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Articolo sul Corriere della Sera del 17 apr. 1999 - Pappagallo in prima pagina con rimando interno
Articolo sul Corriere della Sera di lunedi, 03 maggio 1999 CRONACHE
MILANO - I medici hanno dichiarato guerra al ministro della Sanità Rosy Bindi. L'hanno fatto da Gardone Riviera, dove si è chiuso ieri il congresso nazionale dello Snami, uno dei maggiori sindacati della categoria. Ormai si sono «innervositi» tutti i medici. Ospedalieri, medici di famiglia, universitari e specialisti (una force de frappe trasversale che comprende la quasi totalità dei sindacati medici, e ha raggiunto anche i non sindacalizzati) sono pressoché compatti nel respingere la cosiddett a «riforma Bindi» che dovrebbe entrare in vigore il 21 giugno, e che cambierebbe la faccia della Sanità, trasformando la professione medica in «Medicina di Stato»: ingabbiati solo in ospedale i medici dipendenti, costretti ad applicare «linee-guida» di terapia (decise da una commissione ministeriale), tutti gli altri. A questo si aggiunge anche la decisione di mandare i medici in pensione a 65 anni con uno «slittamento» di massimo 2 anni. «Il primo risultato - è stato detto al congresso - sarà quello di mettere più di 2 milioni di cittadini nella condizione di dover cambiare il medico di famiglia. E senza ricavare posti di lavoro per i giovani medici, perché le "scelte" si riverseranno sui medici già esperti». In prima linea, al congresso, Marcello Costa Angeli, il giovane chirurgo dell'ospedale di Monza che da due mesi guida la rivolta dei medici e ha inventato il «bottone a lutto» per i camici bianchi. E a Gardone, con l'appoggio di molte firme, ha messo in mano al presidente del la Federazione degli Ordini dei Medici, Aldo Pagni, un clamoroso ukase, chiedendogli d'invitare il presidente della Repubblica a non apporre la firma ai decreti legge che dovrebbero promulgare la riforma. Dal canto suo, Aldo Pagni (che il 16 aprile s corso si era dimesso dalla carica perché accusato di esitazioni), dopo che le sue dimissioni sono state respinte ha deciso anche lui la linea dura. E a Gardone ha fatto sua una proposta di vera e propria guerra: se il 21 giugno passeranno i decreti d ella Bindi, non solo si dimetterà lui, ma si dimetteranno tutti i presidenti degli Ordini provinciali dei Medici. Sarebbe una notevole mazzata, a partire dal fatto che di colpo verrebbe a mancare la registrazione delle lauree in Medicina. Insomma, la guerra ci sarà. Il presidente dello Snami Roberto Anzalone e il presidente della Cimo (ospedalieri) Carlo Sizia hanno delineato l'escalation: il 20 maggio una grande assemblea a Milano, presieduta dall'assessore lombardo alla Sanità Carlo Borsani; dal 21 al 23 maggio, sciopero dei medici di famiglia; infine, il 27 maggio, assemblea nazionale a Roma, al cinema Capranica. «Non è in pericolo solo la libertà dei medici - è stato detto - ma anche l'etica della salute. Le "cure di Stato" risparmieranno su farmaci importanti. Uno ha il colesterolo alto? Se è ricco, si comprerà il farmaco. Se è povero, morirà d'infarto». A. Cremonese
Articolo sul Corriere della Sera di martedì, 11 maggio 1999
Il pretore del lavoro Pietro Martello ha convocato per il 26 prossimo i 200 medici del Policlinico che stanno facendo opposizione alla circolare del commissario Daniela Mazzuconi sull'obbligo di effettuare entro 30 giorni la scelta sulla libera professione: interna o esterna. I medici la contestano, e hanno affidato all'avvocato dell'Ordine dei medici Mattia Pascale il ricorso per chiedere la sospensiva del provvedimento. Dicono alla divisione di Otorinolaringoiatria, «culla» della rivolta: «N on possiamo "scegliere" qualcosa che non c'è. Dove li mettiamo, i pazienti paganti? Nei cameroni a 25 letti?». Una scelta «per aria», al buio. Anche per quanto riguarda le semplici visite. I medici fanno notare che ci sono un sacco di cose da organizzare e definire: orari, spazi a disposizione, modalità di gestione degli appuntamenti, personale