Medici e retribuzioni

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Ciò che non diciamo mai, ma che invece dovremmo gridare.

 

 

È giunto il momento di rivisitare la funzione, il ruolo, e il comportamento del Medico.

E’ giunto il momento di rivedere la nostra professione, perché siamo soliti attuare sui nostri pazienti ogni tipo di controllo periodico, preventivo e curativo, ma ci siamo dimenticati l’importanza del vecchio motto << medico cura te ipso >>.

Spesso avviene che le persone dedite alla cura degli altri, dove l’importanza della missione è l’essenza del servizio, dimenticano la cura del se.

La centralità dell’obiettivo, la pressante richiesta dell’opera di cura, finiscono per rappresentare il tutto e annullano completamente l’essenza del curante.

Quante volte ci è capitato di vedere malati gravi o invalidi cronici la cui assistenza annichila completamente la propria famiglia….. Il loro mondo diventa << il solo mondo >>. La loro casa diventa il loro regno. Tutto funziona in relazione alla sola assistenza. Tutti piegano la loro vita e modificano i loro tempi in funzione del problema maggiore; le necessità del malato. Lo stesso habitat famigliare viene modificato in funzione della missione comune.

In questi casi osserviamo spesso che il coniuge e la prole si trascurano, appassiscono in una vita autunnale.

Non è giusto; e quante volte il medico di famiglia si è trovato in queste situazioni ad esortare i conviventi ad una nuova primavera; ad invitare a non lasciarsi andare; a trovare delle soluzioni che possano mediare tra le disgrazie e la salvaguardia della propria identità, del proprio diritto a vivere comunque con dignità e serenità.

Nella nostra professione sta avvenendo la stessa cosa.

L’autunno medico rischia addirittura di transitare in un gelido perenne inverno, perché non ci curiamo di noi stessi, come invece sommamente dovremmo.

Forse il quadro è meno appariscente che questa descritta famiglia dedita al malato cronico, ma è ben presente e grave.

Non si tratta, in questo caso, della salvaguardia della sola libertà d’individualità della persona, ma della salvaguardia del diritto di esercitare una professione, greve di tutte quelle caratteristiche specifiche che la dovrebbero contraddistinguere e rendere grande.

L’evidenza di tale erosione dell’habitus medico va svelata, rimuovendo le coltri di costrutti socio-psicologici che il corso degli eventi politici e sociali hanno provveduto a tessere.

Si è passati, nel tempo, dal Medico di una volta come professionista di fondamentale importanza per ogni persona di giusta idealità, al Medico d’oggi  come professionista al servizio dello Stato.

In quest’epocale e progressiva svolta, il Medico non ha guadagnato nulla.

Il riconoscimento che potrebbe derivare da tale impegno per la Collettività non è altro che un’etichetta professionale; nulla più di quanto già era presente nel suo ruolo e nella sua opera. Diversamente, in questa disgraziata evoluzione, molto, anzi tantissimo, di buono è andato perso.

Così che  < la patacca di Stato >, appuntata sul camice, Ci è valso l’assoggettamento a tutti gli obblighi della più retriva burocrazia di stato.

Ecco allora, per esempio, che dalla semplice ricetta di un tempo, si è passati ai ricettari a ricalco, alle firme doppie, alle note CUF, ai registri ecc. ecc. 

Poi oggi siamo ai computer imposti, ai servizi on-line obbligatori, alle prenotazioni dallo studio che rubano spazio alla pratica clinica, agli orari < per legge >, ai divieti < per legge >, alle incompatibilità < per legge >.

Ma …<< per legge >> a favore di chi ??!!.

Chi proteggono, chi tutelano, chi favoriscono tutte queste leggi e norme che vengono fatte per imporre solo obblighi ai Medici e, nessuna, dico nessuna professionale tutela ??!!

Forse che le ricette a ricalco favoriscono i pazienti ?

Forse che le note CUF favoriscono i pazienti?

Forse che i registri da tenere favoriscono i pazienti?

Forse che le incompatibilità nell’esercizio professionale favoriscono i pazienti?

