Dalla parte dei Medici

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Dalla parte dei Medici senza discriminare.

 

 

Facciamo il punto sullo stato attuale della nostra professione con la valutazione critiche delle posizioni sindacali .

 

Mai come in questo momento è necessario recuperare solidarietà e compattezza nella classe professionale medica. Il recente passato ci ha visto troppo spesso divisi, come nel caso della vicenda del DL 229/99 dell’allora Ministro Rosy Bindi. In quel periodo, dal gioco delle parti sindacali, e quindi dalla contrapposizione ANAAO/FIMNNG/CGIL e SNAMI/ CIMO/UGL, è nato uno sviluppo del ruolo medico in parte accettabile ed in parte criticabile, ancora attualmente contestato. La Rosy Bindi pretendeva un Medico esclusivamente di tipo dipendente, carcerato nelle strutture aziendali, asservito alla Medicina di Stato; ( il suo Stato ) di uno Stato con la  < S > maiuscola, troppo maiuscola, forse da svastica, quale era quello che dirigeva. Improntato alla sua ideologia di potere assoluto, che ergeva le sue idealità e il suo arcigno dominio a controllare il paese con quel modo che molti avevano definito e definiscono ancora  < cattocomunista >. I suoi oppositori, tra cui Noi, e Me ,  non condividevano né i suoi ideali, né i suoi mezzi e i suoi modi. Non ci piaceva e non ci piace la coercizione. ( questo ci, mi, piace mi ricorda gradevolmente la risposta di Gigi Proietti in quello spot pubblicitario in cui così risponde ad affermazioni di richiamo ad una vecchia signora/megera… ) Non ci piaceva il centralismo. Non ci piaceva il solo e unico modo di fare le cose, e la mancanza di possibilità di scelta dei Medici e dai pazienti che quel sistema così proposto prefigurava.

 

§       Abbiamo lottato sino alla morte contro quei principi.

 

Il risultato è stato che per applicare la sua filosofia, per la tenace opposizione dello SNAMI/CIMO/UGL la Rosy dovette incrementare lo stipendio dei Medici di ca. il 20 %, all’80% di tutti noi con la prebenda dell’esclusività del rapporto di lavoro. Se avessimo mancato nell’opposizione, o se avessimo opposto una difesa meno incisiva, avremmo prodotto l’incarceramento dei Medici senza alcuna  contropartita. Ben più restrittive sarebbero state queste norme, e l’allora Ministro avrebbe applicato da subito l’estensione immediata del concetto di Medico/schiavo anche ai rapporti convenzionali.

 

§       L’ANAAO.

 

Forte del ruolo di mediatore di regime, ma pur sempre sindacato di categoria, sfruttò bene la nostra tenace opposizione, spingendo la contrattazione sino a quanto possibile per il suo ruolo di fiancheggiatore dell’allora governo nel recupero economico, contribuendo quindi per sua giusta quota a questo risultato finale che oggi rappresenta il nostro status ( in ciò glie ne do giusto merito ).

E’ stata questa vicenda una forma esemplare di quanto è importante che esistano in Democrazia delle forze di contrapposizione capaci di imporsi, per concludere dei patti che non siano asservimento puro alle idee della maggioranza di governo. Grazie a ciò l’ esclusività del rapporto di lavoro dei Medici fu severamente vincolata alla sua possibilità applicativa reale. Ciò fino ad ora ha permesso di svolgere ancora attività professionale al di fuori delle strutture aziendali, dove non ancora sia stato raggiunto l’obiettivo di favorirne l’esplicazione in modo adeguato al suo interno ( quasi dovunque ). Nello stesso tempo la scelta di campo adeguò i magri stipendi della maggior parte dei Colleghi di una quota economica ( non eccelsa, ma comunque superiore a quanto avevano avuto le altre categorie di lavoratori ) altrimenti impossibile diversamente da erogare, visto lo sfacelo dei conti pubblici, sia di allora che di ora.

Il tutto fu vincolato allo sviluppo di una nuova realtà nella professione medica, richiesta da questi tempi di economia a scarse risorse. Si richiese l’adeguamento del ruolo medico ad un livello di professionalità non solo specifica di tecnica ma anche manageriale.

 

 

§       Medico e Manager.