tecnico di supporto, apparecchiature strumentali. La rivolta anti-Bindi. Continua la mobilitazione dei medici contro la riforma. E si sta schierando contro tutta l'Anaao, il più grosso sindacato dei medici ospedalieri. Dice Marcello Costa Angeli, il giovane chirurgo di Monza ideatore del bottone a lutto: «Nel week-end ci siamo ritrovati a Rimini in 500 medici tra delegati di ospedale e dirigenti dell'Anaao. C'è scontento in tutti gli ospedali italiani. Abbiamo riconfermato la massima mobilitazione per l'assemblea di Milano giovedì 20 e per quella nazionale a Roma giovedì 27. E come Anaao abbiamo deciso di applicare rigidamente l'orario contrattuale: le 34 ore settimanali, e non un minuto di più». A.Cremonese
domenica , 06 giugno 1999 MILANO Martedì la manifestazione dei medici Rivolta dei camici bianchi. In piazza sfidano la Bindi sulla libera professione Il pretore ha dato ragione a 220 dottori del Policlinico in causa contro il ministro Antonella Cremonese «La Bindi deve andarsene. Per incompatibilità ambientale. Non può guidare la Sanità una persona che continua ad offendere chi ha il compito di curare i cittadini.» Marcello Costa Angeli, leader della rivolta anti-Bindi, annuncia con queste parole l a manifestazione pubblica che si terrà in piazza Santo Stefano dopodomani, martedì 8 giugno, alle ore 20. Ci saranno un palco («Di quattro metri per quattro. Paghiamo noi, e non siamo ricchi») e un pubblico dibattito al quale sono stati invitati i me dici milanesi e lombardi, raggiunti per telefono o informati da un volantino affisso in tutti gli ospedali: «Non mancare nell'ultima occasione che ti è data per disegnare il tuo futuro professionale!». Invitati, oltre ai medici, direttori generali degli ospedali, politici e sindacalisti. La manifestazione, presieduto da Roberto Anzalone vicepresidente dell'Ordine dei Medici di Milano e presidente nazionale del sindacato Snami dei medici di famiglia, è promossa da un vasto fronte medico, sindacale e non: Snami-Amm, Snami ospedalieri, Cimo, Andi Milano, Coas, Anpo, Fesmed, Anaao-Assomed degli ospedali di Monza, Bassini, Ornago, Niguarda, Sacco, San Paolo. San Carlo, Fatebenefratelli, Icp-Buzzi, «Libertà medica», Associazione Medica di Niguarda, Medici San Raffaele, «Evoluzione medica», «Nuova Ascoti», «Cartello dei medici in rivolta Monza/Milano». Sono partiti gli inviti anche per personaggi di primo piano (tra cui Di Pietro) e viene data per certa la presenza del presidente della Re gione Roberto Formigoni, dell'assessore alla sanità Carlo Borsani e dell'ex sindaco di Milano Marco Formentini. Intanto i medici hanno registrato una prima vittoria contro la riforma Bindi. E proprio sul punto più contestato, cioè l'obbligo di esclusiva. Il pretore del lavoro Pietro Martello ha accolto il ricorso di 220 medici del Policlinico contro l'obbligo di scegliere subito tra libera professione fuori o dentro l'ospedale. «Che cosa scegliamo, se non ci sono le strutture?» avevano obietta to i medici, mettendo in mano la vertenza all'avvocato Mattia Pascale. E il pretore del lavoro ha accolto il ricorso, con un'ordinanza in cui si rileva che mettere a disposizione le strutture non è un particolare «di dettaglio» (come aveva sostenuto l'amministrazione del Policlinico), e che, al contrario, nelle norme che regolano questa materia è presente «un chiaro rapporto temporale tra la preventiva individuazione e predisposizione delle strutture e la successiva opzione del medico.» Commenta Marco Perelli Ercolini, vicepresidente nazionale dello Snami-ospedalieri ed esperto di problemi amministrativi: «L'ordinanza che accoglie il ricorso è pura giustizia giuridica. Non si può infatti imporre ai medici di fare una scelta sulla base di una semplice "aspettativa" di una futura organizzazione.» E il portavoce dei medici del Policlinico va più in là: «Come si fa a pensare di spendere anche una sola lira per attrezzare spazi per clienti privati quando questo ospedale non riesce ad ac cogliere decentemente i cittadini?».
