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Articolo sul Corriere della Sera del 17 apr. 1999 -

Pappagallo in prima pagina con rimando interno
 
"NOI MEDICI SIAMO IN LUTTO"

I perché della protesta: no a una Sanità trasformata in supermarket


...... SEGUE DALLA PRIMA


Per farla breve: caro dottore che lavori in ospedale, prenditi i tuoi tre milioni ottocentomila lire al mese e non fare il furbo a portare nel tuo studio quel signore cui hai strappato dal polmone il cancro, lascialo a noi, struttura pubblica che ha un bel modulo prestampato dove si spiega come dove e perché guarirà del tutto. O non guarirà. Tanto fa lo stesso.
Non farti domande, medico o paziente, leggi la Gazzetta Ufficiale, leggi la legge delega. Ti spiegano tutto. Perché sei ancora vivo, perché lo sarai anche domani e perché se per caso le cose andassero male non c'è problema, tanto la nuova legge ha previsto tutto.
Dicono che se mi impediscono di visitarti nel mio studio privato l'economia e la sanità italiana andranno meglio perché non pagherai il mio lavoro. Tornerai, invece, in ospedale, magari a spese dei Fondi integrativi su cui la cattiva amministrazione pubblica tenterà di scaricare una bella fetta dei costi della Sanità.
Che cosa sta succedendo? Che si tagliano brutalmente le prestazioni gratuite per affidarle a un sistema integrativo a pagamento. E i Fondi integrativi che il ministro fa entrare negli ospedali sono pagati non in alternativa, ma in aggiunta alle tasse già sborsate per avere diritto - anche - alla Sanità.
Noi medici veniamo messi sullo stesso piano dei robot. Ci viene espropriato il diritto a cogestire la salute con i nostri pazienti. La legge stabilisce "percorsi terapeutici" in base a schemi predeterminati. E' come dire che con un bel libro di istruzioni chiunque può curare chiunque. Come prescrive la legge.
Posto garantito, orario fisso, stipendio fisso: e che non mi rompesse le scatole quel signore di prima, quello del cancro al polmone, se ha voglia di chiedere a me e solo a me se può ancora prendere il figlio in braccio o è meglio evitare perché è uno sforzo eccessivo, se può fare l'amore con sua moglie o è meglio aspettare ancora un po'.
Con la riforma Bindi un "Ente" sostituisce un medico. L' "Ente" uccide il medico. Per questo noi cittadini-medici dell'ospedale di Monza siamo in lutto. Celebriamo la nostra morte professionale. Ma non siamo rassegnati. Facciamo sciopero. Uno sciopero "virtuale": con il nostro bottone nero sul camice bianco e con quelle cinquantamila lire a testa che ci serviranno a comprare una pagina di réclame sul giornale di domenica per far sapere che siamo adirati e offesi, ma che abbiamo anche qualche proposta da fare: se verrà accolta, ci toglieremo il lutto.
Finora ho parlato da medico, adesso invado un campo che non è il mio: parliamo di soldi. Non quelli dei nostri stipendi, ma quelli dei cittadini italiani.
Mi riferisco ai 70 mila miliardi di lire che la gente spende ogni anno per curarsi fuori dalle strutture pubbliche. Trasformando la Sanità italiana in quel supermarket che è stato disegnato dal progetto-Bindi, dove i medici diventano impiegati-ragionieri-cassieri-esattori, con tutto il rispetto per queste categorie naturalmente, vedremo nascere e svilupparsi una classe di manager, pubblici e privati, che avranno come obiettivo la spartizione del ricco mercato del "megastore-salute".
E i medici? Sottopagati. E i malati? Vabbè, ma quelli che importa...


Marcello Costa Angeli

 

 

 

Articolo sul Corriere della Sera di lunedi, 03 maggio 1999

CRONACHE

La rivolta dei camici bianchi

Gli ordini dei medici: no alla riforma-Bindi.