 

Questo matrimonio, dai più ritenuto < morganico >, rappresenta la nuova sfida di categoria del terzo Millennio. Questo connubio è l’essenza del Medico/Dirigente. Questo ruolo è la base della trasformazione degli Ospedali in Aziende. Questa figura è il motore delle Aziende che erogano la salute.

Non so se tutto ciò era già stato compreso dall’allora Ministro Rosy Bindi, o se gli venne imposto, visto che la figura del Dirigente Medico è figura troppo autonoma per la sua filosofia. Di certo tali sviluppi erano in parte discussi in sede ANAAO; per cui all’epoca, Il Dott. Bollero ( allora segretario nazionale ANAAO ), in un famoso convegno di Rimini a cui partecipai, ottenne l’appoggio della base per il via libera al viatico ministeriale solo con la promessa di applicazione della figura della Dirigenza Medica al terzo millennio in cui si sancisse però < il ruolo unico >.

 

§       Oggi siamo nel terzo millennio.

 

Il contratto di categoria à da tempo scaduto, abbiamo una guerra in corso, i problemi economici di prima si sono accentuati, il federalismo è incipiente, e tutto tende al risparmio. Gli occhi politici  puntano su di una classe medica che come sempre, e oggi ancor di più, da loro fastidio e economicamente e costa.

I detrattori di Medici hanno ben ragionato su tutto ciò e puntano  le loro mira a distruggere essenzialmente due cose fortemente invise:

 

§       Il Medico come Dirigente

§       Il Medico come Professionista

 

 

§       Questo perché tali figure odorano di libertà.

 

L’espressione professionale in ogni lavoro è espressione di autonomia. La figura del Dirigente è figura di grande maggiore autonomia. Ambedue sono caratterizzate da alcuni margini di incertezza lavorativa, ma dovrebbero essere ripagati da lauti compensi e da ambiti di indipendenza invidiabili. Male si confanno con un impiego statale burocratico e poco retribuito. Male si adattano a gerarchia e subordinazione. Impossibili configurarle in normative centralistiche, dirigistiche e in contesti di limitazioni di scelte se non in opportunità di mercato. Sono impossibili da pensare se non in un libero mercato. In pratica tutto il contrario di quanto prefigurato dall’allora Ministro Rosy Bindi per il suo SSN fortemente centralistico e statalizzato. Sono figure invece che ben si propongono in una situazione di scelte Mediche con i professionisti schierati dalla parte del paziente, nonostante lo Stato e le regole di Stato.

 

§       Il vero professionista, in quanto libero professionista, è dalla parte del cliente.

L’impiegato viceversa è sempre dalla parte dell’Azienda che lo impiega, e che quindi lo controlla e gerarchicamente lo indirizza, lo premia o lo punisce. Il premio del professionista è il rapporto con il cliente/paziente. Il Dirigente è parte dell’Azienda, è tutt’uno con l’Azienda, dirige una parte dell’Azienda, un settore, un ruolo; ma è una funzione con larga autonomia e senza subordinazioni. Non deve temere dall’Azienda ma deve tenere per l’Azienda. Professionismo e Dirigenza si confanno. Hanno affinità inscindibili.

 

 

§       Un Dirigente/Professionista Medico.

 

Inserito in una Azienda di emanazione statale o regionale, quale un Ospedale o una USL non ha una rigida mission aziendale, diversamente delle aree aziendali totalmente private. Il suo ruolo Medico infatti ha come Padrone assoluto il Dettato Ippocratico, e come regolatore normativo l’impianto legislativo nazionale e regionale. Il rapporto con il Direttore Generale è quindi non dico paritario, perché così non è e non deve essere, ma giocato su ruoli di stima e di autonomia, e su obiettivi in parte comuni ma spesso diversi. Il Direttore Generale è soprattutto un << facilitatore della missione dei medici >> suoi collaboratori/dirigenti, e faccio fatica a configurarli in questo come classici dipendenti. Sono dipendenti sì, amministrativamente, ma in quanto professionisti della salute, che non è un bene aziendale ma un principio tutelato dalla Costituzione, non sono dipendenti puri dell’Azienda ma dipendenti di una missione che l’impianto costituzionale svincola dall’Azienda.

 

§       Quindi nel terzo millennio.

