06.04.2000

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CON LA RIFORMA SANITARIA E IL CONTRATTO DI LAVORO ISTITUITO “UN REGOLAMENTO CARCERARIO” DELLA PROFESSIONE

 I Medici Ospedalieri piegati definitivamente al potere economico, politico e amministrativo di uno Stato accentratore

    Cari Colleghi,

da tempo la nostra credibilità come professionisti a cui affidarsi per il recupero della salute si è progressivamente ridotta, soprattutto per campagne stampa sempre tese a dare notizie denigratorie a scapito della 'buona medicina'. L’interazione di diversi atti specialistici nella cura del paziente ha spostato poi la fiducia del cittadino dal singolo curante alla struttura in cui le cure vengono erogate.

La scelta “della cura” non è più del medico professionista, ma viene controllata secondo schemi, programmi e percorsi dettati dalla piramide del potere.

    La nostra professione ha quindi subito una progressiva spersonalizzazione per cui i principi dell’etica medica, che invece sono sempre vivi e validi per ognuno di noi, non ci vengono più riconosciuti. Tale evoluzione ha favorito lo sviluppo di una volontà politica a cui è utile considerarci sorvegliati speciali e ridurre sempre di più le nostre valenze delegando agli amministratori molte delle nostre competenze.

    La delegittimazione medica necessita la creazione di un sistema di controllo della erogazione delle cure da parte degli apparati amministrativi, nella logica delle ristrettezze di bilancio. Tale sistema sfugge inevitabilmente all’etica, infatti pur nel rispetto di standard "virtuali" uniformi di soddisfazione dei pazienti, la realtà dimostra che non possono corrispondere alle loro reali e diversificate necessità. Solo il Medico infatti è in grado di valutare quali siano i migliori percorsi terapeutici in grado di soddisfare il bisogno di cura del singolo paziente.

    L’attuale riforma sanitaria n° 229/99 ed il nuovo contratto di lavoro per il periodo 1998/2001 hanno definitivamente sancito la prevalenza della normazione e della struttura amministrativa e finanziaria dello Stato sulla libera ma ponderata scelta del medico nella cura dei pazienti. E’ evidente il ricorso ad una centralizzazione delle scelte attraverso rigidi programmi di controllo, atti necessari quando si è deciso che la scelta "della cura" non è più del medico professionista, ma viene controllata secondo schemi, programmi e percorsi dettati dalla piramide del potere. La sostituzione del più semplice rapporto medico/paziente con quello mediato del paziente/struttura/medico complica il rapporto di fiducia e costringe l’amministrazione burocratica ad aumentare il suo peso nella gestione ospedaliera irrigidendo il sistema ed incrementandone le spese.

    Riassumiamo il percorso storico del nostro degrado professionale.

1°) L’introduzione della qualifica di "Dirigente" ha permesso alle Aziende di sostituire la soddisfazione dei pazienti, garantita dalla autonomia delle scelte del medico nel suo posto di lavoro, con l’imposizione di rigidi criteri di economicità delle cure che spesso contrastano con il vero bisogno di aiuto del malato. Si è introdotto il fattore destabilizzante della facile mobilità e licenziabilità che obbliga il medico ad aderire alle scelte aziendali, qualunque esse siano, restringendo la sua discrezionalità etica a tutto sfavore del paziente.

    Con l’introduzione dei pagamenti per DRG e l’aziendalizzazione degli Ospedali, si è incrementata la spesa sanitaria promuovendo una politica di aumento delle prestazioni senza un reale controllo sulla necessità e qualità delle stesse. La "voracità lavorativa" o meglio della retribuzione aziendale per volume di prestazioni, grazie alla nostra trasformazione in Dirigenti, ha sostituito l’orario contrattualizzato con il cottimo lavorativo. Scompaiono gli straordinari ma si devono rispettare le richieste dei risultati economici con i prevedibili aggravi di lavoro i cui compensi non saranno affatto certi. La realtà storica è invece che il Medico è stato sempre "dirigente di fatto", in quanto responsabile di gravose scelte di alta responsabilità ed un tempo anche retribuito decorosamente per tale impegno. L’attuale nomina amministrativa a status di dirigente non è affatto un riconoscimento del proprio ruolo, non migliora la qualità intrinseca del nostro lavoro, ma è stato solo funzionale ad un trattamento che dia maggiore discrezionalità al potere amministrativo e politico. Infatti dalla sua applicazione non ci viene riconosciuta nessuna indennità economica.