Il presidente nazionale si appellera a Scalfaro: 

A. Cremonese

MILANO - I medici hanno dichiarato guerra al ministro della Sanità Rosy Bindi. L'hanno fatto da Gardone Riviera, dove si è chiuso ieri il congresso nazionale dello Snami, uno dei maggiori sindacati della categoria. Ormai si sono «innervositi» tutti i medici. Ospedalieri, medici di famiglia, universitari e specialisti (una force de frappe trasversale che comprende la quasi totalità dei sindacati medici, e ha raggiunto anche i non sindacalizzati) sono pressoché compatti nel respingere la cosiddett a «riforma Bindi» che dovrebbe entrare in vigore il 21 giugno, e che cambierebbe la faccia della Sanità, trasformando la professione medica in «Medicina di Stato»: ingabbiati solo in ospedale i medici dipendenti, costretti ad applicare «linee-guida» di terapia (decise da una commissione ministeriale), tutti gli altri. A questo si aggiunge anche la decisione di mandare i medici in pensione a 65 anni con uno «slittamento» di massimo 2 anni. «Il primo risultato - è stato detto al congresso - sarà quello di mettere più di 2 milioni di cittadini nella condizione di dover cambiare il medico di famiglia. E senza ricavare posti di lavoro per i giovani medici, perché le "scelte" si riverseranno sui medici già esperti». In prima linea, al congresso, Marcello Costa Angeli, il giovane chirurgo dell'ospedale di Monza che da due mesi guida la rivolta dei medici e ha inventato il «bottone a lutto» per i camici bianchi. E a Gardone, con l'appoggio di molte firme, ha messo in mano al presidente del la Federazione degli Ordini dei Medici, Aldo Pagni, un clamoroso ukase, chiedendogli d'invitare il presidente della Repubblica a non apporre la firma ai decreti legge che dovrebbero promulgare la riforma. Dal canto suo, Aldo Pagni (che il 16 aprile s corso si era dimesso dalla carica perché accusato di esitazioni), dopo che le sue dimissioni sono state respinte ha deciso anche lui la linea dura. E a Gardone ha fatto sua una proposta di vera e propria guerra: se il 21 giugno passeranno i decreti d ella Bindi, non solo si dimetterà lui, ma si dimetteranno tutti i presidenti degli Ordini provinciali dei Medici. Sarebbe una notevole mazzata, a partire dal fatto che di colpo verrebbe a mancare la registrazione delle lauree in Medicina. Insomma, la guerra ci sarà. Il presidente dello Snami Roberto Anzalone e il presidente della Cimo (ospedalieri) Carlo Sizia hanno delineato l'escalation: il 20 maggio una grande assemblea a Milano, presieduta dall'assessore lombardo alla Sanità Carlo Borsani; dal 21 al 23 maggio, sciopero dei medici di famiglia; infine, il 27 maggio, assemblea nazionale a Roma, al cinema Capranica. «Non è in pericolo solo la libertà dei medici - è stato detto - ma anche l'etica della salute. Le "cure di Stato" risparmieranno su farmaci importanti. Uno ha il colesterolo alto? Se è ricco, si comprerà il farmaco. Se è povero, morirà d'infarto».

A. Cremonese

 

 

Articolo sul Corriere della Sera di martedì, 11 maggio 1999

MILANO

Policlinico, libera professione. Il pretore convoca 200 medici

A.Cremonese

Il pretore del lavoro Pietro Martello ha convocato per il 26 prossimo i 200 medici del Policlinico che stanno facendo opposizione alla circolare del commissario Daniela Mazzuconi sull'obbligo di effettuare entro 30 giorni la scelta sulla libera professione: interna o esterna. I medici la contestano, e hanno affidato all'avvocato dell'Ordine dei medici Mattia Pascale il ricorso per chiedere la sospensiva del provvedimento. Dicono alla divisione di Otorinolaringoiatria, «culla» della rivolta: «N on possiamo "scegliere" qualcosa che non c'è. Dove li mettiamo, i pazienti paganti? Nei cameroni a 25 letti?». Una scelta «per aria», al buio. Anche per quanto riguarda le semplici visite. I medici fanno notare che ci sono un sacco di cose da organizzare e definire: orari, spazi a disposizione, modalità di gestione degli appuntamenti, personale tecnico di supporto, apparecchiature strumentali. La rivolta anti-Bindi. Continua la mobilitazione dei medici contro la riforma. E si sta schierando contro tutta l'Anaao, il più grosso sindacato dei medici ospedalieri.

