Scritti su di me

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LA SEZIONE CONDUCE AD UNA RACCOLTA  DI CITAZIONI DELLA STAMPA SULLA MIA PERSONA

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di seguito invece quanto da me pubblicato da me sulla stampa maggiore:

 

 

Articolo sul Corriere della Sera del 17 apr. 1999 -

Pappagallo in prima pagina con rimando interno
 
"NOI MEDICI SIAMO IN LUTTO"

I perché della protesta: no a una Sanità trasformata in supermarket


...... SEGUE DALLA PRIMA


Per farla breve: caro dottore che lavori in ospedale, prenditi i tuoi tre milioni ottocentomila lire al mese e non fare il furbo a portare nel tuo studio quel signore cui hai strappato dal polmone il cancro, lascialo a noi, struttura pubblica che ha un bel modulo prestampato dove si spiega come dove e perché guarirà del tutto. O non guarirà. Tanto fa lo stesso.
Non farti domande, medico o paziente, leggi la Gazzetta Ufficiale, leggi la legge delega. Ti spiegano tutto. Perché sei ancora vivo, perché lo sarai anche domani e perché se per caso le cose andassero male non c'è problema, tanto la nuova legge ha previsto tutto.
Dicono che se mi impediscono di visitarti nel mio studio privato l'economia e la sanità italiana andranno meglio perché non pagherai il mio lavoro. Tornerai, invece, in ospedale, magari a spese dei Fondi integrativi su cui la cattiva amministrazione pubblica tenterà di scaricare una bella fetta dei costi della Sanità.
Che cosa sta succedendo? Che si tagliano brutalmente le prestazioni gratuite per affidarle a un sistema integrativo a pagamento. E i Fondi integrativi che il ministro fa entrare negli ospedali sono pagati non in alternativa, ma in aggiunta alle tasse già sborsate per avere diritto - anche - alla Sanità.
Noi medici veniamo messi sullo stesso piano dei robot. Ci viene espropriato il diritto a cogestire la salute con i nostri pazienti. La legge stabilisce "percorsi terapeutici" in base a schemi predeterminati. E' come dire che con un bel libro di istruzioni chiunque può curare chiunque. Come prescrive la legge.
Posto garantito, orario fisso, stipendio fisso: e che non mi rompesse le scatole quel signore di prima, quello del cancro al polmone, se ha voglia di chiedere a me e solo a me se può ancora prendere il figlio in braccio o è meglio evitare perché è uno sforzo eccessivo, se può fare l'amore con sua moglie o è meglio aspettare ancora un po'.
Con la riforma Bindi un "Ente" sostituisce un medico. L' "Ente" uccide il medico. Per questo noi cittadini-medici dell'ospedale di Monza siamo in lutto. Celebriamo la nostra morte professionale. Ma non siamo rassegnati. Facciamo sciopero. Uno sciopero "virtuale": con il nostro bottone nero sul camice bianco e con quelle cinquantamila lire a testa che ci serviranno a comprare una pagina di réclame sul giornale di domenica per far sapere che siamo adirati e offesi, ma che abbiamo anche qualche proposta da fare: se verrà accolta, ci toglieremo il lutto.
Finora ho parlato da medico, adesso invado un campo che non è il mio: parliamo di soldi. Non quelli dei nostri stipendi, ma quelli dei cittadini italiani.
Mi riferisco ai 70 mila miliardi di lire che la gente spende ogni anno per curarsi fuori dalle strutture pubbliche. Trasformando la Sanità italiana in quel supermarket che è stato disegnato dal progetto-Bindi, dove i medici diventano impiegati-ragionieri-cassieri-esattori, con tutto il rispetto per queste categorie naturalmente, vedremo nascere e svilupparsi una classe di manager, pubblici e privati, che avranno come obiettivo la spartizione del ricco mercato del "megastore-salute".
E i medici? Sottopagati. E i malati? Vabbè, ma quelli che importa...


Marcello Costa Angeli

 

 

di lunedì , 31 maggio 1999

OPINIONI - Lettere e idee

UN MEDICO - L'etica e la legge.

 Vorrei renderLe visibile lo stato d'animo di un medico che ha ruolo di suddito di questa Italia e che ogni giorno deve impegnarsi a curare la gente. È per me un difficile ma gradito compito quello di dare salute, inculcare fiducia, in quel triste momento in cui l'uomo si accorge di avere un solo dovere: difendere se stesso dalla malattia. Perché la malattia non è né democratica né collettivizzabile, colpisce il singolo e gli ricorda che non è eterno. Io sono passato da me dico a malato e la sana malattia mi ha curato e guarito da tante idee. Da allora, quando visito, ed io curo soprattutto malati di cancro, non manco mai un momento iniziale in cui dico: «Salve, come la trovo bene...» e poi faccio il mio lavoro. Sono però sicuro che la maggior parte del mio dettato ippocratico l'ho già eseguita con questa prima frase di rasserenamento, nel trasmettere al mio paziente la fiducia per la vita. Questo forse è il mio primo compito, e non è un dettato scritto in nessuna legge, ma forse cucito con il filo dell'etica nel camice che ora indosso. E ciò è tanto più vero quando, a nostre spese, abbiamo riempito il reparto di computer per essere più efficienti e più efficaci, per fare scienza medica oltre che coscienza me dica. E sì... perché il computer serve, ma distoglie il medico dal paziente, costringe a rivolgersi al video, rubando tempo al conforto e alla speranza. Ma la macchina è forse indispensabile, e noi ci siamo adeguati cercando di mantenere umano il nostro ruolo; ma per favore che si sappia che l'80 per cento delle attrezzature dei nostri pubblici ospedali non hanno un'origine pubblica: sono prodotti di libere donazioni di malati, grati ai medici, a coloro che però sono purtroppo ingrati al ministro della Sanità. Ma non è possibile ora, che io non urli l'infamia di vedermi accusato, con tutti i miei colleghi, di essere sempre dei cattivi medici, di essere dei rapaci, dei fannulloni. Per il ministro siamo anime pervase da spirito a delinquere , da assoggettare a tutti coloro che per fortuna non hanno abbracciato la nostra professione. Per fortuna che ci sono gli amministrativi che «saggiamente ci amministrano». Peccato che costano allo Stato il 40 per cento della spesa sanitaria. Ed è saggio che la riforma tagli nell'anno 2000 le cure ai cittadini, anche perché è stata concepita da una commissione ministeriale di 40 esperti di cui uno solo medico. Viva il ministro che ci regala la promessa di 400 miliardi di nuove spese per pagare nu ovi ruoli non medici. Solo l'essenziale nelle cure, perché dobbiamo pagare i nuovi ruoli amministrativi. Il resto i cittadini se lo paghino con i Fondi Integrativi, che con i soldi in aggiunta pagati dagli italiani, si presteranno a reintegrare le prestazioni, che attualmente sono gratuitamente fornite dal SSN, ma che presto verranno tolte. Per fortuna Ippocrate ci ha lasciato una pergamena, che viene ancora insegnata agli studenti di medicina, gli stessi che, oggi impegnati negli studi e nella speranza, domani affronteranno un futuro di medici disoccupati. La speranza di un lavoro che non si fa per soldi, ma per la spinta interna dell'etica, per cui è giusto andare avanti, perché l'Etica non sa cosa scrive la «legge» del ministro della sanità . 

Marcello Costa Angeli

 

 

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