5.10.2000

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Compensi, federalismo retributivo e labilità dirigenziale…va bene così o bisogna cambiare?!

 

E' giunto il momento di affrontare in modo pragmatico l'entità dei compensi della nostra categoria alla luce del nuovo corso economico che ci vede partecipi di un'Unione Europea di tipo federalista. 

Dopo decenni di opere per promuovere lo sviluppo del mezzogiorno nel nome dell'unità d'Italia, dell'eguaglianza, della solidarietà, della democrazia raccogliamo scarsi risultati perché questo povero stivale  viaggia ancora con diverse velocità al Nord al Centro al Sud e sulle isole. 

Dall'epopea dello statalismo forzato siamo passati al decentramento obbligato, non su sostegno d'idee ed ideali, ma per semplice applicazione di leggi dell'economia a favore di una maggiore autonomia delle Regioni in molti campi, tra cui la Sanità. 

Dalla pura filosofia al pragmatismo senza ipocrisie; è questo il passo che dobbiamo compiere. Accettare che la realtà Italiana è una somma di Regioni che si riconoscono in uno Stato. I poteri Costituzionali non sono in discussione, ma  l'economia non può essere riconosciuta unica ma  la descrizione su base geografica delle diverse realtà sociali rappresentate dalle 18 regioni costitutive.

 Allora per noi Medici, come per altri mestieri, deve esistere una vera eguaglianza di trattamento per cui i compensi non possono essere "ipocritamente" uguali in tutto il territorio quando le spese per la produzione di reddito e familiari sono nettamente diseguali. 

Che principio d'eguaglianza è l'applicare compensi identici in realtà di spese diverse ?! 

E' invece una corretta applicazione del principio di solidarietà riconoscere compensi diversi in realtà diverse di spesa, come di fatto avviene nel paragonare i nostri redditi con quelli più alti dei colleghi d'altri stati, dove il costo della vita è anche maggiore. 

Dobbiamo avere il coraggio di richiedere che l'Ospedaliero di Milano percepisca uno stipendio maggiore del Collega di Pescara o di Catania, e che il Medico di Medicina Generale abbia un compenso pro-capite differenziato in relazione al differente costo della vita nelle diverse realtà. 

Nella remunerazione libero-professionale i minimi ordinistici sono variabili in relazione alla provincia d'iscrizione, ed è il mercato che detta le regole economiche nell'ambito di un'equa valutazione delle spese. Perché tale principio non deve trovare applicazione anche in settori pubblici che ormai sono riconosciuti prevalentemente di competenza regionale e già ricondotti nell'alveo del contratto di tipo privato?!… La casa, il mangiare, il vestire, la scuola, i trasporti, i rapporti sociali, hanno un costo diverso nelle varie realtà regionali ed anche in alcuni ambiti metropolitani, e non è più pensabile che gli emolumenti siano identici senza tenere conto delle differenze. La vera diseguaglianza è percepire uguali compensi in realtà di spesa diverse.

 Con il medesimo titolo e uguale lavoro oggi si è più poveri al nord che al sud  per quanto attiene alla capacità di acquisto rapportata al pari introito. E' noto che l'offerta di alcuni mestieri al Nord non trovi gente disoccupata del Sud disposta a trasferirsi perché la remunerazione non compensa il disagio dello spostamento e si preferisce una attesa più lunga ed un futuro di lavoro incerto ad uno stipendio certo ma di poca o nulla validità sociale. 

La maggior accelerazione dei consumi rapportata al riduzione dei compensi contribuisce poi ad incrementare il differenziale di valore tra le retribuzioni delle diverse realtà regionali. La situazione appare drammatica se poi si correli la nuova "povertà dei compensi" alla nuova "precarietà lavorativa" introdotta dal contratto di lavoro dirigenziale che vede i Medici a dipendenza aziendale estremamente vulnerabili quanto  a funzioni, sede di lavoro e anche conservazione del proprio posto. 

Non è stato riconosciuto con il recente rinnovo contrattuale alcun compenso per la perdita della stabilità  di impiego. Sono state erogate ca. £ 180.000 lorde mensili di media quale adeguamento inflazionistico, ed è stata istituita una indennità di esclusività per la rinuncia definitiva alla libera-professione con la perdita della partita Iva. 

Nulla ripeto è stato riconosciuto come voce di compenso alla labilità di funzione/sede/posto di lavoro, né come incremento del carico lavorativo connesso al rispetto dei Budget, né della scomparsa del compenso degli straordinari. L'applicazione della nuova normativa è appena iniziata è ho già avuto modo di vedere i primi contrasti azienda/professionista allla valutazione annuale dei volumi di attività  soprattutto  nel perseguimento degli obiettivi economici. Sono i primi lampi di una prossima tempesta generata dalla nuova più severa sudditanza del medico ai ruoli amministativi e politici. Come al solito è il singolo che risulta fragile e perdente, per disparità di potere e obbiettiva difficoltà di difesa, contro una amministrazione ben spalleggiata da regole e regolamenti protezionisti che rischia poco nell'applicare in modo subdolo le normative con abbondante "fumus iuris". 

Mi domando allora: …malpagati, vilipesi e sempre più fragili, quanto ancora siamo disposti a tollerare la persecuzione della nostra categoria?… Paradossalmente dobbiamo imparare a prescrivere a tutti noi  "una ricetta", la sola che può salvarci : cercare di essere solidali e con sano pragmatismo, rivendicare il nostro sacrosanto diritto almeno ad una giusta remunerazione che si correli al tipo di lavoro, alla sede, al rischio, allo stress, alle spese, al periodo di studio, alla responsabilità, all'impegno, alla nuova labilità del posto di lavoro. Quest'Ordine Professionale vuole tutto questo, difendilo per essere difeso.

 

Marcello Costa Angeli

Milano li 05.10.2000

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Questa pagina è stata aggiornata l'ultima volta in data : 24 maggio 2007