Ordinamento professionale

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I principi generali dell'ordinamento professionale  ( dal sito dell'Ordine dei Medici di Milano )

  
          A cura di Marcello Costa Angeli

Per l’esercizio della professione medica ai sensi dell’art. 33 della Costituzione

è prescritto un esame di Stato ... per l’abilitazione all’esercizio professionale”. L’art. 2229 c.c. afferma che “La legge determina le professioni intellettuali per l’esercizio delle quali è necessaria l’iscrizione in appositi albi ed elenchi. L’accertamento dei requisiti per la iscrizione negli albi o negli elenchi, la tenuta dei medesimi e il potere disciplinare sugli iscritti sono demandati alle Associazioni professionali, sotto la vigilanza dello Stato”. Sono professioni intellettuali quelle che “comportano l’espletamento di attività di natura prevalentemente intellettuale riguardanti determinati e specifici settori operativi di interesse collettivo o di rilevanza sociale: il loro esercizio richiede il possesso di particolari e idonei requisiti di formazione culturale, scientifica e tecnica ed è caratterizzato da autonomia decisionale nella determinazione delle modalità di perseguimento dei risultati, nonché dall’assunzione di responsabilità dirette e personali in relazione alle prestazioni svolte”.
 
Le professioni di medico-chirurgo e di odontoiatra rientrano tra le professioni intellettuali per le quali la legge richiede la speciale abilitazione dello Stato e l’iscrizione in uno specifico Albo.
                                                       
Il loro esercizio è sottoposto a precise condizioni, per la rilevanza sociale e la specificità delle competenze necessarie, che lo Stato vuole garantire ai cittadini nell’ambito della “pubblica necessità”.
L’Ordine professionale  è stato quindi costituito con legge dello Stato è si configura come “Ente con l’attribuzione di specifiche competenze” espressione di una potestà amministrativa pubblica per il conseguimento di fini che sono voluti per garantire da una parte il corretto esercizio della professione dei soggetti in possesso dei requisiti voluti dalla legge, e dall’altra il controllo della correttezza comportamentale del professionista nei confronti dei cittadini, ed a tutela del decoro della professione.
                                                
L’iscrizione all’albo costituisce requisito “ineludibile” per l’esercizio della professione, una volta conseguita la laurea e l’abilitazione, fatti salvi  il possesso degli altri requisiti amministrativi.
La mancata iscrizione vieta l’esercizio della professione e diventa ipso facto esercizio abusivo.
L’iscrizione all’albo assume la natura giuridica di accertamento costitutivo erga omnes, con cui si acquisisce e si perfeziona la qualifica professionale di medico chirurgo e/o odontoiatra.
In tal modo si attua la conferma e la tutela delle competenze tecniche garantite dallo Stato dal rilascio del diploma di laurea e  di abilitazione. L’iscritto è obbligato all’osservanza delle  regole comportamentali della deontologia professionale, autonomamente elaborate dall’Organo della professione e raccolte in un Codice  - Codice di deontologia medica - che statuisce gli speciali doveri propri del professionista.
                                                
L’esercizio della medicina è tutelato non solo come prassi, fondata su un insieme di conoscenze tecnico-scientifiche espresse al più alto e aggiornato livello, ma anche come insieme di regole comportamentali, di ispirazione etica e sociale, capaci di realizzare un’ideale definizione professionale corrispondente ad ogni esigenza etica e giuridica.
All’Ordine professionale è riconosciuto, nell’ambito di un principio di autogoverno della professione, il potere di emanare norme interne di deontologia, vincolanti per gli iscritti.
Il potere disciplinare nei confronti degli iscritti, attribuito espressamente dalla legge all’Ordine, implica che esso è esercitabile non solo in via repressiva attraverso l’irrogazione di sanzioni ma anche in via preventiva attraverso l’emanazione di norme deontologiche che attengono al piano della mera correttezza comportamentale.
                                               
La Corte di Cassazione ha tenuto a sottolineare che l’art. 38 del D.P.R. 221/1950, prevedendo quali illeciti disciplinari degli esercenti le professioni sanitarie “abusi o mancanze o fatti disdicevoli al decoro professionale”, non descriva compiutamente le azioni o le omissioni vietate – a differenza delle norme penali, soggette al principio della stretta legalità (nullum crimen sine lege) – ma ponga delle clausole generali, il cui contenuto deve essere integrato dalle norme di etica professionale, la cui enunciazione è rimessa all’autonomia dell’Ordine professionale, cui spetta anche l’interpretazione e l’applicazione di esse, nell’esercizio del potere di autarchia nei procedimmenti disciplinari.
La natura pubblicistica del potere disciplinare dell’Ordine implica che i provvedimenti disciplinari, con i quali vengono irrogate le sanzioni, assumano rilevanza esterna vincolante.
Le sanzioni che inibiscono l’esercizio professionale irrogate dall’Ordine determinano la perseguibilità in campo penale per esercizio abusivo della professione (art. 348 c.p.) per chi nel periodo della sospensione o dopo una radiazione, eserciti ugualmente la professione.
                                                  

L’abilitazione all’esercizio professionale e l’iscrizione all’albo dei medici chirurghi legittimano il medico a esercitare la propria attività in tutte le branche della medicina, tranne quelle per le quali la normativa vigente prescriva il possesso del relativo diploma di specializzazione.Tra queste branche, come noto, si annoverano: l’anestesiologia e rianimazione; la radiologia diagnostica; la radioterapia; la medicina nucleare; l’esercizio delle funzioni di “medico competente” ai sensi del D.Lgs. 626/1994 in materia di miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori sul luogo di lavoro; l’esercizio professionale dell’attività di psicoterapia. Se la compilazione, tenuta e pubblicazione dell’albo dell’Ordine e l’esercizio del potere disciplinare nei confronti degli iscritti rappresentano i cardini del “potere ordinistico”, non bisogna tuttavia dimenticare le altre funzioni attribuite dall’art. 3 del DLCPS n. 233/1946 al Consiglio direttivo di ciascun Ordine provinciale, e cioè:

  • vigilare alla conservazione del decoro e della indipendenza dell’Ordine

  • designare i rappresentanti dell’Ordine presso commissioni, enti e organizzazioni di carattere provinciale e comunale

  • promuovere e favorire tutte le iniziative intese a facilitare il progresso culturale degli iscritti

  • dare il proprio concorso alle autorità locali nello studio e nell’attuazione dei provvedimenti che comunque possono interessare l’Ordine

  • interporsi, se richiesto, nelle controversie tra sanitario e sanitario e tra sanitario e persone o enti, per ragioni di spese, onorari e per altre questioni inerenti l’esercizio professionale.

          li 23.01.2006                          Marcello Costa Angeli

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