2°) Il corollario di tale sviluppo è stata l’abolizione del posto di ruolo sostituito con la designazione di "una funzione" da sottoporre a periodica verifica effettuata su una reale valutazione di produttività e di budget e virtuale controllo delle qualità delle prestazioni.

3°) L’estinzione del posto in ruolo ha determinato la necessaria istituzione di "un unico livello dirigenziale" da differenziare con l’affidamento delle diverse funzioni. La teorica scomparsa della classica piramide "primario/aiuti/assistenti" non è una promozione della maggior parte dei medici ad un ruolo superiore, ma al contrario il livellamento di tutti ad un ruolo unico iniziale il cui livello stipendiale chiamato "trattamento fondamentale" è comune e basso. Le differenziazioni economiche si diversificano nel "trattamento economico accessorio", affatto stabile e periodicamente sottoposto alla contrattazione individuale, che risentirà delle limitazioni del bilancio aziendale.

4°) L’esclusività del rapporto di lavoro è il corollario obbligato della qualifica dirigenziale. Sancisce il definitivo scollamento del paziente dal proprio medico di fiducia conservabile solo per il tramite fisico/amministrativo dell’Azienda-padrone. Tempi, modalità, sede e facilità di accesso dei cittadini per mantenere un rapporto fiduciario con il proprio medico sono quanto di più difficile si possa realizzare per la necessità di accentrare e controllare amministrativamente i servizi da erogare. Tale esclusività è una perdita di possibilità di lavoro libero professionale, per alcuni potenziale, per altri attuale. Viene compensata come elemento distinto della retribuzione, come voce fissa e non contrattualizzabile. Ciò significa che perderà con il tempo il suo valore economico, non risultando remunerativa della perdita dei diritti acquisiti. La cosiddetta "opzione" in realtà è una scelta obbligata per i più, perchè nel caso optassero per la non esclusività del rapporto di lavoro verrebbero danneggiati da uno stipendio ridotto e da un blocco nella potenzialità di carriera.

    5°) Se non si tiene conto delle cifre da erogare per l’esclusività del rapporto di lavoro, l’incremento retributivo -tanto enfatizzato dai

media- attuato dal contratto nonostante gli accresciuti oneri professionali e le mutazioni del nostro status, sono veramente irrisorie (una media di circa Lire 136.000 lorde fino al 1° gennaio 2000).

6°) Infine l’equiparazione economica degli ex assistenti deve aspettare ancora il febbraio 2001 e non riguarderà la parte fissa della retribuzione di posizione, ma agirà sulla parte variabile, ben nota per essere la voce che risente delle detrazioni da imporre in caso di non esclusività del rapporto di lavoro. I meccanismi di recupero dei fondi necessari alla equiparazione non sembrano certi per cui anche questo problema non ha per il momento trovato una soluzione adeguata! Ma anche loro sono dirigenti per normativa!!, sempre però non adeguatamente retribuiti.

*

    Concludendo questa prima iniziale e parziale disamina della nuova realtà lavorativa è veramente amaro ma molto realistico affermare che l’attuale potere politico ha comperato la nostra libertà professionale per pochi denari, costruendo un "esercito di falsi dirigenti", speculando sulla nostra etica professionale ancora viva e sulla nostra poca propensione alla coesione e difesa di Categoria.

    L’obbiettivo vero è la preparazione di un futuro di operatori specializzati utili a produrre profitti per le Aziende della salute, pubbliche o private che siano. Manodopera a rapporto esclusivo ed a basso costo in un eccesso di offerta lavorativa voluta e difesa dalla politica degli anni passati. Il medico non più libero professionista è il passo fondamentale per l’introduzione dei "grandi gestori di offerta della salute" quali i fondi integrativi che si preparano a ritagliare la loro esistenza ed il loro guadagno a spese dei cittadini tutti, offrendo servizi comperati a prezzi stracciati dalla Categoria Medica, a discapito della stessa. Le Aziende, fucine politiche, voragini economiche, vere industrie della salute, offriranno in intermediazione i servizi dei loro medici dipendenti - ex categoria di professionisti - resi incapaci di difendersi e costretti ad un ruolo impiegatizio, ma sempre gravati da profonde responsabilità morali, sofferte responsabilità dirigenziali, stipendi infimi, e modalità di lavoro a cottimo.

Milano 6-4-2000                                                                                    Marcello Costa Angeli

 

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Questa pagina è stata aggiornata l'ultima volta in data : 24 maggio 2007