dei muscoli ad erogare la pressione necessaria alla ventilazione alveolare o per riduzione delle afferenze del sistema nervoso centrale (fatica centrale) o per deficit delle giunzioni neuromuscolari (fatica periferica). Fattori predisponesti sono l’aumento del lavoro respiratorio, la diminuzione dell’efficienza muscolare o la riduzione della riserva energetica. Pertanto il riallenamento allo sforzo mediante carichi di lavoro progressivi che coinvolgono i vari gruppi muscolari risulta di fondamentale importanza.
E’ ben noto il ruolo della riabilitazione respiratoria in chirurgia toracica onde limitare eventuali deficit immediati o tardivi legati all’intervento stesso o all’anestesia.
In primo luogo le atelettasie da accumulo di secrezioni legate ad alterazioni per riduzione del volume corrente e della capacità funzionale residua, alla prolungata immobilità alla tosse inefficace.
Già THOREN nel 1953 pubblicò dati riguardanti uno studio sull’utilità della FKT nella prevenzione di complicanze postoperatorie sulla funzione respiratoria documentando una percentuale di atelettasie del 14% nei pazienti trattati rispetto al 40% del gruppo di controllo. Purtroppo però sono pochi i pazienti sottoposti a controllo della funzionalità respiratoria e avviati ad un programma di FKT preoperatoria.
Nel 1998 l’AIPO ha pubblicato il seguente documento nell’ambito di un programma di riabilitazione respiratoria per pazienti ricoverati in UTIR:
1 ottimizzare la clearance delle secrezioni bronchiali;
2 mobilizzazione precoce;
3 iniziale ricondizionamento all’esercizio fisico;
4. ventilazione meccanica non invasiva;
5. weaning della V.M;
6. nutrizione adeguata.

Soprattutto durante la fase di svezzamento del paz. dalla VMI è opportuno il supporto di un adeguato programma riabilitativo. Mentre nella VMN1 è utile favorire la coordinazione macchina-paziente e monitorare il paz. per poter precocemente evidenziare eventuali problemi e valutare l’efficacia della terapia.
Infine desidero ricordare l’importanza della prevenzione delle complicanze da prolungato allettamento (ipotrofismo muscolare, ulcere da decubito, decalcificazione ossea, stasi venosa e quindi trombosi venosa che in ultima analisi comporta un alto rischio per embolia polmonare). La precoce mobilizzazione del paziente e l’attuazione di un adeguato programma di ricondizionamento all’esercizio fisico prevengono tali danni consentendo al paziente una più rapida ripresa funzionale, riducendo quindi anche i tempi di degenza ospedaliera, aspetto quest’ultimo non trascurabile alla luce dei drg.

 

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