 

Anche grazie all’ex Ministro Rosy Bindi, è stato riconosciuto ai Medici il ruolo non scritto nelle norme, e che da sempre hanno avuto, di professionisti di un bene tutelato dalla Costituzione. Dipendenti, in questo caso sì veramente dipendenti, del principio di tutela della salute dei cittadini italiani. Con ciò la categoria dei Medici, dico tutta la categoria dei Medici, è vera classe di Dirigenti per la materia che loro compete. Sono Coadiutori, nel sistema amministrativo in cui sono inseriti ( le Aziende Sanitarie ), con qualifica di Medici/Dirigenti dei Direttori Generali che  amministrano le Aziende per fini istituzionali.

 

§       Se tutto ciò è vero, come i fatti dimostrano.

 

Dato che non esiste la Medicina senza i Medici, diversamente dal fatto che comunque esiste la Medicina senza i Direttori Generali, gli amministrativi, i politici ecc. ecc., allora risulta chiaro che affermare tali principi, e vederli codificati in norme e comportamenti, sia di massimo sconforto se non di disperazione in tutti coloro che nella Medicina vedono solo un lauto pascolo da sfruttare; proprio una parte dei Direttori Generali, i ruoli amministrativi, i politici, i faccendieri ,le imprese di settore ecc. ecc.

Ecco allora che oggi serpeggia tutto un variegato movimento che vuole il ritorno al passato, giustificandone i motivi con analisi dei recenti fatti parziali e evidentemente utilitaristiche.

 

 

§       Gli ex Primari.

 

( tutelati soprattutto dall’ ANMPO ) si sentono Medici diversi, ( chissà poi perché !!?? ) e invocano il loro distinguo e la loro gerarchia. Solo loro, dicono, sono veri Dirigenti, e tutti gli altri non si sa cosa possano essere. Ecco allora indecorose proposte di fantasiose dirigenze su due livelli. Oppure separazione di ruoli di dirigenza professionale o direttiva. O vagheggiamenti sul ritorno al passato di carriere bloccate in gerarchie di primariati di nomina politica, aiuti di premio primariale e assistentati di lungo e lunghissimo corso.

Ciò come ho dimostrato è solo sbagliato.

Perché il concetto di Dirigenza è insito nell’atto medico, e non nel ruolo ricoperto, ma anche perché il ruolo medico nelle Aziende non può che essere questo e non diverso. Ciò se si vuole continuare ad esercitare un esercizio della medicina moderno, consono al dettato ippocratico che prescrive grande autonomia nella professione. Tanto più che non può più esistere  il Primario tuttofare. Anche nelle branche specialistiche delle diverse discipline ci si deve avvalere di ulteriori  sottodiscipline, talmente vaste, che non è poi il Primario a potere gestire in prima persona tutti pazienti. Il ruolo primariale viene a giusto motivo oggi sostituito le funzioni del Direttore. E’ il giusto titolo di chi dirige, soprattutto amministrativamente, una miriade di Dirigenti/Medici competenti e autonomi, che rappresentano una essenza professionale nel loro operare, ma che hanno bisogno di  coordinamento. Certo chi credeva e crede di avere raggiunto per sempre l’apice di una carriera non vuole essere rimesso continuamente in discussione e vuole il massimo del potere. Ciò non è più possibile, o meglio non è più sostenibile in questo mercato globale di cui la salute fa parte e che è attento alla evoluzione manageriale delle cose. Per cui non si torna indietro, mi dispiace cara AMPO, devi adeguarti o morire.

 

§       La CIMO.

 

E tanti altri con lei ( anche la CGIL e lo stuolo dei sindacatini suo corollario ) ripete che parlare di Aziende nella gestione della salute sia quantomeno improprio  ( v. sole 24 h sanità 21/27-1-03 ) perchè il bene salute non è merce. Ciò ha il suo giusto senso, ma è anche vero che il bene salute risponde ai requisiti della merce, perché ha sempre un costo sia la sua tutela che la sua cura. Quindi pur assodato che vada comunque sempre tutelato,nonostante i costi elevati, e a ciò servono leggi e regolamenti, comunque non può essere un bene che non risponda ai requisiti di tutti i beni di questo mercato che ha costi per tutti i servizi e che regola la vita di noi tutti.

