Lettera del 07.03.2006

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Esperienze
 
Cari Colleghi. Siamo in un momento in cui l’incertezza è regola di vita. Sono in corso le elezioni nazionali le amministrative, la contrattazione per il secondo biennio economico,  l’applicazione della normativa contrattuale in ambito regionale, ed è da avviare la trattativa decentrata aziendale. Non c’è materia in cui  possa dare informazioni senza rischiare di accendere un cerino che poi ci bruci le mani. Ne approfitto allora per approfondire il tema della solidarietà di categoria, perché in sua assenza non saremo mai in grado di contrattare alcunchè. A tal proposito due mie esperienze insegnano quanto potremmo valere e quanto non sappiamo usare il ruolo e posizione. A molti è noto che nel 1994 ho partecipato alle elezioni per la provincia di Milano come capolista di una civica di soli medici.Ci presentavamo come colleghi stufi di vedersi governare che si proponevano < di governare loro >, almeno nelle materie di cui dovremmo essere protagonisti: il sociale e la salute. Non vi racconto delle infinite difficoltà del fare una cosa mai fatta. Leggi, normative, struttura, propaganda, pubblicità, contrattazione, ecc. ecc. ; tanti ostacoli e impegni da affrontare bene in pochissimo tempo perché i termini erano stretti e non dilazionabili.  Bene: i risultati sono stati splendidi. Tutto fatto per tempo e a tempo. Ca. 2000 firme raccolte autenticate solo per la presentazione della lista. Più di 8000 i voti ottenuti. Alcuni colleghi con più di mille voti di preferenza. Numeri impressionanti per una lista di gente nuova con simbolo nuovo. Ho avuto modo poi di partecipare a competizioni simili con partiti istituzionali e vi assicuro che il confronto organizzativo e di risultato in proporzione mi ha ancora più convinto della enorme potenzialità inespressa della nostra categoria. L’analisi di quel successo sta  nel valore di noi medici. Ognuno di noi è il centro di un sistema di collegamenti sociali. Se poi si è medici di famiglia si gestisce strutture fisiche sul territorio e si è organizzati e capaci di svolgere attività segretariali rivestendo anche un ruolo di fiducia e di capacità colloquiale che non ha eguali. Ma tutto ciò sino ad ora non ci ha dato né vantaggi né forza. Tale potenzialità è ben temuta dai politici e dalla politica, tanto che ogni qualvolta che un Medico tenti di  affacciarsi al balcone senza di loro viene coperto di invettive e richiamato a fare <solo ed esclusivamente> il medico e non altro !! Questo perché é a tutti ben chiaro che se i medici si coalizzassero; se unissero forze, idee, professionalità, servizi, disponibilità e impegno rappresenterebbero una lobby potentissima e invincibile. Ecco allora che scientemente la politica da anni < divide ed imperat > la  nostra professione. Ecco imposta la progressiva supremazia degli amministrativi;  la medicina di < stato> che agisce da  mediatore con i pazienti;  le UTAP per la ridurre la libertà del professionista;  l’aggiornamento obbligatorio, le prescrizione controllate, i registri, le biffature, le note ecc. ecc.
Allora cari colleghi o ci si rende tutti partecipativi della figura corporativa che dovrebbe unirci o saremo sempre più preda dell’altrui volere e potere. Il potere o si esercita o si subisce. Sinora lo abbiamo subito. Se come me vi siete stancati di subire non posso che incitarvi a collaborare per fare sì che sindacato, Ordine e professione riprendano forza e nuovo vigore. Questa società può benissimo fare a meno della nostra categoria ma non può fare a meno del nostro servizio. Sta solo a noi fare sì che tale servizio sia anche espressione della nostra  categoria, ben sapendo che se non vi è espressione di categoria non vi è forza di contrattazione. Siamo medici Dirigenti ?! allora chiediamo di Dirigere qualcosa… almeno noi stessi.
 
Marcello Costa Angeli

li 7.03.2004

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