Forse che i maggiori tempi necessari al disbrigo delle molteplici attività burocratiche di studio favoriscono i pazienti ??

Forse che operare prenotazioni on-line, con attese lunghissime al computer favorisce l’attività di cura dei pazienti ?? ……o è un’attività segretariale che nulla ha a che vedere con la nostra professione !!

 

 

Tutto ciò non favorisce il paziente e non favorisce il Medico ed è solo un danno comune.

E’ l’obolo da pagare allo Stato Padrone quando non svolge la sua funzione di servizio pubblico ma con la sola sua essenza  gerarchica e amministrativa.

Ecco allora che l’interlocutore primo del Medico non è più il paziente; non è più il cittadino o anche i cittadini, ma  << la tutela Statale dei cittadini >>. Ecco allora che un problema del singolo diventa << il problema di tutti >>. Ecco allora che un problema non trova più una soluzione ma riflessioni politiche per molte soluzioni.

Lo Stato, nel declamato interesse comune, detta leggi, norme, regole d’erogazione del servizio medico.

Attua controlli, paga, esige ricevute.

 

                            

 

Ma questo non basta più, perché << quando la cosa è di tutti, finisce per essere di nessuno >>. Allora la spesa sanitaria cresce, si gonfia, scoppia; perché alimentata da falsi bisogni, da necessità imposte, da errori di programmazione, da costi di gestione, da speculazioni  e quanto altro …ecc. ecc.

E’ questo quanto avviene ogni qualvolta si sostituisce la responsabilità personale, la progettualità dell’individuo, reso istruito delle sue necessità e dei proprio limiti, con la responsabilità della gestione comune delle cose.

La persona, trova nelle proprie risorse il giusto metro per costruire la sua vita, e si autolimita; s’indirizza verso la relativa scelta del meglio, verso la << oculatezza >> delle proprie  scelte.

Quando le risorse vengono collettivizzate sono fonte di << manbassa>>.

Al metro della personale responsabilità va sostituito il bisogno del controllo, dei limiti, della gerarchia nella distribuzione ( vedi i livelli di assistenza e le limitazioni di spesa  ecc. ecc ).

Allora viene investito in questo fine un enorme dispendio d’energie, e i suoi conseguenti costi, per sostituire alla semplice responsabilità individuale la  complessa responsabilità collettiva.

 

 

Ma anche il meno accorto o responsabile dei Governatori si rende conto ben presto che tale sistema, con tali regole, non può che distruggersi, ecco allora che torna a venire applicato l’unico mezzo che riesce a ristabilire un piccolo disincentivo allo spreco, che è ormai noto e insindacabile, cioè l’uso della compartecipazione alla spesa sanitaria.

I Ticket, tanto odiati dai pazienti, rappresentano la reintroduzione sotto altra forma del principio della responsabilità individuale. Sono la reimplementazione individuale dall’esproprio collettivo della sano principio che, << mantenersi sani >> costa.

La dichiarazione di Stato che la salute << anche da sani >> è un valore da preservare, e che se la si perde poi ci toccherà pagare, anche se relativamente poco, ma  che il  medico comunque << non è non può essere gratis >>.

Il Ticket alla visita è l’unico atto tangibile che dimostra che il Tuo lavoro di Medico << ha un valore>>.

La visita non è e non può essere solo un dovuto legale sempre e comunque.

Oggi è solo un obbligo per il Medico, servitore impiegato dello Stato. E’ un esercizio naturale della vita dei cittadini, per cui si ha diritto sempre e comunque a mantenersi sani, nonostante il giornaliero impegno di ognuno di loro ad ammalarsi d’ogni malattia degenerativa che la società dell’opulenza non solo propone ma anche dispone.

 

           

 

Mangiamo a dismisura e male, beviamo pure a dismisura e male, fumiamo e facciamo esercizio continuo di stress; ci distruggiamo in sport estremi e in migliaia d’esposizioni a rischi inutili,…… tanto tutto è gratis e se ci ammaleremo verremo curati gratis.