Dice Marcello Costa Angeli, il giovane chirurgo di Monza ideatore del bottone a lutto: «Nel week-end ci siamo ritrovati a Rimini in 500 medici tra delegati di ospedale e dirigenti dell'Anaao. C'è scontento in tutti gli ospedali italiani. Abbiamo riconfermato la massima mobilitazione per l'assemblea di Milano giovedì 20 e per quella nazionale a Roma giovedì 27. E come Anaao abbiamo deciso di applicare rigidamente l'orario contrattuale: le 34 ore settimanali, e non un minuto di più».

A.Cremonese

 

 

domenica , 06 giugno 1999

MILANO

Martedì la manifestazione dei medici

Rivolta dei camici bianchi. In piazza sfidano la Bindi sulla libera professione

Il pretore ha dato ragione a 220 dottori del Policlinico in causa contro il ministro

Antonella Cremonese

«La Bindi deve andarsene. Per incompatibilità ambientale. Non può guidare la Sanità una persona che continua ad offendere chi ha il compito di curare i cittadini.» Marcello Costa Angeli, leader della rivolta anti-Bindi, annuncia con queste parole l a manifestazione pubblica che si terrà in piazza Santo Stefano dopodomani, martedì 8 giugno, alle ore 20. Ci saranno un palco («Di quattro metri per quattro. Paghiamo noi, e non siamo ricchi») e un pubblico dibattito al quale sono stati invitati i me dici milanesi e lombardi, raggiunti per telefono o informati da un volantino affisso in tutti gli ospedali: «Non mancare nell'ultima occasione che ti è data per disegnare il tuo futuro professionale!». Invitati, oltre ai medici, direttori generali degli ospedali, politici e sindacalisti. La manifestazione, presieduto da Roberto Anzalone vicepresidente dell'Ordine dei Medici di Milano e presidente nazionale del sindacato Snami dei medici di famiglia, è promossa da un vasto fronte medico, sindacale e non: Snami-Amm, Snami ospedalieri, Cimo, Andi Milano, Coas, Anpo, Fesmed, Anaao-Assomed degli ospedali di Monza, Bassini, Ornago, Niguarda, Sacco, San Paolo. San Carlo, Fatebenefratelli, Icp-Buzzi, «Libertà medica», Associazione Medica di Niguarda, Medici San Raffaele, «Evoluzione medica», «Nuova Ascoti», «Cartello dei medici in rivolta Monza/Milano». Sono partiti gli inviti anche per personaggi di primo piano (tra cui Di Pietro) e viene data per certa la presenza del presidente della Re gione Roberto Formigoni, dell'assessore alla sanità Carlo Borsani e dell'ex sindaco di Milano Marco Formentini. Intanto i medici hanno registrato una prima vittoria contro la riforma Bindi. E proprio sul punto più contestato, cioè l'obbligo di esclusiva. Il pretore del lavoro Pietro Martello ha accolto il ricorso di 220 medici del Policlinico contro l'obbligo di scegliere subito tra libera professione fuori o dentro l'ospedale. «Che cosa scegliamo, se non ci sono le strutture?» avevano obietta to i medici, mettendo in mano la vertenza all'avvocato Mattia Pascale. E il pretore del lavoro ha accolto il ricorso, con un'ordinanza in cui si rileva che mettere a disposizione le strutture non è un particolare «di dettaglio» (come aveva sostenuto l'amministrazione del Policlinico), e che, al contrario, nelle norme che regolano questa materia è presente «un chiaro rapporto temporale tra la preventiva individuazione e predisposizione delle strutture e la successiva opzione del medico.» Commenta Marco Perelli Ercolini, vicepresidente nazionale dello Snami-ospedalieri ed esperto di problemi amministrativi: «L'ordinanza che accoglie il ricorso è pura giustizia giuridica. Non si può infatti imporre ai medici di fare una scelta sulla base di una semplice "aspettativa" di una futura organizzazione.» E il portavoce dei medici del Policlinico va più in là: «Come si fa a pensare di spendere anche una sola lira per attrezzare spazi per clienti privati quando questo ospedale non riesce ad ac cogliere decentemente i cittadini?».