E’ impensabile dare salute senza regolare costi e distribuzione dei servizi. Solo se si voglia pensare alla salute come un bene che sia di non elevato costo ( cosa evidentemente falsa ), allora si che  i Medici dovrebbero prestare la propria opera non come professionisti ma come laici e come chi sposi una religione, quindi gratis, e per una missione sovrannaturale. Con ciò si tornerebbe all’assioma della Rosy Bindi di una Medicina di Stato, di uno stato padre/padrone che dia ai suoi figli attraverso dei Medici cooptati ai suoi fini, assunti in ruolo di stretta dipendenza e di tipo impiegatizio. Ho l’impressione che la CIMO per difendere alcune posizioni di una stretta fascia dei propri iscritti abbandoni i principi generali che con Noi dello SNAMI ha a suo tempo sostenuto. Ciò non va bene e Noi non concordiamo. I ruoli amministrativi e collaterali, questi sì, sono impiegati dello Stato. Il primo regolatore di tutto resta invece il Medico, che quindi non può essere un impiegato, che giustamente supportato da leggi, norme e codice deontologico opera in prima persona come dispensatore di spesa e produttore di salute. A questo dobbiamo la nostra prima difesa, numi tutelari del cittadino contro tutti e tutto.

 

 

§       Questo allora dobbiamo difendere per difenderCi.

 

Per cui ben venga l’Azienda che non è altro che il riconoscimento di diversi distinti ruoli. E in ciò devo prendere le distanze da chi non vuole la trasformazione in aziende degli enti dispensatori di cura e prevenzione. E’ con queste che si perde l’imposizione gerarchica per i Medici, è con queste che si deve richiedere il riconoscimento del ruolo Medico come ruolo Dirigenziale. Il ruolo Dirigenziale non accetta gerarchie, cosa che non piace molto ad alcune frange di nostalgici della CIMO, che ( vicini all’ANMPO ) quindi  non vogliono ciò che già è in essere.  Criticano quindi, ma non troppo, l’Azienda, da considerare secondo loro una Azienda/non Azienda. Io dico che con i sofismi non si fa troppa strada, allora è inutile tergiversare. Le Aziende esistono e servono. La gestione dei processi di cura e prevenzione della salute sono gestioni tipicamente commerciali, anche se  di un bene fondamentale quale la salute, la cui essenza è infatti, tutelata da Professionisti particolari quali sono i Medici che a buon diritto devono essere la parte fondamentale dell’Azienda in un ruolo  che può essere solo Dirigenziale. Nessuna gerarchia professionale può esserci nel ruolo Dirigenziale. Solo ambiti di competenze, impegni, aree di sviluppo, previsioni di risultati. In questo non possiamo sottrarci al compito, pena la sottomissione ad altri, che francamente io rifiuterei con forza, e che confoderebbe gli interessi dei pazienti con l’interesse del sistema. Ciò andrebbe  a tutto discapito del vero bene dei pazienti, la salute, e del nostro dettato professionale tramandato da buon vecchio Ippocrate.

 

§       In tutto ciò vedo bene una cornice di sviluppo della tutela del bene salute nel principio della  < Sussidiarietà >.

 

Principi comuni, obiettivi condivisi e regolatori centralizzati per omogenea distribuzione di risorse e risultati;, controllo dello Stato o delle regioni, ma concorso di tutti in ruoli distinti e autonomi nella produzione della assistenza sanitaria.

 

 

§       Concorrenza e libertà, non costrizione e centralismo.

 

Ancora una volta devo quindi inserire il ruolo dell’Ordine in tutto ciò. E’ la storica forza del libero-professionismo, organo di indipendenza della professione, tutela della sua missione. E’ l’esempio classico del principio di sussidiarietà. Non è lo Stato, non è la Regione, non è per i soli Medici, e non è per i soli pazienti; è funzione di controllo per gli interesse di tutti quanti. E’ quindi per molti uno scomodo Ente Ausiliario dello Stato. Inviso alla Rosy Bindi, inviso al potere amministrativo di Roma, inviso ai politici di stampo statalistico, inviso alle gestioni hobbistiche del commercio sulla salute, inviso alle categorie che non hanno tutele professionali ma che le agognano e non ne hanno diritto, inviso a tutti quelli che ce l’hanno a morte con i Medici, inviso agli amministrativi che lo vedono come un nemico, inviso a quei  Medici che si sentono meglio nel ruolo di impiegati, inviso a chi non ama la libertà o a chi la ama senza regole e dettati comuni.

Se tu non sei tra questi allora devi difenderti e difenderlo.

Se tu condividi quanto ho scritto devi in questo difenderCI per difenderTI.

 

 

Marcello Costa Angeli

                          Bollettino Ordine Aprile 2003

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