Il Medico è a nostro sempiterno servizio, le medicine sono gratis, gli ospedali sono aperti 24 ore al giorno pronti con i loro letti a curarci, guarirci ecc. ecc.,.

Il Medico non costa, il Medico non vale.

Questa è la realtà.

Su quest’impianto con cui hanno strutturato oggi la nostra professione, la nostra dignità medica è andata persa.

La dignità verso il paziente non c’è più. Il carisma verso il paziente non c’è più. La riconoscenza del paziente non c’è più.

La nostra opera era retta dalla fiducia di chi si rivolgeva ad un Professionista, che veniva scelto e pagato nella suo impegno. Oggi tale professionista è l’impiegato dello Stato al servizio dell’Utente. L’Utente lo sceglie perché vive vicino alla propria casa e perché ha un orario d’ambulatorio comodo; perché non costa nulla e non gli rifiuta nulla.

Qualcuno pensa ancora di esser scelto anche perché valido e bravo; ma con il tempo si renderà conto che questa invece è una scelta da supermercato. Una scelta di comodità e di scarso costo, che ha il valore primario solo nella comodità e nello scarso costo.

E’ il principio che è sbagliato; e se il postulato è sbagliato poi tutto di conseguenza sarà sbagliato.

Ecco allora che tu Medico devi essere al servizio del paziente ma come padrone hai anche o sopratutto l’amministrazione dello Stato. Devi guadagnare poco perché ti viene dato tanto.

Non devi pensare alla difficoltà del tuo atto professionale, non devi pensare ai rischi, non devi pensare ai valori intrinseci, all’importanza per il paziente. Tutte cose che non contano, o meglio conterebbero se valutassi tutto ciò << un valore >>.

Ma così non è.

Tu vali solo perché eroghi un servizio. Tu vieni pagato solo perché eroghi un servizio. Tu sei un impiegato a ruolo amministrativo. Tu dipendi dagli amministrativi. Loro ti accettano, ti pagano, ti controllano, ti indirizzano…ti fanno vivere e morire. Tu devi prendere coscienza che sei un loro dipendente. Non sono loro che esistono per te ma Tu al loro servizio.

Ma allora dov’è la professionalità e la professione??.

Dove sono i principi d’indipendenza propri dei ruoli professionali??.

Dov’è la libertà professionale??. Dov’è il decoro professionale??.

Dov’è il rapporto empatico con il paziente??.

Dov’è il giusto standard economico della professione medica??.

 

                         

 

In Ospedale l’atteggiamento burocratico della professione e il ruolo impiegatizio del Medico è ancora più evidente. L’attività amministrativa oramai ha di gran lunga superato l’impiego clinico.

Carte di ricovero, carte di tutela della privacy, carte di raccolta del consenso, carte di richiesta motivata farmaci; carte giustificative di procedure, di macchinari, d’attività, di prescrizione, di richiesta esami, di tutela propria e dell’altrui, ecc, ecc. sono il maggior impegno di noi tutti.

La cartella clinica ormai non è più contenibile nei vecchi raccoglitori. L’uso dell’informatica giustifica maggiori controlli e più certosine procedure. Le procedure di per se, e per definizione, richiedono propri controlli, e i controlli impiegano i controllori.

Il personale amministrativo oramai è il padrone assoluto egli Ospedali.

E’padrone del tempo dei Medici, che sono obbligati a dedicare il loro tempo più alle loro richieste che alla cura dei pazienti.

E’ padrone dello stipendio dei Medici, che devono l’erogazione fisica dei propri proventi dai capricci dell’amministrazione e dalla gestione amministrativa dell’Ente.

E’ padrone della vita dei Medici, il cui destino di << falsi dirigenti >> è ormai totalmente riposto nell’attività e nel volere della << vera dirigenza amministrativa degli Enti  >>.