 

 

sabato , 19 giugno 1999

IN PRIMO PIANO

IL LEADER DELLA PROTESTA

Marcello Costa Angeli: non abbiamo ancora perso.
Difendiamo i cittadini>

Antonella Cremonese

MILANO - Marcello Costa Angeli, il giovane chirurgo leader della rivolta anti-Bindi, non è un uomo che si arrende. Gli ultimi tre giorni li ha passati negli uffici dei giornali, per far accettare e pubblicare l'appello a pagamento dei medici al presi dente della Repubblica. Perché non firmi i decreti. Ha ancora la testa alta. E una tenace speranza di goal in «zona Cesarini». Costa Angeli, dopo aver lottato contro, dopo aver inventato il «bottone a lutto» sul camice bianco, dopo tante manifestazioni, che cosa si prova ad aver perso? «Non abbiamo perso. Davamo per scontato che il governo approvasse i decreti della riforma Bindi e non smentisse un suo ministro. Anche se a ben vedere, non esistono ministri del governo, ma ministri dei cittadini. E quali cittadini rappresenta la Bindi, il cui partito aveva il 7% e ora è addirittura sceso al 4%?». Quindi adesso vi appellate al presidente della Repubblica. Non avete paura che sia solo un "pro forma", questo atto regolamentare? «No, altrimenti non crederemmo più nella funzione del capo dello Stato. Una funzione che non è formale, e che deve garantire la democrazia. Pensiamo che a Carlo Azeglio Ciampi appartenga la funzione di valutare seriamente decreti legge tanto contestati. E che si presentano viziati di illegittimità costituzionale, viziati di eccesso di delega, privi di neutralità, privi di copertura finanziaria, lontani anni-luce dall'Europa. E poi, Ciampi un mese fa ha inviato una lettera di risposta alla parlamentare e uropea Cristiana Muscardini che gli segnalava gli sbagli di questa riforma. Se poi la Corte Costituzionale dovesse bocciare la riforma, Ciampi dovrebbe spiegare perché ha firmato. Ha promesso, prima della firma, un'attenta valutazione dei decreti da parte del suo ufficio legale. Però adesso c'è un problema...». Quale? «Il problema del tempo. La Bindi, astutamente, ha tenuto segreto per quattro mesi il testo definitivo, l'ha presentato in Consiglio dei ministri tre giorni prima della scadenza e ha lasciato a Ciampi e ai suoi uffici due notti di tempo. Come si fa a valutare in poche ore un testo di oltre 90 pagine e tanto importante per la vita di un Paese, perché incide su un problema come quello dell'assistenza ai cittadini?». Ma che cosa cambia, per i cittadini? «Cambia che troveranno negli ospedali medici che sono stati mortificati e ridotti a semplici esecutori di linee-guida decise a Roma e applicate dai direttori generali. E troveranno solo le cure "essenziali". Un'espressione che significa in pratica le cure minime. Noi medici, che prima davamo "tutte" le cure, adesso potremo darne soltanto alcune. Per averle tutte, i cittadini dovranno ricorrere ai cosiddetti "fondi integrativi", anch'essi inventati da questi decreti. E quindi pagare una seconda volta per riavere ciò che avevano prima». Ma si dice che questa battaglia contro la riforma Bindi sia stata una «battaglia della destra». Tanto è vero che tutta la sinistra esulta e l'approva... «La sinistra esulta semplicemente perché il governo che ha approvato la riforma è di sinistra. Ma vorrei dire che io sono indignato. La riforma della Sanità non ha e non deve avere un valore politico. La salute non si rispetta con le leggi, ma con l'etica di chi fa il medico». Lo scienziato francese Jean Bernard scrisse che la «tentazione politica si esercita ora sulla medicina, ora sui medici, ora sui malati». Aggiungendo l'augurio che la «subordinazione della medicina alla politica sia respinta una volta per tu tte». Lei è d'accordo? «Sono tanto d'accordo che sono contrario anche agli scioperi dei medici. Perché hanno una valenza "politica", ma mettono a terra i cittadini. E' per questo che il nostro "cartello" di rivolta contro la riforma Bindi ha fatto solo scioperi virtuali, che si sono espressi col bottone nero sul camice. Ed è per questo che con sacrificio (i nostri stipendi non sono alti!) abbiamo raccolto a cinquantamila lire alla volta i soldi per esprimerci sui giornali. Dovevamo "bucare" il silenzio che ci aveva fatto intorno la Bindi. Una persona che crede sempre di aver ragione, e non ascolta le ragioni degli altri. Ma se più di 60 mila medici sono contro questa riforma, non saranno dei visionari. E' una riforma sbagliata, fintamente di sinistra, che abbassa le possibilità del medico di lavorare bene. E che rende gli ospedali come catene di montaggio».

