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Questa pagina è stata aggiornata in data: 01/03/2011
Tumori timici
Il timo è un organo linfoepiteliale localizzato per la maggior parte nel mediastino anteriore e, per una piccola parte, nel collo. È un organo transitorio; appare infatti molto sviluppato nel feto e nei primi anni di vita, mentre va incontro ad involuzione dopo la pubertà. È costituito da due lobi saldati da un sepimento connettivale e contrae importanti rapporti con il cuore, con la fascia cervicale media, con i muscoli sottoioidei, con lo sterno, i vasi toracici interni, l’estremità sternali dei primi 4 – 6 spazi intercostali, le arterie carotidi comuni, il tronco venoso brachiocefalico di sinistra, parte dell’arco aortico e della vena cava superiore; inoltre lateralmente tocca la pleura ed i polmoni, il nervo frenico e i vasi pericardico – frenici.
Il timoma è un tumore
Viene classificato in:
La stadiazione del timoma è molto importante perché da
essa dipende la prognosi:
- stadio I: timoma capsulato senza invasione microscopica (non tende a recidivare e mostra sopravvivenza a 5 anni maggiore del 90%) - stadio II: invasione microscopica della capsula, del grasso circostante o delle pleure mediastiniche - stadio III: invasione macroscopica del pericardio, del polmone o dei grossi vasi (è ancora possibile intervenire chirurgicamente per rimuovere il tumore primitivo o le disseminazioni) - stadio IV a: disseminazione pleurica o pericardica - stadio IV b: metastasi a distanza In alcuni casi il timoma può essere asintomatico, ed il riscontro è puramente casuale (per esempio durante esami radiologici per altre finalità). Altre volte la sintomatologia è aspecifica: tosse, febbre, astenia, dolore toracico, dispnea (da oppressione delle vie r
La diagnosi è spesso occasionale ma, se si sospetta il
timoma, si può procedere ai seguenti esami: Rx torace, TC, RM.
La terapia è basata principalmente sull’exeresi
chirurgica (per sternotomia o per toracotomia in base alla localizzazione
della massa), che deve essere più radicale possibile e comprendere il grasso
pretimico. Se c’è un’invasione la chirurgia può essere associata con chemio e
radioterapia. La condotta chirurgica aggressiva è giustificata anche per
timomi che infiltrano la pleura e il polmone; tramite il “debulking”
(demolizione) si cerca di estrarre almeno il 90% delle cellule maligne per
aprire la strada alla chemio e alla radioterapia (sopravvivenza del 70% a 5
anni).
Il timoma può essere accompagnato da una sindrome paratimica.
La più frequente è la miastenia gravis
(10% dei pazienti con timoma; al contrario il 25% dei miastenici è portatore
di timoma), una malattia neurologica a genesi autoimmune caratterizzata da una
facile esauribilità muscolare, legata a disturbi di trasmissione a livello
della placca neuromuscolare; si denota una diminuzione di recettori per l’Ach
a livello della placca neuromuscolare, e si ipotizza la presenza di un fattore
solubile circolante prodotto dai timociti, che bloccherebbe tali recettori.
Nella maggior parte dei casi l’asportazione del timo si riflette in un
miglioramento della miastenia, la cui ripresa è segnale di recidiva del timoma.
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