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LA PADANIA.COM - N° 6 1999

Il servizio pubblico espelle i malati dalle corsie in tempi "sospetti"
I forzati delle dimissioni

Intanto pioggia di ricorsi contro il piano nazionale

di Stefania Piazzo

Verso quale sanità pubblica vuole portarci il ministro Bindi? Contro la Costituzione, al punto che i rappresentanti di Snami, Cimo, Fesmed, dei dissidenti di Anaao-Assomed e di altre sigle sindacali, hanno costituito un cartello di avvocati parallelo a quello che hanno fondato contro il decreto delegato. "Abbiamo deciso - ha dichiarato Marcello Costa Angeli, coordinatore dei medici "ribelli"- di unire le forze legali di ogni singola associazione". Sorgerà un gruppo di avvocati che si dedicherà a supportare legalmente la protesta. Il cartello degli avvocati avrà il compito di preparare i ricorsi separati di Snami, di Cimo, Coas, Fimp, della Federazione Italiana Medici Pediatri (Lombardia), dell’Anpo, l’associazione dei primari, della Fesmed, di Evoluzione Medica, della Nuova Ascoti (ortopedici), dei dissidenti dell’Anaao, di Medicina e Persone, delle associazioni dei medici di Niguarda e del San Raffaele e, infine dell’Ordine dei Medici di Milano e Provincia. "Ricorreremo - ha detto Mattia Pascale, consulente dell’Ordine - al giudice ordinario, sollevando le eccezioni di incostituzionalità e gli chiederemo di rimettere gli atti alla Corte Costituzionale". Ricorrerà anche la Regione Lombardia perché il ministro non ha tenuto conto del parere espresso durante la Conferenza Stato-Regioni. E mentre ieri il ministro del Tesoro, Amato, spendeva parole di elogia alla riforma, figlia di una legge delega (una delle tante, per cambiare), sul campo restano irrisolti molti nodi. Primo, tra tutti, quello delle liste d’attesa. Per non parlare, poi, delle dimissioni forzate. La situazione delle liste pare essere peggiorata (fonte il Tribunale per i diritti del malato) del 10%. E proprio in questa direzione si apre uno scenario apocalittico: oncologia, malattie vascolari e croniche sono indicate come i punti caldi del rapporto tra cittadini e strutture sanitarie. In campo oncologico aumentano del 12% le difficoltà per acquisire i farmaci, specialmente quelli per la terapia del dolore. Ma il problema emergente è quello delle dimissioni forzate: se ne lamentano i malati oncologici per il 22,8%, chi ha subito interventi di ortopedia per il 19,63%, chi ha problemi cardiocircolatori per il 12,78%, i malati cronici per il 12,33 infine quelli psichiatrici per il 10,96%. Insomma, il servizio pubblico tende ad espellere quanto prima il malato dalla struttura. La burocrazia è l’altro aspetto funesto della sanità pubblica. Un caso, su tutti: la gestione degli indennizzi per le trasfusioni di sangue infetto. Le domande in giacenza sono 20mila e gli addetti del ministero che devono ancora evaderle sono tre! E mentre la riforma intona il requeim della sanità pubblica, ieri a Milano l’Istituto europeo di oncologia, privato, e diretto dal professor Veronesi, cantava il suo inno alla gioia al 5° anno di vita. Due mondi lontani, chissà ancora per quanto.

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