 

 

Giornale del 04.04.2002

«Medici, visite più rapide con la riforma»

Il ministro Sirchia: la libera professione ridurrà le liste d’attesa, ridiamo dignità a chi lavora in ospedale
 
ROMA - «Abbiamo restituito ai medici la libertà e la dignità professionale che avevano perso. Ma soprattutto abbiamo pensato ai cittadini che non possono pagare visite ed esami urgenti e devono rassegnarsi a lunghe attese». Tarda serata. Il ministro Girolamo Sirchia ha appena ultimato il giro di ricognizione fra sindacati e Regioni per misurare il gradimento della controriforma sul «rapporto di lavoro dei medici del servizio sanitario». Una delle finalità del progetto, entro 15 giorni in Consiglio dei ministri, sono le liste di attesa. L’attività libero professionale dei camici bianchi verrà messa a disposizione in via prioritaria dell’azienda che la utilizzerà, a sue spese, per tagliare i tempi e offrire prestazioni più rapide.
«Siamo partiti da una realtà - spiega soddisfatto il ministro -. C’è un doppio canale nell’erogazione dei servizi, determinato dall’attuale sistema della libera professione interna all’ospedale (intramoenia). Chi non può pagare aspetta, anche mesi. Chi può permettersi di tirare fuori i soldi salta la coda e prenota la visita anche per il giorno dopo, attraverso la caposala e senza passare per gli sportelli. Ho raccolto proteste indignate. Era ora di cambiare».
Come?
«L’intramoenia è una scelta volontaria del medico e sarà utilizzata in prima battuta dall’azienda, che si prende carico dei costi, per accorciare le liste di attesa nelle specialità più urgenti. Se sarà necessario, laboratori e apparecchiature resteranno aperti anche il sabato, il giorno preferito dalla gente per recarsi in ospedale».
Dov’è la novità?
«La libera professione è consentita senza vincoli, sia all’interno dell’ospedale o in strutture convenzionate, con tariffe calmierate. Libertà di esercitare la professione privata in senso stretto, fuori dall’ospedale, ma solo in studi o cliniche non convenzionate».
Che medici saranno
?
«Abbiamo liberalizzato la professione medica, mortificata da vincoli burocratici e penalizzanti . Gli stipendi restano invariati rispetto a quelli attuali. L’esclusività viene cancellata, inaccettabile così come l’’irreversibilità che non ammetteva ripensamenti».
E come spiega che oltre il 90% dei dipendenti ospedalieri avevano però optato per l’intramoenia ?
«S ono stati costretti a farlo per non vedersi preclusi aumenti di stipendio e primariato. Un sistema illiberale».
Si torna
alla situazione precedente la Riforma Bindi . L’ex ministro del governo di centrosinistra e Livia Turco, responsabile del Welfare nei Ds, parlano di scandaloso ritorno al passato.
«Sì, in realtà gran parte dell’antico sistema è stato ripristinato, fermo restando che la priorità è il taglio delle liste di attesa. Ma non è uno scandalo. Non crediamo allo statalismo».
Una controriforma?
«Non ho ambizioni di riformatore. Voglio malati serviti meglio e medici motivati. Chi è in questo stato d’animo lavora meglio. Nella categoria il malcontento era tangibile».
Avete ceduto a tutte le richieste dei medici
: pagati di più per fare quello che vogliono . Vero ?
« No, gli abbiamo solo restituito i diritti perduti ».
E la copertura finanziaria? Le Regioni si sono dette preoccupate perché dovranno continuare a pagare le indennità legat e al rapporto in esclusiva.
«É prevista la figura dei medici a tempo parziale. Il denaro risparmiato servirà a pagare la libera professione per l’azienda. Poi ci sono i soldi non spesi per attrezzare i reparti destinati alla libera professione intramuraria».
Tra i sindacati degli ospedalieri, esulta la Cimo: «Si avvia il processo richiesto e promesso, il medico riconquista il suo ruolo, che si era svilito», dice Stefano Biasioli. Storce la bocca Roberto Polillo, Cgil: «Si torna indietro di 30 anni. Una presa in giro per i pazienti che torneranno ad essere dirottati nelle cliniche private». Si riserva il giudizio Serafino Zucchelli, Anaao-Assomed.
mdebac@corriere.it
 