Tant’è vero ciò che dico, che la  << Baronia Medica >> che tanto sembrava spadroneggiare nel sentito popolare negli anni passati, come ruolo Primariale, oggi per mantenere il suo status di privilegio ( come promosso da una sigla sindacale di notevole forza ) sta acconsentendo alla più folle e antietica delle perversioni professionali pensabile….Si spoglierà nel futuro del ruolo medico prevalente, per adire quasi esclusivamente ad un nuovo ruolo medico apicale, quello dei Medici Direttori di Divisione o Dipartimento con solo ruolo gestionale e totale avulsione dalla Clinica ( Medici non medici ?? )

Insomma la salvezza di chi comanda dall’appiattimento comune, sta nella trasformazione amministrativa della propria natura medica.

Non so cosa ne pensiate..?? ma a me tutto ciò ha del drammatico.!!

Siamo arrivati alla giustificazione dell’abbandono della pratica clinica di chi dirige, perché troppo oberato da tutto ciò che dovrebbe supportare la clinica, che diviene giustificato che sia preponderante rispetto alla clinica, e che tale giustificazione renda tale ruolo non solo appetibile ma diverso dalle origini d’impiego, e fonte di guadagno.

E’ come dire che un bel giorno una magnifica tela artistica per proteggersi dai troppi ammiratori abbandoni il suo ruolo e si trasformi in cornice perché in questa veste si vede meglio retribuita e vi trovi un maggior vantaggio. ( per non fare un paragone meno aulico )

Insomma chi vuole stare meglio nel nostro ambiente deve smettere di fare il Medico. Ed è veramente incoraggiante costatare che, ancora una volta, il vero guadagno economico e la vera libertà economica/dirigenziale/professionale non è da riporre nella clinica ma nel governo dei clinici.

E’ veramente incoraggiante vedere che, ancora una volta, il vero guadagno economico e la vera libertà economica/dirigenziale/professionale non sia da riporre nella clinica ma nel governo dei clinici.

Ma questo è ma possibile che debba essere solo per la categoria dei Medici ??!!

Perché altre categorie professionali come quelle degli Avvocati o degli Architetti o degli Ingegneri ecc. ecc. non sottostanno al medesimo nostro destino ??!!

Ma sarà proprio vero che per fare buona medicina, e per erogare delle buone cure a giusto costo, bisogna fare così ??

Ma sarà vero che tutta questa gestione amministrativa sia proprio necessaria??

Non sarà mica vero forse che, se ponessimo in discussione quel famigerato postulato, che sottende tutto ciò, non si possa trovare una diversa strada a tutti più utile e migliore di questa ??

Non sarà mai che, potendo provare a rendere sempre più partecipi i cittadini delle proprie scelte, e compartecipi economicamente dei loro futuri sanitari, non si riduca, a vantaggio di tutti, la gestione pletorica di << questa cosa pubblica >> per tornare ad una maggiore semplicità, senza  inutili intermediari ??!!

Non sarà mai che in tale modo NOI Medici ci potremmo riappropriare così di molte prerogative, ora diversamente erose da altri ruoli, quali il sommo Valore del nostro esistere e del nostro operare ??

Io sono Ottimista.

Vedo nella spinta economica del mercato un mezzo di riequilibrio d’epocali storture. Vero è che la pressione economica spesso spinge troppo, e troppo presto, e produce anche danni nell’immediato. Ma nel tempo tende  riequilibrare le cose, perchè la spinta della valutazione dei singoli all’impiego delle proprie risorse produce benessere sia individuale che collettivo.

Credo che l’applicazione del principio della Dirigenza ai Medici, attualmente totalmente monca e disgraziatamente imperfetta, segua le logiche del mercato e spinga in quella responsabilizzazione personale che è propria della pratica medica come vero esercizio di professione.

Responsabilità, autonomia, rischio, libertà sono principi e attività che rappresentano esercizio di valori tangibili e che verranno in breve tempo riconosciuti in mercato in cui l’economia fa da padrona.

In ciò la funzione del Medico non potrà più essere svalutata com’è stato fatto sino ad ora.

Però non sarà mica vero, forse, che qualcuno ciò non lo desideri…..e che questi << qualcuno >> sia in realtà vicino a NOI e forse anche fra di noi.???

PensiamoCi tutti in questo nuovo anno.

Auguri.

 

Marcello Costa Angeli

 

 Bollettino Ordine gennaio 2003

 

 

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