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COS'E' LA FOBIA SOCIALE La fobia sociale è classificata, nei manuali diagnostici, tra i disturbi d'ansia. La caratteristica
principale di questo disturbo è data dalla paura di trovarsi in situazioni
sociali o di essere osservati mentre si sta facendo qualcosa, come ad esempio
parlare in pubblico o, più semplicemente, parlare con una persona.
Un'altra caratteristica tipica di questo disturbo è una marcata ansia che precede le situazioni temute e che prende il nome di ansia anticipatoria. Così, già prima di affrontare una situazione sociale (per esempio andare ad una festa o andare ad una riunione di lavoro), le persone cominciano a preoccuparsi per tale evento. Può instaurarsi così un circolo vizioso: l'ansia anticipatoria determina un atteggiamento cognitivo timoroso e sintomi ansiosi riguardanti le situazioni temute, il che può portare ad una prestazione realmente scadente o percepita come tale, nelle situazioni temute, cosa che, a sua volta, determina imbarazzo ed aumento dell'ansia anticipatoria per le situazioni temute, instaurando così un circolo vizioso che sia auto-alimenta. Come spesso accade nei disturbi fobici, le persone che provano tale disturbo riconoscono, quando sono lontane dalle situazioni temute, che le loro paure solo assolutamente irragionevoli, eccessive e sciocche, arrivando così a colpevolizzarsi ulteriormente per le loro condotte evitanti. Va considerato che solo da poco tempo è stata data attenzione a questo tipo di disturbo. Le ragioni possono essere diverse, come, ad esempio, il fatto che queste persone non cerchino un trattamento e, spesso, adattino la loro vita al disturbo, oppure il fatto che l'ansia in situazioni pubbliche, per esempio esporre una relazione, sia normalmente presente in tutte le persone e quindi sia considerato normale avere ansia in certe situazioni. La differenza, però, risiede nel fatto che le persone che soffrono di fobia sociale non riescono a calmarsi durante l'esposizione alla situazione fobica, mantenendo un livello ansioso sempre molto elevato. La percentuale di persone che soffrono di tale disturbo è abbastanza vario, ma decisamente elevato nella popolazione generale: in diversi studi tale percentuale varia dal 3% al 5% della popolazione generale. Tale disturbo sembra esordire normalmente in età adolescenziale o nella prima età adulta. Solitamente si distinguono due tipi di Fobia Sociale:
LE CAUSE DELLE FOBIE SOCIALI Esistono diverse
formulazioni teoriche che cercano di spiegare un disturbo complesso come la
FOBIA SOCIALE. Vale la pena, in ogni caso,
sottolineare che i modelli psicologici, così come le teorie psicologiche, non
hanno alcuna pretesa di essere verità assolute, ma cercano unicamente di
spiegare nel modo più esaustivo possibile un fenomeno. MODELLO COGNITIVISTA Secondo il modello
cognitivista l'essere umano elabora ciò che gli accade attraverso i propri
schemi mentali, costruitisi attraverso le proprie esperienze. Tali schemi
mentali sono costituiti da pensieri, emozioni, sensazioni. In un certo senso gli
schemi mentali diventano "le lenti attraverso le quali ognuno di noi vede
il proprio mondo".
Quest'ultimo fattore
merita una particolare attenzione, poiché sembra essere molto importante per
comprendere questo disturbo. La persona che soffre di fobia sociale è
COME SE si sentisse sempre al centro delle attenzioni degli altri, COME
SE tutti osservassero e giudicassero i suoi comportamenti, che essendo
assolutamente evidenti, non possono che essere notati. In fondo questa è una
sensazione che forse tutti abbiamo provato quando ci è capitato di trovarci ad
una festa e di non conoscere nessuno: ci si ritrova con un bicchiere in mano a
"fare da tappezzeria", ma si ha la netta sensazione che tutti si stiano
accorgendo della nostra presenza e del nostro disagio. Probabilmente l'aspetto
centrale è il bisogno assoluto del soggetto di fare una buona impressione,
accompagnato, solitamente, dal costante timore di non riuscire. Le persone che
soffrono di fobia sociale temono di agire in una situazione pubblica in
modo inadatto, e assumono che questo avrà conseguenze disastrose per il loro
status sociale, riflettendosi anche sulla loro stima personale. Quando si
trovano a dover agire in una situazione pubblica, hanno un'immediata reazione
ansiosa, che prende il nome di ANSIA ANTICIPATORIA. Questa viene
interpretata come un ulteriore minaccia, poiché potrebbe influire con la