Margherita De Bac

 

A FAVORE

Costa Angeli: così privilegiati i malati

«Ora potremo curare i pazienti senza doverci preoccupare dei bilanci delle aziende»

 
 
MILANO - «O faccio l’interesse dell’azienda, perché la Bindi ha anche trasformato gli ospedali in aziende, o faccio quello del paziente. Il ministro Sirchia, finalmente, liberandomi dal rapporto di dipendenza servile dall’azienda mi consentirà di curare il cittadino senza preoccuparmi dei bilanci». Marcello Costa Angeli, aiuto primario di Chirurgia toracica all’ospedale San Gerardo di Monza, è evidentemente a favore della «controriforma». Parla nell’interesse del cittadino, dice: «Perché è sicuramente il soggetto più debole rispetto all’interesse aziendale. Se il medico è sganciato dall’industria ed è fiduciario del paziente il vantaggio è tutto di quest’ultimo». E aggiunge: «La riforma Bindi mi costringeva a una scelta drammatica, perché sono stato formato per curare le persone e poi mi sono trovato costretto a lavorare a vantaggio dell’azienda». L’esempio è efficace: spiega Costa Angeli che l’ospedale viene pagato «a prestazione», per un «pacchetto polmone» 9.800 euro. «Mi spiego? Magari devo dimettere il paziente prima perché con tre giorni in più di degenza l’ospedale ci perde». Bilanci da pareggiare, spese da contenere, tagli sui farmaci, sui ricoveri: ecco che cosa sperano di essersi lasciati alle spalle molti medici come Costa Angeli. E a chi li accusa di voler riguadagnare gli antichi privilegi, a scapito del «pubblico», lui risponde così: «La riforma Bindi, per esempio, premia i medici che lavorano esclusivamente in ospedale: carriera e denaro. E’ un errore. Diventa primario chi lavora di più, in termini di ore. E non chi lavora meglio. Assurdo: se un medico è richiesto fuori è perché è più bravo, non va penalizzato». Lui, quindi, ringrazia: «Ci voleva un ministro medico per liberarci dalla riforma Bindi, che abbiamo subito tutti. Anche chi non è disposto a dichiararlo».
Federica Cavadini

