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LA PSICOTERAPIA
Tecnicamente, e teoricamente, l'arrossire potrebbe
anche essere controllato attraverso il controllo del pensiero,
ma questo é molto difficile,
come molti attestano.
La psicoterapia e sicuramente quasi sempre il primo
approccio terapeutico.
ECCO ALCUNE NOTE IN PROPOSITO:
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La paura di arrossire, o
eritrofobia, è nota da molto tempo ed è universale (in Giappone si parla di
TAIJIN KYOFUSHO: ovvero paura di manifestare le proprie emozioni). In
genere inizia nella prima infanzia, ma con il crescere dell’età diventa più
fastidiosa e meno accettabile, più dalla parte di chi ne soffre che dagli
altri, i quali spesso non se ne accorgono o non ci fanno caso.
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Gli antropologi lo hanno
interpretato come un segnale che è una richiesta come dire di “accudimento”.
Infatti la persona che arrossisce muove gli altri ad una certa delicatezza,
quasi tenerezza che sicuramente ne smorza ogni aggressività. |
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Purtroppo è accompagnata da
una lacerante percezione di vergogna e può portare non di rado a tentativi
di camuffamenti con trucchi pesanti o con lampade abbronzanti, oppure
all’adozione di occhiali da sole che nascondono gli occhi e buona parte del
volto. |
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Sì, perché è proprio l’essere
sotto lo sguardo degli altri che scatena le crisi: maggiore è la
consapevolezza di questa vulnerabilità, più crescono le conseguenze. Infatti
il soggetto tenderà ad evitare tutte le situazioni scatenanti con
limitazioni sempre più gravi. |
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Oggi, quando l’arrossire è
accompagnato a queste limitazioni, si deve considerare la possibilità di un
disturbo di ansia sociale per il quale sono necessarie cure specifiche .
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Non sempre la psicoterapia è in grado
di controllare il sintomo da sola per cui vi si associa quasi sempre una
terapia medica.
Molti sono i farmaci utilizzati, tra i quali ;
 | antidepressivi |
 | anticolinergici |
 | ansiolitici |
che vengono in vario modo utilizzati.
Li puoi studiare meglio nella sezione specifica dedicata alla terapia medica;
spesso però purtroppo non si ottiene il risultato sperato.
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