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Esperienze
Cari Colleghi. Siamo in un
momento in cui l’incertezza è regola di vita. Sono in corso
le elezioni nazionali le amministrative, la contrattazione per il secondo
biennio economico, l’applicazione della normativa contrattuale in ambito
regionale, ed è da avviare la trattativa decentrata aziendale. Non c’è materia
in cui possa dare informazioni senza rischiare di accendere un cerino che poi
ci bruci le mani. Ne approfitto allora per approfondire il tema della
solidarietà di categoria, perché in sua assenza non saremo mai in grado di
contrattare alcunchè. A tal proposito due mie esperienze insegnano quanto
potremmo valere e quanto non sappiamo usare il ruolo e posizione. A molti è
noto che nel 1994 ho partecipato alle elezioni per la provincia di Milano come
capolista di una civica di soli medici.Ci presentavamo come colleghi stufi di
vedersi governare che si proponevano < di governare loro >, almeno nelle
materie di cui dovremmo essere protagonisti: il sociale e la salute. Non vi
racconto delle infinite difficoltà del fare una cosa mai fatta. Leggi,
normative, struttura, propaganda, pubblicità, contrattazione, ecc. ecc. ;
tanti ostacoli e impegni da affrontare bene in pochissimo tempo perché i
termini erano stretti e non dilazionabili. Bene: i risultati sono stati
splendidi. Tutto fatto per tempo e a tempo. Ca. 2000 firme raccolte
autenticate solo per la presentazione della lista. Più di 8000 i voti
ottenuti. Alcuni colleghi con più di mille voti di preferenza. Numeri
impressionanti per una lista di gente nuova con simbolo nuovo. Ho avuto modo
poi di partecipare a competizioni simili con partiti istituzionali e vi
assicuro che il confronto organizzativo e di risultato in proporzione mi ha
ancora più convinto della enorme potenzialità inespressa della nostra
categoria. L’analisi di quel successo sta nel valore di noi medici. Ognuno di
noi è il centro di un sistema di collegamenti sociali. Se poi si è medici di
famiglia si gestisce strutture fisiche sul territorio e si è organizzati e
capaci di svolgere attività segretariali rivestendo anche un ruolo di fiducia
e di capacità colloquiale che non ha eguali. Ma tutto ciò sino ad ora non ci
ha dato né vantaggi né forza. Tale potenzialità è ben temuta dai politici e
dalla politica, tanto che ogni qualvolta che un Medico tenti di affacciarsi
al balcone senza di loro viene coperto di invettive e richiamato a fare <solo
ed esclusivamente> il medico e non altro !! Questo perché é a tutti ben chiaro
che se i medici si coalizzassero; se unissero forze, idee, professionalità,
servizi, disponibilità e impegno rappresenterebbero una lobby potentissima e
invincibile. Ecco allora che scientemente la politica da anni < divide ed
imperat > la nostra professione. Ecco imposta la progressiva supremazia degli
amministrativi; la medicina di < stato> che agisce da mediatore con i
pazienti; le UTAP per la ridurre la libertà del professionista;
l’aggiornamento obbligatorio, le prescrizione controllate, i registri, le
biffature, le note ecc. ecc.
Allora cari colleghi o ci
si rende tutti partecipativi della figura corporativa che dovrebbe unirci o
saremo sempre più preda dell’altrui volere e potere. Il potere o si esercita o
si subisce. Sinora lo abbiamo subito. Se come me vi siete stancati di subire
non posso che incitarvi a collaborare per fare sì che sindacato, Ordine e
professione riprendano forza e nuovo vigore. Questa società può benissimo fare
a meno della nostra categoria ma non può fare a meno del nostro servizio. Sta
solo a noi fare sì che tale servizio sia anche espressione della nostra
categoria, ben sapendo che se non vi è espressione di categoria non vi è forza
di contrattazione. Siamo medici Dirigenti ?! allora chiediamo di Dirigere
qualcosa… almeno noi stessi.
Marcello Costa Angeli
li 7.03.2004 |
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