 

 

Da: dal Corriere della Sera
Data: 19/06/2004
Ora: 17.17.01
Nome remoto: 213.140.6.126
 

Commenti Provincia, Craxi con la Colli

Socialisti uniti vanno con il centrodestra. Penati: una scelta di poltrone

 

Sì di Bobo Craxi, attesa dei pensionati e dei medici. A 48 ore dalla scadenza del tempo utile per l’apparentamento con l’uno o l’altro dei candidati che andranno al ballottaggio per Palazzo Isimbardi, il (non) nuovo mercato delle contrattazioni è aperto 24 ore su 24. Ombretta Colli ieri si è aggiudicata il sostegno di Bobo Craxi. Il leader del Nuovo psi prima di incontrare la presidente aveva dettato alcune condizioni: l’istituzione di una delega sull’immigrazione e il sostegno al disegno di legge sull’area metropolitana milanese. In serata, il faccia a faccia Colli-Craxi. Al termine, fumata bianca. La presidente ha fatto sapere che «dopo un'ora di fitto colloquio, abbiamo ritrovato intatte tutte le ragioni della tradizione riformista ambrosiana, proiettate nella giunta che potrà nascere dall’intesa». E dunque, glissando un po’ sul tema immigrazione, Ombretta Colli si è augurata che «l’impegno elettorale dei Socialisti Uniti accanto alla Casa delle Libertà possa diventare un contributo fattivo nel governo della Provincia». Dal canto suo, Craxi spiega che il sostegno «è più alla presidente che alla coalizione: domani sarò a Foggia a fare campagna elettorale per il centrosinistra». Il segretario Sdi Alberto Grancini ha però definito l’apparentamento con il centrodestra «un imbroglio». «Mai imbrogliato nessuno - ribatte Craxi -. I voti li ho chiesti per me e oggi si indirizzano verso chi me li ha chiesti, e non verso chi ha avuto paura di apparentarsi». Una manciata di minuti dopo l’accordo, e le agenzie battevano il commento del candidato del centrosinistra Filippo Penati: «Quante poltrone? Quale è il prezzo di questo accordo e di quello con la Lega Nord?». Secondo Penati, «durante la campagna elettorale i giudizi di Craxi su Ombretta Colli sono stati spesso più duri dei miei. E avevo apprezzato il suo impegno per il rilancio del riformismo socialista. Oggi celebriamo la morte di tutto questo per la scelta di Craxi di rinchiudere la propria autonomia nella prigione della Casa della Libertà di Milano». Sull’argomento dell’assessorato all’Immigrazione è intervenuto anche il segretario del Carroccio milanese, Matteo Salvini. Ironizzando: «Assessorato all’Immigrazione? D’accordissimo: purché vada alla Lega... ». Proprio Salvini ieri ha incontrato il coordinatore azzurro Maurizio Bernardo e l’assessore provinciale Luigi Cocchiaro: «Abbiamo ribadito i nostri temi - ha detto il segretario padano - e cioè istituzione della Provincia della Brianza, interramento della ferrovia Milano-Asso, parco Sud e politiche culturali». Ma c’è chi parla di tre assessorati per il Carroccio, calcolati su una Lega pari a un quinto della coalizione. Oggi scioglieranno le loro riserve anche Elisabetta Fatuzzo, candidata dei Pensionati, e Marcello Costa Angeli, portabandiera della lista tutta medici «Insieme per Milano». L’appoggio in questo caso arriverebbe in cambio dell’abolizione del ticket sanitario per i malati cronici. «Ho parlato con Formigoni - spiega Fatuzzo - mi ha detto che ci farà sapere domattina (oggi, ndr) e che interesserà dell’argomento il governo». Secondo l’ex candidata, infatti, «lo Stato deve ancora 900 milioni di euro alla Lombardia per l’assistenza sanitaria agli immigrati regolarizzati dalla Bossi-Fini».

Marco Cremonesi

 

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