sabato , 19 giugno 1999 IN PRIMO PIANO IL LEADER DELLA PROTESTA Marcello Costa Angeli:
Antonella Cremonese MILANO - Marcello Costa Angeli, il giovane chirurgo leader della rivolta anti-Bindi, non è un uomo che si arrende. Gli ultimi tre giorni li ha passati negli uffici dei giornali, per far accettare e pubblicare l'appello a pagamento dei medici al presi dente della Repubblica. Perché non firmi i decreti. Ha ancora la testa alta. E una tenace speranza di goal in «zona Cesarini». Costa Angeli, dopo aver lottato contro, dopo aver inventato il «bottone a lutto» sul camice bianco, dopo tante manifestazioni, che cosa si prova ad aver perso? «Non abbiamo perso. Davamo per scontato che il governo approvasse i decreti della riforma Bindi e non smentisse un suo ministro. Anche se a ben vedere, non esistono ministri del governo, ma ministri dei cittadini. E quali cittadini rappresenta la Bindi, il cui partito aveva il 7% e ora è addirittura sceso al 4%?». Quindi adesso vi appellate al presidente della Repubblica. Non avete paura che sia solo un "pro forma", questo atto regolamentare? «No, altrimenti non crederemmo più nella funzione del capo dello Stato. Una funzione che non è formale, e che deve garantire la democrazia. Pensiamo che a Carlo Azeglio Ciampi appartenga la funzione di valutare seriamente decreti legge tanto contestati. E che si presentano viziati di illegittimità costituzionale, viziati di eccesso di delega, privi di neutralità, privi di copertura finanziaria, lontani anni-luce dall'Europa. E poi, Ciampi un mese fa ha inviato una lettera di risposta alla parlamentare e uropea Cristiana Muscardini che gli segnalava gli sbagli di questa riforma. Se poi la Corte Costituzionale dovesse bocciare la riforma, Ciampi dovrebbe spiegare perché ha firmato. Ha promesso, prima della firma, un'attenta valutazione dei decreti da parte del suo ufficio legale. Però adesso c'è un problema...». Quale? «Il problema del tempo. La Bindi, astutamente, ha tenuto segreto per quattro mesi il testo definitivo, l'ha presentato in Consiglio dei ministri tre giorni prima della scadenza e ha lasciato a Ciampi e ai suoi uffici due notti di tempo. Come si fa a valutare in poche ore un testo di oltre 90 pagine e tanto importante per la vita di un Paese, perché incide su un problema come quello dell'assistenza ai cittadini?». Ma che cosa cambia, per i cittadini? «Cambia che troveranno negli ospedali medici che sono stati mortificati e ridotti a semplici esecutori di linee-guida decise a Roma e applicate dai direttori generali. E troveranno solo le cure "essenziali". Un'espressione che significa in pratica le cure minime. Noi medici, che prima davamo "tutte" le cure, adesso potremo darne soltanto alcune. Per averle tutte, i cittadini dovranno ricorrere ai cosiddetti "fondi integrativi", anch'essi inventati da questi decreti. E quindi pagare una seconda volta per riavere ciò che avevano prima». Ma si dice che questa battaglia contro la riforma Bindi sia stata una «battaglia della destra». Tanto è vero che tutta la sinistra esulta e l'approva... «La sinistra esulta semplicemente perché il governo che ha approvato la riforma è di sinistra. Ma vorrei dire che io sono indignato. La riforma della Sanità non ha e non deve avere un valore politico. La salute non si rispetta con le leggi, ma con l'etica di chi fa il medico». Lo scienziato francese Jean Bernard scrisse che la «tentazione politica si esercita ora sulla medicina, ora sui medici, ora sui malati». Aggiungendo l'augurio che la «subordinazione della medicina alla politica sia respinta una volta per tu tte». Lei è d'accordo? «Sono tanto d'accordo che sono contrario anche agli scioperi dei medici. Perché hanno una valenza "politica", ma mettono a terra i cittadini. E' per questo che il nostro "cartello" di rivolta contro la riforma Bindi ha fatto solo scioperi virtuali, che si sono espressi col bottone nero sul camice. Ed è per questo che con sacrificio (i nostri stipendi non sono alti!) abbiamo raccolto a cinquantamila lire alla volta i soldi per esprimerci sui giornali. Dovevamo "bucare" il silenzio che ci aveva fatto intorno la Bindi. Una persona che crede sempre di aver ragione, e non ascolta le ragioni degli altri. Ma se più di 60 mila medici sono contro questa riforma, non saranno dei visionari. E' una riforma sbagliata, fintamente di sinistra, che abbassa le possibilità del medico di lavorare bene. E che rende gli ospedali come catene di montaggio».