performance, innescando un circolo vizioso ansiogeno. MODELLO COMPORTAMENTALE I modelli teorici comportamentali hanno sempre posta l'accento su due fondamentali ipotesi: l'ipotesi del deficit primario e quella della disinibizione. Secondo la prima ipotesi, la fobia sociale deriva da una carenza di abilità sociali, che conseguentemente si riflette nella difficoltà di gestire adeguatamente i rapporti con gli altri. Tale carenza deriva dalla mancanza di modelli sociali, dai quali apprendere delle adeguate abilità sociali. Per esempio, in diversi studi, è stato possibile osservare come il comportamento timido ed inibito dei genitori fornisse un modello socialmente fobico ed evitante ai figli. L'ipotesi della disinibizione postula che le abilità sociali siano presenti, ma inibite da alti livelli di ansia che si sono associati alle situazioni sociali. Secondo tale modello i soggetti che presentano tale disturbo, sanno benissimo come ci si deve comportare nelle situazioni sociali, ma a causa di un alto livello di ansia non riescono a mettere in atto i comportamenti adatti. Così, per esempio, una persona che sa tranquillamente raccontare una barzelletta al proprio partner, diventa goffo ed impacciato quando deve raccontare la stessa ad uno sconosciuto, poiché l'ansia in questa situazione inibisce tale comportamento. MODELLO ETOLOGICO I modelli etologici,
facendo riferimento alla scienza che studia il comportamento animale, cercano di
spiegare il comportamento umano riferendosi ai comportamenti che presentano
alcuni mammiferi sociali, come le scimmie, dalle quali discendiamo. Analizzando
i comportamenti dei mammiferi sociali, gli autori che si rifanno a tale filone
evidenziano come la regolazione delle gerarchie e dell'interazione tra pari sia
basata su processi e meccanismi psicobiologici e comportamentali a base
innata. Questi meccanismi, che non fanno riferimento alla difesa da
predatori, ma solo alla regolazione tra con specifici, sono presenti nel corso
dell'evoluzione della specie. In genere fanno riferimento a due sistemi
motivazionali specifici: quello agonista e quello edonista. Il primo regola le
posizioni gerarchiche e la difesa tra con specifici, attraverso l'emissione di
comportamenti aggressivi dominanti o, viceversa, attraverso comportamenti di
sottomissione: insomma si tratta di comportamenti che vengono utilizzati dagli
animali per far capire chi comanda all'interno di un gruppo e chi invece deve
stare sottomesso. Il secondo sistema motivazionale segnala, invece, la
disponibilità all'interazione tra pari, al gioco e, presumibilmente, alla
cooperazione per il raggiungimento di un comune obiettivo. L'equilibrio tra
questi due sistemi regola l'insieme dei comportamenti sociali. Secondo questa
interpretazione, nei pazienti con fobia sociale, questo rapporto è ampiamente
sbilanciato a favore di una costante attivazione del sistema motivazionale
agonista. A causa di questo, l'altro viene sempre percepito come un
avversario da cui difendersi piuttosto che un pari con il quale cooperare.
Questo porterebbe il fobico, temendo costantemente un attacco, ad inibire
comportamenti aggressivi e a mostrare segnali di sottomissione per evitare
l'attacco, inibendo così le proprie manifestazioni sociali e cercando di evitare
le situazioni sociali. LA PSICOTERAPIA NELLE FOBIE SOCIALI La psicoterapia
è riconosciuta come una trattamento fondamentale per la fobia sociale.
Queste credenze
si sono costruite durante la storia personale di ciascuno di noi, durante le
proprie esperienze. Assumono spesso la valenza di imperativi categorici ai quali
bisogna riferirsi per valutare le proprie prestazioni. Appare chiaro che quando
questi pensieri, questi schemi, sono rigidi e definitivi i giudizi che la
persona da di sé stessa non possono che essere negativi. IL TRATTAMENTO FARMACOLOGICO Per il trattamento
della fobia sociale sono stati sperimentati i più comuni psicofarmaci
per valutare se avessero una qualche efficacia nel ridurne i sintomi. Sono stati
provati gli antidepressivi triciclici (AT), gli inibitori selettivi della
ricaptazione della serotonina (SSRI), gli inibitori delle mono amino ossidasi
(IMAO), i beta bloccanti e le benzodiazepine. In realtà non si dispongono di
tantissimi studi sull'efficacia dei farmaci per la fobia sociale. Ciò non
toglie che sembri essere presente una certa efficacia da parte della Fenelzina,
appartenente alla classe IMAO. Vediamo brevemente i farmaci: Antidepressivi
triciclici Inibitori della mono
amino ossidasi (IMAO) Beta bloccanti Benzodiazepine |
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