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La CHIRURGIA è oggi la soluzione definitiva dell'iperidrosi essenziale localizzata delle mani, delle ascelle e della testa
Il tutto se effettuata in centri di riferimento da operatori esperti che presentino una larga casistica operatoria ed una lunga esperienza. Annoveriamo essenzialmente due diverse tecniche chirurgiche: 1) Asportazione delle ghiandole sudoripare delle ascelle ( sconsigliata !! ) - Si tratta di un intervento per la cura della sola iperidrosi ascellare. La tecnica fu messa a punto nel 1963 da Hurley e Shelley e poi modificata per il trattamento delle forme severe. La zona sottoposta a trattamento è quella a maggiore concentrazione ghiandolare e viene identificata applicando una soluzione a base di iodio che induce colorazione blu.Nel caso che la sudorazione si estenda oltre il limite della parte coperta da peli, si rende necessario un intervento più ampio che richiede molteplici incisioni le quali in qualche caso possono dar luogo a cicatrizzazioni ipertrofiche e costrittive. Altre sequele comprendono ipoestesia per lesione del nervo intercostobrachiale, dolore persistente a livello ascellare e parestesie della durata di alcuni giorni nel territorio di distribuzione di C8.Anche con l' impiego di una tecnica simile alla liposuzione, che mira all' asportazione delle ghiandole tramite aspirazione, i tempi di guarigione e recupero sono piuttosto lunghi. Ci sono casi di ricomparsa dei sintomi, ma estendendo l' escissione a 4-5 cm oltre il limite del cavo ascellare, i risultati possono essere soddisfacenti ma non sempre esteticamente gradevoli. E' una terapia estetica non supportata dal SSN, quindi praticata solo a pagamento in regime di solvenza. 2) Chirurgia della catena nervosa simpatica del torace ( consigliata !! )
In alto il torace di sinistra con le frecce che segnalano il tronco del SNA con i gangli del torace da trattare. Il polmone è stato asportato per visualizzare la catena nervosa insieme a parte della pleura mediastinica. Indicazioni
risolutive della chirurgia
iperidrosi palmare /facciale / ascellare /eritrofobia (blushing, ereutofobia, paura di arrossire) /sindrome di Raynaud
Per la prima simpaticectomia in toracoscopia si è dovuto attendere il 1942 e l’intuizione di Hughes, anche se il padre della chirurgia endoscopica del SNA è un chirurgo austriaco di nome Kux. Nel 1954 pubblicò una ampia casistica riguardante circa 1400 casi di simpaticectomie e vagotomie. All’epoca il suo lavoro non fu particolarmente apprezzato e le sue tecniche vennero applicate solo nei paesi di lingua tedesca. ( Kux, P.: Thorakoskopische Eingriffe am Nervensystem. Thieme Verlag Stuttgard 1954 [Title translated in English: Thoracoscopic operation in the nervous system] ). Bisogna attendere l’inizio degli anni ‘80 per avere notizie dell’ETS anche nella letteratura anglosassone. Il vero interesse per questa patologia sembra essere sbocciato solo nell'ultimo decennio. L' European Journal of Surgery nell’Aprile del 1998 ha pubblicato un supplemento interamente dedicato all’argomento a dimostrazione del periodo di gloria che l’ETS sta vivendo. L'intervento oggi applicato è denominato: Simpatectomia Endoscopica Toracica - STS o ETS Oggigiorno questo intervento è diventato il principio terapeutico di prima scelta per la cura definitiva dell'iperidrosi moderata o grave palmare e del viso, qualora altre terapie non abbiano dato risultati soddisfacenti. Si tratta di un intervento di invasività minima, sviluppato negli ultimi anni in alcuni centri ospedalieri europei, che ha sostituito definitivamente la simpatectomia toracica "a cielo aperto", la tecnica assai cruenta usata negli anni passati che comportava lunghi tempi di degenza e convalescenza. La tecnica endoscopica è molto sicura e, se adottata da un chirurgo esperto, questo tipo di procedura porta alla cura definitiva del disturbo in quasi il 100% dei pazienti trattati, lasciando soltanto una o più piccolissime cicatrici nel cavo ascellare. Tecnica chirurgica
Con questo strumento il chirurgo può individuare la catena del simpatico toracico
e interrompere i nodi nervosi del sistema simpatico ( gangli ), dai quali partono i segnali che attivano le ghiandole sudoripare o se necessario rimuoverli. La ferita cutanea viene chiusa con punti riassorbibili ( cicatrici invisibili o minime ) o con della colla chirurgica. Successivamente si ripete la stessa procedura sul lato opposto. In genere il paziente viene dimesso il giorno dopo l'intervento e può riprendere le attività normali nel giro di pochi giorni.