Giornale del 04.04.2002
Da: dal Corriere della Sera Commenti Provincia, Craxi con la ColliSocialisti uniti vanno con il centrodestra. Penati: una scelta di poltrone
Sì di Bobo Craxi, attesa dei pensionati e dei medici. A 48 ore dalla scadenza del tempo utile per l’apparentamento con l’uno o l’altro dei candidati che andranno al ballottaggio per Palazzo Isimbardi, il (non) nuovo mercato delle contrattazioni è aperto 24 ore su 24. Ombretta Colli ieri si è aggiudicata il sostegno di Bobo Craxi. Il leader del Nuovo psi prima di incontrare la presidente aveva dettato alcune condizioni: l’istituzione di una delega sull’immigrazione e il sostegno al disegno di legge sull’area metropolitana milanese. In serata, il faccia a faccia Colli-Craxi. Al termine, fumata bianca. La presidente ha fatto sapere che «dopo un'ora di fitto colloquio, abbiamo ritrovato intatte tutte le ragioni della tradizione riformista ambrosiana, proiettate nella giunta che potrà nascere dall’intesa». E dunque, glissando un po’ sul tema immigrazione, Ombretta Colli si è augurata che «l’impegno elettorale dei Socialisti Uniti accanto alla Casa delle Libertà possa diventare un contributo fattivo nel governo della Provincia». Dal canto suo, Craxi spiega che il sostegno «è più alla presidente che alla coalizione: domani sarò a Foggia a fare campagna elettorale per il centrosinistra». Il segretario Sdi Alberto Grancini ha però definito l’apparentamento con il centrodestra «un imbroglio». «Mai imbrogliato nessuno - ribatte Craxi -. I voti li ho chiesti per me e oggi si indirizzano verso chi me li ha chiesti, e non verso chi ha avuto paura di apparentarsi». Una manciata di minuti dopo l’accordo, e le agenzie battevano il commento del candidato del centrosinistra Filippo Penati: «Quante poltrone? Quale è il prezzo di questo accordo e di quello con la Lega Nord?». Secondo Penati, «durante la campagna elettorale i giudizi di Craxi su Ombretta Colli sono stati spesso più duri dei miei. E avevo apprezzato il suo impegno per il rilancio del riformismo socialista. Oggi celebriamo la morte di tutto questo per la scelta di Craxi di rinchiudere la propria autonomia nella prigione della Casa della Libertà di Milano». Sull’argomento dell’assessorato all’Immigrazione è intervenuto anche il segretario del Carroccio milanese, Matteo Salvini. Ironizzando: «Assessorato all’Immigrazione? D’accordissimo: purché vada alla Lega... ». Proprio Salvini ieri ha incontrato il coordinatore azzurro Maurizio Bernardo e l’assessore provinciale Luigi Cocchiaro: «Abbiamo ribadito i nostri temi - ha detto il segretario padano - e cioè istituzione della Provincia della Brianza, interramento della ferrovia Milano-Asso, parco Sud e politiche culturali». Ma c’è chi parla di tre assessorati per il Carroccio, calcolati su una Lega pari a un quinto della coalizione. Oggi scioglieranno le loro riserve anche Elisabetta Fatuzzo, candidata dei Pensionati, e Marcello Costa Angeli, portabandiera della lista tutta medici «Insieme per Milano». L’appoggio in questo caso arriverebbe in cambio dell’abolizione del ticket sanitario per i malati cronici. «Ho parlato con Formigoni - spiega Fatuzzo - mi ha detto che ci farà sapere domattina (oggi, ndr) e che interesserà dell’argomento il governo». Secondo l’ex candidata, infatti, «lo Stato deve ancora 900 milioni di euro alla Lombardia per l’assistenza sanitaria agli immigrati regolarizzati dalla Bossi-Fini». Marco Cremonesi
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