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LA PATOLOGIA DEL MEDIASTINO DI INTERESSE CHIRURGICO E' QUANTO MAI VARIA SI RELAZIONA CON LE DIVERSE COMPONENTI DI TALE SPAZIO ANATOMICO. QUALSIASI FORMA CHE INGOMBRI TALE SPAZIO A SCAPITO DELLE ALTRE COMPONENTI PRENDE NOME DI << MASSA MEDIASTINICA > e TALE MASSA PER SEDE, COSTITUZIONE E VOLUME PUO' DARE LUOGO ALLE <<SINDROMI MEDIASTINICHE>> LE INFEZIONI DEL MEDIASTINO SONO SPESSO GRAVI E LETALI E SI RACCOLGONO NEL CAPITOLO DELLE <<MEDIASTINITI>>
Tumori linfonodali
Sono costituiti dai linfomi a localizzazione mediastinica, che interessano di solito la loggia mediastinica media. Si può trattare di linfomi Hodgkin o non Hodgkin, anche se assai più comuni sono le adenopatie secondarie del mediastino (v. dopo). I linfomi sono patologie di pertinenza non chirurgica, bensì chemio e radioterapia; possono diventare di interesse chirurgico nel caso di reperti di masse circoscritte o di incerta diagnosi, oppure se l’intento è di ridurre la compressione sulle strutture mediastiniche. D’altra parte la chirurgia ha solitamente funzione diagnostica, essendo fondamentale il reperto bioptico al fine di realizzare la diagnosi istologica e di classificare il linfoma per mettere a punto la chemioterapia più indicata; si può procedere mediante agoaspirazione Tc – guidata oppure mediante biopsia incisionale in mediastinoscopia o in videotoracoscopia. L’intervento è relativamente semplice poiché la zona è facilmente raggiungibile tramite taglio parasternale. Più frequentemente dei linfomi si presentano nella zona mediastinica adenopatie secondarie a: sarcoidosi, metastasi da carcinoma polmonare o esofageo, TBC, malattia di di Castleman (iperplasia linfonodale benigna). Tumori vascolari Più spesso benigni (emangiomi e linfangiomi), ma esistono anche le relative forme maligne (emangiosarcomi e linfangiosarcomi). Tumori connettivali Raramente nel mediastino si possono sviluppare tumori connettivali. Sebbene nel 50% dei casi si tratti di forme benigne (fibroma, lipoma), nelle forme maligne (fibrosarcoma, liposarcoma) la prognosi è molto severa; l’exeresi chirurgica è necessaria poiché le masse tendono a raggiungere anche notevoli dimensioni. La frequenza della recidiva dopo l’exeresi è alta. Tumori embrionali Derivano da cellule germinali primitive appartenenti ai diversi foglietti embrionali, in seguito ad errori o incomplete migrazioni: seminomi, coriocarcinomi, tumori del sacco vitellino, carcinomi embrionari, teratomi, cisti malformative (broncogene, enterogene, pleuropericardiche, dermoidi; derivano da residui di abbozzi delle vie aeree, digestive o del peritoneo, interessano principalmente il mediastino medio e possono dare compressioni che ne rendono necessaria l’exeresi) . Tumori neurogeni Rappresentano forse la forma più diffusa (25%) dei tumori del mediastino; interessano principalmente il mediastino posteriore (doccia costovertebrale, dove sono più concentrate le strutture nervose come l’origine dei nervi intercostali, i gangli e la catena simpatica). Nel bambino prevalgono le forme maligne e sintomatiche, nell’adulto quelle benigne e asintomatiche.
Quando interessano il canale midollare la loro duplice componente (extra ed
intracanalicolare) assume radiologicamente l’aspetto a “clessidra”. Si possono
distinguere in tumori:
- a partenza dalla guaina nervosa (neurinoma o schwannoma, neurofibroma, neurosarcoma) - a partenza dalle cellule nervose (neuroblastoma, ganglioneuroma, ganglioneuroblastoma, feocromocitoma, chemodectoma) Falsi tumori Si tratta di tumefazioni che si possono trovare a livello mediastinico e possono talora simulare sindromi neoplastiche: gozzo tiroideo (o gozzo cervicomediastinico, è il più frequente), "sequestrazione polmonare" (anomalia del tessuto polmonare, che viene irrorato da arterie derivanti dall’aorta o del diaframma), ernia iatale, aneurisma dell’arco aortico, ernie diaframmatiche (soluzioni di continuo del diaframma conseguenti a malformazioni), meningocele. Sindromi mediastiniche.
La sintomatologia dei tumori del mediastino è
rappresentata soprattutto dalle sindromi mediastiniche, complessi
sintomatologici causati da masse abnormi o raccolte patologiche di liquido che
esercitano una compressione sulle strutture presenti nel mediastino, con
conseguente quadro clinico correlato con l’organo interessato. Le cause
possono essere, oltre che tumorali, anche infiammatorie, displasiche o
traumatiche. Le strutture che più facilmente risentono di compressione
estrinseca sono quelle più collassabili, cioè le vene (vena cava superiore e
vene anonime); più tardiva è la stenosi da compressione a carico di trachea
(crisi asfittiche) ed esofago (disfagia). Il trattamento è medico, a base di
cortisonici, antitrombotici, diuretici, chemioterapici e radioterapia. È
richiesta exeresi chirurgica della massa nel caso in cui essa eserciti
compressione, e gli altri trattamenti non siano sufficienti; spesso si ricorre
al debulking per ridurre drasticamente il volume della massa stessa.
La sindrome della vena cava superiore è la più caratteristica e frequente delle sindromi mediastiniche, si ha per ostacolato deflusso di sangue dalla vena cava superiore al cuore destro, a causa di una ostruzione parziale o totale del lume della vena cava stessa. Nell’80% dei casi deriva da patologie maligne (cancro del polmone, metastasi polmonare da cancro mammario, metastasi da cancro occulto, linfomi, tumori timici e metastasi linfonodali), e solo nel 20% dei casi da patologie benigne (fibrosi mediastinica primitiva o post–attinica, cioè conseguente a terapia radiante, trombosi, linfoadenopatia infiammatoria). La sindrome conclamata è caratterizzata da: turgore delle vene giugulari, edema a mantellina (interessa i tessuti molli del capo e del collo, dell’emitorace e degli arti superiori), cianosi (a causa del ristagno di sangue), circoli collaterali di compenso, reticolo venoso sottocutaneo. Si denoterà una semeiologia diversa a seconda che l’occlusione della vena cava sia situata: - al di sopra dello sbocco della vena azygos (in tal caso la vena anonima defluisce in profondità attraverso le anastomosi tra il plesso vertebrale, tributario della vena anonima, e le vene intercostali tributarie a destra della azygos e a sinistra della emiazygos) - a livello dello sbocco della azygos (si formano circoli collaterali tra la vena azygos e le vene intercostali ed epigastriche, che buttano nelle vene iliache) - al di sotto della vena azygos (si formano circoli collaterali tra la vena azygos e le vene lombari, le quali a loro volta buttano nella vena cava inferiore) In generale il circolo collaterale superficiale è molto più sviluppato se l’occlusione della vena cava è situata a livello o sotto lo sbocco della vena azygos. Questa pagina è stata aggiornata in data: 22/05/2011 |
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