Da qualche anno infatti soprattutto nei casi con iperidrosi facciale o eritrofobia, viene preferita la tecnica della : SIMPATICOFRASSI
ENDOSCOPICA ( Neurocompressione ) ("clamping" o "clipping")
Ovvero la compressione del
nervo simpatico tramite l' applicazione videotoracoscopica di multiple
piccole graffette di titanio che lo costringono chiudendone il
lume. Questo nuovo approccio ( oramai più che convalidato )
si basa sulle osservazioni di
Denny-Brown e
Brenner. Essi
dimostrarono già nel lontano 1944 come la conduzione nervosa possa
essere interrotta applicando al nervo una compressione superiore a 44
grammi, senza quindi dover ricorrere alla sua sezione. ( le clips
applicate in questo caso esercitano una forza di 150 grammi del tutto
sufficiente a bloccare l’impulso ). Il vantaggio di tale tecnica è
che in caso di sequele o complicanze l'intervento diventa reversibile
essendo sufficiente rimuovere le clips per riabilitare la
trasmissione nervosa interrotta e ritornare alle funzioni precedenti
nell'arco di
ComplicanzeL' intervento è gravato da pochissime complicanze e in genere si tratta di inconvenienti di scarsa rilevanza. La sindrome di Horner: Si tratta della complicanza più temuta, ma forse oggi anche la più rara. E' dovuta alla lesione del primo ganglio toracico, il cosi-detto ganglio stellato oppure ad una anomalia di decorso delle sue fibre. I sintomi consistono in un' asimmetria del viso causata dall'abbassamento della palpebra superiore. Il rischio di tale evenienza è ormai eccezionale. Spesso la forma è transitoria. La correzione di questa complicanza, se di tipo permanente, richiede un intervento di chirurgia plastica ( blefaroplastica = riduzione della palpebra superiore ). Per lo più è una complicanza della chirurgia del 2° ganglio ( T2 ) quindi della terapia delle forme di iperidrosi faciale. Se la chirurgia è portata al terzo ganglio ( T3 ) è una complicanza praticamente inesistente. Risultato fallito: E' una evenienza rara ma possibile se il paziente ha esiti dovuti a gravi malattie pleuriche o presenta variazioni anatomiche tali che rendere difficile o impossibile l'accesso ai gangli. Pneumotorace: Si tratta di un residuo di aria tra il polmone e la parete toracica. Piccole quantità di aria sono generalmente riassorbite spontaneamente entro poche ore senza necessità di ulteriore trattamento. Un pneumotorace più importante (molto raro) può richiedere un drenaggio del torace protratto per più giorni. Effetti collaterali : Circa la metà dei pazienti nota una sudorazione compensatoria in altre parti del corpo dopo l'intervento, di solito al tronco e qualche volta alle gambe. Questo fenomeno si manifesta specialmente durante l'esercizio fisico e in presenza di alte temperature ambientali, ma può apparire anche senza questi stimoli. Questo aumento di sudorazione è in genere leggero. Molti pazienti lo notano appena, ma in qualche caso, fortunatamente meno frequente, può anche diventare fastidioso. Nella maggioranza dei casi, questa sudorazione tende ad attenuarsi gradualmente durante il periodo di assestamento del SNS che dura qualche mese ( ca 6/12 mesi ). In ogni caso, per la maggioranza dei pazienti si tratta di un inconveniente molto più accettabile che l'iperidrosi per cui sono stati operati. Una sudorazione compensatoria importante e fastidiosa si manifesta solo in circa l'1,5% dei casi. Al fine di ridurre tale rischio si usa oggi prevalentemente la tecnica della neurocompressione con graffette di titanio (particolarmente per l'iperidrosi facciale e per l'eritrofobia, dove è sufficiente l'interruzione del nervo in un punto preciso). Qualora si dovessero presentare effetti collaterali insopportabili, la rimozione delle graffette nelle prime 6-8 settimane dopo l'intervento permette al nervo di ricuperare almeno in parte la sua funzione. Per i pazienti con iperidrosi palmare la nuova strategia per ridurre la sudorazione compensatoria mira a preservare il ganglio D2 e ad effettuare l'intervento sui gangli D3 oppure D4. ( ricordarsi che la scelta operativa è comunque appannaggio del chirurgo che deve anche valutare la situazione locale dal vivo !!! ). Con l'aumento della distanza dal ganglio D2 la sudorazione compensatoria tende a diminuire; aumenta però il rischio di un risultato incompleto e/o meno duraturo più ci si allontana dal ganglio D2. Non si conoscono altri effetti collaterali a lungo termine correttamente documentati.Controindicazioni all'intervento: Grave insufficienza cardiocircolatoria o polmonare /Gravi malattie della pleura con obliterazione dello spazio pleurico /Ipertiroidismo non trattatoSe avete bisogno di ulteriori informazioni o volete fissare una visita per l'intervento potrete scrivere una mail a:
Questa pagina è stata aggiornata in data : 28/02/2011 |
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